Emma Orczy.
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La Primula Rossa.
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Titolo originale: The Scarlet Pimpernel. 1905.
Traduzione di: Daniela Paladini.
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2018. Fazi Editore, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Parigi, anno di grazia 1792. Il Regime del Terrore semina il caos. I maledetti aristos, sventurati discendenti delle famiglie aristocratiche francesi, vengono mandati a morte dallimplacabile tribunale del popolo: ogni giorno le teste di uomini, donne e bambini cadono sotto la lama della ghigliottina. Ma in loro aiuto interviene un personaggio inafferrabile e misterioso, il quale, attraverso rocambolesche e ingegnose fughe, riesce a portare oltremanica i perseguitati del regime, nella libera Inghilterra. Dietro di s non lascia tracce, se non il proprio marchio: un piccolo fiore scarlatto, che gli varr il soprannome di Primula Rossa. Ma quale identit si cela dietro questo pseudonimo? Chi  laudace salvatore, disposto a rischiare la propria vita in nome della nobile causa? 
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L'AUTRICE.
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La Baronessa Emma Magdolna Rozalia Maria Jozefa Borbla Orczy de Orci, comunemente nota come Emma Orczy o Emmuska Orczy,  stata una traduttrice, pittrice (alcune sue opere sono esposte presso la Royal Academy a Londra), commediografa e scrittrice britannica di origine ungherese. Nata a Tarnars il 23 settembre 1865, fu costretta a fuggire in Francia nel 1868 in seguito a una rivolta, per poi stabilirsi a Londra, dove Emma lavorer come traduttrice e illustratrice. Visse per qualche tempo a Monaco, con un intervallo tra il 1927 e il 1933 in cui trascorse autunni e primavere a Lerici, prima di rassegnarsi ad abbandonare l'Italia a causa del fascismo. Mor a Henley-on-Thames il 12 novembre 1947.
Pi che per i suoi lavori teatrali  nota per i romanzi e i racconti, in particolare quelli del ciclo della Primula Rossa, personaggio che ottenne fin da subito un enorme successo, divenendo popolare in Europa e nel resto del mondo e introducendo nella cultura popolare la figura delleroe dallidentit segreta.
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LA PRIMULA ROSSA.
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CAPITOLO 1.
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Parigi, settembre 1792.
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Una folla irruenta, rabbiosa, di esseri che di umano avevano solo il nome - dai lineamenti si sarebbero detti piuttosto creature selvagge - mormorava eccitata da infime passioni, dalla sete di vendetta e dall'odio. Alla stessa ora, poco prima del tramonto, e nello stesso luogo, la Barriera Ovest, dieci anni pi tardi un fiero tiranno avrebbe innalzato un monumento immortale alla gloria della nazione e alla propria vanit.
Per gran parte del giorno la ghigliottina era stata impegnata nel suo agghiacciante lavorio. Tutta la Francia, che nei secoli passati si era fatta vanto degli antichi nomi e del sangue blu, aveva versato il proprio contributo al desiderio di libert e fraternit. La carneficina era cessata solo a quell'ora tarda perch la gente aveva uno spettacolo pi interessante da seguire, poco prima della chiusura notturna delle barriere.
La folla prese cos a sciamare da place de la Greve in direzione delle varie barriere per non mancare a questo spettacolo spassoso e avvincente.
Valeva la pena assistervi ogni giorno: erano talmente ridicoli gli aristocratici! Tutti gli sventurati discendenti, uomini, donne e bambini, dei valorosi che dall'epoca delle crociate avevano fatto la gloria della Francia - cio la sua antica noblesse - per il popolo erano, naturalmente, dei traditori. I loro avi lo avevano oppresso, schiacciato sotto i tacchi scarlatti dei loro graziosi scarpini, ma adesso era il popolo a dettare legge nel paese e schiacciava i vecchi padroni non sotto i tacchi - ch in quei giorni la folla avanzava scalza - ma sotto un peso ben pi efficace: la lama della ghigliottina.
E ogni giorno, a ogni ora, il crudele strumento di tortura reclamava per s un nutrito numero di vittime: uomini anziani, giovani donne, bambini piccoli, fino al giorno in cui avrebbe preteso la testa di un re e di una giovane e bella regina.
Del resto, cos doveva essere: non era forse il popolo, adesso, il sovrano di Francia? Ogni aristocratico era un traditore, come lo erano stati i suoi avi prima di lui. Per duecento anni il popolo aveva sgobbato, sudato, patito la fame per mantenere nello sfarzo una corte lussuriosa e stravagante; adesso, i discendenti di coloro che si erano spesi per rendere sfavillanti le corti dovevano nascondersi per salvare la pelle, fuggire se intendevano evitare la tardiva vendetta del popolo.
E allora s che cercarono di nascondersi e di fuggire: ecco il solo aspetto divertente di tutta la faccenda. Ogni pomeriggio, prima che le porte della citt venissero chiuse, quando i carri del mercato oltrepassavano in processione le varie barriere, qualche improvvido aristo tentava di sottrarsi alle grinfie del Comitato di Salute Pubblica. Travestiti nei modi pi improbabili, accampando pretesti di ogni sorta, cercavano di svignarsela superando le barriere affidate alla stretta sorveglianza dei cittadini-soldati della repubblica. Uomini in abiti femminili, donne in tenuta virile, bambini avvolti in stracci da mendicante, c'era un po' di tutto: ci-devant conti, marchesi, perfino duchi, che volevano fuggire dalla Francia, raggiungere l'Inghilterra o qualunque altro maledetto paese, e l tentare di ridestare i sentimenti stranieri contro la gloriosa rivoluzione, o di radunare un esercito al fine di liberare i disgraziati prigionieri della Torre del Tempio, che una volta venivano chiamati sovrani di Francia.
Ma li acchiappavano quasi sempre davanti alle barriere, e specialmente presso la Barriera Ovest dove il sergente Bibot, col suo fiuto eccezionale, smascherava anche l'aristocratico travestito nel modo pi impeccabile. E a quel punto, naturalmente, iniziava il divertimento. Bibot avrebbe osservato la sua preda come fa il gatto col topo, si sarebbe preso gioco di lei per un buon quarto d'ora fingendo di aver abboccato al travestimento, di essersi fatto ingannare dalle parrucche e dagli altri trucchi teatrali che occultavano l'identit di un ci-devant nobile, conte o marchese che fosse.
Oh! Bibot era un uomo di spirito, e valeva la pena aggirarsi dalle parti della Barriera Ovest cos da vederlo acciuffare un aristo proprio nel momento in cui quello cercava di sottrarsi alla vendetta del popolo.
In qualche caso Bibot avrebbe permesso al fuggitivo di oltrepassare la porta, facendogli credere per un paio di minuti di essere riuscito a scappare da Parigi, e di poter perfino raggiungere l'Inghilterra sano e salvo; ma avrebbe lasciato camminare il povero disgraziato solo una decina di metri verso l'aperta campagna, per poi farlo abbrancare da due uomini che l'avrebbero riportato indietro spogliato del suo travestimento.
Oh! Era una cosa estremamente spassosa, perch il pi delle volte il fuggiasco si rivelava essere una donna, una qualche marchesa piena d'orgoglio che appariva terribilmente ridicola quando si ritrovava tra le grinfie di Bibot, sapendo che il giorno dopo le sarebbero toccati un processo sommario e, in ultimo, le braccia affettuose di Madama Ghigliottina.
Ecco perch in quel bel pomeriggio di settembre la folla che assediava la porta sorvegliata da Bibot era eccitata e impaziente. La sete di sangue si autoalimentava senza estinguersi mai: la gente, che quel giorno aveva visto cadere un centinaio di nobili teste, voleva essere sicura che ne avrebbe viste cadere altre cento l'indomani.
Bibot se ne stava seduto su una botte capovolta, vicino alla porta della barriera; un piccolo distaccamento di cittadini soldati era sotto il suo comando. Ultimamente il lavoro era stato molto duro. Quei maledetti aristos erano ormai terrorizzati, ed erano disposti a tutto pur di svignarsela da Parigi: uomini, donne e bambini, i cui avi, anche in epoche remote, avevano servito quei traditori dei Borboni, erano tutti a loro volta traditori, dunque ottimo cibo per la ghigliottina. Ogni giorno Bibot aveva la soddisfazione di smascherare dei realisti fuggitivi e di ricondurli indietro perch fossero processati dal Comitato di Salute Pubblica, presieduto dal cittadino Fouquier-Tinville, un vero patriota.
Sia Robespierre che Danton avevano elogiato Bibot per il suo zelo, e Bibot era orgoglioso del fatto di aver mandato, di sua iniziativa, almeno cinquanta aristos al patibolo.
Quel giorno, per, tutti i sergenti di guardia presso le barriere avevano ricevuto ordini speciali. Di recente, un gran numero di nobili erano riusciti a fuggire dalla Francia e a raggiungere l'Inghilterra sani e salvi. Giravano strane voci su queste fughe, che si erano fatte molto frequenti e inaspettatamente audaci, e avevano infuocato gli animi dei popolani. Il sergente Grospierre era stato spedito alla ghigliottina per essersi fatto sfuggire sotto il naso un'intera famiglia di aristocratici dalla Porta Nord.
Da pi parti si sosteneva che le fughe fossero organizzate da una banda di inglesi dall'audacia senza pari che, solo per il gusto di immischiarsi in faccende che non li riguardavano, impiegavano il loro tempo libero sottraendo a Madama Ghigliottina le vittime destinatele dalla legge. Le dicerie s'ingigantirono in fretta e si arricchirono di bizzarri particolari: senza dubbio questa banda di inglesi ficcanaso esisteva, e oltretutto si favoleggiava riguardo allo smisurato coraggio dell'uomo che ne era a capo. Circolavano strane storie su come lui e gli aristos che traeva in salvo, una volta raggiunte le barriere, diventassero d'improvviso come invisibili grazie a forze soprannaturali.
Nessuno, per, aveva mai visto questi misteriosi inglesi; quanto al loro capo, il solo nominarlo provocava brividi di terrore.
A quanto pare nel corso della giornata il cittadino Fouquier-Tinville riceveva un biglietto da una fonte misteriosa; talvolta se lo ritrovava nella tasca del soprabito, talaltra gli veniva passato da qualcuno tra la folla mentre si recava al Comitato di Salute Pubblica. Il biglietto si limitava ad annunciare che la banda degli inglesi ficcanaso era in azione ed era sempre firmato con uno stemma rosso: un piccolo fiore a forma di stella, che in Inghilterra chiamiamo Primula Rossa. E sembra che, a poche ore dall'arrivo dell'impudente biglietto, giungesse all'orecchio dei cittadini del Comitato di Salute Pubblica la notizia che un certo numero di realisti e di aristocratici fossero riusciti a raggiungere la costa e a prendere la via dell'Inghilterra sani e salvi.
Le guardie alle porte erano state raddoppiate, i sergenti in servizio minacciati di morte, mentre erano state offerte generose ricompense per la cattura dell'arrogante e coraggioso inglese. Una somma di cinquemila franchi sarebbe andata a colui che avesse messo le mani sulla misteriosa e sfuggente Primula Rossa.
Secondo l'opinione comune quell'uomo sarebbe stato Bibot, e Bibot faceva in modo che tale convinzione attecchisse nelle menti di tutti. Cos, giorno dopo giorno, la gente si recava a guardarlo alla Porta Ovest, per trovarsi l nel momento in cui il sergente avrebbe acciuffato qualche aristo in fuga, magari accompagnato proprio dal misterioso inglese.
"Bah!", disse al suo fidato caporale. "Il cittadino Grospierre  stato uno stupido! Se ci fossi stato io alla Porta Nord, la settimana scorsa...".
Il cittadino Bibot sput per terra per manifestare il suo disprezzo verso la stoltezza del commilitone.
"Com' andata, cittadino?", chiese il caporale.
"Grospierre era di guardia alla porta e teneva gli occhi ben aperti", attacc Bibot in tono solenne, mentre la folla gli si stringeva attorno e ascoltava attenta il suo racconto. "Sapevamo tutti di quell'inglese ficcanaso, la maledetta Primula Rossa. Dalla mia porta non passer, morbleu!, nemmeno fosse il diavolo in persona. Ma Grospierre  stato uno stupido. Tra i carri del mercato che passavano attraverso le barriere, ce n'era uno carico di botti guidato da un vecchio con accanto un ragazzo. Grospierre era un po' brillo, eppure credeva di essere perfettamente lucido, cos si  messo a guardare nelle botti - insomma, nella gran parte -, ha visto che erano vuote e ha lasciato passare il carro".
Un mormorio di rabbia e disprezzo attravers il gruppo di miserabili straccioni che circondava il cittadino Bibot.
"Mezz'ora dopo", continu il sergente, "salta fuori un capitano della guardia con una squadra di una dozzina di soldati. " passato un carro, di qui?", chiede affannato a Grospierre. "S", risponde il sergente, "non pi di mezz'ora fa". "E tu li hai lasciati scappare?", sbraita il capitano in un accesso di furore. "Andrai alla ghigliottina per questo, cittadino sergente! Quel carro nascondeva il ci-devant duca de Chalis e tutta la sua famiglia!". "Com' possibile?!", tuona Grospierre, atterrito. " cos! E il carrettiere altri non era che il maledetto inglese, la Primula Rossa!"".
Il racconto fu accolto da un grido di riprovazione. Il cittadino Grospierre aveva pagato con la ghigliottina la sua dabbenaggine, ma che razza di stupido! Ah, che razza di stupido!
Bibot rideva talmente di gusto, che gli ci volle un po' per riuscire a riprendere il racconto.
""Inseguiamoli, miei uomini", urla il capitano", disse dopo un po', ""non dimenticate la ricompensa... Inseguiamoli, non possono essere lontani!", e oltrepassa di gran carriera la porta seguito dai suoi soldati".
"Ma era troppo tardi!", grid la folla, eccitata.
"Non li avrebbero mai raggiunti!".
"Che sia maledetto quello stupido di Grospierre!".
"Ha avuto ci che si meritava!".
"Non controllare tutte le casse... Come gli sar venuto in mente?!".
Questi commenti, tuttavia, sembravano divertire oltremodo il cittadino Bibot, che rise con le lacrime agli occhi fino a farsi dolere i fianchi.
"Ma no, ma no!", disse infine, "non c'era nessun aristo nel carro e il vetturino non era di certo la Primula Rossa!".
"Come, come?!",
"Vi dico di no! Il capitano della guardia era quel dannato inglese mascherato, e ciascuno dei suoi soldati un aristo!".
Questa volta la folla ammutol: senza dubbio la storia aveva del soprannaturale, e anche se la repubblica aveva abolito Dio, non era riuscita ad annientare il timore del soprannaturale nei cuori della gente. Quell'inglese doveva essere davvero il diavolo in persona.
Intanto il sole scompariva lento a occidente, e Bibot si preparava a chiudere le porte.
"En avant i carri!", disse.
Una dozzina di carri coperti si avvicinarono in fila, pronti a lasciare la citt e ad andare a rifornirsi di merce nei campi circostanti, per il mercato del mattino seguente. La maggior parte di essi erano ben noti al sergente, dato che ogni giorno attraversavano due volte, in un senso e nell'altro, la sua porta. Bibot parl con qualche carrettiere - per lo pi donne - e si diede un gran daffare per esaminare l'interno dei carri.
"Non si sa mai", avrebbe detto, "e non intendo essere colto in fallo come quello stupido di Grospierre".
Le donne che conducevano i carri erano solite trascorrere la giornata in place de la Greve, sferruzzando e spettegolando sotto il palco della ghigliottina, mentre osservavano le carrette dei condannati appressarsi con le vittime che il Regime del Terrore pretendeva quotidianamente. Era un vero spasso vedere Madama Ghigliottina che accoglieva gli aristos, e i posti pi vicini al palco erano molto ambiti. Bibot, che durante la giornata era stato di servizio in piazza, riconobbe quasi tutte quelle vecchie, le cosiddette tricoteuses, che se ne stavano sedute l a far la maglia mentre le teste rotolavano, una dopo l'altra, ai loro piedi, che s'inzaccheravano col sangue dei maledetti aristos.
"Ehi, la mre", disse Bibot a una delle orribili megere, "cos'hai l?".
L'aveva vista la mattina presto, con il lavoro a maglia tra le mani e la frusta del carro accanto a lei. Adesso, la donna aveva attaccato al manico della frusta una fila di ciocche di capelli ricci di tutti i colori - chiari, scuri, dorati, argentati - e li allisciava con le sue grosse dita ossute, sghignazzando rivolta a Bibot.
"Ho fatto amicizia con l'amante di Madama Ghigliottina", disse con una risata volgare, "le ha tagliate per me dalle teste che rotolavano via. Per domani me ne ha promesse di pi, ma non so se potr essere al mio solito posto".
"Ah s? E come mai, la mre?", chiese Bibot, il quale, per quanto fosse un soldato incallito, non pot fare a meno di rabbrividire di fronte a quella specie di donna dall'aspetto ripugnante e al lugubre trofeo che pendeva dal manico della sua frusta.
"Mio nipote si  preso il vaiolo", afferm la vecchia indicando col pollice l'interno del carro, "qualcuno dice che  peste! Se cos fosse, non mi lasceranno certo entrare a Parigi, domani". Appena ud pronunciare la parola "vaiolo", Bibot fece un salto indietro e, quando la vecchia megera parl di peste, si ritrasse da lei pi in fretta che pot.
"Che tu sia maledetta!", bofonchi, mentre tutta la folla si allontanava in un sol colpo dal carro, lasciandolo isolato nel mezzo della piazza.
La vecchia megera rise.
"Maledizione a te, codardo che non sei altro!", fece lei. "Puah! Un uomo che ha paura delle malattie...".
"Morbleu! La peste!".
Erano tutti muti e impietriti, colmi di orrore per quella ripugnante malattia: la sola cosa che aveva ancora il potere di suscitare terrore e disgusto in creature tanto selvatiche e abbrutite.
"Fuori! Tu e quel lurido covo infettato dalla peste!", sbrait roco il sergente.
E ridendo sguaiata dopo una battuta volgare, la vecchia megera frust il suo ronzino scheletrico e condusse il carro oltre la porta.
L'incidente guast la serata. La gente era terrorizzata da questi due orribili flagelli, i due mali che nessun rimedio avrebbe potuto curare, preludio di una morte atroce e solitaria. Restarono tutti nei dintorni delle barriere, sbirciandosi l'un l'altro sospettosi, evitandosi come per istinto, temendo che l'oscena piaga fosse gi in mezzo a loro. Di l a poco, come nel caso di Grospierre, un capitano della guardia fece la sua apparizione improvvisa. Tuttavia Bibot lo conosceva, e non c'era alcuna possibilit che fosse uno scaltro inglese travestito.
"Un carro...", grid affannato l'ufficiale ancor prima di aver raggiunto la porta.
"Di che carro parli?", chiese rudemente Bibot.
"Un carro coperto... Guidato da una vecchia strega...".
"Ne sono passati almeno una dozzina...".
"Una vecchia strega che andava dicendo di un suo nipote ammalato di peste..."
"E dunque...?"
"Non l'avrai lasciata passare?"
"Morbleu!", esclam Bibot, le cui guance rosse impallidirono all'istante per la paura.
"Il carro conteneva la ci-devant contessa de Tourney e i suoi due figli, tutti traditori condannati a morte".
"E la vecchia alla guida?", mormor Bibot, mentre un brivido gli scendeva lungo la schiena.
"Sacr tonnerre!", imprec il capitano, " assai probabile che si trattasse di quel maledetto inglese in carne e ossa... la Primula Rossa".
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CAPITOLO 2.
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Dover: la Locanda del pescatore.
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In cucina, Sally era indaffaratissima: padelle e casseruole erano piazzate tutte in fila sul gigantesco focolare, l'enorme pentolone era appoggiato in un angolo e lo spiedo girava con studiata lentezza, offrendo alle braci ardenti i diversi lati di un nobile lombo di manzo. Le due servette di cucina, accaldate, rosse in viso e con le maniche di cotone tirate su fino ai gomiti, si muovevano di qua e di l ansiose di aiutare e, ogni volta che Miss Sally voltava le spalle per un attimo, prendevano a ridacchiare per qualcosa che sapevano solo loro. Intanto la vecchia Jemima, massiccia e flemmatica, emetteva un sommesso brontolio mentre continuava a rimestare il pentolone sul fuoco.
"Ehi, Sally!", chiam una voce allegra, non proprio melodiosa, dalla sala caff.
"O Signore, proteggimi!", esclam Sally ridendo di gusto, "che diavolo vorranno tutti quanti, adesso?".
"Birra, naturalmente", brontol Jemima, "non vi aspetterete mica che Jimmy Pitkin ne abbia abbastanza dopo un boccale...".
"Il signor 'Arry sembra avere una gran sete anche lui", ammicc Martha, una delle servette di cucina; i suoi piccoli occhi brillarono incrociando quelli della compagna, ed entrambe se ne uscirono in una serie di risatine trattenute.
Per un attimo Sally le guard di traverso e si strofin le mani sui bei fianchi, pensierosa; evidentemente le prudevano le mani vedendo le guance colorite di Martha... ma prevalse il suo naturale buon umore, e con un'alzata di spalle torn a dedicarsi alle patatine fritte.
"Ehi Sally, allora? Sally!".
E un fragore ritmico di boccali sbattuti da mani impazienti contro i tavoli di legno della sala caff accompagn le grida rivolte alla formosa figlia dell'oste.
"Sally!", grid una voce pi insistente, "ti ci vuole tutta la serata per portarci quei boccali?".
"Certo che mio padre potrebbe almeno servire le birre in sala", bofonchi Sally, mentre Jemima, flemmatica e senza ulteriori commenti, afferrava un paio di caraffe schiumanti dalla credenza e incominciava a riempire parecchi boccali di peltro con quella birra forte fatta in casa che aveva reso famosa la Locanda del pescatore dai tempi di re Carlo. "Eppure lo sa quanto abbiamo da fare qui".
"Vostro padre  troppo occupato a discutere di politica con il signor 'Empseed per preoccuparsi di voi e della cucina", borbott Jemima sottovoce.
Sally si era messa davanti al piccolo specchio appeso in un angolo della cucina e si allisciava alla svelta i capelli per sistemare al meglio la cuffietta sui ricci neri; poi, con le mani scure e forti, prese per i manici tre boccali per una e, ridendo e borbottando tutta rossa in viso, li port nella sala caff.
Nella grande stanza nulla lasciava immaginare l'attivit frenetica che teneva occupate ben quattro donne nella cucina infuocata l accanto.
Oggi, all'inizio del ventesimo secolo, la sala caff della Locanda del pescatore,  un'attrazione turistica. Ma alla fine del diciottesimo, nell'anno di grazia 1792, non aveva ancora raggiunto la notoriet e l'importanza che cent'anni in pi e il gusto attuale le avrebbero conferito.
Anche allora era considerata un posto all'antica per via delle travi di legno del soffitto gi annerite dal tempo, come i sedili dagli alti schienali e i lunghi tavoli lucidi, sui quali gli innumerevoli boccali di peltro avevano impresso un fantastico motivo a cerchi di diverse grandezze. In alto, sul davanzale della finestra dai vetri piombati, una fila di vasi di gerani scarlatti e speronelle azzurre elargiva una luminosa nota di colore al cupo fondale ligneo.
Che il signor Jellyband, proprietario della Taverna del pescatore di Dover, fosse un uomo benestante, appariva subito chiaro anche agli occhi dell'osservatore pi distratto. I boccali sulle antiche, eleganti credenze, gli ottoni sopra il gigantesco focolare che lucevano come fossero d'oro e d'argento, il pavimento di piastrelle rosse che splendeva come i gerani scarlatti sul davanzale della finestra: tutto questo significava che il personale era competente e numeroso, la clientela fissa e tale da richiedere il mantenimento della sala a un alto livello di ordine ed eleganza.
Come Sally entr, ridendo nonostante il disappunto e sfoggiando una fila di denti bianchi e splendenti, fu accolta da grida e applausi scroscianti.
"Ecco Sally! Ehi, Sally! Urr per la bella Sally!".
"Pensavo che fossi diventata sorda a forza di stare in quella cucina", borbott Jimmy Pitkin, passandosi il dorso della mano sulle labbra riarse.
"Ecco! Ecco!", ridacchi Sally lasciando sui tavoli i boccali appena riempiti. "Ehi, ma che fretta! Forse vostra nonna  in punto di morte e volete vedere la povera anima prima che voli via! Non si  mai vista tanta furia!". Uno scoppio di grasse risate accolse la battuta che diede spunto alla compagnia per una serie di lazzi che andarono avanti per un bel pezzo. Sally non sembrava aver pi tanta fretta di tornare tra pentole e padelle, adesso. Un giovane riccioluto e biondo, con un paio d'occhi azzurri ardenti e luminosi, aveva attirato la sua attenzione per tutto il tempo, mentre l'arguzia sull'ipotetica nonna di Jimmy Pitkin volava di bocca in bocca, mischiata a grossi sbuffi di tabacco dall'aroma acre.
Di fronte al camino, con le gambe larghe e una lunga pipa in bocca, se ne stava l'esimio signor Jellyband, proprietario della Locanda del pescatore, come suo padre prima di lui, e come del resto anche suo nonno e suo bisnonno. Corpulento, gioviale e con un'incipiente calvizie, il signor Jellyband era il tipico John Bull campagnolo di quei giorni, giorni in cui la nostra mentalit insulare gretta e carica di pregiudizi era al culmine, in cui per un inglese, foss'egli un signore, un piccolo proprietario terriero o un contadino, il continente europeo non era che un covo di immoralit, e il resto del mondo una landa inesplorata abitata da selvaggi e cannibali.
Se ne stava l, il nostro esimio oste, immobile e ben piantato sulle gambe a fumare la lunga pipa d'argilla, senza preoccuparsi dei suoi conterranei, e disprezzando tutti gli stranieri. Indossava il tipico panciotto scarlatto adorno di lucenti bottoni d'ottone, i calzoni di velluto a coste, le calze grigie di lana pettinata ed eleganti scarpe con la fibbia, che in Gran Bretagna, all'epoca, erano la divisa di ogni oste degno di questo nome. E mentre la bella Sally, orfana di madre, avrebbe avuto bisogno di quattro paia di mani forti per star dietro a tutto il lavoro che le ricadeva sulle spalle ben tornite, l'esimio Jellyband discuteva di politica internazionale con gli ospiti pi illustri.
In effetti la sala caff, illuminata da due lampade ben lucidate appese alle travi del soffitto, appariva estremamente allegra e accogliente. Attraverso le dense nuvole di fumo che aleggiavano in ogni angolo, i clienti del signor Jellyband mostravano le loro facce rubizze e gradevoli allo sguardo, ed erano in pace con se stessi, con l'oste e con il mondo intero; da ogni lato della stanza risate fragorose accompagnavano la conversazione che, se non altamente intellettuale, era di certo piacevole, mentre le ripetute risatine di Sally dimostravano il buon uso che il signor Harry Waite faceva del poco tempo che la ragazza sembrava disposta a dedicargli.
I clienti della sala caff del signor Jellyband erano per lo pi pescatori, e gli uomini di mare sono noti per la loro sete inestinguibile; il sale che respirano quando veleggiano al largo giustifica le loro gole riarse quando sono a terra, ma la Locanda del pescatore era qualcosa di pi che un semplice ritrovo di gente umile. La carrozza che copriva la tratta Londra-Dover partiva quotidianamente davanti all'ingresso del locale, e i passeggeri che avevano attraversato la Manica e quelli che partivano per il "grand tour" facevano tutti la conoscenza del signor Jellyband, dei suoi vini francesi e della sua birra forte fatta in casa.
Verso la fine del settembre 1792 il tempo, che si era mantenuto sereno e caldo per tutto il mese, era peggiorato d'improvviso: una pioggia torrenziale aveva flagellato il sud dell'Inghilterra per due giorni, adoperandosi perch le mele, le pere e le ultime prugne non giungessero a maturazione. E ancora adesso batteva sui vetri delle finestre e cadeva gi per i camini, facendo sfrigolare i ciocchi ardenti nel focolare.
"Oh, Ges! Avete mai visto un settembre cos piovoso, signor Jellyband?", domand il signor Hempseed.
Sedeva su uno degli scanni di pietra all'interno del focolare perch il signor Hempseed era un'autorit, un personaggio importante non soltanto alla Locanda del pescatore, dove il signor Jellyband lo sceglieva sempre come interlocutore prediletto nelle discussioni politiche, ma in tutto il vicinato, dove la sua cultura e la sua profonda conoscenza delle Sacre Scritture suscitavano soggezione e profondo rispetto. Con una mano ficcata nell'ampia tasca dei calzoni di velluto sotto il camiciotto logoro, e l'altra impegnata a tenere la lunga pipa, il signor Hempseed se ne stava seduto l a guardare con aria sconsolata i rigagnoli di condensa scivolare sui vetri della finestra in fondo alla stanza.
"No, signor 'Empseed", rispose serio il signor Jellyband, "non credo di averlo mai visto. E vivo da queste parti da quasi sessant'anni".
"Gi! Ma non potete rammentare i primi tre di quei sessanta, signor Jellyband", osserv pacato il signor Hempseed. "Non mi pare di aver mai visto un infante prendere nota del tempo, per lo meno non da queste parti, e io vivo qui da quasi settantacinque anni, signor Jellyband".
La superiorit di tale sentenza era incontestabile, e sul momento il signor Jellyband non ebbe la solita prontezza nel ribattere con un profluvio di argomenti.
"Sembra un clima primaverile pi che settembrino, non credete?", prosegu il signor Hempseed con aria afflitta, mentre una scrollata di gocce cadeva sfrigolando sul fuoco.
" proprio cos!", assent l'esimio oste, "del resto, signor 'Empseed, cosa potete aspettarvi, dico io, con un governo come il nostro?".
Il signor Hempseed scosse la testa con immensa saggezza, corroborata dalla radicata sfiducia nel clima e nel governo inglese.
"Non mi aspetto niente, signor Jellyband", disse. "La povera gente come noi non conta nulla lass a Londra, lo so bene, e non sono tipo da lamentarmi spesso, io, ma quando settembre si presenta cos piovoso, e tutta la mia frutta marcisce e muore come il primo nato della madre egizia, e non favorisce nessuno, se non un bel po' di ebrei, venditori ambulanti e simili, con le loro arance e altri assurdi frutti stranieri, che nessuno comprerebbe mai se le mele e le pere inglesi fossero mature al punto giusto. Come dicono le Scritture...".
" proprio cos, signor 'Empseed", ribatt Jellyband, "e come ho gi detto, cosa potete aspettarvi? Tutti quei diavoli di francesi laggi, oltre la Manica, che ammazzano il loro re e la nobilt, e il signor Pitt, il signor Fox e il signor Burke discutono e litigano tra di loro chiedendosi se noi inglesi dovremmo lasciarli andare avanti sulla loro empia strada. "Lasciamo che si ammazzino!", dice il signor Pitt. "Fermiamoli!" dice il signor Burke".
"E lasciamo che si ammazzino, dico io, e che siano dannati", aggiunse il signor Hempseed, con tono enfatico, perch aveva ben poca considerazione per le questioni politiche dell'amico Jellyband, che erano sempre state estranee alla sua cultura e, oltretutto, non gli davano la possibilit di dispensare quelle perle di saggezza che gli avevano procurato una cos buona reputazione nel vicinato, e un gran numero di boccali di birra gratis alla Locanda del pescatore.
"Lasciamo che si ammazzino", disse ancora una volta, "ma non possiamo tollerare una pioggia del genere a settembre, perch  contro la legge e le Scritture che dicono...".
"Oddio, signor 'Arry! Che spavento mi avete fatto prendere!".
Purtroppo per Sally e per il suo flirt, questa sua esclamazione arriv nel preciso istante in cui il signor Hempseed strava riprendendo fiato per esibirsi in uno dei discorsi biblici che l'avevano reso famoso, e la cosa fece ricadere sulla sua graziosa testolina la sfuriata del padre.
"Ma diamine, Sally, ragazza mia, diamine!", disse sforzandosi di aggrottare la fronte per cancellare il buonumore dalla sua faccia, "piantala di fare la stupida con quello sfacciato, e torna subito al lavoro".
"Il lavoro procede alla perfezione, padre mio".
Ma il signor Jellyband non ammetteva repliche. Aveva ben altri progetti per la prosperosa figlia, la sua unica figlia, che un giorno, a Dio piacendo, sarebbe diventata la proprietaria della Locanda del pescatore, e non intendeva certo vederla sposata a uno di quei giovanotti che con le reti guadagnavano appena di che mantenersi.
"Ehi, ragazza, mi hai sentito?", chiese con quel tono pacato al quale nessuno, all'interno della locanda, avrebbe osato disobbedire. "Vai avanti con la cena di Lord Tony, perch, se non porterai in tavola il meglio che possiamo offrire, e lui non ne sar soddisfatto, vedrai che ti succeder. Questo  quanto".
A malincuore, Sally obbed.
"Aspettate qualche ospite di riguardo per stasera, signor Jellyband?", chiese Jimmy Pitkin, nel leale tentativo di distogliere l'attenzione dell'oste dalle circostanze legate all'uscita di Sally dalla sala.
"Gi!", rispose Jellyband. "Amici di Lord Tony. Duchi e duchesse in arrivo dall'altra sponda, che il giovane signore e il suo amico, Sir Andrew Ffoulkes, e altri gentiluomini hanno strappato dalle grinfie di quei diabolici assassini".
Era davvero troppo per la filosofia piagnucolosa del signor Hempseed.
"Oh, Ges!", esclam. "Mi chiedo perch lo facciano... Non approvo assolutamente chi s'immischia nelle faccende degli altri. Come dicono le Scritture...".
"Forse, signor 'Empseed", lo interruppe Jellyband con una punta di sarcasmo, "voi dite "lasciamo che si ammazzino" perch siete amico intimo del signor Pitt e siete d'accordo col signor Fox".
"Scusate, signor Jellyband", protest flebilmente il signor Hempseed, "ma non mi pare proprio di averlo mai detto".
Tuttavia il signor Jellyband era riuscito finalmente a trascinarlo sul suo terreno, e per il momento non intendeva certo lasciarlo andare.
"O forse avete fatto amicizia con qualcuno di quei tizi francesi che pare siano venuti qui col proposito di convincere noi inglesi ad approvare la loro politica omicida".
"Non so proprio cosa vogliate dire, signor Jellyband", dichiar il signor Hempseed, "tutto quello che so ...".
"Tutto quello che io so", asser con veemenza l'oste, " che il mio amico Peppercorn, il proprietario del Cinghiale Azzurro, era l'inglese pi sincero e leale sulla faccia della terra. E guardatelo adesso! Ha stretto amicizia con quei mangiarane, e ha fatto comunella con loro come se fossero inglesi, e non una masnada di spie straniere, corrotte e senzadio. E cosa  successo? Peppercorn, adesso, se ne esce parlando di rivoluzioni e libert, gridando abbasso gli aristocratici, proprio come il nostro signor 'Empseed!".
"Scusate, signor Jellyband", intervenne di nuovo con voce fioca, "io non credo di aver mai...".
Il signor Jellyband si era appellato a tutta la compagnia, che ascoltava sbalordita e a bocca aperta il resoconto del voltafaccia del signor Peppercorn. A un tavolo, due clienti - due gentiluomini si sarebbe detto dal loro abbigliamento - avevano scansato il domino a met partita e si erano messi ad ascoltare, evidentemente divertiti dalle opinioni di politica internazionale del signor Jellyband. A un certo punto, uno di loro, con un sorriso pacato e sarcastico in agguato agli angoli della bocca, si gir verso il centro della sala, dove si trovava il signor Jellyband.
"Ho l'impressione, mio caro amico", disse con calma, "che secondo voi questi francesi - mi pare che li abbiate definiti spie - siano dei tipi davvero in gamba se sono stati in grado di demolire le convinzioni del vostro amico, il signor Peppercorn. E come pensate che ci sarebbero riusciti?".
"Diamine, signore, suppongo che ne abbiano discusso con lui. Ho sentito dire che i francesi hanno la parlantina sciolta, e il qui presente signor 'Empseed vi dir come fanno a manovrare la gente a loro piacimento".
"Infatti, ed  davvero cos, signor'Empseed?", chiese educatamente lo sconosciuto.
"Ma no, signore!", replic il signor Hempseed piuttosto irritato, "non vedo proprio come potrei darvi l'informazione che chiedete".
"Allora", disse lo sconosciuto, "speriamo, mio egregio ospite, che queste scaltre spie non riescano a capovolgere le vostre solide convinzioni".
Ma questo era troppo anche per la serena imparzialit del signor Jellyband, che scoppi in una fragorosa risata, subito imitato da tutti quelli che erano in debito con lui.
"Ah ah ah! Eh eh eh! Uh uh uh!", rideva in tutte le tonalit il nostro locandiere, e rise finch gli dolsero i fianchi e gli occhi presero a lacrimargli. "A me! Questa  bella! Lo avete sentito dire che potrebbero capovolgere le mie convinzioni? Eh? Che Dio vi benedica, signore, ma dite delle cose davvero bizzarre".
"Ebbene, signor Jellyband", sentenzi il signor Hempseed, "sapete cosa dicono le Scritture: "Chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere"".
"Allora ascoltate quello che vi dico, signor 'Empseed", rispose a tono Jellyband, tenendosi ancora i fianchi per il gran ridere, "dico che le Scritture non conoscevano me. Vedete, non mi metterei mai a bere un boccale di birra con uno di quei francesi assassini, e niente potrebbe indurmi a cambiare le mie opinioni. Ho sentito dire che quei mangiarane non sanno nemmeno parlare l'inglese del re, cos, ovviamente, se qualcuno di loro cercasse di rivolgersi a me nel suo dannatissimo gergo, lo beccherei all'istante! Uomo avvisato mezzo salvato, come si suol dire".
"Proprio cos, mio buon amico!", assent allegramente lo sconosciuto, "mi rendo conto che siete troppo arguto, e un degno avversario anche per venti di quei francesi messi insieme. Bevo alla vostra salute, mio esimio ospite, se mi fate l'onore di finire questa bottiglia insieme a me".
"Siete davvero cortese, signore", disse il signor Jellyband, asciugandosi gli occhi ancora umidi per il troppo ridere, "e accetto volentieri il vostro invito".
Lo sconosciuto riemp due boccali di vino e, dopo averne offerto uno al padrone di casa, prese l'altro per s.
"Inglesi e leali come siamo", disse, anche se le sue labbra sottili erano ancora animate dallo stesso sorriso sarcastico, "...leali come siamo, dobbiamo ammettere che almeno questa  un'ottima cosa che ci arriva dalla Francia".
"Ci mancherebbe! Nessuno di noi dice il contrario, signore", concord il nostro locandiere.
"Alla salute dell'oste migliore di tutta l'Inghilterra, il nostro esimio ospite, il signor Jellyband", disse lo sconosciuto ad alta voce.
"Hip, hip, urr!", rispose l'intera cricca dei clienti. Segu un fragoroso applauso, e tazze e boccali tintinnarono e batterono a ritmo sui tavoli, accompagnando le rumorose e immotivate risate e l'esclamazione del signor Jellyband: "Pensate un po'... io che mi faccio convincere da uno stramaledetto straniero! - Com' possibile? - Che Dio vi benedica, signore, ma dite delle cose davvero bizzarre".
Lo sconosciuto assent con vigore a questa ovviet. Senza dubbio era assurda l'idea che qualcuno avrebbe potuto capovolgere le convinzioni saldamente radicate nel signor Jellyband riguardo la totale inutilit degli abitanti del continente europeo.
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CAPITOLO 3.
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Gli esuli.
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In quei giorni, l'ostilit nei confronti dei francesi e delle loro azioni si diffondeva rapida in tutta Inghilterra. I contrabbandieri e i legittimi mercanti che navigavano tra le coste della Francia e dell'Inghilterra riportavano stralci di notizie da oltremanica che facevano ribollire il sangue degli onesti cittadini inglesi, e molti di loro avrebbero voluto "farla pagare cara" a quegli assassini che avevano sbattuto in prigione il loro re e tutta la sua famiglia, sottoponendo la regina e i principini a ogni sorta di umiliazione, e che adesso erano arrivati al punto di pretendere a gran voce il sangue di tutti i Borboni e dei loro seguaci.
L'esecuzione della principessa de Lamballe, la giovane e incantevole amica di Maria Antonietta, aveva suscitato in tutti gli inglesi un indescrivibile orrore, e le esecuzioni quotidiane di dozzine di realisti di buona famiglia, la cui unica colpa era il nome aristocratico, sembravano chiedere vendetta a tutta l'Europa civilizzata.
Nonostante ci, nessuno osava interferire. Burke aveva esaurito tutta la sua eloquenza nel tentativo di indurre il governo britannico a combattere contro il governo rivoluzionario francese, ma il signor Pitt, con la sua tipica prudenza, giudicava la nazione non ancora pronta a imbarcarsi in un'altra guerra difficile e dispendiosa. Toccava all'Austria prendere l'iniziativa; l'Austria, la cui figlia pi bella era tuttora una regina detronizzata, incarcerata e insultata da una folla inferocita. Pertanto non spettava certo all'esercito inglese - cos la pensava il signor Fox - prendere le armi perch un gruppo di francesi aveva scelto di ucciderne un altro.
Quanto al signor Jellyband e ai John Bull suoi compari, nonostante guardassero tutti gli stranieri con feroce disprezzo, erano realisti e antirivoluzionari, e in quel preciso momento erano furiosi contro Pitt per via della sua moderazione e dell'eccessiva cautela, anche se, ovviamente, non capivano un'acca delle ragioni diplomatiche che guidavano la politica di quel grand'uomo.
Nel frattempo Sally torn di corsa, agitata ed eccitatissima. Nella sala, l'allegra compagnia non aveva sentito il rumore esterno, ma lei aveva intravisto un cavallo e il suo cavaliere, tutti bagnati, fermarsi alla porta della Locanda del pescatore, e quando il giovane stalliere si fece avanti per prendere il cavallo, la bella Sally era andata all'ingresso per dare il benvenuto all'ospite. "Credo di aver visto il cavallo di Lord Antony nel cortile", disse al padre, mentre correva attraverso la sala caff.
Ma la porta era stata gi aperta dall'esterno, e subito un braccio, rivestito da una manica consunta e gocciolante di pioggia, circond la vita di Sally, mentre una voce cordiale echeggiava tra le travi levigate della stanza.
"Eccomi qui, e che siano benedetti i tuoi occhi castani cos acuti, mia bella Sally", disse l'uomo appena entrato, mentre l'esimio signor Jellyband avanzava impaziente, vigile e premuroso, come richiesto dall'arrivo di uno degli ospiti di riguardo della sua locanda.
"Perbacco, Sally, io protesto", aggiunse Lord Antony schioccando un bacio sulle guance rosee di Sally, "perch ogni volta che ti vedo ti fai pi bella, e il mio caro amico, il qui presente Jellyband, dovr darsi da fare parecchio per tenere lontani i giovanotti da una vita sottile come la tua. Voi che ne dite, signor Waite?".
Il signor Waite, diviso tra il rispetto nei confronti di Milord e l'avversione per quel genere di facezie, replic con un mugugno poco convinto.
Lord Antony Dewhurst, uno dei figli del duca di Exeter, all'epoca rappresentava l'incarnazione perfetta del giovane gentiluomo inglese: alto, ben piazzato, largo di spalle e dal viso allegro, faceva risuonare la sua fragorosa risata ovunque entrasse. Eccellente sportivo, brillante in compagnia, uomo di mondo cortese e di buone maniere, senza troppi pensieri per la testa, era universalmente apprezzato, sia nei salotti di Londra che nelle sale da caff delle locande di paese. Alla Locanda del pescatore lo conoscevano tutti, perch adorava i viaggi in giro per la Francia, e all'andata o al ritorno trascorreva sempre una notte sotto il rispettabile tetto del signor Jellyband.
Quando finalmente lasci andare Sally, rivolse un cenno di saluto a Waite, Pitkin e agli altri avventori, e si avvicin al camino per asciugarsi e riscaldarsi. Nel farlo, gett una rapida occhiata un po' sospettosa ai due sconosciuti, che in tutta calma avevano ripreso la partita a domino, e per un istante un'espressione molto seria, quasi ansiosa, offusc il suo volto gioviale.
Ma fu solo un attimo, subito dopo si rivolse al signor Hempseed che si aggiustava educatamente il ciuffo sulla fronte.
"Ebbene, signor Hempseed, come va il raccolto?".
"Male, Milord, malissimo", rispose sconsolato il signor Hempseed, "del resto cosa ci si pu aspettare da un governo che appoggia quelle canaglie francesi che vorrebbero assassinare il loro re e tutta la nobilt?".
"Per mille diavoli!", ribatt Lord Antony. "Ed  proprio ci che fanno, caro Hempseed, se non altro a quelli che purtroppo riescono ad acciuffare. Noi, per, stasera aspettiamo degli amici che sono riusciti a sfuggire dalle loro grinfie".
E nel pronunciare queste parole, sembr che il giovane gettasse uno sguardo di sfida in direzione degli sconosciuti che se ne stavano quieti in un angolo.
"Grazie a voi, Milord, e ai vostri amici, stando a quel che si dice in giro", disse il signor Jellyband.
Ma in un batter d'occhio Lord Antony mise in guardia il locandiere appoggiandogli una mano sul braccio.
"Taci!", lo ammon, e istintivamente guard ancora una volta verso gli sconosciuti.
"Ma no, Milord, sono tipi a posto", ribatt Jellyband, "non temete. Non avrei parlato se non fossi stato sicuro di trovarmi tra amici. Con tutto il rispetto, Milord, vi assicuro che quel gentiluomo  un fedele suddito di re Giorgio, proprio come voi.  arrivato da poco a Dover per concludere degli affari da queste parti".
"Affari? Dev'essere una specie di becchino allora, perch, parola mia, non ho mai visto un'espressione pi affranta".
"Oh no, Milord, credo che sia vedovo; il che spiega senz'altro la mestizia del suo contegno. Ma ciononostante  un amico - ci metto una mano sul fuoco - e dovete riconoscere, Milord, che nessuno pu giudicare una faccia meglio del proprietario di una locanda popolare...".
"Va tutto bene, allora, visto che siamo tra amici", disse Lord Antony, che evidentemente non aveva intenzione di trattare quell'argomento con l'oste. "Dimmi una cosa, per, non pernotta nessun altro qui da te?".
"Nessuno, Milord, e non aspettiamo nessuno, o almeno...".
"O almeno?".
"Nessuno che possa risultare sgradito a vostra signoria, credo".
"Di chi si tratta?".
"Ebbene, Milord, Sir Percy Blakeney e la sua signora saranno qui a momenti, ma non si tratterranno...".
"Lady Blakeney?", domand Lord Antony un po' meravigliato.
"S, Milord. Il capitano di Sir Percy  appena stato qui. Mi ha detto che il fratello della signora salper oggi per la Francia a bordo del Day Dream, lo yacht di Sir Percy, e Sir Percy e signora verranno qui con lui per vederlo partire. Spero che la cosa non vi dispiaccia, Milord".
"No, no, amico mio, non mi dispiace affatto; nulla potrebbe dispiacermi a meno che la cena non fosse l'ottima cena che cucina Sally e che servite da sempre alla Locanda del pescatore".
"Non preoccupatevi per questo, Milord", intervenne Sally, che nel frattempo era stata impegnata ad apparecchiare il tavolo. Un tavolo dall'aspetto allegro e invitante, con un grosso mazzo di dalie variopinte al centro e intorno le coppe di peltro lucido e i piatti di porcellana blu.
"Per quanti devo apparecchiare, Milord?".
"Cinque posti, mia bella Sally, ma fai in modo che la cena basti per almeno dieci persone: i nostri amici saranno stanchi e, mi auguro, affamati. Quanto a me, giuro che stasera potrei far fuori un bue intero".
"Eccoli", disse Sally tutta eccitata, non appena uno scalpiccio di zoccoli in lontananza si fece chiaramente udibile via via che si avvicinava.
Nella sala caff ci fu un subbuglio generale. Tutti erano curiosi di vedere i favolosi amici d'oltremanica di Lord Antony. Sally gett un paio di rapide occhiate al pezzetto di specchio appeso al muro, e l'esimio signor Jellyband si precipit fuori per porgere personalmente il benvenuto ai suoi illustri ospiti. Solo i due sconosciuti all'angolo non si lasciarono coinvolgere dalla frenesia collettiva. Stavano finendo tranquillamente la loro partita a domino, e non guardarono neanche una volta verso la porta d'ingresso.
"Prego, contessa, la porta alla vostra destra", disse una voce piacevole all'esterno del locale.
"Ci siamo, eccoli!", esclam allegramente Lord Antony. "Forza, mia cara Sally, vediamo quanto sarete svelta a servirci la zuppa".
La porta venne spalancata e, preceduto dal signor Jellyband che si profondeva in inchini e parole di benvenuto, un gruppo di quattro persone - due signore e due gentiluomini - entr nella sala caff.
"Benvenuti! Benvenuti nella vecchia Inghilterra!", disse con calore Lord Antony, avanzando entusiasta con entrambe le mani protese verso i nuovi arrivati.
"Ah, voi dovete essere Lord Antony Dewhurst", disse una delle signore, parlando con un forte accento straniero.
"Al vostro servizio, Madame", rispose lui. Baci con fare cerimonioso le mani delle due signore, poi si rivolse agli uomini e strinse cordialmente la mano a entrambi.
Sally aveva gi aiutato le signore a togliersi le mantelle da viaggio, e le due, con un brivido, si volsero al camino che ardeva scintillante.
Nella sala caff si gener un po' di trambusto tra i presenti. Sally si era avviata svelta in cucina, mentre Jellyband, continuando a dispensare i suoi cortesi saluti, sistemava un paio di sedie intorno al fuoco. Il signor Hempseed, toccandosi il ciuffo, liber con calma il posto all'interno del camino. Tutti osservavano curiosi, sebbene con una certa deferenza, gli stranieri.
"Ah, Messieurs! Cosa posso dire?", chiese la pi anziana delle due signore, mentre accostava le aristocratiche mani affusolate al calore della fiamma, guardando con indicibile gratitudine prima Lord Antony, poi uno dei giovanotti che aveva accompagnato il suo gruppo, e che era impegnato a liberarsi del pesante soprabito.
"Semplicemente che siete lieta di essere in Inghilterra, contessa", replic Lord Antony, "e che non avete patito troppo durante il difficile viaggio che avete affrontato".
"Infatti, infatti... Siamo davvero lieti di essere in Inghilterra", disse con gli occhi pieni di lacrime, "e abbiamo gi dimenticato tutto quello che abbiamo sofferto".
La sua voce era bassa e armoniosa, e il bel viso aristocratico, con la folta capigliatura candida acconciata alta sulla fronte, secondo la moda di quei tempi, esprimeva una calma fierezza e portava i segni di molti patimenti sopportati con dignit.
"Spero che il mio amico, Sir Andrew Ffoulkes, si sia rivelato un compagno di viaggio piacevole...".
"Ah, certamente; Sir Andrew  stato l'amabilit in persona. Come potremo mai, i miei figli e io, dimostrare a tutti voi la nostra immensa gratitudine, Messieurs?".
La sua compagna, dalla figura delicata, fanciullesca e ingenua, e commovente nel suo aspetto affaticato e mesto, non aveva ancora aperto bocca, tuttavia i suoi grandi occhi marroni, pieni di lacrime, si sollevarono dal fuoco per cercare quelli di Sir Andrew Ffoulkes che le si era fatto accanto; poi, come incrociarono lo sguardo di lui, che fissava ammirato il dolce viso, una vampata di colore le scald le guance pallide.
"Cos questa  l'Inghilterra", disse, guardando con la curiosit di una bambina il camino gigantesco, le travi di quercia e i contadini, con le bluse da lavoro e l'espressione gioviale e rubiconda tipicamente britannica.
"Solo un pezzetto, Mademoiselle", rispose sorridendo Sir Andrew, "ma  tutta al vostro servizio".
La ragazza avvamp di nuovo, ma questa volta un sorriso splendente, dolce e fuggevole le illumin il viso delicato. Non disse niente, e anche Sir Andrew rest in silenzio, eppure i due giovani si capirono all'istante, come capita a tutti i giovani del mondo, e come  sempre capitato dall'alba dei tempi.
"E adesso, la cena!", intervenne a quel punto Lord Antony col suo tono gioviale, "la cena, mio caro Jellyband. Dov' la tua graziosa donzella che doveva servire la zuppa? Perbacco, amico, mentre te ne stai a bocca aperta ad ammirare le signore, loro muoiono di fame!".
"Un momento! Un momento solo, Milord", disse Jellyband, spalancando la porta della cucina e urlando: "Sally! Ehi, Sally, ragazza mia, ci sei?".
Sally era pronta, e un secondo dopo apparve sulla porta, tra le mani un'enorme zuppiera da cui si levavano una nuvola di vapore e un trionfo di odori deliziosi.
"Per mille diavoli! La cena, finalmente...", sbott allegramente Lord Antony, mentre offriva con galanteria il braccio alla contessa.
"Posso avere l'onore?", aggiunse con fare cerimonioso, mentre la conduceva a tavola.
Un fermento generale agit la sala caff: il signor Hempseed e la gran parte dei contadini e dei pescatori se n'erano andati a fumare la pipa altrove per fare posto alle "persone di rango". Solo i due sconosciuti si trattennero: incuranti del trambusto, continuarono la loro partita a domino sorseggiando il vino; mentre, seduto a un altro tavolo, il signor Harry Waite, che stava perdendo il controllo in fretta, guardava la bella Sally che si affaccendava intorno alla tavola.
La sua bellezza sembrava uscita da un grazioso quadro di vita rurale inglese, e non c'era da stupirsi se il sensibile giovanotto francese non riusciva a toglierle gli occhi di dosso. Il visconte de Tournay era uno sbarbatello non ancora diciannovenne, sul quale le terribili tragedie che martoriavano il suo paese avevano avuto ben poco impatto. Vestiva con eleganza e frivolezza, e una volta sbarcato sano e salvo in Inghilterra, evidentemente si era sentito pronto a dimenticare gli orrori della rivoluzione, abbandonandosi ai piaceri della vita inglese.
"Pardi, se questa  l'Angleterre", disse continuando a mangiarsi Sally con gli occhi, "di lei son trs soddisfatto".
Sarebbe impossibile, a questo punto, riportare l'esatta esclamazione che il signor Harry Waite si fece sfuggire a denti stretti. Solo il rispetto per il "rango", e in particolare per Lord Antony, gli fece tenere a bada il suo evidente disappunto nei confronti del giovane forestiero.
"E no, ragazzaccio dissoluto, questa  "l'Inghilterra"", intervenne Lord Antony con una risata, "e vi prego di non portare nel nostro paese morigerato le vostre maniere disinvolte".
Lord Antony si era gi seduto a capotavola con la contessa alla sua destra. Jellyband si dava da fare riempiendo bicchieri e mettendo in ordine le sedie. Sally aspettava, pronta a servire la zuppa.
Finalmente gli amici del signor Harry Waite erano riusciti a portarlo via dalla sala, perch il suo atteggiamento si stava facendo via via pi aggressivo a causa dell'evidente ammirazione del visconte per Sally.
"Suzanne", chiam l'austera contessa con un tono autoritario.
Suzanne si fece di nuovo tutta rossa: davanti al fuoco aveva perso il senso del tempo e dello spazio, lasciando che gli occhi del bel giovanotto inglese indugiassero sul suo dolce visetto e che le mani di lui, quasi inconsapevolmente, si posassero sulle sue. La voce della madre la riport ancora una volta alla realt, e con un remissivo "S, mamma" prese posto in tavola.
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CAPITOLO 4.
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La Lega della Primula Rossa.
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Sembravano tutti allegri, quasi felici, seduti intorno alla tavola; Sir Andrew Ffoulkes e Lord Antony Dewhurst, due tipici uomini inglesi dell'anno di grazia 1792, beneducati, di bell'aspetto e di buona famiglia, e la raffinata contessa francese con i suoi due figli, che, scampati al grave pericolo, avevano finalmente trovato rifugio e salvezza sulle coste dell'accogliente Inghilterra.
Nel loro angolo, i due sconosciuti sembravano aver finito la partita; uno di loro si alz e, dando le spalle alla compagnia seduta a tavola, si aggiust con una cura eccessiva l'ampio soprabito a tre mantelle. Poi lanci un'occhiata veloce intorno a s. Erano tutti impegnati a ridere e chiacchierare, e l'uomo sussurr "Via libera!"; il suo compagno, allora, con la prontezza dovuta a una lunga pratica, in un attimo si lasci cadere sulle ginocchia e strisci silenziosamente sotto la panca di quercia. Quindi lo sconosciuto, augurando ad alta voce la buonanotte, usc con calma dalla sala.
Intorno alla tavola, nessuno si accorse della strana e silenziosa manovra, ma quando lo sconosciuto chiuse dietro di s la porta della sala, istintivamente tirarono tutti un sospiro di sollievo.
"Finalmente soli!", disse amabilmente Lord Antony.
Poi, il giovane visconte de Tournay si alz col bicchiere in mano e, con la graziosa affettazione tipica di quei tempi, lo sollev in aria e disse in un inglese stentato: "A sua maest Giorgio III d'Inghilterra. Dio lo benedica per la sua ospitalit verso tutti noi, poveri esuli di Francia".
"A sua maest il re!", gli fecero eco Lord Antony e Sir Andrew, e onorarono il brindisi scolandosi la coppa.
"A sua maest re Luigi di Francia", aggiunse Sir Andrew con aria solenne. "Che Iddio lo protegga e gli conceda la vittoria sui suoi nemici".
Tutti si alzarono in piedi e bevvero in silenzio. La sorte dello sventurato re di Francia, prigioniero del suo stesso popolo, parve gettare un'ombra sul volto cordiale del signor Jellyband.
"E al signor conte de Tournay de Basserive", disse Lord Antony allegramente. "Con l'augurio di poterlo accogliere al pi presto in Inghilterra".
"Ah, Monsieur", disse la contessa, mentre con mano tremante portava la coppa alla bocca, "non oso nemmeno sperarlo".
Ma Lord Antony aveva gi servito la zuppa, e negli istanti successivi la conversazione cess, mentre Jellyband e Sally si affaccendavano intorno alla tavola, e ognuno attacc a mangiare.
"Abbiate fede, Madame", disse Lord Antony dopo un po', "le mie non erano parole vane; vedendo voi, Mademoiselle Suzanne e il mio amico visconte sani e salvi in Inghilterra, di certo dovete sentirvi rassicurata sulla sorte del signor conte".
"Ah, Monsieur", rispose la contessa con un profondo sospiro, "ho fede in Dio... e non posso che pregare e sperare...".
"Ma certo, Madame!", intervenne Sir Andrew Ffoulkes, "bisogna sempre aver fede in Dio, ma anche dare un po' di fiducia ai vostri amici inglesi che hanno giurato di far attraversare la Manica al conte per condurlo alla salvezza, come oggi hanno fatto con voi".
"Naturalmente, naturalmente, Monsieur ", rispose, "ho la massima fiducia in voi e nei vostri amici. Vi posso assicurare che in tutta la Francia si parla di voi. Il modo in cui alcuni dei miei amici pi stretti sono fuggiti dalle grinfie del terribile tribunale rivoluzionario  stato quasi miracoloso... e tutto grazie a voi e ai vostri amici...".
"Noi non siamo che meri esecutori, signora contessa...".
"Ma mio marito, Monsieur", disse la contessa, mentre le lacrime trattenute sembravano incrinare la sua voce, "si trova in un tale pericolo... no, non avrei mai dovuto lasciarlo, ma... i miei figli... Mi sono sentita lacerata tra il mio dovere verso di lui, e quello verso di loro che si rifiutavano di partire senza di me... E voi e i vostri amici mi avete assicurato cos solennemente che mio marito sar salvo. Eppure, oh! Ora che sono qui, tra tutti voi, nella bella e libera Inghilterra, il mio pensiero vola a lui, che deve fuggire per aver salva la vita, braccato come una povera bestia... in tali pericoli... Ah! Non avrei mai dovuto lasciarlo... mai, mai!".
La povera donna era completamente distrutta; la fatica, la tristezza e le emozioni avevano sopraffatto il suo atteggiamento rigido, aristocratico. Piangeva in silenzio, cos Suzanne corse da lei e cerc di fermare le lacrime baciandola.
Lord Antony e Sir Andrew non avevano interrotto la contessa mentre parlava. Senza dubbio la compativano profondamente, e il loro silenzio lo dimostrava, ma da che mondo  mondo, e da quando l'Inghilterra  diventata ci che , un inglese ha sempre provato una certa vergogna nel manifestare le proprie emozioni e la propria compassione. Per questo i due uomini non dissero una parola, e ce la misero tutta nel cercare di mascherare i loro sentimenti, riuscendo soltanto ad apparire terribilmente in imbarazzo.
"Per quanto mi riguarda, Monsieur", disse a un tratto Suzanne, guardando Sir Andrew attraverso una massa di riccioli scuri, "mi fido di voi ciecamente, e so che riporterete mio padre al sicuro in Inghilterra, proprio come oggi avete fatto con noi".
Pronunci questa frase con una tale fiducia, con una tale inesprimibile convinzione da far sparire come per magia le lacrime dagli occhi della madre, riportando il sorriso sulle labbra di tutti.
"Oh no, Mademoiselle, voi mi fate arrossire", rispose Sir Andrew, "la mia vita  al vostro servizio, ma non sono che un umile strumento nelle mani del nostro grande capo, che ha organizzato e messo in atto la vostra fuga".
Aveva parlato con tanta infiammata veemenza che gli occhi di Suzanne lo fissavano con malcelato stupore.
"Il vostro capo, Monsieur?", chiese impaziente la contessa. "Ah, ma certo, voi dovete avere un capo. Non ci avevo mai pensato! Ma ditemi, dove si trova? Devo recarmi immediatamente da lui, e con i miei figli devo gettarmi ai suoi piedi, e ringraziarlo per tutto quello che ha fatto per noi".
"Ahim, Madame!", disse Lord Antony, "questo  impossibile".
"Impossibile? Perch mai?".
"Perch la Primula Rossa agisce in incognito, e la sua identit  nota solo ai suoi seguaci pi fedeli, e solo dopo il solenne giuramento di segretezza".
"La Primula Rossa?", disse Suzanne ridendo allegra. "Accipicchia! Che nome buffo! Che cos' la Primula Rossa, Monsieur?".
La ragazza guard Sir Andrew con impaziente curiosit. La faccia del giovane si era come trasfigurata. I suoi occhi ardevano di entusiasmo; sembrava che la venerazione, l'amore, l'ammirazione per il suo capo sprizzassero letteralmente dal suo volto. "La Primula Rossa, Mademoiselle", disse infine, " il nome di un umile fiore inglese che cresce ai margini delle strade, ma  anche il nome scelto per celare l'identit dell'uomo migliore e pi coraggioso al mondo, in modo che le nobili imprese che decide di compiere possano avere maggior successo".
"Ma certo", intervenne il visconte, "ho sentito parlare della Primula Rossa. Un fiorellino... rosso? S! A Parigi gira voce che ogni volta che un realista scappa in Inghilterra, quel demonio di Fouquier-Tinville, il pubblico ministero, riceva un biglietto con quel piccolo fiore disegnato in rosso...  vero?".
" cos", conferm Lord Antony.
"Quindi, anche oggi avr ricevuto un biglietto simile".
"Senza dubbio".
"Oh! Chiss che avr detto il pubblico ministero...", intervenne Suzanne tutta allegra. "Ho sentito dire che il simbolo di quel fiorellino rosso  la sola cosa che lo spaventa".
"Be'", disse Sir Andrew, "adesso avr molte pi opportunit di studiare la forma del piccolo fiore rosso".
"Ah, Monsieur", sospir la contessa, "questa storia sembra un romanzo, e non riesco a comprenderla fino in fondo".
"Perch non provate, Madame?".
"Ma ditemi, per quale motivo il vostro capo, e tutti voi del resto, spendete i vostri soldi e rischiate la vita - perch  la vostra vita che rischiate, Messieurs, quando mettete piede in Francia - per noi, uomini e donne francesi, che non siamo niente per voi?".
"Per sport, signora contessa, per amore dello sport", afferm Lord Antony, col suo vocione cordiale; "siamo una nazione di sportivi, lo sapete, e adesso va di moda strappare la lepre dai denti del segugio".
"Ah, no, no, non pu essere solo per sport, Monsieur... Siete spinti da un motivo pi nobile, ne sono certa, altrimenti non agireste in modo tanto perfetto".
"Sapete, Madame, mi piacerebbe che lo trovaste voi, allora... per quanto mi riguarda, posso giurarlo, io amo il gioco, e questo  lo sport pi bello che abbia mai praticato. Fughe mozzafiato... i rischi del Diavolo in persona!... Al! Al!... E via di corsa!".
Ma la contessa scuoteva la testa ancora incredula. Le sembrava assurdo che quegli uomini e il loro grande comandante, tutti ricchi, probabilmente di buona famiglia, oltretutto giovani, corressero continuamente dei rischi enormi solo per amore dello sport. La loro nazionalit, una volta messo piede in Francia, non li avrebbe tutelati. Chiunque avesse cercato di proteggere o nascondere sospetti realisti sarebbe stato condannato e giustiziato sommariamente, a prescindere dalla nazionalit. Ed era al corrente che questa banda di giovani inglesi, affrontando l'implacabile e sanguinario tribunale della rivoluzione proprio dentro le mura di Parigi, era riuscita a strappare alla ghigliottina vittime a un passo dal suo palco. Con un brivido, ripens agli eventi degli ultimi giorni, la fuga da Parigi con i suoi due figli, tutti e tre nascosti sotto il telone di un carro sgangherato, distesi sotto un carico di rape e cavoli, senza il coraggio di fiatare, mentre la folla, davanti alla temuta Barriera Ovest, gridava " la lanterne les aristos!".
Tutto era accaduto in un modo talmente incredibile... Lei e il marito avevano capito di essere stati inseriti nella lista delle "persone sospette", il che significava che per loro il processo e l'esecuzione erano solo questione di giorni - forse di ore.
Poi era giunta una speranza di salvezza: la misteriosa epistola, firmata con l'enigmatico simbolo rosso, le istruzioni chiare e categoriche, la separazione dal conte de Tournay che aveva spezzato il cuore alla povera moglie, la speranza di un ricongiungimento, la fuga con i suoi due figli, il carro coperto, l'orribile megera alla guida che assomigliava a un demonio, con quei macabri trofei attaccati al manico della frusta!
La contessa dette un'occhiata in giro alla pittoresca locanda vecchio stile, percep la pace di questa terra di libert civili e religiose, e chiuse gli occhi per scacciare le inquietanti immagini della Barriera Ovest e della folla che si ritraeva in preda al panico, quando la vecchia megera aveva nominato la peste.
In ogni istante trascorso su quel carro aveva aspettato la perquisizione, l'arresto, aveva immaginato se stessa e i suoi figli processati e condannati, e questi giovani inglesi, sotto la guida del loro audace e misterioso capo, avevano rischiato la vita per salvare tutti loro, come gi avevano salvato schiere di persone innocenti.
E tutto solo per amore dello sport? Impossibile! Gli occhi di Suzanne, mentre cercava quelli di Sir Andrew, gli dicevano chiaramente che la ragazza pensava che lui, in ogni caso, salvava i suoi simili da una morte tremenda e immeritata mosso da un motivo pi nobile e alto di quello che l'amico avrebbe voluto farle credere.
"Quanti fanno parte della vostra lega di valorosi, Monsieur?", chiese timidamente.
"Venti in tutto, Mademoiselle", rispose lui, "uno al comando e diciannove obbedienti esecutori. Tutti inglesi, e tutti votati alla stessa causa: obbedire al nostro capo e salvare gli innocenti".
"Che Dio vi protegga tutti, Messieurs", disse la contessa con fervore.
"Finora l'ha fatto, Madame".
"Per me  una cosa meravigliosa, meravigliosa!, che voi siate cos audaci, cos devoti a tutti i vostri simili, eppure siete inglesi... Mentre in Francia il tradimento dilaga, e tutto in nome della libert e della fraternit".
"E le donne, in Francia, sono state perfino pi maldisposte degli uomini verso noi aristocratici", disse il visconte con un sospiro.
"Ah, s", aggiunse la contessa, lanciando dai suoi occhi malinconici uno sguardo di sprezzante amarezza. "Prendete quella donna, per esempio, quella Marguerite St. Just. Ha denunciato lei il marchese de St. Cyr e tutta la sua famiglia al sanguinario tribunale del Terrore".
"Marguerite St. Just?", chiese Lord Antony, gettando una rapida occhiata carica di apprensione verso Sir Andrew.
"Marguerite St. Just? Sicuramente...".
"S", rispose la contessa, "la conoscete senz'altro. Era una prima donna della Comdie Franaise, e in seguito ha sposato un inglese. Dovreste conoscerla...".
"Se la conosco?", disse Lord Antony. "Mi chiedete se conosco Lady Blakeney, la donna pi affascinante di Londra, nonch moglie dell'uomo pi ricco d'Inghilterra? Naturalmente, conosciamo tutti Lady Blakeney".
"Era una mia compagna di collegio, a Parigi", intervenne Suzanne, "e siamo venute insieme in Inghilterra per imparare la vostra lingua. Ero molto attaccata a Marguerite, e non riesco credere che abbia fatto una cosa tanto malvagia".
"Sembra davvero incredibile", disse Sir Andrew. "Dite che  stata davvero lei a denunciare il marchese de St. Cyr? Perch avrebbe dovuto fare una cosa del genere? Ci dev'essere senz'altro un sbaglio...".
"Nessuno sbaglio, Monsieur", replic la contessa freddamente. "Il fratello di Marguerite St. Just  un noto repubblicano. Sono girate delle voci a proposito di una faida familiare tra lui e mio cugino, il marchese de St. Cyr. I St. Just sono dei plebei, e il governo repubblicano impiega parecchie spie. Vi assicuro che non c' nessuno sbaglio... Voi non avete sentito questa storia?".
"A dire il vero, Madame, ho avuto qualche sentore, ma in Inghilterra nessuno darebbe credito a certe chiacchiere... Sir Percy Blakeney, suo marito,  un uomo molto facoltoso e occupa una posizione sociale invidiabile:  amico intimo del principe di Galles... e Lady Blakeney  un'autorit in societ e nel campo della moda".
"Questo  possibile, Monsieur, e noi naturalmente condurremo una vita ritirata in Inghilterra, ma prego Dio di non incontrare mai Marguerite St. Just finch resto in questo splendido paese".
Fu una doccia fredda per l'allegra compagnia radunata intorno alla tavola. Suzanne era triste e silenziosa; Sir Andrew giocherellava nervosamente con la forchetta, mentre la contessa, stretta nella corazza dei pregiudizi aristocratici, sedeva rigida e inflessibile sulla sua sedia. Quanto a Lord Antony, appariva estremamente a disagio, e rivolse un paio di sguardi preoccupati a Jellyband, che non sembrava meno a disagio di lui.
"A che ora  atteso l'arrivo di Sir Percy e Lady Blakeney?", sussurr poi all'oste, badando di non farsi sentire dagli altri.
"Da un momento all'altro, Milord", rispose Jellyband sottovoce.
Mentre parlava, si sent in lontananza il rumore di una carrozza che si avvicinava; lo scalpiccio degli zoccoli sull'acciottolato si fece via via pi forte, si udirono con chiarezza un paio di richiami e, un attimo dopo, un garzone di stalla spalanc la porta della sala caff ed entr tutto eccitato: "Sir Percy Blakeney e la sua signora", annunci a gran voce, "sono appena arrivati".
E accompagnata da altre grida, tintinnii di sonagli, colpi di zoccoli sul selciato, una magnifica carrozza tirata da quattro superbi bai, si ferm davanti al porticato della Locanda del pescatore.
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CAPITOLO 5.
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Marguerite.
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In un attimo l'accogliente sala caff della locanda divenne teatro di disagio e confusione. Al primo annuncio del garzone di stalla, Lord Antony, con un'esclamazione molto raffinata, era scattato in piedi e subito si era messo a dare una serie di confuse istruzioni al povero Jellyband che, sconcertato, non sapeva che pesci prendere.
"Per l'amor del cielo, oste", lo richiam sua signoria, "cerca di trattenere Lady Blakeney fuori a parlare per un momento cos che le signore possano ritirarsi. Perdinci!", aggiunse, esclamando ancora con enfasi: " il colmo della sfortuna".
"Svelta Sally! Le candele!", grid Jellyband che correva avanti e indietro saltellando da una gamba all'altra e provocando ulteriore disagio tra i presenti.
Anche la contessa si era alzata in piedi: rigida e impettita, cercando di nascondere l'agitazione sotto un atteggiamento di pi opportuno sang-froid, e continuava a ripetere come un automa: "Non voglio vederla! Non voglio vederla!".
All'esterno, l'eccitazione che sempre accompagna l'arrivo di ospiti illustri era al culmine.
"Buongiorno, Sir Percy! Buongiorno alla vostra signora! Servo vostro, Sir Percy!", erano le esclamazioni che risuonavano in coro, alternate alle richieste dai toni pi flebili: "Piet per un povero cieco! Mi rimetto alla vostra generosit!".
Poi, all'improvviso, in mezzo al chiasso si lev una voce straordinariamente dolce.
"Lasciate in pace quel pover'uomo e rifocillatelo a mie spese".
La voce era calda e armoniosa, appena cantilenante e con un impercettibile soupon di inflessione straniera nella pronuncia delle consonanti.
Nella sala la sentirono tutti e istintivamente si fermarono ad ascoltarla per un momento. Sally, accanto alla porta opposta che conduceva alle camere da letto di sopra, teneva in mano le candele, e la contessa era sul punto di battere in ritirata prima che entrasse quella nemica dalla voce dolce e armoniosa; Suzanne si preparava controvoglia a seguire la madre, lanciando occhiate dolenti verso la porta, dove si augurava di rivedere l'amatissima ex compagna di scuola.
A quel punto Jellyband apr la porta, sperando ancora, irragionevolmente, di evitare la catastrofe che sentiva nell'aria, e la stessa voce calda e armoniosa disse con una risata allegra e un tono di affettata incredulit: "Brrrr! Sono bagnata fradicia! Dieu! Chi ha mai visto un tempo cos orribile?".
"Suzanne, desidero che tu mi segua immediatamente", disse categorica la contessa.
"Oh! Mamma!", implor Suzanne.
"Milady... er... ehm!... Milady!...", si sent biascicare Jellyband, che se ne stava immobile nel goffo tentativo di bloccare la strada.
"Pardieu, buon uomo", disse Lady Blakeney con una certa impazienza, "perch m'impedisci il passaggio ballando come un orso? Lasciami andare davanti al fuoco, sto morendo di freddo!".
E subito dopo, Lady Blakeney, spingendo gentilmente da parte il locandiere, sgattaiol nella sala caff.
Ancora oggi ci sono molti ritratti e miniature di Marguerite St. Just - Lady Blakeney, come la chiamavano all'epoca - ma  improbabile che ne esista qualcuno in grado di rendere davvero giustizia alla sua singolare bellezza.
Pi alta della media, con una splendida figura e un portamento regale, non stupisce che perfino la contessa, senza volerlo, si fermasse un istante ad ammirarla prima di voltare le spalle a un'apparizione tanto affascinante.
Marguerite Blakeney aveva appena venticinque anni, e la sua bellezza era al massimo fulgore. L'ampio cappello, ornato di piume ondeggianti, gettava un'ombra leggera sulla bella fronte regolare, incorniciata da un'aureola di capelli ramati liberi dalla cipria; la bocca dolce e infantile, il naso dritto e ben disegnato, il mento rotondo, il collo delicato, sembravano messi in risalto dal tipico abbigliamento dell'epoca. Il sontuoso abito di velluto blu plasmava il grazioso contorno della figura, mentre una manina reggeva, con una dignit tutta sua, il lungo bastone adorno di un mazzo di nastri che le signore alla moda avevano da poco iniziato a portare.
Con un rapido sguardo tutt'intorno alla sala, Marguerite Blakeney aveva passato al vaglio i presenti. Rivolse un grazioso cenno del capo a Sir Andrew Ffoulkes e porse la mano a Lord Antony.
"Ehil! Mio caro Lord Tony... ma cosa ci fate qui a Dover?", disse allegramente.
Poi, senza attendere la risposta, si volt trovandosi faccia a faccia con la contessa e Suzanne. Il suo viso si fece ancora pi luminoso nell'allungare le braccia verso la ragazza.
"Ma guarda!  proprio lei, la mia piccola Suzanne. Pardieu, piccola cittadina, come mai ti trovi in Inghilterra? E pure Madame?".
Si avvicin a entrambe senza un briciolo di imbarazzo, sorridendo con aria affettuosa. Lord Tony e Sir Andrew osservavano la scenetta con una certa apprensione. Nonostante fossero inglesi, erano stati spesso in Francia, e avevano avuto a che fare con i francesi abbastanza da cogliere l'inflessibile alterigia e il profondo disprezzo con cui l'antica noblesse guardava a tutti coloro che avevano contribuito al suo tracollo. Armand St. Just, il fratello della bella Lady Blakeney, sebbene fosse noto per il suo atteggiamento moderato e conciliante, era un ardente repubblicano; la sua faida con l'antica famiglia de St. Cyr - della quale nessun estraneo conosceva i torti e le ragioni - si era conclusa con la rovina e la quasi totale estinzione di quest'ultima. In Francia, St. Just e la sua fazione avevano trionfato; e qui in Inghilterra, faccia a faccia con quei tre profughi fuggiti dalla loro terra per salvarsi la vita, privati di tutto quello che secoli di opulenza avevano concesso loro, si trovava adesso una rampolla di quelle stesse famiglie repubblicane che avevano rovesciato il trono ed estirpato un'aristocrazia le cui origini si perdevano nell'immagine confusa e distante dei secoli andati.
Se ne stava l, in piedi davanti a loro, in tutta l'inconsapevole insolenza della bellezza, e porgeva le sue mani delicate come se volesse, con quell'unico gesto, passare sopra i conflitti e gli eccidi dell'ultimo decennio.
"Suzanne, ti proibisco di parlare con quella donna", disse la contessa con aria severa, posando la mano sul braccio della figlia come per frenarla.
Aveva parlato in inglese, cos tutti avevano potuto sentire e comprendere: sia i due gentiluomini inglesi che il proprietario della locanda e sua figlia, che rest letteralmente senza fiato davanti all'arroganza della straniera, all'impudenza nei confronti di una gran signora, la quale era inglese a tutti gli effetti, poich aveva sposato Sir Percy e oltretutto era amica della principessa di Galles.
Quanto a Lord Antony e Sir Andrew Foulkes, sembr davvero che i loro cuori si fossero fermati per via di quell'orribile affronto del tutto gratuito. Uno di loro se ne usc con un'esclamazione implorante, l'altro con un'ammonizione, ed entrambi rivolsero un rapido sguardo alla porta, da dove gi si sentiva arrivare una voce pacata, dalla cadenza strascicata ma non sgradevole.
Tra i presenti, solo Marguerite Blakeney e la contessa de Tournay erano rimaste apparentemente immobili. La contessa, rigida e sprezzante, ancora ferma con la mano sul braccio della figlia, sembrava la personificazione dell'inflessibile fierezza. Sul momento il viso soave di Marguerite era diventato bianco come il morbido fisci che le avvolgeva il collo, e un osservatore attento avrebbe notato che la mano che teneva il lungo bastone adornato di nastri era serrata e scossa da un lieve tremito.
Ma si era trattato di una reazione passeggera; un attimo dopo, le delicate sopracciglia si erano un poco sollevate, le labbra atteggiate a un sorriso sarcastico, gli occhi azzurri e limpidi guardavano fissi l'inflessibile contessa, e con una leggera alzata di spalle: "Quante arie, cittadina", disse allegra, "che razza di vespa vi ha punto, di grazia?".
"Siamo in Inghilterra adesso, Madame", rispose con freddezza la contessa, "e io sono libera di vietare a mia figlia di porgervi la mano in amicizia. Andiamo, Suzanne".
Tir a s la figlia e, senza pi volgere lo sguardo a Marguerite Blakeney ma voltandosi con un profondo inchino vecchio stile ai due giovani gentiluomini, veleggi regale fuori dalla stanza.
Nella sala dell'antica locanda per un momento cal il silenzio, mentre il fruscio della veste della contessa si allontanava lungo il corridoio. Marguerite, immobile come una statua, segu con occhi duri la rigida figura che spariva oltre la soglia; ma quando la piccola Suzanne, umile e ubbidiente, stava per accodarsi alla madre, l'espressione ostile spar di colpo e uno sguardo malinconico, a un tempo infantile e compassionevole, s'impadron degli occhi di Lady Blakeney.
La piccola Suzanne colse quello sguardo e la sua soave natura fanciullesca ebbe il sopravvento al cospetto della bella donna, poco pi grande di lei; l'ubbidienza filiale lasci il posto alla simpatia tra ragazze, e una volta arrivata alla porta, si gir, corse verso Marguerite, le gett le braccia al collo e la baci affettuosamente. Solo allora torn a seguire la madre, e per ultima si mosse Sally, che le scort per rispetto verso Milady.
Il tenero slancio di Suzanne aveva allentato la sgradevole tensione. Sir Andrew segu con gli occhi la graziosa figura finch non fu del tutto sparita, poi con allegra naturalezza si rivolse a Lady Blakeney.
Marguerite, con affettuosa ricercatezza, aveva mandato un bacio alle signore che scomparivano oltre la porta, poi un sorriso spiritoso le sollev gli angoli della bocca.
"Quindi questo  quanto, giusto?", disse lieta. "Ehil! Sir Andrew, avete mai visto una persona cos antipatica? Mi auguro proprio di non diventare come lei, invecchiando".
Sollev le vesti e con incedere regale si avvicin al camino.
"Suzanne", disse imitando la voce della contessa, "ti proibisco di parlare con quella donna!".
La risata che accompagn la battuta suon forse un tantino aspra e forzata, ma n Sir Andrew n Lord Tony erano osservatori molto acuti. La mimica era talmente perfetta e la riproduzione del tono di voce cos accurata, che i due giovanotti esclamarono all'unisono un caloroso "bravo!".
"Ah! Lady Blakeney!", aggiunse Lord Tony, "chiss quanto sentiranno la vostra mancanza alla Comdie Franaise, e chiss quanto odieranno Sir Percy, i parigini, perch vi ha portata via".
"Oddio, caro amico", rispose Marguerite, scrollando graziosamente le spalle, " impossibile odiare Sir Percy per qualcosa, le sue battute spiritose farebbero deporre le armi persino alla signora contessa".
Il giovane visconte, che aveva deciso di non seguire la madre nella sua uscita solenne, adesso fece un passo avanti, pronto a sostenere la contessa nel caso Lady Blakeney l'avesse presa ancora di mira. Ma, prima che potesse pronunciare una parola di protesta, si ud da fuori una risata piacevole, sebbene distintamente insulsa, e subito dopo una figura insolitamente alta e abbigliata in modo molto fastoso apparve sulla soglia.
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CAPITOLO 6.
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Un bellimbusto del '92.
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Sir Percy Blakeney, come ci informano le cronache dell'epoca, nell'anno di grazia 1792 era vicino al traguardo dei trenta. Ben al di sopra dell'altezza media, anche per un inglese, spalle larghe e corporatura massiccia, si sarebbe potuto definire eccezionalmente bello, non fosse stato per una certa indolenza nell'espressione degli occhi azzurri e per quell'eterna, insulsa risata che sembrava sfigurargli la bocca forte e ben disegnata.
Era trascorso quasi un anno da quando il baronetto Sir Percy Blakeney, uno degli uomini pi ricchi d'Inghilterra, icona indiscussa in tutti i campi della moda e amico intimo del principe di Galles, aveva stupito il bel mondo di Londra e di Bath, conducendo con s da uno dei suoi viaggi all'estero una moglie francese bella, affascinante e intelligente. Lui, il pi sonnolento, il pi insulso, l'inglese pi inglese che avesse mai fatto sbadigliare una bella donna, si era assicurato un magnifico trofeo per il quale, riportano tutte le cronache, avevano lottato in molti.
Marguerite St. Just aveva debuttato nei circoli artistici di Parigi proprio nel momento in cui sconvolgimenti sociali di dimensioni mai viste prima si stavano scatenando entro le mura della citt. Appena diciottenne, fin troppo dotata di bellezza e talento, accompagnata solo dal giovane e devoto fratello, aveva presto riunito intorno a s, nel suo delizioso appartamento in rue Richelieu, un circolo tanto brillante quanto esclusivo: esclusivo in quanto era consentito un solo punto di vista. Marguerite St. Just era per principio una repubblicana convinta - parit di nascita era il suo motto - la disparit del patrimonio ai suoi occhi non era che un increscioso incidente, e la sola disparit che ammetteva era quella del talento. "Soldi e titoli possono essere ereditari", avrebbe detto, "il cervello, no", e cos il suo influente salotto era aperto solo all'originalit e all'intelligenza, alla genialit e all'arguzia, agli uomini d'intelletto e alle donne talentuose, e farne parte signific da subito, nel mondo degli intellettuali - che anche in quei tempi difficili trov il suo fulcro a Parigi -, ottenere il sigillo di una carriera artistica.
Uomini brillanti, uomini illustri e perfino uomini potenti costituivano una corte stabile e vivace intorno all'affascinante giovane attrice della Comdie Franaise, e lei splendeva nella Parigi repubblicana, rivoluzionaria, sanguinaria come una stella cometa che trascina nella sua scia tutto ci che di pi eccellente e interessante emergeva dal panorama intellettuale europeo.
Poi si raggiunse l'apice. Qualcuno sorrise con indulgenza e lo defin una stravaganza artistica, altri lo considerarono un saggio provvedimento in vista dei numerosi eventi che proprio allora si susseguivano a raffica in citt, ma per tutti, il vero motivo di quel punto culminante rest un inspiegabile mistero. Per farla breve, un bel giorno Marguerite St. Just spos Sir Percy, senza nessun preavviso, senza una soire de contrat o una diner de fianailles o tutti gli altri accessori di uno sposalizio alla moda francese.
In che modo quell'inglese stupido e ottuso fosse arrivato a essere ammesso nel circolo d'intellettuali che ruotava attorno alla "donna pi intelligente d'Europa", come i suoi amici la definivano unanimemente, nessuno osa immaginarlo; le chiavi d'oro, affermano i pi inclini alla malignit, aprono tutte le porte.
Insomma, lo spos: la "donna pi intelligente d'Europa" aveva legato il suo destino a quel "dannato idiota" di Blakeney, e nemmeno i suoi amici pi intimi avrebbero potuto spiegare un passo tanto inatteso se non come una suprema stravaganza. Gli amici che la conoscevano ridevano sdegnati all'idea che Marguerite St. Just avesse sposato uno stupido per via dei vantaggi materiali che ne avrebbe ottenuto. Loro davano per scontato che a Marguerite St. Just non importasse nulla del denaro, e meno che mai del titolo; oltretutto, c'erano almeno una mezza dozzina di altri uomini di famiglie altrettanto nobili e forse anche pi benestanti di Blakeney che sarebbero stati felicissimi di offrire a Marguerite St. Just qualsiasi posizione avesse scelto di occupare.
Quanto allo stesso Sir Percy, l'opinione unanime era che fosse del tutto inadatto all'oneroso ruolo che si era assunto. I suoi principali requisiti consistevano in una cieca adorazione per lei, un grosso patrimonio, e il fatto di essere nelle grazie della corte inglese. Ma la societ londinese, considerati i suoi limiti intellettuali, riteneva che sarebbe stato pi saggio da parte sua concedere tali vantaggi materiali a una moglie meno brillante e intelligente.
Sebbene negli ultimi tempi fosse diventato una figura di rilievo nel bel mondo inglese, aveva trascorso gran parte della giovinezza all'estero. Suo padre, il defunto Sir Algernon Blakeney, aveva avuto la tragica sfortuna di vedere la giovane moglie, che idolatrava, impazzire inesorabilmente dopo soli due anni di felice vita coniugale. Percy era appena nato quando la defunta Lady Blakeney cadde preda della terribile malattia che all'epoca era considerata incurabile, una vera e propria maledizione di Dio caduta su tutta la famiglia. Sir Algernon port la sua giovane moglie malata all'estero, dove probabilmente Percy fu educato, crescendo tra una madre insana di mente e un padre distratto, finch non raggiunse la maggiore et. La morte dei genitori, a breve distanza l'uno dall'altra, fece di lui un uomo indipendente, e dal momento che Sir Algernon era stato costretto a condurre una vita semplice e ritirata, il consistente patrimonio dei Blakeney si era decuplicato.
Sir Percy Blakeney aveva viaggiato a lungo all'estero prima di portare a casa con s la giovane e bella moglie francese. I circoli pi alla moda furono pronti ad accoglierli a braccia aperte; Sir Percy era ricco, sua moglie una donna raffinata, e il principe di Galles li prese entrambi in gran simpatia. Nel giro di sei mesi divennero gli indiscussi ispiratori di ogni nuova moda. I soprabiti di Sir Percy erano l'argomento del giorno, si citavano le sue idiozie, da Almack's o sul Mall la giovent dorata imitava la sua sciocca risatina. A nessuno sfuggiva il fatto che fosse irrimediabilmente stupido, ma allora c'era poco da stupirsi, dal momento che, per generazioni, tutti i Blakeney erano stati notoriamente ottusi, e che sua madre era morta demente.
Cos la societ lo accolse, lo coccol, lo tenne in gran conto poich i suoi cavalli erano i pi valenti del paese, i suoi ricevimenti e i suoi vini i pi ricercati. Quanto al suo matrimonio con la "donna pi intelligente d'Europa", ebbene, l'inevitabile arriv in fretta, a grandi passi. Nessuno lo compat, perch era stato lui stesso l'artefice del suo destino. In Inghilterra c'era una gran quantit di giovani signore, nobili e di bell'aspetto, che l'avrebbero aiutato volentieri a spendere la fortuna dei Blakeney, sorridendo benevole alla sua idiozia e al suo insensato buon umore. Oltretutto, Sir Percy non otteneva la piet di nessuno, perch non sembrava averne affatto bisogno; sembrava invece molto fiero di sua moglie e della sua intelligenza, e non si curava del fatto che lei non si prendesse la briga di celare il bonario disprezzo che evidentemente nutriva nei suoi confronti, e che addirittura si divertisse a mettere in risalto il proprio sottile ingegno a spese del marito.
E tuttavia Blakeney era davvero troppo stupido per rendersi conto del ridicolo di cui la moglie lo copriva, e se la vita coniugale con l'affascinante parigina non aveva visto realizzarsi tutto quello che le sue speranze e la sua assoluta devozione per lei avevano prefigurato, la societ poteva solo farsene un'idea vaga.
Nella sua bella casa di Richmond accettava con imperturbabile bonariet di recitare un ruolo di secondo piano rispetto alla brillante consorte; la copriva di gioielli e lussi di ogni sorta che lei accettava con impareggiabile grazia, elargendo l'ospitalit della sua superba villa con la stessa eleganza con cui aveva accolto il circolo d'intellettuali di Parigi.
Fisicamente, Sir Percy Blakeney era senza dubbio un tipo attraente, sempre a eccezione dell'espressione indolente e annoiata che gli era connaturata. Il suo abbigliamento era impeccabile in ogni occasione, e seguiva i dettami esagerati dello stile "Incroyable",  che da poco era migrato da Parigi a Londra, con il buon gusto innato del gentiluomo inglese.
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Nota: Les Incroyables et les Merveilleuses: moda nata in Francia, basata sull'ostentazione di uno sfarzo al limite del ridicolo, abbracciata soprattutto da realisti e conservatori. Fine nota.
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In quel particolare pomeriggio di settembre, malgrado il lungo viaggio in carrozza, malgrado la pioggia e il fango, il soprabito gli cadeva a pennello sulle spalle tornite; le mani, che spuntavano dai ricchi merletti ondulati di Mechline apparivano di un biancore quasi femmineo: lo stravagante giacchino di satin corto in vita, il panciotto con l'ampio stemma e i calzoni a righe attillati vestivano alla perfezione la sua figura imponente, e lo si sarebbe potuto ammirare come esemplare di mascolinit inglese, finch i modi leziosi, i gesti affettati, l'immancabile risata vacua non avessero soffocato bruscamente ogni forma di ammirazione per Sir Percy Blakeney.
Era entrato ciondolando nella sala della locanda vecchio stile, scrollandosi le gocce d'acqua dal raffinato soprabito; poi, avvicinando agli occhi azzurri e pigri un monocolo montato in oro, osserv la comitiva, sulla quale era calato un imbarazzato silenzio.
"Come andiamo, Tony? E voi, Ffoulkes?", disse, riconoscendo i due uomini e stringendo loro la mano. "Perbacco, caro amico", aggiunse soffocando un leggero sbadiglio, "avete mai visto una giornata pi orribile? Questo tempo  proprio una dannazione".
Con una buffa risatina, imbarazzata e ironica a un tempo, Marguerite si era voltata verso il marito e lo squadrava dalla testa ai piedi, con un piccolo lampo divertito negli occhi.
"Ol!", disse Sir Percy dopo un attimo di silenzio visto che nessuno diceva una parola, "sembrate tutti mezzo addormentati... Che succede?".
"Oh, niente, Sir Percy", rispose Marguerite con una certa gaiezza che, tuttavia, suonava un tantino forzata, "niente che possa turbare la vostra imparzialit: solamente un insulto a vostra moglie".
La risata che accompagnava tale affermazione voleva chiaramente rassicurare Sir Percy sulla gravit dell'incidente. E sembr raggiungere il suo obiettivo, perch ridendo a sua volta, lui rispose placido: "Ol, mia cara! Ma non mi dire... Accidenti! E chi  l'ardimentoso che ha osato un tale affronto verso di te? Eh?".
Lord Tony cerc di intervenire, ma non ne ebbe il tempo, perch il giovane visconte si era gi fatto avanti.
"Monsieur", disse anticipando con un inchino teatrale un discorsetto nel suo inglese stentato, "mia madre, la contessa de Tournay de Basserive, ha offenc Madame che, a quanto vedo,  vostra moglie. Io non posso chiedere a voi pardon per mia madre: quello che lei fa  giusto ai miei occhi. Ma sono pronto a offrirvi la rparation in uso tra uomini d'onore".
Il giovane si drizz in tutta la sua modesta statura e sembr davvero entusiasta, fiero e impetuoso mentre fissava quel bizzarro metro e ottanta di splendore nella persona di Sir Percy Blakeney, baronetto.
"Sant'Iddio, Sir Andrew", disse Marguerite con una delle sue risate contagiose, "osservate che delizioso quadretto: il tacchino inglese e il gallo francese".
La similitudine era pressoch perfetta, e il tacchino inglese guardava esterrefatto il grazioso galletto francese, che gli girava intorno con aria minacciosa.
"Ol! Signore", disse finalmente Sir Percy, mettendo su l'occhialino e osservando il giovane francese con malcelata meraviglia, "si pu sapere dove diavolo avete imparato a parlare inglese?".
"Monsieur!", protest il visconte, piuttosto imbarazzato per modo in cui il suo atteggiamento bellicoso era stato eluso dal massiccio inglese.
"Lo trovo meraviglioso!", continu Sir Percy come se niente fosse, "dannatamente meraviglioso! Non trovate anche voi, Tony, eh? Giuro che non riuscirei a parlare il francese cos. Giusto?".
"No, no, ve lo garantisco!", ribatt Marguerite, "Sir Percy ha un accento inglese che si potrebbe tagliare col coltello".
"Monsieur", intervenne il visconte con fervore, in un inglese ancora pi stentato, "temo che non avete capito. Offro a voi l'unica riparazione possible tra gentiluomini".
"Che diavolo ?", chiese distrattamente Sir Percy.
"La mia spada, Monsieur", replic il visconte che, sebbene ancora sbalordito, stava per perdere le staffe.
"Voi siete uno sportivo, Lord Tony", disse Marguerite tutta allegra, "dieci a uno sul galletto".
Sir Percy, tuttavia, fiss per un momento il visconte con aria ottusa, attraverso le pesanti palpebre calate a met, soffoc un altro sbadiglio, si stiracchi le lunghe gambe, e in tutta calma si gir dall'altra parte.
"Che Dio vi benedica, signore", biascic benevolo, "ma cosa caspita me ne faccio della vostra spada?".
Cosa pensasse e provasse il visconte in quel momento, mentre lo spilungone inglese lo trattava con un'insolenza cos manifesta, potrebbe riempire volumi di profonde riflessioni...
Ci che disse non furono che tre parole, perch tutte le altre gli morirono in gola per la collera crescente.
"A duello, Monsieur", balbett.
Blakeney si volt ancora una volta e guard dall'alto in basso l'ometto collerico che aveva di fronte, ma non parve perdere nemmeno per un istante il solito, imperturbabile buonumore. Se ne usc con la sua tipica risata, piacevole quanto fatua, e infilando le mani lunghe e affusolate nelle ampie tasche del soprabito, disse placido: "Un giovane teppista assetato di sangue... Volete trapassare un uomo che rispetta la legge? Per quanto mi riguarda, signore, io non mi batto mai a duello", aggiunse, dopo essersi pigramente seduto con le gambe distese davanti a s. "Sono cose dannatamente spiacevoli, i duelli. Dico bene, Tony?".
Ora, il visconte aveva senza dubbio avuto qualche sentore che in Inghilterra la moda dei duelli tra gentiluomini era stata duramente repressa dalla legge; tuttavia per lui, un francese, le cui nozioni di coraggio e onore erano basate su un codice che aveva alle spalle secoli di tradizione, lo spettacolo di un gentiluomo che si rifiuta categoricamente di battersi a duello era un'enormit. Si stava domandando in modo confuso se avesse dovuto colpire dritto in faccia lo spilungone inglese e chiamarlo codardo, o se una condotta simile in presenza di una signora potesse essere giudicata volgare, quando Marguerite intervenne tutta allegra.
"Vi prego, Lord Tony", disse con la sua dolce voce gentile e armoniosa, "vi prego di fare da paciere. Il fanciullo scoppia di rabbia, e", aggiunse con una nota di pungente ironia, "potrebbe far del male a Sir Percy". Fece una risatina di scherno che, tuttavia, non disturb affatto la placida equanimit del marito. "Il tacchino inglese ha vinto il round", disse poi, "Sir Percy potrebbe provocare tutti i santi del calendario senza perdere la calma".
Ma a quel punto Blakeney, di buonumore come sempre, gi rideva di s insieme a lei.
" dannatamente spiritosa, non trovate?", disse, rivolgendosi con cortesia al visconte. "Donna intelligente mia moglie, signor... Se ne accorger, se rimarr abbastanza a lungo in Inghilterra".
"Sir Percy ha ragione, visconte", intervenne a questo punto Lord Antony, posando amichevolmente la mano sulla spalla del giovane francese. "Sarebbe davvero disdicevole che voi iniziaste la vostra carriera in Inghilterra sfidandolo a duello".
Per un lungo istante il visconte esit, poi, con una lieve alzata di spalle contro l'inconcepibile codice d'onore vigente in quell'isola immersa nella nebbia disse con la dignit richiesta dalla situazione: "Ah, bene! Se Monsieur  soddisfatto, io non ho problemi. Signore, voi siete il nostro protettore. Se ho sbagliato, mi tiro indietro".
"S, d'accordo!", rispose Blakeney, con un profondo sospiro di sollievo. "Ritiratevi, adesso. Dannato cucciolo permaloso", aggiunse sottovoce. "A dirla tutta, Ffoulkes, se questo  un campione degli articoli che voi e i vostri amici riportate dalla Francia, il consiglio che vi do : buttateli nella Manica, amico mio, o dovr mettere in guardia il vecchio Pitt, convincerlo a imporvi un dazio proibitivo o a mettervi in galera come contrabbandieri".
"Ors, Sir Percy,  la vostra cavalleria a portarvi fuori strada", disse Marguerite con aria civettuola, "dimenticate che proprio voi avete importato della merce dalla Francia".
Blakeney si alz in piedi con calma e, dopo un profondo inchino alla moglie, disse con impeccabile galanteria: "Io ho scelto la merce migliore, e il mio gusto  infallibile".
"Pi della vostra cavalleria, temo", gli rispose lei per le rime.
"Per mille diavoli, mia cara! Siate ragionevole! Pensate che possa permettere a qualsiasi piccolo mangiarane che non apprezza la linea del vostro naso di fare del mio corpo un puntaspilli?".
"Ma sant'Iddio, Sir Percy!", rise Lady Blakeney, facendo una buffa e graziosa riverenza. "Non  il caso di aver paura! Non sono certo gli uomini a criticare la linea del mio naso".
"Ma che paura e paura! Mettete in dubbio il mio coraggio, Madame? Non frequento certo il ring inutilmente, dico bene, Tony? Mi sono battuto a suon di pugni con Red Sam prima d'ora, e... e anch'io mi sono fatto valere...".
"Vi giuro, Sir Percy", disse Marguerite, con una lunga risata argentina che risuon sotto le vecchie travi di quercia della sala, "avrei voluto vedervi allora... Ah! Ah! Ah!... chiss che bel quadretto... e... e temere un ragazzino francese, poi... Ah! Ah!... Ah! Ah!".
"Ah! Ah! Ah! Ih! Ih! Ih!", le fece eco Sir Percy tutto allegro. "Ol, Madame, mi fate onore! Accipicchia! Ffoulkes, segna! Ho fatto ridere mia moglie! La donna pi intelligente d'Europa!... Caspiterina, ci vuole un brindisi!", e dette una manata vigorosa sul tavolo. "Ehi! Jelly! Svelto! Qui, Jelly!".
Ancora una volta l'armonia fu ristabilita. Il signor Jellyband, con uno sforzo notevole, si riprese dalle tante emozioni che aveva provato in meno di mezz'ora. "Una coppa di punch, e che sia forte e bollente, eh?", disse Sir Percy. "La verve che ha fatto appena ridere una donna intelligente va incoraggiata. Ah! Ah! Ah! Affrettati, mio buon Jelly!".
"No, non c' tempo, Sir Percy", intervenne Marguerite, "il capitano dello yacht sar qui a momenti, e mio fratello deve imbarcarsi subito, altrimenti il Day Dream perder la marea".
"Tempo, mia cara? Un gentiluomo ha tutto il tempo di ubriacarsi e salire a bordo prima che cambi la marea".
"Mi pare, vostra signoria", disse Jellyband con rispetto, "che il giovane gentiluomo stia arrivando proprio adesso insieme al capitano di Sir Percy".
"Hai ragione", disse Blakeney, "vorr dire che Armand si unir a noi per una bevuta. E voi, Tony, credete", aggiunse voltandosi verso il visconte, "che quell'impertinente del vostro amico si unir a noi per un bicchiere? Ditegli che beviamo in segno di riconciliazione".
"In effetti", disse Marguerite, "siete una compagnia cos allegra che conto sul fatto che mi perdonerete se vado a salutare mio fratello in un'altra stanza".
Sarebbe stato di cattivo gusto protestare. Sia Lord Antony che Sir Andrew intuirono che in quel momento Lady Blakeney non poteva essere del tutto in sintonia con loro. Il suo amore per il fratello, Armand St. Just, era estremamente profondo e toccante. Armand aveva appena trascorso con lei alcune settimane nella sua casa in Inghilterra e stava tornando per rimettersi al servizio del suo paese proprio nel momento in cui la ricompensa comune per la pi sincera fedelt era la morte.
Nemmeno Sir Percy fece alcun tentativo di trattenere la moglie. Con quella galanteria impeccabile, un tantino affettata, che caratterizzava ogni suo gesto, apr per lei la porta della sala caff e le fece il pi teatrale degli inchini, come imponeva la moda di quei giorni, mentre lei avanzava per uscire dal locale riservandogli nient'altro che un rapido sguardo sdegnoso. Soltanto Sir Andrew Ffoulkes, i cui pensieri, da quando aveva incontrato Suzanne de Tournay, sembravano pi perspicaci, pi gentili, pi istintivamente empatici, not il curioso sguardo di desiderio, di profonda e disperata passione con cui l'insulso e frivolo Sir Percy segu la figura di sua moglie che si ritirava. 
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CAPITOLO 7.
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Il giardino segreto.
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Una volta fuori dalla chiassosa sala caff, sola nel corridoio semibuio, Marguerite Blakeney parve respirare pi liberamente. Fece un sospiro profondo, come per affrancarsi dall'oppressione del costante autocontrollo, e lasci che qualche lacrima le cadesse sulle guance.
La pioggia era cessata e, tra le rapide nuvole, i pallidi raggi del sole che era sbucato dopo la tempesta brillavano sulle belle scogliere bianche del Kent e sulle tipiche case irregolari che si assiepavano intorno al molo dell'Ammiragliato. Marguerite Blakeney avanz sul porticato guardando verso il mare. Il profilo di una graziosa goletta dalle vele bianche, che si stagliava contro il cielo cangiante, danzava lieve nella brezza. Era il Day Dream, lo yacht di Sir Percy Blakeney, pronto per riportare Armand St. Just in Francia proprio nel cuore della rivoluzione turbolenta e sanguinosa che aveva rovesciato la monarchia, attaccato la religione e distrutto il tessuto sociale, per cercare di costruire sulle ceneri della tradizione una nuova Utopia, vagheggiata da un pugno di uomini, ma che nessuno aveva il potere di concretizzare.
In lontananza, due figure si stavano avvicinando alla Locanda del pescatore: la prima, un uomo attempato con una curiosa barba liscia e grigia sul mento tondo e massiccio, camminava con la caratteristica andatura dondolante che tradisce l'uomo di mare; la seconda, una figura giovane ed esile abbigliata in modo consono e gradevole con un soprabito scuro a pi strati di mantelle, era sbarbata di fresco e portava i capelli neri sistemati all'indietro su una fronte aperta e nobile.
"Armand!", chiam Marguerite Blakeney non appena lo vide avvicinarsi, e sul suo volto soave tra le lacrime si accese un sorriso.
Un paio di minuti dopo fratello e sorella si ritrovarono stretti in un abbraccio, mentre il vecchio capitano si teneva rispettosamente da parte.
"Quanto tempo abbiamo, Briggs?", domand Lady Blakeney, "prima che Monsieur St. Just debba imbarcarsi?".
"Dobbiamo levare l'ancora entro mezz'ora, vostra signoria", rispose il vecchio, scostando dalla fronte un folto ciuffo grigio.
Marguerite prese il fratello sottobraccio e lo condusse verso la scogliera
"Mezz'ora", disse, guardando malinconica verso il mare, "solo mezz'ora e sarai lontano da me, Armand! Oh, mio caro! Non riesco a credere che tu stia per partire! Questi ultimi giorni, mentre Percy era via e ti ho avuto tutto per me, sono volati come un sogno".
"Non vado lontano, gioia mia", disse il giovane amabilmente, "uno stretto canale, qualche miglio di strada e in un lampo posso essere di nuovo qui".
"No, non si tratta della distanza, Armand, ma di Parigi, di quella citt tremenda... e proprio in questo momento, poi...".
Avevano raggiunto il margine della scogliera. La lieve brezza marina scompigliava i capelli di Marguerite, e faceva ondeggiare intorno a lei il suo leggero fisci di pizzo come un sinuoso serpente bianco. Cerc di penetrare con lo sguardo lo spazio oltre il quale si stagliavano le coste della Francia: la Francia dura e implacabile che pretendeva un tributo di carne e sangue dai pi valorosi dei suoi figli.
"Il nostro meraviglioso paese, Marguerite", disse Armand come se le avesse letto nel pensiero.
"Si sono spinti troppo oltre, Armand", aggiunse lei con impeto. "Tu sei un repubblicano, come me... abbiamo le stesse idee, lo stesso entusiasmo per la libert e l'uguaglianza... ma anche tu devi riconoscere che si sono spinti troppo oltre...".
"Taci!", disse istintivamente Armand, gettando preoccupato una rapida occhiata intorno a s.
"Ecco, vedi? Non ti senti sicuro nemmeno a parlarne, nemmeno qui... in Inghilterra!". D'improvviso si strinse forte a lui con uno slancio quasi materno: "Non andare, Armand!", lo supplic; "non tornare indietro! Che farei se... se...".
La voce le si smorz in un singhiozzo, gli occhi, azzurri e amorevoli, fissarono imploranti il giovane fratello che a sua volta la guardava intensamente.
"Saresti in ogni caso la mia coraggiosa sorella", disse con delicatezza, "e ricorderesti che quando la Francia  in pericolo non sono certo i suoi figli a voltarle le spalle".
Mentre lui parlava, il dolce sorriso fanciullesco rispunt sul viso di lei, cos accorato che sembrava dovesse tramutarsi in pianto.
"Oh! Armand", disse poi con uno strano tono di voce, "qualche volta vorrei che tu non fossi cos virtuoso e nobile... Credimi, i piccoli vizi sono molto meno scomodi e pericolosi. Ma tu sarai prudente?", aggiunse con impeto.
"Per quanto possibile... Te lo prometto".
"Non dimenticare, mio caro, che sei l'unico che... che... che mi vuole bene".
"Ma no, gioia mia, hai altri interessi, adesso Percy ti vuole bene...".
Un'insolita espressione di nostalgia s'insinu nello sguardo di Marguerite mentre mormorava: "Me ne voleva... una volta...".
"Ma sicuramente...".
"Su, su, mio caro, non affliggerti a causa mia. Percy  molto buono...".
"No!", la interruppe con veemenza, "io mi affligger per te, Margot. Stammi a sentire, mia cara, non ti ho parlato di queste cose, prima; c'era sempre qualcosa che mi bloccava quando desideravo interrogarti. Tuttavia, in qualche modo, sento che non potrei andare via e lasciarti senza farti una domanda... Non sei tenuta a rispondermi se non vuoi", aggiunse quando si accorse che un improvviso sguardo duro, quasi spaventato, le attraversava gli occhi.
"Quale?", chiese lei semplicemente.
"Sir Percy Blakeney sa che... Voglio dire, sa che ruolo hai avuto nell'arresto del marchese de St. Cyr?".
Lei rise - una risata mesta, amara, sprezzante, che fu come una nota stonata nella musica della sua voce.
"Intendi che ho denunciato il marchese de St. Cyr al tribunale che in sostanza ha mandato lui e tutta la sua famiglia alla ghigliottina? S, lo sa... Gliel'ho detto dopo il matrimonio...".
"Gli hai spiegato tutte le circostanze che ti scagionano completamente da ogni colpa?".
"Era troppo tardi per parlare delle "circostanze"; aveva sentito la storia da altre fonti, la mia confessione  arrivata con troppo ritardo, pare. Non avrei potuto pi appellarmi alle attenuanti: non avrei potuto umiliarmi nel tentativo di spiegare...".
"E?".
"E adesso ho la soddisfazione, Armand, di sapere che l'uomo pi stupido di tutta l'Inghilterra disprezza sua moglie nel modo pi assoluto".
Questa volta parl con profondo rancore, e Armand St. Just, che l'amava con tutto il cuore, cap di aver messo il dito in una piaga sanguinante.
"Ma Sir Percy ti amava", ripet gentilmente.
"Mi amava? Be', Armand, una volta lo pensavo davvero, altrimenti non l'avrei sposato. Oso credere", aggiunse parlando molto in fretta, come se stesse per liberarsi di un grosso peso che l'aveva oppressa per mesi, "oso credere che anche tu abbia pensato - come chiunque altro - che ho sposato Sir Percy per i suoi soldi, ma posso assicurarti, mio caro, che non  cos. Sembrava adorarmi con una rara intensit piena di passione che mi arrivava dritta al cuore. Come sai, non avevo mai amato nessuno prima, e avevo ormai ventiquattro anni, cos ritenni che amare non appartenesse alla mia natura. Ma avevo sempre avuto l'impressione che deve essere celestiale sentirsi amati ciecamente, appassionatamente, totalmente... venerati; e a dire il vero, il fatto che Percy fosse lento e stupido era un richiamo per me, perch pensavo che mi avrebbe amato ancora di pi. Un uomo intelligente avrebbe avuto di sicuro altri interessi, un uomo ambizioso altri sogni. Ero convinta che uno stupido mi avrebbe adorato senza pensare ad altro. Ed ero pronta, Armand; mi sarei lasciata adorare, e in cambio avrei offerto un'infinita tenerezza...".
Sospir, e in quel sospiro c'era tutto il suo disincanto. Armand St. Just l'aveva fatta parlare senza interromperla, e mentre ascoltava, lasci che i suoi pensieri si scatenassero. Era terribile vedere che una donna giovane e bella - una ragazza, in realt, tranne per il nome - ancora sulla soglia della propria esistenza, fosse gi priva di speranza, priva di illusioni, priva di tutti quei fantastici sogni dorati che avrebbero dovuto fare della sua giovent una lunga, eterna vacanza.
Tuttavia, sebbene amasse teneramente la sorella, forse cap: aveva osservato uomini di molti paesi, di tutte le et, uomini di ogni condizione sociale e intellettuale, e dentro di s intu quello che Marguerite aveva lasciato inespresso. Che Percy Blakeney fosse uno stupido era un dato di fatto, tuttavia nella sua mente tarda ci sarebbe sempre stato spazio per l'inestirpabile orgoglio dell'erede di una lunga discendenza di gentiluomini inglesi. Un Blakeney era morto nella battaglia di Bosworth Field, un altro aveva sacrificato la vita e il patrimonio per il bene di un infido Stuart: e quello stesso orgoglio - insensato e carico di pregiudizi, come l'avrebbe definito il repubblicano Armand - doveva essere stato punto sul vivo nel sentire di quale peccato si sarebbe macchiata Lady Blakeney. Lei era stata giovane, poco assennata, mal consigliata forse. Armand sapeva bene tutto ci, la sua impulsivit e la sua imprudenza le conosceva ancora meglio; ma Blakeney era stupido, non avrebbe prestato ascolto alle "circostanze", si sarebbe aggrappato solo ai fatti, e questi gli avevano dimostrato che Lady Blakeney aveva denunciato un suo simile al tribunale che non conosceva perdono: e il disprezzo che evidentemente provava per l'azione che, anche se in modo involontario, sua moglie aveva compiuto, doveva aver ucciso dentro di lui tutto l'amore, in cui non ci sarebbe mai stato spazio per la compassione e la ragionevolezza.
Tuttavia, anche in quel frangente, la sorella lo lasciava perplesso. La vita e l'amore sono cos inspiegabilmente capricciosi. Forse, con il declino dell'amore del marito, nel cuore di Marguerite si era risvegliato il sentimento per lui? Gli estremi opposti si incontrano sulla via dell'amore: forse, una donna che aveva avuto ai suoi piedi gli intellettuali di mezza Europa, aveva poi riposto il suo affetto in uno stupido. Marguerite fissava il tramonto. Armand non riusciva a vederla in faccia, ma proprio allora gli parve che un luccichio balenato per un istante nella luce dorata della sera le fosse scivolato dagli occhi sul delicato fisci di pizzo.
Ma non poteva affrontare questo argomento con lei. Conosceva bene la sua indole eccentrica, passionale, e conosceva il riserbo che si celava dietro i suoi modi schietti, aperti. Erano sempre stati insieme, loro due, perch avevano perso i genitori quando Armand era solo un ragazzo e Marguerite una bambina. Di otto anni pi grande della sorella, si era preso cura di lei fino al suo matrimonio; le era stato al fianco nel corso dei favolosi anni passati nell'appartamento di rue de Richelieu, e aveva seguito l'ingresso nella sua nuova vita, qui in Inghilterra, con molta tristezza e qualche presentimento.
Dopo il matrimonio, questa era la sua prima visita in Inghilterra, e sembrava che i pochi mesi di separazione avessero gi alzato un sottile muro tra fratello e sorella; da parte di tutti e due c'era ancora lo stesso amore profondo e intenso, ma adesso ognuno pareva possedere un giardino segreto, nel quale l'altro non osava entrare.
Erano molte le questioni di cui Armand St. Just non poteva parlare alla sorella; la prospettiva politica della rivoluzione in Francia mutava quasi ogni giorno, non le sarebbe stato facile comprendere in che modo le sue idee e inclinazioni fossero cambiate nel momento in cui gli eccessi, compiuti da coloro che erano stati suoi amici, s'intensificarono suscitando orrore. E Marguerite non poteva parlare al fratello dei segreti del proprio cuore; lei stessa li comprendeva a fatica, in realt sapeva soltanto che, in mezzo a tanta opulenza, si sentiva sola e infelice.
E adesso Armand sarebbe andato via; lei temeva per la sua incolumit e agognava la sua presenza. Non avrebbe sprecato quegli ultimi istanti dolceamari parlando di s. Lo condusse pian piano lungo la scogliera, poi gi sulla spiaggia; camminando sottobraccio dovevano ancora discorrere di molte cose rimaste fuori dai rispettivi giardini segreti.
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CAPITOLO 8.
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L'agente ufficiale.
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Il pomeriggio volgeva rapido al termine, e una lunga, fredda serata estiva inglese spandeva una coltre nebbiosa sul verde paesaggio del Kent.
Il Day Dream aveva preso il largo, e Marguerite Blakeney rimase da sola sul margine della scogliera per pi di un'ora a guardare le candide vele che, rapide, le portavano via l'unico essere che le voleva davvero bene, che amava e del quale sapeva di potersi fidare.
Poco oltre, alla sua sinistra, le luci della Locanda del pescatore baluginavano gialle nella fitta nebbia; di tanto in tanto le pareva che i suoi nervi tesi riuscissero a cogliere anche da l il rumore dell'allegria e delle chiacchiere gioviali, o perfino l'immancabile risata sciocca del marito, che graffiava di continuo le sue orecchie sensibili.
Sir Percy aveva avuto la delicatezza di lasciarla totalmente sola. Lei immagin che, con quella sua attitudine ottusa e benevola, era riuscito a capire quanto lei desiderasse restare sola mentre le bianche vele svanivano all'orizzonte a molte miglia di distanza. Il marito, che aveva un rigido rispetto delle convenzioni sociali e del decoro, non aveva nemmeno proposto che un valletto rimanesse nei dintorni. Marguerite gli fu molto grata; tentava sempre di dimostrargli gratitudine per la sua costante premura e la sconfinata generosit. Talvolta tentava anche di tenere a freno i pensieri aspri e sarcastici su di lui, che le facevano dire - suo malgrado - cose crudeli e offensive che sperava lo ferissero in qualche modo.
Gi! Spesso desiderava ferirlo, desiderava fargli sentire che anche lei lo disprezzava, che anche lei aveva dimenticato di averlo quasi amato, un tempo. Amare quell'inutile damerino! Le cui preoccupazioni non sembravano in grado di levarsi al di sopra della forma del nodo di una cravatta o del nuovo taglio di una giacca. Bah! E tuttavia... vaghi ricordi, dolci, ardenti e in sintonia con la calma serata estiva, le tornarono alla memoria sulle ali invisibili della lieve brezza marina: il legame che si era creato all'inizio, quando lui l'adorava e sembrava devoto, quasi uno schiavo... e una sorta di latente intensit in quell'amore, che l'aveva affascinata.
Poi, all'improvviso, l'amore e la devozione, che durante il periodo del corteggiamento erano stati per lei come la cieca fedelt di un cane, svanirono del tutto. Ventiquattr'ore dopo la semplice cerimonia nell'antica chiesa di St. Roch, gli aveva raccontato la storia di come, inavvertitamente, aveva parlato di certe vicende collegate al marchese de St. Cyr davanti ad alcuni suoi amici che avevano usato quelle informazioni contro lo sfortunato marchese, mandando lui e la sua famiglia alla ghigliottina.
Lei odiava il marchese. Anni prima, Armand, l'amato fratello, si era innamorato di Angele de St. Cyr, ma St. Just era un plebeo e il marchese traboccava di pregiudizi dettati dall'orgoglio e dall'arroganza della sua casta. Un giorno Armand, il rispettoso e timido amante, os inviare una breve poesia - fervida, ardente, appassionata - all'idolo dei suoi sogni. La sera dopo, i servitori del marchese de St. Cyr gli tesero un agguato appena fuori Parigi e lo picchiarono in modo ignobile, lo picchiarono come un cane e lo ridussero in fin di vita, perch aveva osato alzare gli occhi sulla figlia di un aristocratico. L'incidente fu uno tra i tanti che due anni prima della grande rivoluzione erano all'ordine del giorno in Francia; furono incidenti del genere, infatti, a provocare le sanguinose rappresaglie che qualche anno dopo avrebbero portato alla ghigliottina gran parte di quelle teste arroganti.
Marguerite ricordava tutto: il fratello aveva dovuto subire un colpo durissimo al suo orgoglio virile, e lei stessa non aveva mai nemmeno provato ad analizzare quello che aveva sofferto per lui e con lui.
Poi arriv il giorno del castigo. St. Cyr e i suoi simili avevano trovato i loro padroni proprio in quei plebei che avevano disprezzato. Armand e Marguerite, due intellettuali, due esseri pensanti, adottarono con l'entusiasmo della giovinezza le dottrine utopiche della rivoluzione, mentre il marchese de St. Cyr e la sua famiglia lottavano per non perdere neanche un briciolo di quei privilegi che li avevano piazzati in cima alla scala sociale, al di sopra dei loro simili. A Marguerite - impulsiva, sconsiderata, ignara della portata delle sue parole, ancora scottata dalla terribile offesa subita dal fratello per mano del marchese - capit di ascoltare, tra quelli della sua cerchia, che i St. Cyr intrattenevano una corrispondenza proditoria con l'Austria, sperando di ottenere dall'imperatore il supporto necessario a reprimere i crescenti moti rivoluzionari nel loro paese.
In quei giorni bastava una denuncia: le poche, incaute parole contro il marchese de St. Cyr diedero il loro frutto nel giro di ventiquattr'ore. L'aristocratico fu arrestato. Le sue carte furono ispezionate: le lettere dell'Imperatore d'Austria, che promettevano l'invio di truppe contro la popolazione di Parigi, vennero rinvenute nel suo scrittoio. Lui fu accusato di tradimento contro la nazione e mandato alla ghigliottina, e la sua famiglia - la moglie e i figli - condivisero quel tragico destino.
Marguerite, atterrita dalle tremende conseguenze della sua sconsideratezza, non pot nulla per salvare il marchese: la sua stessa cerchia, i capi del movimento rivoluzionario, tutti la proclamarono loro eroina, e quando spos Sir Percy Blakeney probabilmente non comprese appieno con quanta severit lui avrebbe giudicato la colpa che aveva commesso, suo malgrado, e che ancora le opprimeva pesantemente il cuore. Aveva confessato tutto a suo marito, confidando nel fatto che l'amore cieco che Sir Percy provava per lei e lo sconfinato potere che esercitava su di lui gli avrebbero fatto dimenticare subito ci che all'orecchio di un inglese doveva suonare sgradevole.
Evidentemente, sul momento sembr prendere la cosa con molta noncuranza, e in effetti non dava l'impressione di aver compreso il senso di tutto quello che gli aveva detto la moglie. Ma ci che apparve ancora pi evidente, fu che in seguito alla confessione Marguerite non colse pi neanche il minimo segnale di quell'amore che una volta credeva completamente suo. Adesso si erano allontanati, e Sir Percy pareva aver messo da parte il suo amore per lei, come avrebbe fatto con una scarpa stretta. Lei tent di scuoterlo, affilando l'ingegno contro la sua mente tarda, tentando di suscitare la sua gelosia - dato che non riusciva a ridestare il suo amore - spingendolo a farsi valere, ma tutto invano. Lui rest lo stesso di prima, sempre passivo, lento nel parlare, sonnacchioso, cortese e gentiluomo in ogni occasione: lei aveva tutto ci che il mondo e un marito ricco possono offrire a una donna avvenente; ma in quella bella serata estiva, con le bianche vele del Day Dream ormai rese invisibili dalle ombre del crepuscolo, si sent pi sola di quel povero vagabondo che si trascinava stancamente lungo la costa frastagliata.
Con un altro profondo sospiro, Marguerite Blakeney volt le spalle al mare e alle scogliere, e si avvi lentamente verso la Locanda del pescatore. Mentre si avvicinava, il chiasso dei bagordi e delle risate allegre e gioviali si fece pi forte e nitido. Poteva distinguere la bella voce di Sir Andrew Ffoulkes, la risata fragorosa di Lord Tony, gli occasionali commenti cantilenati e soporiferi del marito; poi, notando che sulla strada isolata il buio s'infittiva intorno a lei, affrett il passo... un attimo dopo avvist uno sconosciuto che le veniva incontro rapidamente. Marguerite non si ferm a guardarlo: non era affatto preoccupata e adesso la Locanda del pescatore era a portata di voce.
Lo sconosciuto si ferm quando vide Marguerite farglisi incontro a passo svelto, e proprio mentre stava per superarlo, le disse a bassa voce: "Cittadina St. Just".
Marguerite emise un gridolino di sorpresa nel sentire pronunciare il suo nome da ragazza cos vicino a lei. Osserv lo sconosciuto, e questa volta con un grido di sincero piacere allung entusiasta le mani verso di lui.
"Chauvelin!", esclam.
"In persona, cittadina, al vostro servizio", disse lo sconosciuto, baciandole in modo galante le punta delle dita.
Per un attimo, Marguerite non disse una parola e fiss deliziata la piccola figura non troppo attraente di fronte a lei. Chauvelin, una personalit brillante, perspicace, con una curiosa espressione volpina negli occhi profondi e infossati, era pi vicino ai quaranta che ai trenta. Era lo sconosciuto che un paio d'ore prima aveva bevuto un bicchiere di vino in amicizia con il signor Jellyband.
"Chauvelin... amico mio...", disse Marguerite, con un grazioso sospiro di soddisfazione. "Sono cos felice di vedervi".
Senza dubbio la povera Marguerite St. Just, sola tra i suoi lussi e tra i suoi amici inamidati, fu lieta di vedere un volto che la riportava con la memoria ai tempi felici di Parigi, quando regnava - una vera regina - sulla compagnia di intellettuali di rue de Richelieu. In ogni caso, non si accorse del sorrisetto sarcastico che sfior le labbra sottili di Chauvelin.
"Ma ditemi", aggiunse tutta allegra, "per quale motivo o per chi vi trovate qui in Inghilterra?".
"Potrei rispondervi con la stessa domanda, mia bella signora", rispose. "Voi cosa fate?".
"Oh, io?", disse lei con un'alzata di spalle. "Je m'ennuie, mon ami, tutto qui".
Avevano raggiunto il porticato della Locanda del pescatore, ma Marguerite sembrava restia ad entrare. L'aria della sera dopo il temporale era gradevole, e lei aveva accanto un amico che esalava il respiro di Parigi, che conosceva bene Armand, che poteva parlarle di tutti gli amici gioiosi e brillanti che si era lasciata alle spalle. Cos si attard sotto l'elegante porticato, dove attraverso l'abbaino illuminato della sala caff risuonavano le risate, le voci che chiamavano Sally per le birre, i boccali sbattuti sui tavoli e il rotolio dei dadi, mescolati all'insulsa risata triste di Sir Percy Blakeney. Chauvelin le stava accanto, i suoi acuti occhi gialli fissavano il viso grazioso che appariva cos dolce e fanciullesco nel lieve crepuscolo estivo inglese.
"Voi mi sorprendete, cittadina", disse a bassa voce, mentre fiutava una presa di tabacco.
"Davvero?", rispose lei allegramente. "A dir la verit, mio piccolo Chauvelin, avrei creduto che con la vostra perspicacia, avreste immaginato che un'atmosfera fatta di nebbia e virt non fosse adatta a Marguerite St. Just".
"Povero me! Vanno cos male le cose?", chiese, fingendosi costernato.
"Esattamente", rispose lei, "e anche peggio".
"Strano! Be', pensavo che una bella donna avrebbe trovato particolarmente attraente la vita di campagna in Inghilterra".
"Lo pensavo anch'io!", disse Marguerite con un sospiro. "Le belle donne", aggiunse pensierosa, "in Inghilterra dovrebbero divertirsi con le cose di ogni giorno, dato che tutte le piacevolezze sono loro vietate".
"Proprio cos!".
"Non ci crederete, mio piccolo Chauvelin", disse seriamente, "ma spesso trascorro un'intera giornata - un'intera giornata! - senza imbattermi nemmeno in una tentazione".
"Non mi stupisce", ribatt Chauvelin in tono galante, "che la donna pi intelligente d'Europa sia tormentata dall'ennui".
Marguerite proruppe in una delle sue melodiose, sussultanti risate fanciullesche.
"Devono andare proprio male le cose, non credete?", disse con aria maliziosa, "altrimenti non sarei stata cos lieta di vedervi. E tutto questo a meno di un anno da un romantico incontro d'amore...  proprio questo il problema...".
"Ah!... quell'idilliaca follia", disse Chauvelin con pacato sarcasmo, "non  durata che... poche settimane?".
"Le idilliache follie non durano mai, mio piccolo Chauvelin... ci colpiscono come il morbillo... e si curano con la stessa facilit".
Chauvelin fiut un'altra presa di tabacco: sembrava assuefatto a quella pericolosa abitudine cos diffusa in quei giorni; forse, oltretutto, trovava che fiutare tabacco fosse un buon modo per mascherare le rapide e penetranti occhiate con cui cercava di leggere nel profondo dell'animo di coloro con cui entrava in contatto.
"Non mi stupisce", ripet con lo stesso tono galante, "che la mente pi vivace d'Europa sia tormentata dall'ennui".
"Nutrivo la speranza che aveste un rimedio contro la malattia, mio piccolo Chauvelin".
"Come posso sperare di avere successo laddove Sir Percy ha fallito?".
"Possiamo lasciar perdere Sir Percy per il momento, mio caro amico?", disse seccamente.
"Ah! Mia cara signora, perdonatemi, ma non possiamo proprio farlo", rispose Chauvelin, e ancora una volta i suoi occhi acuti come quelli di una volpe in agguato scagliarono una rapida occhiata a Marguerite. "Io possiedo il rimedio perfetto contro la peggiore forma di ennui, che sarei stato ben felice di sottoporvi, ma...".
"Ma cosa?".
"C' di mezzo Sir Percy".
"Cos'ha a che fare con questa storia?".
"Parecchio, temo. Il rimedio che vorrei offrirvi, mia bella signora, viene chiamato con un nome molto plebeo: "lavoro"!".
"Lavoro?".
Chauvelin scrut a lungo Marguerite. Sembrava stesse leggendo ogni suo pensiero con quegli occhi chiari e penetranti. Erano l soli, l'aria della sera era immobile, e i loro leggeri sussurri annegavano nel chiasso che proveniva dalla sala caff. Chauvelin fece ancora qualche passo sotto il porticato, si guard attorno rapido e attento, e, essendosi assicurato che effettivamente nessuno avrebbe potuto udirli, si riavvicin a Marguerite.
"Cittadina, volete rendere un piccolo servigio alla Francia?", le chiese, assumendo d'improvviso un'espressione che confer alla sua faccia aguzza e volpina un'insolita seriet.
"Ehil, amico", rispose con tono leggero, "vi siete fatto di colpo tutto serio... A dire il vero non sono sicura di voler rendere alla Francia un piccolo servigio... e in ogni caso dipende dal genere di servigio che lei - o voi - domandate".
"Avete mai sentito parlare della Primula Rossa, cittadina St. Just?", chiese Chauvelin senza preamboli.
"Se ho sentito della Primula Rossa?", rimbecc con una risata lunga e squillante. "Credetemi, non parliamo d'altro... Abbiamo cappelli "alla Primula Rossa", i nostri cavalli si chiamano "Primula Rossa", alla cena dell'altra sera dal principe di Galles ci  stato servito un "souffl alla Primula Rossa". E...", aggiunse tutta eccitata, "l'altro giorno ho ordinato alla mia modista un vestito blu orlato di verde, e sapete come l'ha chiamato? "Alla Primula Rossa"".
Chauvelin non si era mosso mentre lei chiacchierava a ruota libera, non aveva neanche cercato di fermarla quando la sua voce sonora e la sua risata fanciullesca echeggiarono nell'aria immobile della sera. Ma rest serio mentre lei rideva, e la sua voce, chiara, energica e dura non si alter nel dirle: "Dunque, siccome avete sentito parlare di questo misterioso personaggio, cittadina, dovete anche aver immaginato, e capito, che l'uomo che cela la propria identit sotto quello strano pseudonimo  il peggior nemico della nostra repubblica, della Francia... di uomini come Armand St. Just".
"Suvvia!", disse lei con un curioso, breve sospiro. "Giurerei che lui... la Francia ha molti pessimi nemici in questi giorni".
"Ma voi, cittadina, siete una figlia della Francia, e dovreste essere pronta ad aiutarla in un momento di pericolo mortale".
"Mio fratello Armand dedica la sua vita alla Francia", ribatt con orgoglio. "Quanto a me, non posso fare nulla... qui in Inghilterra...".
"S, voi...", insist ancora pi serio, mentre la sua aguzza faccia volpina si fece d'un colpo convincente e piena di dignit, "qui in Inghilterra, cittadina... solo voi potete aiutarci... State a sentire! Sono stato inviato qui dal governo repubblicano come portavoce: domani, a Londra, presenter le mie credenziali al signor Pitt. Uno dei miei incarichi  scoprire ogni cosa sulla Lega della Primula Rossa, che sta diventando una vera minaccia per la Francia da quando si  impegnata ad aiutare i nostri dannati aristocratici - traditori del loro paese e nemici del popolo - a sottrarsi alla punizione che meritano. Sapete quanto me, cittadina, che una volta arrivati qui, i francesi migrs cercano di sobillare l'opinione pubblica contro la repubblica... Sono pronti ad allearsi con qualsiasi nemico abbastanza coraggioso da sferrare un attacco alla Francia... Ora, nel corso dell'ultimo mese, schiere di questi migrs, alcuni solo sospettati di tradimento, altri gi condannati dal Tribunale di Salute Pubblica, sono riusciti ad attraversare la Manica. In tutti i casi la fuga era stata pianificata, organizzata e messa in pratica da questa associazione di giovani arroganti inglesi, capeggiati da un uomo tanto intraprendente quanto difficilmente identificabile. Tutti gli strenui tentativi delle nostre spie di scoprirne l'identit non hanno portato a nessun risultato; se gli altri sono il braccio, lui  la mente che sotto questo strano anonimato lavora indisturbata alla distruzione della Francia. Io intendo colpire la mente, e per farlo ho bisogno del vostro aiuto. In seguito, attraverso lui, potr raggiungere il resto della banda:  un giovane spaccone dell'alta societ inglese, di questo sono certo. Trovate quell'uomo per me, cittadina!", la esort, "trovatelo per la Francia".
Marguerite aveva ascoltato l'appassionata orazione di Chauvelin senza dire una parola, senza battere ciglio, quasi non osando respirare. Poco prima gli aveva raccontato che questo misterioso eroe da romanzo era l'oggetto principale delle conversazioni del bel mondo al quale apparteneva; gi in precedenza la sua immaginazione e il suo cuore erano stati scombussolati dal pensiero dell'uomo valoroso che, indifferente alla celebrit, aveva salvato centinaia di vite da una sorte terribile e spesso implacabile. Non nutriva una gran simpatia per questi altezzosi aristocratici francesi, arroganti nel loro orgoglio di casta, di cui la contessa de Tournay de Basserive era un tipico esemplare; ma per quanto fosse stata fin dall'inizio d'idee repubblicane e liberali, detestava e condannava i metodi adottati dalla giovane repubblica per imporsi. Da diversi mesi era lontana da Parigi; degli orrori e degli eccidi del regime del Terrore, culminati nei massacri di settembre, attraverso la Manica non era giunta che un'eco sbiadita. Non aveva conosciuto Robespierre, Danton e Marat nel loro nuovo ruolo di giustizieri sanguinari, di spietati sostenitori della ghigliottina. L'animo suo si ritraeva atterrito di fronte a tali eccessi, dei quali temeva che un giorno il fratello Armand - in quanto repubblicano moderato - sarebbe potuto diventare vittima.
Poi, quando aveva sentito per la prima volta di questa banda di giovani entusiasti inglesi, che soltanto per amore verso i propri simili strappavano donne e bambini, vecchi e giovani da una morte orribile, il cuore le si era riempito di orgoglio per loro; e adesso, come Chauvelin ebbe finito di parlare, l'animo suo si accese per il misterioso e galante capo della piccola banda di spericolati che rischiavano quotidianamente la vita, che la offrivano, senza ricompense e senza ostentazione, per il bene dell'umanit.
Gli occhi di lei erano umidi quando Chauvelin si zitt, il pizzo che le velava il seno saliva e scendeva al ritmo veloce del respiro; non sentiva pi il chiasso delle bevute dalla locanda, non faceva pi caso alla voce del marito o alle sue insulse risate, i suoi pensieri avevano vagato in cerca dell'eroe misterioso! Ah! Ecco un uomo che avrebbe potuto amare, se mai l'avesse incontrato; ogni cosa in lui allettava la sua romantica immaginazione: la personalit, la forza, l'audacia, la lealt di coloro che sotto di lui servivano la stessa, nobile causa e, soprattutto, l'anonimato che lo circondava come un'aura di gloria romantica.
"Trovatelo per la Francia, cittadina!".
La voce di Chauvelin vicina al suo orecchio la ridest dai sogni. L'eroe misterioso era svanito, e a non pi di una ventina di metri da lei c'era un uomo che beveva e rideva, un uomo al quale aveva giurato fedelt e lealt.
"Suvvia!", disse recuperando il tono di affettata leggerezza. "Siete incredibile. Dove mai dovrei cercarlo?".
"Voi andate ovunque, cittadina", sussurr Chauvelin con tono insinuante, "Lady Blakeney  il fulcro della vita sociale a Londra, mi  stato detto... Voi vedete ogni cosa, sentite ogni cosa".
"Calma, amico mio", rispose a tono Marguerite, drizzandosi in tutta la sua altezza e guardando dall'alto, con un'espressione di lieve disprezzo, la piccola, magra figura davanti a lei. "Calma! Sembrate dimenticare che c' Sir Percy Blakeney, col suo metro e ottanta e passa di statura e una lunga stirpe di antenati, tra Lady Blakeney e ci che proponete".
"Per il bene della Francia, cittadina!", ripet tutto serio Chauvelin.
"Ehi, amico, dite comunque delle sciocchezze, perch se anche veniste a sapere l'identit della Primula Rossa, non potreste fargli un bel niente,  un inglese!".
"Correr questo rischio", disse Chauvelin con una risatina stridula. "In ogni caso potremmo prima mandarlo alla ghigliottina per raffreddare i suoi ardori, poi, quando scoppier l'incidente diplomatico, potremo umilmente chiedere scusa al governo britannico, e se sar necessario verseremo un risarcimento ai familiari in lutto".
"Ci che proponete  orribile, Chauvelin", disse lei, allontanandosi dal francese come da un insetto repellente. "Chiunque sia, quell'uomo  nobile e coraggioso, e mai e poi mai - mi avete sentito? - muoverei un dito per una scelleratezza simile".
"Preferite subire gli insulti di ogni aristocratico francese che approda in questa nazione?".
Chauvelin aveva preso bene la mira nel lanciare questa frecciatina. Le guance giovani e fresche di Marguerite si fecero un po' pi pallide e lei si morse il labbro inferiore, perch non voleva dare a vedere che la frecciata aveva colto nel segno.
" una cosa da nulla", disse infine con un certo distacco. "Posso difendermi da sola; ma mi rifiuto di fare un lavoro sporco per voi - o per la Francia. Avete altri mezzi a disposizione. Usateli, amico mio".
E senza rivolgergli pi lo sguardo, Marguerite Blakeney volt le spalle a Chauvelin per entrare nella locanda. "Non sar la vostra ultima parola, cittadina", disse l'uomo, mentre un fascio di luce proveniente dall'ingresso del locale illumin la figura elegante e riccamente vestita di Marguerite. "Ci vediamo a Londra, mi auguro!".
"Ci vediamo a Londra", disse lei senza voltarsi, "ma questa  la mia ultima parola".
Apr la porta della sala caff e spar dalla vista di lui che rest sotto il portico per qualche istante a fiutare una presa di tabacco. Aveva ricevuto un rimprovero e un affronto, ma la sua espressione volpina non tradiva imbarazzo n rammarico; anzi, sulle sue labbra sottili passava un curioso sorriso, sarcastico e pienamente soddisfatto.
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CAPITOLO 9.
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L'oltraggio.
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Alla giornata di pioggia incessante era seguita una splendida notte stellata: una notte di fine estate, fresca, balsamica, tipicamente inglese nelle sue suggestioni profumate di terra umida e foglie cosparse di rugiada.
La magnifica carrozza, trainata da quattro dei pi bei purosangue di tutta quanta l'Inghilterra, si dirigeva verso Londra; Sir Percy Blakeney, a cassetta, teneva le redini tra le mani sottili e femminee e al suo fianco sedeva Lady Blakeney avvolta in costose pellicce. Un tragitto di cinquanta miglia in una notte estiva piena di stelle! Marguerite aveva accolto con gioia quella prospettiva... Sir Percy con la frusta ci sapeva fare; i suoi quattro purosangue, che erano stati mandati a Dover un paio di giorni prima, erano freschi e irrequieti tanto da accrescere l'entusiasmo del viaggio, e Marguerite gi assaporava le poche ore di solitudine, con la leggera brezza notturna che le soffiava sulle guance e i pensieri che vagavano chiss dove. Sapeva per esperienza che Sir Percy avrebbe parlato poco e niente: spesso l'aveva condotta di notte sulla sua bella carrozza per ore senza fare, dal momento della partenza fino all'arrivo, non pi di un paio di osservazioni sul tempo o sulle condizioni della strada. Adorava viaggiare di notte, e lei aveva subito condiviso la sua passione: quando gli sedeva accanto per ore e ore, ammirando l'abilit e la sicurezza con cui maneggiava le redini, spesso si era domandata che cosa passasse in quella testa tarda. Lui non gliel'aveva mai detto, e lei non si era mai preoccupata di chiederglielo.
Alla Locanda del pescatore il signor Jellyband faceva un ultimo giro per spegnere le luci. Tutti i clienti del bar erano andati via, ma di sopra, nelle piccole e accoglienti camere da letto, il signor Jellyband aveva un bel po' di ospiti importanti: la contessa de Tournay con Suzanne e il visconte, e c'erano altre due camere pronte per Sir Andrew Ffoulkes e Lord Antony Dewhurst, nel caso i due giovanotti avessero deciso di onorare l'antico ostello fermandosi per la notte.
Per il momento i due giovani valorosi si erano piazzati comodamente nella sala caff, davanti al grande focolare che, nonostante la mite temperatura della serata, ardeva vivacemente.
"Ehi, Jelly, sono andati via tutti?", chiese Lord Tony all'esimio locandiere ancora impegnato a togliere tazze e bicchieri dai tavoli.
"Tutti quanti, Milord, come potete vedere".
"E i servitori sono tutti a letto?".
"Tutti, a parte il ragazzo di servizio al bar, e non credo", aggiunse il signor Jellyband con una risata, "che quel briccone rester sveglio ancora per molto".
"Quindi possiamo parlare indisturbati per una mezz'ora?".
"Siete i padroni, Milord... vi lascio le candele sulla credenza... e le vostre camere sono pronte... io dormo all'ultimo piano, ma se vostra eccellenza chiamer abbastanza forte, credo che sentir".
"Va bene, Jelly... e... spegni pure la lampada. Il fuoco illumina gi a sufficienza e non vogliamo attrarre l'attenzione dei passanti".
"Come desiderate, Milord".
Il signor Jellyband fece ci che gli era stato chiesto: spense tutte le candele e la vecchia lucerna appesa al soffitto di travi.
"Possiamo avere una bottiglia di vino, Jelly?".
"Certo, signore!".
Jellyband usc a prendere il vino. Ora la stanza era quasi buia, a parte il cerchio di tremula luce rossa diffusa dai ceppi che ardevano scintillanti nel camino.
" tutto, signori?", chiese Jellyband nel tornare con una bottiglia di vino e un paio di bicchieri che pos sul tavolo.
"Ottimo, grazie, Jelly!", disse Lord Tony.
"Buonanotte, Milord! Buonanotte, signore!".
"Buonanotte, Jelly!".
I due giovani gentiluomini restarono ad ascoltare il passo pesante del signor Jellyband che rimbombava nel corridoio e per le scale. Poco dopo anche quel rumore cess, e l'intera Locanda del pescatore pareva rapita dal sonno, a eccezione dei due giovanotti che bevevano in silenzio davanti al focolare.
Per un po' non si sent niente, neanche nella sala caff, tranne il ticchettio del vecchio orologio del nonno e il crepitio dei ceppi accesi.
"Tutto bene anche questa volta, Ffoulkes?", chiese infine Lord Antony.
Evidentemente Sir Andrew stava sognando, mentre guardava il fuoco, e senza dubbio vi scorgeva un bel viso intrigante, dai grandi occhi marroni e una massa di riccioli scuri che coronavano una fronte da bambina.
"S!", disse, ancora in contemplazione.
"Nessun imprevisto?".
"Nessuno".
Lord Antony rise cordialmente mentre si versava un altro bicchiere di vino.
"Non credo ci sia bisogno di chiederti se questa volta hai trovato il viaggio piacevole".
"No, amico, non ce n' bisogno", rispose allegro Sir Andrew. " andato tutto bene".
"Allora, alla salute della fanciulla", disse con voce gioviale Lord Tony. " un bel tipo, anche se  francese. E al tuo corteggiamento! Possa fiorire e prosperare alla grande!".
Scol il suo bicchiere fino all'ultima goccia, poi si un all'amico davanti al fuoco.
"Ebbene! Suppongo che sarai tu, Tony, a fare il prossimo viaggio", disse Sir Andrew, destandosi dalle sue meditazioni, "sicuramente tu e Hastings, e mi auguro che ti capiti un incarico piacevole quanto il mio, e una compagna di viaggio altrettanto incantevole. Tu non hai idea, Tony...".
"No! Proprio no", lo interruppe gentilmente l'amico, "ma mi fido delle tue parole. E adesso", aggiunse, mentre il suo viso gioviale si faceva d'improvviso serio, "che mi dici dell'impresa?". I due giovanotti avvicinarono le loro sedie e istintivamente, sebbene fossero soli, abbassarono il tono della voce.
"A Calais ho incontrato la Primula Rossa da solo, giusto qualche minuto", disse Sir Andrew, "un paio di giorni fa.  sbarcato in Inghilterra due giorni prima di noi. Ha scortato il gruppo per tutto il tragitto da Parigi, travestito - non ci crederai! - da vecchia ambulante e guidando, finch non sono arrivati in salvo fuori citt, il carro coperto nel quale la contessa de Tournay, Mademoiselle Suzanne e il visconte giacevano nascosti tra rape e cavoli. Loro stessi, naturalmente, non avevano il minimo sospetto sull'identit del vetturino. Li ha condotti attraverso una colonna di soldati e tra la folla scalmanata che urlava " bas les aristos!". Ma il carro  passato insieme agli altri, e la Primula Rossa, in scialle, sottana e cappuccio, gridava " bas les aristos!" pi forte di tutti. Parola mia!", aggiunse il giovane, con gli occhi accesi d'entusiasmo per l'amato capo, "quell'uomo  un fuoriclasse! Ha una faccia tosta pazzesca, giuro!, e lo aiuta a superare ogni ostacolo".
Lord Antony, il cui vocabolario era pi limitato di quello dell'amico, proruppe solo in un paio di imprecazioni con cui manifest la propria ammirazione per il capo.
"Vuole incontrare te e Hastings a Calais", disse Sir Andrew a voce pi bassa, "il due del mese prossimo. Fammi un po' vedere...  il prossimo mercoled".
"Gi".
"Naturalmente questa volta si tratta del caso del conte de Tournay: un incarico pericoloso, perch attualmente sul conte - la cui fuga dal castello, dopo essere stato dichiarato "sospetto" dal Comitato di Salute Pubblica,  stata un capolavoro d'astuzia della Primula Rossa - pende una condanna a morte. Sar una sfida come poche condurre lui fuori dalla Francia, e sar una fuga fortunosa, se riuscirai a portarla a termine. St. Just  andato a incontrarlo, naturalmente finora nessuno sospetta di St. Just; ma dopo... farli espatriare entrambi! Parola mia, sar un lavoro duro, ci coster caro nonostante l'ingegnosit del nostro capo. Per spero proprio di essere chiamato a far parte del gruppo".
"Hai delle istruzioni speciali per me?".
"S! Molto pi circostanziate del solito. Pare che il governo repubblicano abbia inviato un agente ufficiale in Inghilterra, un tipo chiamato Chauvelin, di cui si dice che sia un acerrimo nemico della lega, determinato a scoprire l'identit del nostro capo cos da poterlo acchiappare la prossima volta che tenta di mettere piede in Francia. Questo Chauvelin si  portato dietro un intero esercito di spie, e finch il capo non le avr individuate tutte, ritiene che dovremmo vederci il meno possibile per questioni relative alla lega, e che per un certo periodo in nessun caso dovremmo parlare tra di noi in luoghi pubblici. Quando vorr comunicare con noi, far in modo di avvisarci".
I due giovani erano protesi verso il fuoco perch la fiamma si era spenta, e solo il bagliore rossastro dalle braci morenti spandeva una vivida luce nello stretto semicerchio davanti al camino. Il resto della stanza era immerso nell'oscurit; Sir Andrew aveva preso un taccuino dalla tasca, e ne aveva tratto un biglietto che dispieg e che cercarono di leggere insieme alla fioca luce rossastra del camino. Erano cos assorti sul foglio, cos presi dalla causa - avevano molto a cuore la faccenda - e il documento che proveniva direttamente dalle mani del loro amato capo era cos prezioso, che avevano occhi solo per quello. Persero il controllo dei rumori intorno a loro, della cenere che cadeva dalla grata crepitando, del monotono ticchettio dell'orologio, del lieve, quasi impercettibile fruscio di qualcosa sul pavimento proprio accanto a loro. Una figura era emersa da sotto una delle panche, e strisciando silenziosa come un serpente, si faceva sempre pi vicina ai due giovani, senza fiatare, scivolando sul pavimento nell'oscurit della stanza.
"Devi leggere queste istruzioni e impararle a memoria", disse Sir Andrew, "poi distruggile".
Stava per rimettere il taccuino in tasca, quando ne usc un minuscolo pezzetto di carta e cadde a terra. Lord Antony si ferm a raccoglierlo.
"E questo cos'?".
"Non lo so", rispose Sir Andrew.
" appena volato fuori dalla tua tasca. Di sicuro non stava insieme all'altro biglietto".
"Strano! Chiss come  finito l...  del capo", aggiunse fissando il pezzo di carta.
Si chinarono entrambi a decifrare quest'ultimo bigliettino su cui erano state appuntate in gran fretta poche parole, quando un leggero rumore improvviso, che sembrava provenire dal corridoio, attir la loro attenzione.
"Cosa  stato?", dissero entrambi istintivamente. Lord Antony attravers la stanza per raggiungere la porta che spalanc con un gesto rapido, e proprio in quel momento ricevette un colpo secco in mezzo agli occhi che lo ricacci dentro la sala con violenza. Contemporaneamente, la figura acquattata nell'oscurit era saltata in piedi e da dietro si era scagliata sull'ignaro Sir Andrew, gettandolo a terra.
Tutto accadde nel giro di due o tre secondi, e prima che Lord Antony o Sir Andrew avessero il tempo o la possibilit di lanciare un grido o di opporre la minima resistenza. Furono afferrati da due uomini che li imbavagliarono e li immobilizzarono schiena contro schiena, con le braccia legate strette.
Nel frattempo un uomo aveva chiuso la porta senza fare rumore: indossava una maschera e ora se ne stava fermo mentre gli altri terminavano il loro lavoro.
"Tutto a posto, cittadino!", disse uno di loro nel dare un'ultima controllata ai nodi che tenevano fermi i due giovani.
"Bene!", rispose l'uomo alla porta, "adesso fruga nelle loro tasche e consegnami tutte le carte che trovi".
L'ordine fu eseguito prontamente e in silenzio. L'uomo mascherato, dopo che si fu impossessato di tutte le carte, rest per un momento ad ascoltare se dalla Locanda del pescatore provenisse qualche suono. Evidentemente soddisfatto che nessuno si fosse accorto del vile oltraggio, riapr la porta e indic in modo deciso il corridoio. I quattro uomini sollevarono Sir Andrew e Lord Antony dal pavimento e, senza far rumore com'erano venuti, trascinarono di peso i due giovani valorosi fuori dalla locanda e lungo la Dover Road, nell'oscurit che li circondava.
Nella sala caff, il capo mascherato dell'audace incursione stava scorrendo rapidamente le carte rubate.
"Una giornata di lavoro niente male, tutto sommato", borbott dopo essersi tolto la maschera, e i suoi occhi chiari e volpini lampeggiarono nel bagliore rossastro del fuoco. "Una giornata proprio niente male".
Apr un paio di lettere dal taccuino di Sir Andrew Ffoulkes e scorse il minuscolo biglietto che i due giovani uomini erano riusciti a malapena a leggere, ma fu soprattutto una missiva, firmata Armand St. Just, a procurargli un'insolita soddisfazione.
"Armand St. Just, dunque,  un traditore", sussurr. "Adesso, mia bella Marguerite Blakeney", aggiunse con odio a denti stretti, "immagino che mi aiuterete a trovare la Primula Rossa".
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CAPITOLO 10.
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Nel palco dell'Opera.
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Era una serata di gala al teatro Covent Garden, la prima della stagione autunnale del memorabile anno di grazia 1792.
Il teatro era pieno, sia in basso nelle prime file e nei palchi eleganti vicino all'orchestra che su in galleria e nelle balconate pi popolari. L'Orfeo di Gluck esercitava un grosso fascino sul pubblico pi intellettuale, mentre le donne alla moda e la folla dagli abiti vivaci e sgargianti erano oggetto d'interesse per coloro che non si curavano dell'"ultimissimo arrivo dalla Germania".
Selina Storace era stata debitamente applaudita dai tanti ammiratori dopo la sua grand'aria, e Benjamin Incledon, l'acclamato favorito delle signore, aveva ricevuto uno speciale apprezzamento dal palco reale; e adesso calava il sipario sul glorioso finale del secondo atto e il pubblico, che era rimasto incantato dalle magiche melodie del grande maestro, parve abbandonarsi a un lungo sospiro collettivo di soddisfazione, prima di rimettere in attivit le centinaia di lingue frivole e divertenti. Nei palchi eleganti vicino all'orchestra si vedevano molte facce note. Il signor Pitt, afflitto dalle preoccupazioni di Stato, trovava un po' di sollievo in questa piacevole serata musicale; il principe di Galles, pingue, gioviale e dall'aspetto un po' ordinario e grossolano, passava di palco in palco, trascorrendo brevi quarti d'ora con gli amici pi intimi.
Anche nel palco di Lord Grenville, un personaggio curioso e interessante attirava l'attenzione di tutti: minuto, sottile, con gli occhi infossati su un volto dall'espressione scaltra e ironica, vestito tutto di nero e con i capelli scuri non incipriati, era a un tempo attento alla musica e molto critico con il pubblico. Lord Grenville, segretario di Stato per gli Affari Esteri, seppure con un certo distacco, gli riservava un particolare riguardo.
Qua e l, tra le numerose bellezze tipicamente inglesi, risaltavano in netto contrasto un paio di facce straniere dall'altezzoso contegno aristocratico dei tanti migrs realisti che, perseguitati dall'implacabile fazione rivoluzionaria del loro paese, avevano trovato un pacifico rifugio in Inghilterra. I loro volti erano profondamente segnati dalla tristezza e dalla preoccupazione; soprattutto le donne non prestavano troppa attenzione alla musica o al vivace pubblico, molto probabilmente i loro pensieri erano lontani, insieme ai mariti, ai fratelli, forse ai figli ancora in pericolo o vittime recenti di un destino crudele.
Tra questi, il personaggio pi appariscente era la contessa de Tournay de Basserive, appena arrivata dalla Francia: vestita di pesante seta nera, con solo un foulard di pizzo bianco ad alleggerire l'aspetto luttuoso della sua figura, sedeva accanto a Lady Portarles, che tentava invano di far sorridere la sconsolata contessa con battute briose e barzellette piccanti. Dietro di lei erano seduti la piccola Suzanne e il visconte, entrambi silenziosi e un po' timidi in mezzo a cos tanti sconosciuti. Suzanne sembrava malinconica; appena entrata nel teatro gremito, si era guardata intorno inquieta, osservando bene ogni faccia, esaminando ogni palco. Evidentemente, l'unica faccia che desiderava vedere non era l, quindi si era seduta in silenzio dietro la madre, ascoltando con indifferenza la musica, e senza provare alcun interesse per l'uditorio.
"Ah, Lord Grenville", disse Lady Portarles, quando dopo un lieve colpo alla porta, il viso intelligente del segretario di Stato apparve sulla soglia del palco, "non potevate giungere pi  propos. C' qui la contessa de Tournay che muore dalla voglia di sentire le ultime notizie dalla Francia".
L'illustre diplomatico si era fatto avanti e stava stringendo la mano alle signore.
"Ahim", disse tristemente, "sono delle peggiori. I massacri continuano; Parigi gronda letteralmente sangue, e la ghigliottina reclama cento vittime al giorno".
Pallida e sul punto di piangere, la contessa stava appoggiata allo schienale della sua poltroncina ad ascoltare inorridita il breve e crudo resoconto di quello che accadeva nel suo dissennato paese.
"Ah, Monsieur!", disse in un inglese stentato. " spaventoso sentire tutto questo... e il mio povero marito  ancora in quel tremendo paese.  terribile per me stare seduta qui, in un teatro, al sicuro e in pace, mentre lui  in tale pericolo".
"Santo cielo, Madame!", esclam spontanea Lady Portarles. "Sedere in un convento non salverebbe la vita a vostro marito, e dovete pensare ai vostri figli: sono troppo giovani per essere angustiati da lutti e ansie premature".
Di fronte alla veemenza dell'amica, la contessa sorrise tra le lacrime. Lady Portarles, le cui maniere erano degne di un fantino, aveva un cuore d'oro, e celava la pi sincera simpatia e la pi soave gentilezza dietro i modi un po' grossolani sfoggiati all'epoca da alcune signore.
"A parte questo, Madame", aggiunse Lord Grenville, "non mi avete detto ieri che la Lega della Primula Rossa aveva promesso sul proprio onore di condurre il signor conte sano e salvo attraverso la Manica?".
"Ah, s!", rispose la contessa, "e questa  la mia unica speranza. Ho visto Lord Hastings ieri... e mi ha rassicurato di nuovo".
"Allora sono sicuro che non dovete avere paura. Ci che la Lega ha giurato, sar immancabilmente portato a termine. Ah!", aggiunse il vecchio diplomatico con un sospiro, "se solo avessi qualche anno in meno...".
"Suvvia!", intervenne schietta Lady Portarles. "Siete ancora abbastanza giovane da voltare le spalle a quel fantoccio francese che stasera si  piazzato nel vostro palco".
"Vorrei poterlo fare... ma vostra signoria non deve dimenticare che nel servire il nostro paese dobbiamo mettere da parte i pregiudizi. Monsieur Chauvelin  l'agente ufficiale del suo governo...".
"Dannazione!", ribatt la signora. "Non vorrete chiamare governo quei mascalzoni assetati di sangue, vero?".
"Al momento non  opportuno per l'Inghilterra", disse con circospezione il ministro, "interrompere i rapporti diplomatici con la Francia, e perci non possiamo rifiutarci di ricevere civilmente l'agente che decide di inviarci".
"Al diavolo i rapporti diplomatici, Milord! Quella piccola, subdola volpe non  che una spia, ci giurerei, e vi accorgerete, se non prendo un abbaglio, che si occuper ben poco di diplomazia, a parte cercare di danneggiare i rifugiati realisti, la nostra eroica Primula Rossa e i valorosi membri di quella piccola lega".
"Sono sicura", disse la contessa, contraendo le labbra sottili, "che se Chauvelin intende danneggiarci, trover una fedele alleata in Lady Blakeney".
"Benedetta donna!", sbott Lady Portarles. "Si  mai visto un tale spirito di contraddizione? Mio caro Lord Grenville, voi avete il dono dell'eloquenza, volete cortesemente spiegare alla signora contessa che si comporta come una sciocca? Nella vostra posizione, qui in Inghilterra, Madame", aggiunse, rivolgendo alla contessa uno sguardo infuriato e risoluto, "non potete permettervi quell'aria altezzosa che voi aristocratici francesi amate tanto esibire; lei potrebbe o meno essere in contatto con quei criminali di Francia, potrebbe o meno aver avuto a che fare con l'arresto e la condanna di St. Cyr, o qualunque sia il suo nome, in ogni caso  lei a imporre ogni nuova moda in questo paese; Sir Percy Blakeney ha pi soldi di una mezza dozzina di altri uomini messi insieme,  culo e camicia con i reali, e il vostro tentativo di snobbare Lady Blakeney non le nuocer in nessun modo, ma far sembrare voi una sciocca, non  cos, Milord?".
Ma di quello che pensava Lord Grenville di questa faccenda, o di quali riflessioni avesse indotto nella contessa de Tournay la calorosa tirata di Lady Portarles, non si parl, perch il sipario si stava alzando sul terzo atto dell'Orfeo e da ogni parte della sala giungevano richieste di silenzio.
Lord Grenville prese rapidamente congedo dalle signore e s'infil nel suo palco, dove Monsieur Chauvelin se n'era stato seduto durante l'entr'acte, con l'immancabile tabacchiera in mano e gli occhi chiari e acuti fissi su un palco dirimpetto al suo, dove, con gran frusciare di vesti di seta, molte risate e un trambusto generale tra il pubblico curioso, era appena entrata Marguerite Blakeney accompagnata dal marito, bella come una dea sotto la massa dei suoi ricci biondo ramati appena cosparsi di cipria e legati sulla nuca con un gigantesco fiocco nero. Sempre vestita all'ultimo grido, quella sera solo Marguerite tra le signore aveva abbandonato il fisci annodato e il soprabito dagli ampi risvolti in voga negli ultimi due o tre anni. Indossava un abito a vita alta in stile classicheggiante che presto sarebbe diventato un capo irrinunciabile in tutte le nazioni europee. Cadeva alla perfezione sulla sua figura regale, intessuto com'era di fili luccicanti tanto da sembrare un'unica trama di ricami d'oro.
Come fece il suo ingresso, si sporse dal palco per qualche istante e pass in rassegna tutti i presenti di sua conoscenza. In molti le rivolsero un inchino e anche dal palco reale le giunse un rapido e cortese saluto.
Per tutto l'inizio del terzo atto Chauvelin la guard intensamente mentre sedeva ammaliata dalla musica: le deliziose manine che giocherellavano con un lussuoso ventaglietto, la testa regale, le braccia e il collo adornati da magnifici diamanti e gemme rare, dono dell'adorante marito che sedeva scomposto e rilassato al suo fianco.
Marguerite nutriva una profonda passione per la musica, e l'Orfeo quella sera la incant. La gioia di vivere le si leggeva chiaramente sul giovane volto soave, sprizzava dai vivaci occhi azzurri e le accendeva il sorriso che se ne stava celato tra le labbra. Dopo tutto non aveva che venticinque anni, era nel fiore della giovinezza, la beniamina di una folla, brillante, venerata, festeggiata, coccolata, desiderata. Due giorni prima il Day Dream era tornato da Calais con la notizia che l'adorato fratello era sbarcato sano e salvo, portando Marguerite nei suoi pensieri, e che sarebbe stato prudente per amor suo.
Di cosa meravigliarsi se per un momento, ascoltando le entusiasmanti note di Gluck, dimenticava le delusioni, i sogni d'amore svaniti, e quella pigra, benevola nullit che per compensare la propria mancanza di doti spirituali la ricopriva di beni materiali?
Era rimasto accanto a lei nel palco giusto il tempo stabilito dalle convenzioni, facendo largo a Sua Altezza Reale e alla schiera di ammiratori che continuavano a venire come in processione per omaggiare la regina della moda. Sir Percy se l'era filata, probabilmente per andare a parlare con amici a lui pi congeniali. Marguerite non si era neanche chiesta dove fosse andato: gliene importava cos poco; aveva avuto una piccola corte intorno a lei, composta dalla jeunesse dor di Londra, e li aveva appena mandati via tutti poich desiderava restare sola con Gluck per un po'.
Un colpo piuttosto forte alla porta la distolse dal suo godimento.
"Avanti", disse con una certa insofferenza, senza voltarsi a guardare l'intruso.
Chauvelin, che aspettava il momento buono, si era accorto che era sola, e senza attendere quell'insofferente "avanti" si era intrufolato nel palco in silenzio e un attimo dopo si era fermato dietro la sedia di Marguerite.
"Solo una parola, cittadina", disse a bassa voce.
Marguerite si gir di scatto, allarmata, e non stava recitando.
"Santo Cielo! Mi avete spaventata", disse sforzandosi di ridere, "la vostra presenza qui  del tutto inopportuna. Voglio ascoltare Gluck, e non ho alcuna intenzione di parlare".
"Ma  la mia sola possibilit", rispose sempre a voce bassa, e senza aspettare il permesso avvicin una sedia, cos vicino da poterle parlare all'orecchio senza disturbare il pubblico e senza essere visto nell'oscurit del palco. " la mia sola possibilit", ripet come se lei non gli avesse risposto, "Lady Blakeney  sempre circondata e festeggiata dalla sua corte e un semplice vecchio amico ha davvero poche opportunit".
"Allora ascoltate bene", disse infastidita, "dovete cercarvi un'altra occasione. Stasera, dopo lo spettacolo andr al ballo di Lord Grenville, e probabilmente ci sarete anche voi. L vi conceder cinque minuti...".
"Tre minuti nell'intimit di questo palco per me sono pi che sufficienti", replic placido, "e ritengo che sarebbe saggio da parte vostra ascoltarmi, cittadina St. Just".
D'istinto, Marguerite rabbrivid. Chauvelin non aveva alzato minimamente la voce, e stava fiutando del tabacco in tutta tranquillit, tuttavia c'era qualcosa nel suo atteggiamento, qualcosa nei suoi chiari occhi volpini che le gelava il sangue, come l'apparizione di un pericolo mortale fino ad allora imprevisto. " una minaccia, cittadino?", chiese infine.
"No, mia bella signora", disse l'uomo con una certa galanteria, "solo un dardo scagliato in aria".
Poi fece una pausa, come un gatto che vedendo un topo corrergli intorno incauto  pronto a scattare, e tuttavia aspetta con quel senso di piacere, tutto felino, per la malefatta che sta per compiere.
Quindi sussurr: "Vostro fratello, St. Just,  in pericolo".
Sul bel viso che gli stava di fronte non si mosse un muscolo. Lui poteva vederlo solo di profilo, e sembrava che Marguerite fosse concentrata sullo spettacolo, ma Chauvelin era un acuto osservatore e not l'improvvisa immobilit degli occhi, l'irrigidirsi della bocca, l'intensa, quasi paralizzata tensione di tutta la leggiadra figura.
"Be'", disse lei con affettata allegria, "dal momento che si tratta di uno dei vostri intrighi immaginari, sar meglio che ve ne andiate al vostro posto e mi lasciate godere la musica".
E con la mano prese a battere il tempo nervosamente sull'imbottitura del palco. Selina Storace cantava l'aria Che far a un pubblico rapito che pendeva dalle labbra della primadonna. Chauvelin non si mosse dal suo posto, guard in silenzio le piccole mani nervose di lei, unico segnale che la sua freccia aveva centrato il bersaglio.
"Ebbene?", disse la donna di punto in bianco, con la stessa simulata noncuranza.
"Ebbene, cittadina?", rispose lui, placidamente.
"Per quanto riguarda mio fratello?".
"Ho per voi delle notizie che, credo, vi interesseranno, ma prima fatemi spiegare... Posso?".
Era una domanda retorica. Percepiva, sebbene Marguerite evitasse ancora di voltare la testa verso di lui, che ogni sua fibra era tesa ad ascoltare quello che aveva da dirle.
"L'altro giorno, cittadina", riprese, "vi ho chiesto un aiuto... la Francia ne ha bisogno, e ho pensato di poter contare su di voi, ma mi avete dato la vostra risposta... da allora le esigenze dei miei impegni e i vostri doveri sociali ci hanno tenuti separati... eppure sono successe molte cose...".
"Vi prego, cittadino, veniamo al punto", disse lei con leggerezza, "la musica  incantevole, e il pubblico  infastidito dalle vostre chiacchiere".
"Un momento, cittadina. Il giorno in cui ho avuto l'onore d'incontrarvi a Dover, e meno di un'ora dopo aver ricevuto la vostra risposta definitiva, sono entrato in possesso di alcune carte, che rivelavano altri subdoli progetti per la fuga di un gruppo di aristocratici francesi - fra gli altri quel traditore di de Tournay - tutto organizzato da quell'arcificcanaso, la Primula Rossa. Inoltre, alcuni degli elementi della misteriosa organizzazione sono finiti in mano mia, ma non tutti, e voglio che voi... anzi, voi dovete aiutarmi a raggrupparli tutti".
Marguerite l'aveva ascoltato con evidente impazienza, e scrollando le spalle disse con allegria: "Bah! Non vi ho gi detto che non me ne importa niente delle vostre macchinazioni, n della Primula Rossa? E non mi avete parlato di mio fratello...".
"Un po' di pazienza, cittadina, vi prego", continu imperturbabile. "Quella stessa notte, due gentiluomini, Lord Antony Dewhurst e Sir Andrew Ffoulkes si trovavano a Dover, alla Locanda del pescatore".
"Lo so, li ho visti".
"Erano gi noti alle mie spie come membri della maledetta lega.  stato Sir Andrew Ffoulkes a scortare la contessa de Tournay e i suoi figli attraverso la Manica. Quando i due giovani sono rimasti soli, le mie spie hanno fatto irruzione nella sala caff della locanda, hanno legato e imbavagliato i due valorosi, hanno sequestrato le loro carte, e li hanno portati da me".
In un attimo lei aveva intuito il pericolo. Carte?... Che Armand fosse stato imprudente?... Il pensiero le suscit un indicibile terrore. Tuttavia non voleva mostrare a quell'uomo la sua paura: sorrise gaia e leggera.
"Parola mia, la vostra imprudenza supera ogni limite!", disse lei con tono allegro. "Rapina e violenza! In Inghilterra! In una locanda affollata! I vostri uomini avrebbero potuto essere colti sul fatto!".
"E se anche fosse successo? Sono figli della Francia, e sono stati addestrati dal vostro umile servitore. Se fossero stati presi, sarebbero andati in galera, o magri sulla forca senza una parola di protesta e senza soffiate; in ogni caso era un rischio che valeva la pena correre. Una locanda affollata  pi sicura di quanto possiate pensare per queste piccole operazioni, e i miei uomini sono esperti".
"E dunque? Quelle carte?", domand con una certa imprudenza.
"Purtroppo, anche se mi hanno rivelato alcuni nomi... alcuni movimenti, sufficienti, credo, a sventare per il momento il colpo che avevano progettato, si tratta di una cosa momentanea, e mi lasciano ancora all'oscuro sull'identit della Primula Rossa".
"Allora, amico", disse lei con la stessa falsa noncuranza, "siete allo stesso punto di prima, non  cos? E potete lasciarmi godere l'ultima strofa dell'aria. E a dire il vero", aggiunse fingendo di soffocare uno sbadiglio, "non mi avete parlato di mio fratello...".
"Ora arrivo a lui, cittadina. Tra le carte c'era una lettera per Sir Andrew Ffoulkes scritta da vostro fratello, St. Just".
"E?".
"La lettera dimostra che lui non  un semplice simpatizzante dei nemici della Francia, ma un vero e proprio sostenitore, se non un membro, della Lega della Primula Rossa".
Finalmente il colpo era stato sferrato. Marguerite l'aveva atteso per tutto il tempo; non si sarebbe mostrata impaurita, intendeva sembrare indifferente, addirittura frivola. Desiderava essere pronta a parare il colpo, essere in possesso di tutte le sue facolt, quelle facolt che le erano valse il titolo di donna pi intelligente d'Europa. Neanche in quel frangente trasal. Sapeva che Chauvelin aveva detto la verit: era troppo serio, troppo ciecamente devoto alla causa sbagliata che gli stava a cuore, troppo orgoglioso dei suoi compatrioti, di quegli artefici della rivoluzione per abbassarsi a tali inutili, vili menzogne.
La lettera di Armand - stupido, imprudente Armand - era nelle mani di Chauvelin. Marguerite ne era certa come se l'avesse vista con i suoi occhi; e Chauvelin l'avrebbe tenuta per i propri scopi, finch non avesse deciso di distruggerla o di usarla contro Armand. Era consapevole di tutto ci, e tuttavia continuava a ridere pi forte e pi allegra di prima.
"Andiamo!", disse voltandosi e guardandolo dritto in faccia. "Non avevo detto che si trattava di un intrigo immaginario?... Armand in combutta con la misteriosa Primula Rossa!... Armand impegnato ad aiutare gli stessi aristocratici francesi che disprezza!... Devo ammettere che il racconto fa onore alla vostra immaginazione".
"Lasciatemi fare chiarezza sulla questione, cittadina", disse Chauvelin con la stessa calma imperturbabile, "ho il dovere di garantirvi che St. Just  compromesso al punto di non avere la minima possibilit di ottenere un perdono".
Per pochi istanti nel palco tutto tacque. Marguerite sedeva eretta, rigida e inerte, cercando di riflettere, di affrontare la situazione, di comprendere cosa sarebbe stato meglio fare.
Sul palco, la Storace aveva terminato l'aria e si inchinava nel suo costume in stile classico, ma rielaborato secondo la moda del diciottesimo secolo, al pubblico entusiasta che l'applaudiva con trasporto.
"Chauvelin", disse infine Marguerite Blakeney con un filo di voce e senza quel tocco di spavalderia che fin l aveva caratterizzato il suo atteggiamento, "Chauvelin, amico mio, cerchiamo di capirci l'un l'altra. Sembra che il mio ingegno si sia arrugginito con questo clima umido. Ora, ditemi, siete molto impaziente di scoprire l'identit della Primula Rossa, giusto?".
"Il peggior nemico della Francia, cittadina... tanto pi pericoloso perch agisce nell'ombra".
"Tanto pi nobile, volete dire... Ebbene! Vorreste costringermi a fare un lavoro di spionaggio per voi in cambio della salvezza di mio fratello Armand?  cos?".
"Esagerata! Due parole molto sgradevoli, mia bella signora", protest civilmente Chauvelin. "Non si tratta di costrizione, e il servigio che vi chiederei, in nome della Francia, non potrebbe mai essere chiamato col riprovevole nome di spionaggio".
"In ogni caso,  cos che lo chiamiamo qui", disse seccamente. "Non  ci che intendete?".
"La mia intenzione  che siate voi stessa a ottenere il perdono per Armand St. Just rendendomi un piccolo servigio".
"Quale?".
"Semplicemente fare la guardia per me stasera, cittadina St. Just", disse con aria grave. "State a sentire: tra le carte rinvenute addosso a Sir Andrew Ffoulkes c'era un bigliettino. Guardate!", aggiunse, tirando fuori dal suo taccuino un minuscolo pezzo di carta e porgendoglielo.
Era lo stesso pezzetto di carta che, quattro giorni prima, i due giovani gentiluomini erano sul punto di leggere nell'istante in cui erano stati attaccati dai gregari di Chauvelin. Marguerite lo prese meccanicamente e si chin a leggerlo. C'erano solo due righe scritte con una grafia distorta, evidentemente alterata; le lesse a mezza voce: "Ricordate che non dobbiamo pi incontrarci se non  fondamentale. Avete tutte le istruzioni necessarie per il giorno stabilito. Se vorrete parlarmi ancora, sar al ballo di G.".
"Che significa?", domand lei.
"Guardate bene, cittadina, e capirete".
"C' uno stemma qui nell'angolo, un piccolo fiore rosso...".
"Gi".
"La Primula Rossa", disse lei con una certa agitazione, "e il ballo di G. vuol dire il ballo di Grenville... Sar al ballo di Lord Grenville, stasera".
" proprio cos che interpreto il biglietto, cittadina", concluse Chauvelin in tono mite. "Lord Antony Dewhurst e Sir Andrew Ffoulkes dopo essere stati immobilizzati e perquisiti dalle mie spie, sono stati condotti, su mio ordine, in una casa isolata sulla Dover Road che avevo affittato per lo scopo, e l sono rimasti prigionieri fino a stamattina. Ma avendo trovato questo pezzetto di carta, il mio piano  che raggiungano Londra in tempo per partecipare al ballo di Lord Grenville.  ovvio, non vi pare?, che debbano avere un sacco di cose da dire al loro capo... e cos avranno l'opportunit di parlargli stasera, come ha indicato loro di fare. Perci, stamattina, i due galantuomini hanno trovato in quella casa isolata sulla Dover Road tutte le sbarre e tutti i catenacci aperti, i loro carcerieri scomparsi, e due buoni cavalli sellati e legati in cortile. Io non li ho ancora visti, ma credo che possiamo indubbiamente giungere alla conclusione che non abbiano tirato le briglie finch non hanno raggiunto Londra. Vedete, ora, com' tutto semplice, cittadina?".
"Sembra davvero semplice, giusto?", disse lei con un ultimo, amaro, tentativo di apparire disinvolta, "quando vuoi uccidere un pollo... lo afferri... poi gli tiri il collo...  solo il pollo che non trova la cosa tanto semplice. Ora mi puntate un coltello alla gola, e usate un ostaggio per ottenere la mia obbedienza... Voi lo trovate semplice... io, no".
"No, cittadina, io vi offro la possibilit di salvare il fratello che amate dalle conseguenze della sua stessa follia".
Il viso di Marguerite si addolc, e i suoi occhi infine si inumidirono quando mormor quasi a se stessa: "Il solo essere al mondo che mi abbia amato sinceramente e costantemente... Ma cosa volete che faccia, Chauvelin?", disse con un mare di disperazione nella voce rotta dalle lacrime. "Nella mia attuale posizione,  quasi impossibile!".
"No, cittadina", rispose lui freddo e implacabile, senza dare retta a quella disperata supplica fanciullesca, che avrebbe sciolto un cuore di pietra, "come Lady Blakeney siete insospettabile e con il vostro aiuto potrei - chiss - riuscire finalmente a dare un nome alla Primula Rossa... Presto andrete al ballo... osservate per me, cittadina, osservate e ascoltate... potete dirmi se sentite per caso una parola o un sussurro... potete prendere nota di chiunque parler con Sir Andrew Ffoulkes o con Lord Antony Dewhurst. Siete assolutamente al di sopra di ogni sospetto, ora. La Primula Rossa sar al ballo di Lord Grenville stasera. Scoprite chi , e vi prometto in nome della Francia che vostro fratello sar salvo".
Chauvelin le stava puntando il coltello alla gola. Marguerite si sentiva intrappolata in una rete dalla quale non aveva speranza di fuggire. Utilizzavano un ostaggio prezioso per ottenere la sua obbedienza, e lei sapeva che il cittadino non avrebbe mai fatto minacce a vuoto. Senza dubbio Armand era stato gi segnalato al Comitato di Salute Pubblica come "sospetto"; non gli avrebbero permesso di lasciare di nuovo la Francia, e sarebbe stato colpito senza piet, se si fosse rifiutata di obbedire a Chauvelin. Per un momento, da donna qual era, sper ancora di prendere tempo, cos tese la mano all'uomo che adesso temeva e odiava.
"Se prometto di aiutarvi in questa faccenda, Chauvelin", disse amabilmente, "mi darete la lettera di St. Just?".
"Se stasera mi renderete un servigio utile, cittadina", rispose lui con un sorriso ironico, "vi dar la lettera... domani".
"Non vi fidate di me?".
"Di voi mi fido ciecamente, cara signora, ma la vita di St. Just  stata confiscata dal suo paese... spetta a voi riscattarla".
"Potrei non essere in grado di aiutarvi", prov a pregarlo, "per quanto possa volerlo".
"Sarebbe davvero terribile", rispose lui senza scomporsi, "per voi... e per St. Just".
Marguerite rabbrivid. Intu che da quell'uomo non c'era da aspettarsi indulgenza. In possesso del potere assoluto, teneva nelle sue mani la vita che lei tanto amava. Lo conosceva troppo bene per non sapere che, se non fosse riuscito a raggiungere i suoi obiettivi, sarebbe stato spietato.
Sentiva freddo, nonostante l'aria soffocante del teatro. Le note struggenti della musica sembravano raggiungerla da una terra lontanissima. Si avvolse attorno alle spalle il costoso foulard di pizzo, e se ne stette seduta in silenzio a guardare la scena scintillante, come in sogno.
Per un momento i suoi pensieri si allontanarono dall'amata creatura in pericolo per accostarsi all'altro uomo che aveva ugualmente diritto alla sua fiducia e al suo affetto. Si sentiva sola, terrorizzata per la sorte del fratello, e desiderava cercare consiglio e conforto in qualcuno che avrebbe saputo come aiutarla e consolarla. Sir Percy Blakeney l'aveva amata un tempo, era suo marito; perch avrebbe dovuto affrontare da sola questa terribile disavventura?  vero, lui aveva poco cervello, ma era tutto muscoli: sicuramente, se lei ci avesse messo la testa e lui la forza virile e il fegato, insieme avrebbero potuto raggirare l'astuto diplomatico, e strappare l'ostaggio dalle sue mani vendicative senza mettere in pericolo la vita del nobile capo della piccola, valorosa banda di eroi. Sir Percy conosceva bene St. Just, sembrava affezionato a lui, era sicura che avrebbe potuto aiutarla.
Chauvelin non si curava pi di lei. Aveva pronunciato il suo crudele: "L'uno o l'altro...", e lasciava a lei la decisione. A sua volta, adesso anche lui sembrava preso dalle melodie malinconiche e toccanti dell'Orfeo, e seguiva il ritmo della musica con la sua testa aguzza da furetto.
Un leggero colpo alla porta scosse Marguerite dai suoi pensieri. Era Sir Percy Blakeney, alto, sonnolento, bonario e con quel sorriso mezzo timido e mezzo insulso, che ora le dava sui nervi pi che mai.
"Ehm... la vostra portantina  fuori... mia cara", disse, esasperando al massimo la sua cadenza strascicata, "immagino che vogliate andare a quel dannato ballo... Scusate, ehm... Monsieur Chauvelin... non mi ero accorto di voi...".
Allung due dita bianche e sottili verso Chauvelin che si era alzato quando Sir Percy era entrato nel palco.
"Venite, mia cara?".
"Silenzio! Ssh! Ssh!", si udirono aspri rimproveri provenire da diversi punti.
"Dannata insolenza!", comment Sir Percy con un sorriso benevolo.
Marguerite sospir impaziente. La sua ultima speranza sembr essere svanita d'un colpo. Si avvolse bene con il mantello e senza rivolgere lo sguardo al marito: "Sono pronta", disse prendendolo sotto braccio. Sulla porta del palco si volt e guard Chauvelin dritto negli occhi, il quale, con lo chapeau-bras, il tipico berretto a due punte, indossato dai gentiluomini alla fine del diciottesimo secolo, tenuto ripiegato sotto il braccio e un sorriso enigmatico sulle labbra sottili, si accingeva a seguire quella coppia mal assortita.
" soltanto un au revoir, Chauvelin", disse amabilmente, "ci vedremo tra poco al ballo di Lord Grenville".
E nei suoi occhi lo scaltro francese lesse, senza dubbio, qualcosa che gli suscit una profonda soddisfazione. Con un sorriso sarcastico, fiut una piccola presa di tabacco poi, dopo essersi spolverato lo jabot di pizzo, si strofin compiaciuto le mani sottili e ossute.
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CAPITOLO 11.
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Il ballo di Lord Grenville.
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Il tradizionale ballo dato dall'allora segretario di Stato per gli Affari Esteri, Lord Grenville, era l'evento pi alla moda dell'anno. Sebbene la stagione autunnale fosse appena all'inizio, chiunque contasse qualcosa in societ aveva fatto in modo di trovarsi a Londra in tempo per non mancare al ballo e per distinguersi, fosse un lui o una lei, al massimo delle proprie possibilit.
Sua Altezza Reale il principe di Galles aveva promesso di partecipare. Sarebbe arrivato subito dopo lo spettacolo all'Opera. Lo stesso Lord Grenville aveva ascoltato i primi due atti dell'Orfeo, prima di prepararsi a ricevere i suoi ospiti. Alle dieci, un'ora insolitamente tarda per quei tempi, le grandi sale del palazzo del ministero degli Esteri, decorate con palme e fiori esotici, straripavano di ospiti. Una sala era stata allestita solo per i balli, e le cadenzate note del minuetto facevano da accompagnamento alle chiacchiere divertite e alle allegre risate della numerosa e brillante compagnia.
In una camera pi piccola in cima all'elegante scalone, l'illustre padrone di casa era pronto a ricevere i suoi ospiti. Uomini importanti, belle donne, personalit di ogni paese europeo erano gi passati da lui, si erano scambiati coreografici inchini e altri omaggi richiesti dalla moda dell'epoca; poi, ridendo e conversando, si erano dispersi nella sala da ballo, nella hall e nelle sale da gioco.
Non lontano da Lord Grenville, appoggiato a una delle console, Chauvelin, nel suo impeccabile abito nero, studiava silenzioso l'elegante folla. Not che Sir Percy e Lady Blakeney non erano ancora arrivati, e i suoi acuti occhi chiari lanciavano veloci occhiate alla porta ogni volta che appariva un nuovo invitato.
Se ne stava un po' in disparte: era prevedibile che l'inviato del governo rivoluzionario francese non suscitasse molta simpatia in Inghilterra, nel momento in cui le notizie degli orribili massacri di settembre e del regime del Terrore e dell'Anarchia avevano iniziato a filtrare al di qua della Manica.
Nel suo ruolo ufficiale era stato ricevuto con la dovuta cortesia dai colleghi inglesi: il signor Pitt gli aveva stretto la mano, Lord Grenville si era intrattenuto con lui pi di una volta, ma i circoli pi esclusivi dell'alta societ londinese l'avevano completamente ignorato: le donne gli voltavano apertamente le spalle, gli uomini che non occupavano posizioni ufficiali si rifiutavano di stringergli la mano.
Tuttavia Chauvelin non era tipo da preoccuparsi di queste ridicole convenzioni sociali, che considerava banali incidenti nella carriera diplomatica. Il suo entusiasmo per la causa rivoluzionaria era assoluto, disprezzava ogni forma di disparit sociale e nutriva un amore ardente per il suo paese: questi tre sentimenti lo rendevano del tutto indifferente agli affronti subiti in quell'Inghilterra nebbiosa, lealista e retrograda.
E soprattutto, Chauvelin aveva a cuore un obiettivo. Era fermamente convinto che l'aristocrazia francese fosse il peggior nemico della Francia; desiderava vederla annientata: lui era uno di quelli che durante l'atroce regime del Terrore aveva espresso per primo lo storico e feroce desiderio "che gli aristocratici non avessero che una testa, in modo da poterla staccare con un solo colpo di ghigliottina".
E cos giudicava ogni aristocratico che era riuscito a fuggire dalla Francia come una preda da cui la ghigliottina si era fatta imbrogliare in modo inammissibile. Senza dubbio i realisti migrs, una volta che erano riusciti a oltrepassare la frontiera, facevano di tutto per istigare l'indignazione degli stranieri contro la Francia. Innumerevoli complotti prendevano vita in Inghilterra, Belgio, Olanda per tentare di indurre le grandi potenze a inviare truppe nella Parigi rivoluzionaria, liberare re Luigi, e giustiziare in modo sommario i sanguinari capi di quella mostruosa repubblica.
Non deve stupire, quindi, che la misteriosa e romantica figura della Primula Rossa suscitasse un odio cos profondo in Chauvelin. Lui e la manciata di giovani ribaldi al suo comando, ben riforniti di denaro, oltremodo audaci, lucidi e scaltri, erano riusciti a portare in salvo dalla Francia centinaia di aristocratici. I nove decimi degli migrs, ricevuti con onore alla Corte d'Inghilterra, dovevano la loro salvezza a quell'uomo e alla sua lega.
Chauvelin aveva giurato ai colleghi di Parigi che avrebbe scoperto l'identit dell'inglese ficcanaso, lo avrebbe attirato in Francia, e poi... Chauvelin tir un lungo sospiro di soddisfazione al pensiero di vedere quella testa misteriosa cadere sotto la lama della ghigliottina con la stessa facilit della testa di chiunque altro.
D'improvviso ci fu un gran fermento sul maestoso scalone, e tutte le conversazioni s'interruppero per un istante quando la voce del maggiordomo annunci da fuori: "Sua Altezza Reale il Principe di Galles e, al seguito, Sir Percy Blakeney e Lady Blakeney".
Lord Grenville si precipit alla porta per ricevere il suo ospite pi illustre.
Il Principe di Galles, in un magnifico completo regale di velluto salmone riccamente intessuto d'oro, fece il suo ingresso con Marguerite Blakeney al braccio, e alla sua destra Sir Percy con un superbo abito di satin lucido color crema, dal taglio stravagante in stile Incroyable, i capelli biondi senza cipria, pizzi costosissimi al collo e ai polsi e il chapeau-bras piegato sotto il braccio.
Dopo gli ossequiosi saluti di rito, Lord Grenville disse all'ospite regale: "Vostra Altezza mi permette di presentarle Monsieur Chauvelin, l'agente ufficiale del governo francese?".
Chauvelin, non appena il principe era entrato, si era fatto avanti in attesa delle presentazioni. S'inchin profondamente all'illustre ospite, che ricambi il saluto con un brusco cenno del capo.
"Monsieur", disse freddamente Sua Altezza Reale, "cercheremo di dimenticare il governo che vi ha mandato, e di considerarvi semplicemente come un ospite, un privato gentiluomo francese. E come tale, Monsieur, voi siete il benvenuto".
"Monseigneur", rispose Chauvelin inchinandosi ancora una volta; "Madame", aggiunse con una riverenza a Marguerite.
"Ah! Mio piccolo Chauvelin", disse lei con aria spensierata tendendogli la minuscola manina. "Il signore e io siamo vecchi amici, Vostra Altezza".
"In tal caso", disse il principe, questa volta in tono molto affabile, "siete doppiamente benvenuto, Monsieur".
"C' qualcun altro che desidererei molto poter presentare a Vostra Altezza Reale", intervenne Lord Grenville.
"Ah s? E chi ?", domand il principe.
"La signora contessa de Tournay de Basserive e la sua famiglia, appena arrivati dalla Francia".
"Ma certo! Sono tra i fortunati, dunque!".
Lord Grenville si volt in cerca della contessa che sedeva dalla parte opposta della sala.
"Oh, mio Dio!", sussurr Sua Altezza a Marguerite, non appena vide la rigida figura della vecchia signora. "Oh, mio Dio! Sembra molto virtuosa e malinconica".
"A dire il vero, Vostra Altezza", rispose lei con un sorriso, "la virt  come un fiore prezioso, rilascia tutto il suo profumo quando lo si schiaccia".
"Ah, la virt", sospir il principe, "non si addice affatto al vostro seducente gentil sesso, Madame".
"La signora contessa de Tournay de Basserive", disse Lord Grenville presentando la gentildonna.
" un vero piacere, Madame; il mio regale padre, come sapete,  sempre lieto di accogliere i vostri compatrioti che la Francia ha spinto ad abbandonare la propria terra".
"Vostra Altezza Reale  sempre cortese", rispose la contessa con rispettosa dignit. Poi, indicando la figlia che le stava accanto a occhi bassi: "Mia figlia Suzanne, Monseigneur", disse.
"Ah, incantevole! Incantevole!", disse il principe, "e adesso permettetemi, contessa, di presentarvi Lady Blakeney, che ci onora della sua amicizia. Giurerei che voi due abbiate molto da dirvi. Ogni compatriota di Lady Blakeney  doppiamente benvenuto per amor suo... i suoi amici sono i nostri amici... i suoi nemici, i nemici dell'Inghilterra".
Gli occhi azzurri di Marguerite brillarono di gioia per lo squisito discorso del suo illustre amico. La contessa de Tournay, che di recente l'aveva insultata senza ritegno, stava ricevendo qui una pubblica lezione della quale Marguerite non poteva che compiacersi. Ma la contessa, che nutriva per la famiglia reale quasi lo stesso rispetto attribuito alla religione, era troppo esperta di etichetta di corte per mostrare il minimo segno di imbarazzo mentre scambiava cerimoniosi inchini con Lady Blakeney.
"Sua Altezza Reale  sempre impagabile, Madame", disse Marguerite in tono modesto e con un'espressione maliziosa nei brillanti occhi azzurri, "ma non c' bisogno della sua cortese mediazione... la vostra amabile accoglienza al nostro ultimo incontro  vivissima nella mia memoria".
"Noi poveri esiliati, Madame", ribatt freddamente la contessa, "dimostriamo la nostra gratitudine all'Inghilterra rispettando con devozione i desideri di Monseigneur".
"Madame!", disse Marguerite con un'altra cerimoniosa riverenza.
"Madame", rispose la contessa con pari dignit.
Nel frattempo il principe si era rivolto al giovane visconte con qualche parola di cortesia.
"Sono lieto di incontrarvi, signor visconte. Ho conosciuto bene vostro padre quand'era ambasciatore a Londra".
"Ah, Monseigneur", rispose il visconte, "ero un petit ragazzo... e adesso devo l'onore di questo incontro al nostro protettore, la Primula Rossa".
"Silenzio!", disse subito il principe, indicando con aria seria Chauvelin, che se n'era stato un po' in disparte durante questo breve scambio a osservare Marguerite e la contessa con un sorrisetto divertito e sarcastico stampato sulle labbra.
"No, Monseigneur", disse subito rispondendo direttamente alla sfida del principe, "vi prego di lasciare che questo gentiluomo esprima la sua gratitudine; il nome dell'intrigante fiore rosso  ben noto a me... e alla Francia".
Il principe lo osserv attentamente per un paio di secondi.
"Dunque, Monsieur", rispose lui, " probabile che ne sappiate pi di noi del nostro eroe nazionale... chiss che non sappiate chi ... Vedete?", aggiunse volgendosi al gruppo che si trovava nella sala, "le signore pendono dalle vostre labbra... vi rendereste popolare tra le rappresentanti del gentil sesso se voleste appagare la loro curiosit".
"Ah, Monseigneur", disse Chauvelin in tono allusivo, "in Francia si mormora che Vostra Altezza potrebbe, se volesse, fornire il pi attendibile dei resoconti a proposito del misterioso fiore di campo".
Nel parlare scrut rapidamente Marguerite, ma lei non trad alcuna emozione e sostenne il suo sguardo senza timore.
"Oh no, amico", rispose il principe, "le mie labbra sono sigillate! E i membri della lega mantengono gelosamente segreta l'identit del loro capo... cos le sue belle ammiratrici dovranno accontentarsi di adorare un'ombra. Qui in Inghilterra, Monsieur", aggiunse con eleganza e dignit, "al solo nome della Primula Rossa, tutte le deliziose guance femminili avvampano di entusiasmo. Nessuno l'ha mai visto a parte i suoi fedeli aiutanti. Non sappiamo se  alto o basso, biondo o bruno, bello o brutto, ma sappiamo che  il gentiluomo pi audace della terra, e ci sentiamo tutti un po' orgogliosi, Monsieur, quando ci ricordiamo che  inglese".
"Ah, Monsieur Chauvelin", aggiunse Marguerite, guardando quasi con aria di sfida il pacato volto di sfinge del francese, "Sua Altezza dovrebbe aggiungere che noi signore lo consideriamo come un eroe dei tempi antichi... lo adoriamo... indossiamo il suo stemma... tremiamo per lui quando si trova in pericolo ed esultiamo con lui nel momento della vittoria".
Chauvelin non fece che inchinarsi placido al principe e a Marguerite; intuiva che entrambi i discorsi erano volti, ognuno a suo modo, a esprimere disprezzo o a lanciare una sfida. Se da un lato detestava il principe ozioso e gaudente, dall'altro teneva in suo potere la bella donna che portava tra i capelli dorati una spruzzata di piccoli fiori di rubini e diamanti, e poteva quindi permettersi di restare in silenzio e attendere gli eventi.
Una lunga risata fatua e gioviale ruppe l'improvviso silenzio calato su tutti gli ospiti. "E noi poveri mariti", se ne usc con la sua cadenza strascicata l'elegante Sir Percy, "noi dobbiamo stare a guardare... mentre loro venerano quella dannata ombra".
Tutti risero, il principe pi forte degli altri. La tensione dovuta all'eccitazione tenuta a freno si dissolse, e un attimo dopo gli invitati ridevano e parlottavano festosi sciogliendo l'allegro assembramento e disperdendosi nelle sale vicine.
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CAPITOLO 12.
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Il pezzetto di carta.
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Marguerite soffriva intensamente. Rideva e conversava come sempre, come sempre era la donna pi ammirata, pi seguita, pi festeggiata di ogni altra, eppure si sentiva come un condannato a morte che trascorre i suoi ultimi giorni sulla terra.
I suoi nervi erano in uno stato di dolorosa tensione che si era ingigantita nel corso della breve ora che aveva passato in compagnia del marito, tra l'Opera e il ballo. Il piccolo spiraglio di speranza - trovare un amico e consigliere in quell'individuo benevolo e indolente - era svanito in un baleno cos com'era venuto, nel momento in cui era rimasta sola con lui. Un sentimento di tollerante indifferenza, lo stesso che si prova verso un animale o un fedele servitore, la spinse a voltare le spalle con un sorriso all'uomo che avrebbe dovuto essere il suo sostegno morale nel momento di crisi straziante che stava attraversando, che avrebbe dovuto essere il suo razionale consigliere quando, trascinata di qua e di l dal sentimentalismo femminile, si sentiva divisa tra l'amore per il fratello lontano e in pericolo di morte e l'orrore per lo squallido servigio che Chauvelin aveva preteso da lei in cambio della salvezza di Armand.
Se ne stava l il suo sostegno morale, il razionale consigliere, circondato da una folla di giovani damerini senza cervello che proprio in quel momento ripetevano - facendola rimbalzare di bocca in bocca e dimostrando oltretutto di divertirsi come non mai - una quartina dozzinale che Sir Percy aveva appena concepito. Dovunque si girasse, Marguerite s'imbatteva in quelle assurde, sciocche parole: sembrava che la gente non avesse altro di cui parlare; perfino il principe le aveva chiesto, con una risatina, se apprezzasse l'ultima prova poetica del marito.
"Per comporla c' voluto giusto il tempo di fare il nodo alla cravatta", aveva dichiarato lui alla sua cricca di ammiratori.
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La cerchiam di qua, la cerchiam di l,
la cercano i francesi ovunque va.
Che sia lass nel cielo o nell'infernale fossa
la dannata e inafferrabile Primula Rossa?
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Il bon mot aveva fatto il giro di tutte le sfavillanti sale. Il principe ne fu incantato e giur che la vita senza Blakeney sarebbe stata un arido deserto. Poi, prendendolo per un braccio, l'aveva condotto nella sala da gioco e l'aveva coinvolto in un'interminabile partita a carte.
Sir Percy, il cui interesse principale nella gran parte degli incontri mondani sembrava concentrarsi intorno al tavolo da gioco, di solito lasciava che la moglie flirtasse, ballasse, si divertisse o si annoiasse a suo piacimento. E quella sera, dopo aver dato forma al suo bon mot, aveva lasciato Marguerite circondata da una folla di ammiratori di ogni et, tutti desiderosi e pronti ad aiutarla a dimenticare che da qualche parte, nelle spaziose sale, c'era un soggetto alto e pigro che era stato cos stupido da supporre che la donna pi intelligente d'Europa si sarebbe abituata ai prosaici impegni di un matrimonio inglese.
I suoi nervi sovreccitati, l'inquietudine e l'agitazione esaltavano di molto il fascino della bella Marguerite: scortata da uno stuolo di uomini di ogni et e di diversa provenienza, riceveva al suo passaggio le pi svariate esclamazioni di ammirazione.
Non si sarebbe concessa altro tempo per riflettere. Della sua formazione un po' bohmienne le era rimasto un certo fatalismo. Sentiva che gli eventi si sarebbero sviluppati autonomamente, che non sarebbero state le sue mani a muovere i fili. Era consapevole che da Chauvelin non poteva attendersi nessuna piet. Quell'uomo aveva messo un prezzo sulla testa di Armand e aveva lasciato a lei la scelta di pagare o meno.
Pi tardi nel corso della serata, not Sir Andrew Ffoulkes e Lord Antony Dewhurst che evidentemente erano appena arrivati. Vide che Sir Andrew si diresse all'istante verso la piccola Suzanne de Tournay e che i due giovani fecero in modo di appartarsi in una delle profonde strombature delle finestre a bifora, dove avviarono una lunga conversazione che sembrava essere per entrambi molto seria e gradevole.
I due giovani gentiluomini avevano un aspetto un po' provato e inquieto, ma d'altra parte i loro abiti erano impeccabili, e il loro contegno signorile non tradiva nessun segnale della tremenda catastrofe che dovevano sentire incombere su di loro e sul loro capo.
Che la Lega della Primula Rossa non avesse intenzione di abbandonare la propria causa, l'aveva dedotto dalle parole della piccola Suzanne, la quale parlava apertamente di come lei e sua madre erano state rassicurate sul fatto che la lega avrebbe riportato dalla Francia il conte de Tournay nel giro di pochi giorni. Mentre osservava la folla vivace e raffinata nella sala da ballo sfavillante di luci, prese a chiedersi quale tra gli uomini di mondo che le stavano intorno fosse la misteriosa Primula Rossa, chi tenesse le fila di quei complotti tanto audaci, e tra le mani la sorte di esistenze preziose.
Fu presa da un'ardente curiosit di scoprirlo: sebbene per mesi avesse sentito parlare di lui accettandone l'anonimato, come avevano fatto tutti gli altri in societ, adesso desiderava sapere - a prescindere da s stessa, da Armand e perfino da Chauvelin -, solo per interesse personale, per via dell'entusiastica ammirazione che aveva sempre nutrito nei confronti della sua audacia e della sua astuzia.
Lui naturalmente si trovava al ballo, da qualche parte, dal momento che anche Sir Andrew Ffoulkes e Lord Antony Dewhurst erano l, in attesa di incontrare il loro capo e forse per ricevere da lui un nuovo mot d'ordre.
Marguerite si guard intorno e scrut le facce degli alti, aristocratici normanni, i sassoni biondi e massicci, la casta pi gentile e spiritosa dei celti, chiedendosi chi di loro tradisse la potenza, l'energia, l'astuzia che avevano imposto la sua volont e il suo comando su un certo numero di gentiluomini inglesi di nobile stirpe, tra i quali, girava voce, vi fosse anche Sua Altezza Reale.
Sir Andrew Ffoulkes? No di certo, con quegli amabili occhi azzurri che guardavano con tale tenerezza e desiderio la piccola Suzanne che l'austera madre stava trascinando via dal loro piacevole tte--tte. Marguerite lo osserv attraverso la sala finch lui non distolse lo sguardo con un sospiro, e rest l, solo e spaesato, ora che la piccola, aggraziata figura di Suzanne era sparita nella folla.
Lo osserv camminare lentamente verso una porta che conduceva in un piccolo boudoir, poi lo vide fermarsi e appoggiarsi allo stipite senza smettere di guardarsi intorno impaziente.
Per il momento Marguerite trov il modo di sfuggire al suo vigile cavaliere, e aggirando la folla si fece pi vicina alla porta dove era appoggiato Sir Andrew. Perch desiderava avvicinarsi a lui, non avrebbe saputo dirlo; forse era sospinta da un'onnipotente fatalit che spesso sembra dominare le sorti degli uomini.
A un tratto si ferm: il suo cuore parve arrestarsi, i suoi grandi occhi eccitati guizzarono per un momento verso la porta, poi altrettanto rapidamente si volsero altrove. Sir Andrew Ffoulkes stava ancora appoggiato allo stipite nella stessa posizione inerte, ma Marguerite aveva visto chiaramente che Lord Hastings - un giovane spavaldo, amico di suo marito e del principe -, sfiorandolo nel superarlo, aveva fatto scivolare qualcosa nella mano del compare.
Per un lungo istante - oh, non fu che un attimo - Marguerite si blocc; subito dopo, con ammirevole, simulata noncuranza, riprese a camminare attraverso la sala, questa volta a passo svelto, verso la porta da dove intanto Sir Andrew era sparito.
Dal momento in cui Marguerite aveva scorto Sir Andrew appoggiarsi alla porta fino a quando l'aveva seguito nel boudoir era trascorso meno di un minuto. Il fato di solito  rapido quando assesta un colpo.
E d'improvviso, Lady Blakeney non esisteva pi. Ora c'era soltanto Marguerite St. Just: la Marguerite che aveva trascorso l'infanzia e la prima giovinezza tra le braccia protettive del fratello Armand. Aveva dimenticato tutto il resto: il rango, la dignit, l'intimo entusiasmo... tutto, tranne che la vita di Armand era in pericolo e che l, a pochi metri da lei, nel piccolo boudoir deserto, probabilmente nelle mani di Sir Andrew Ffoulkes, si trovava il talismano che avrebbe potuto salvare la vita di suo fratello.
Non erano trascorsi nemmeno altri trenta secondi dal momento in cui Lord Hastings aveva fatto scivolare il misterioso "qualcosa" nelle mani di Sir Andrew, e quello in cui lei aveva raggiunto a sua volta il boudoir deserto. Sir Andrew, che stava in piedi vicino a un tavolo sul quale era posato un massiccio candelabro d'argento, le dava le spalle. Aveva in mano un pezzetto di carta ed era sul punto di leggerne il contenuto.
Non vista, evitando che il suo leggero abito frusciante producesse il minimo rumore sul pesante tappeto, non osando respirare prima di aver raggiunto il suo obiettivo, Marguerite scivol dietro di lui... Nel momento in cui Sir Andrew si guard intorno e la vide, lei emise un gemito, si pass una mano sulla fronte, e mormor impercettibilmente: "In sala c'era un caldo tremendo... Mi sentivo mancare... Ah!...".
Barcoll come se stesse per cadere e Sir Andrew, riprendendo subito il controllo e accartocciando in mano il minuscolo foglietto che stava leggendo, sembr fare appena in tempo a sorreggerla.
"Non vi sentite bene, Lady Blakeney?", domand molto preoccupato. "Lasciate che...".
"No, no, non  niente...", lo interruppe subito. "Una sedia, presto!".
Si abbandon sulla sedia vicino al tavolo e, gettando la testa indietro, chiuse gli occhi.
"Ecco!", mormor, sempre con un filo di voce. "Il capogiro  passato... Non fate caso a me, Sir Andrew, vi assicuro che mi sento gi meglio".
In momenti come questi non c' dubbio - e in realt sono gli psicologi a sostenerlo - che in noi si sviluppa un senso che non ha niente a che fare con gli altri cinque: non si tratta di vedere, sentire o toccare, tuttavia ci pare di fare tutte e tre le cose in una volta. Marguerite sedeva con gli occhi apparentemente chiusi. Sir Andrew si trovava proprio dietro di lei e alla sua destra c'era il tavolo con sopra il candelabro a cinque bracci. Nella mente, la sola immagine che la giovane donna vedeva era il volto di Armand. Armand, la cui vita era appesa a un filo, e che sembrava guardarla da uno sfondo su cui era dipinta indistintamente la folla furibonda di Parigi, le nude pareti del Tribunale di Salute Pubblica, con Fouquier-Tinville, il pubblico ministero, che reclamava la vita di Armand in nome del popolo francese, e la spettrale ghigliottina con la lama macchiata in attesa di un'altra vittima... Armand!
Per un momento, nel piccolo boudoir ci fu un silenzio di tomba. Dalla sfavillante sala da ballo accanto, le dolci note di una gavotta, i fruscii degli abiti costosi, il chiacchiericcio e le risate della gran folla giungevano come un bizzarro accompagnamento al dramma che si stava consumando l dentro. Sir Andrew non aveva pi aperto bocca. Poi accadde che in Marguerite Blakeney quel sesto senso si fece pi acuto. Non poteva vedere perch aveva gli occhi chiusi, n sentire perch il rumore della sala da ballo sommergeva il lieve fruscio del cruciale pezzetto di carta; nonostante tutto sapeva - come se l'avesse visto e sentito - che in quel preciso istante Sir Andrew teneva il foglietto vicinissimo alla fiamma di una delle candele.
Nell'attimo in cui cominci a prendere fuoco, Marguerite apr gli occhi, sollev la mano e con due dita strapp il pezzo di carta infuocato dalle mani del giovane gentiluomo. Poi spense il fuoco e si port il foglietto alle narici con assoluta noncuranza.
"Che pensiero gentile, Sir Andrew", disse con voce allegra, "senza dubbio  stata vostra nonna a insegnarvi che l'odore della carta bruciata  il miglior rimedio contro il capogiro".
Sospir soddisfatta, stringendo tra le dita ingioiellate il pezzetto di carta, il talismano che forse avrebbe salvato la vita di suo fratello Armand. Sir Andrew la fissava, era troppo sconcertato per comprendere all'istante l'accaduto; era stato colto di sorpresa al punto da non sembrare in grado di recepire che il foglietto, che lei teneva nelle mani delicate, era un qualcosa dal quale poteva dipendere la vita dei suoi compagni.
Marguerite scoppi in una lunga risata fragorosa.
"Perch mi fissate in quel modo?", disse in tono giocoso. "Vi assicuro che mi sento molto meglio; il vostro rimedio si  dimostrato efficacissimo. Questa stanza  deliziosamente fresca", aggiunse con la stessa disinvoltura, "e il suono della gavotta  incantevole e rilassante".
Continu a chiacchierare amabilmente, mentre Sir Andrew, tutto agitato, si scervellava per trovare il modo pi rapido di recuperare dalle mani di quella bella donna il pezzetto di carta. D'istinto gli passarono per la mente pensieri vaghi e impetuosi: si ricord improvvisamente della nazionalit di Marguerite e, peggio ancora, gli sovvenne l'orribile racconto sul marchese de St. Cyr, al quale in Inghilterra nessuno aveva dato credito per amore di Sir Percy e di sua moglie.
"Ma come? Ancora mi fissate con quell'espressione trasognata?", disse, ridendo allegra. " poco galante da parte vostra, Sir Andrew; e ora che ci penso, siete sembrato pi spaventato che lieto quando mi avete visto, poco fa. Credo che in fin dei conti non sia stata la preoccupazione per la mia salute e nemmeno il rimedio di vostra nonna a farvi bruciare il minuscolo pezzo di carta... Giurerei che stavate tentando di distruggere l'ultima, straziante lettera della vostra innamorata. Confessate!", aggiunse sollevando per gioco il foglietto, "contiene il suo cong definitivo, o un'ultima richiesta di far pace?".
"Di qualsiasi cosa si tratti, Lady Blakeney", rispose Sir Andrew che stava pian piano recuperando il controllo, "indubbiamente questo bigliettino mi appartiene, e...". Senza curarsi che il suo gesto potesse risultare sconveniente nei confronti di una signora, il giovanotto si lanci per riprenderselo, ma la reazione di Marguerite fu immediata: le sue azioni, frutto dell'intenso stato di eccitazione in cui si trovava, furono pi rapide e sicure. Era alta e forte; arretr svelta di un passo andando a sbattere contro il piccolo tavolo Sheraton, gi sbilanciato per il troppo peso, che si schiant a terra con tutto il massiccio candelabro.
Lei lanci subito un grido d'allarme: "Le candele, Sir Andrew, svelto!".
Non fu un gran danno: un paio di candele si erano spente nel crollo del candelabro, altre avevano soltanto fatto gocciare un po' di cera sul prezioso tappeto, e una aveva dato fuoco al paralume di carta che la proteggeva. Sir Andrew con rapidit e destrezza spense la fiamma e rimise il candelabro sul tavolo; ma questa azione lo impegn per un paio di secondi, giusto il tempo necessario a Marguerite per dare una rapida occhiata al biglietto e prendere nota del suo contenuto: una dozzina di parole nella stessa scrittura distorta anche aveva visto prima, e lo stesso stemma, un fiore a forma di stella disegnato con l'inchiostro rosso.
Quando Sir Andrew la guard di nuovo, sul viso di lei vide solo la preoccupazione per l'incidente imprevisto e il sollievo per la felice soluzione; mentre il minuscolo e vitale biglietto era caduto ondeggiando sul pavimento. Il giovane gentiluomo lo afferr all'istante, e il suo viso si distese non appena lo pot stringere tra le dita.
"Vergognatevi, Sir Andrew", disse lei scuotendo la testa con un frivolo sospiro, "scombussolare il cuore di una duchessa sensibile pur di conquistare l'affetto della piccola, dolce Suzanne. Ma bene! Secondo me  stato Cupido in persona ad affiancarvi minacciando di distruggere col fuoco l'intero ministero degli Esteri, per farmi cadere il biglietto dalle mani prima che i miei occhi indiscreti potessero contaminarlo. E pensare che sarebbe bastato un solo istante di pi per scoprire i segreti di una duchessa peccatrice".
"Vorrete perdonarmi, Lady Blakeney", disse Sir Andrew, con la stessa calma di lei, "se riprendo l'interessante attivit che avete interrotto?".
"Fate pure, Sir Andrew! Come potrei azzardarmi a ostacolare di nuovo il Dio dell'amore? Probabilmente mi infliggerebbe un tremendo castigo per la mia presunzione. Bruciate pure il vostro pegno d'amore!".
Sir Andrew aveva gi arrotolato il pezzetto di carta e lo teneva di nuovo sulla fiamma della candela che era rimasta accesa, e tutto preso com'era dalla sua opera di distruzione non fece caso allo strano sorriso sul volto della sua bella vis--vis. Forse, se l'avesse notato, quell'espressione di sollievo sarebbe svanita dal suo viso. Osservava invece il fatidico biglietto accartocciarsi sotto la fiamma. In pochi secondi gli ultimi frammenti planarono a terra, e il giovane schiacci la cenere col tallone.
"E adesso, Sir Andrew", disse Marguerite Blakeney con la sua tipica, graziosa disinvoltura e un sorriso trionfante, "volete azzardarvi a far ingelosire la vostra bella signora invitandomi a danzare il minuetto?".
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CAPITOLO 13.
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L'uno o l'altro?
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Le poche parole che Marguerite Blakeney era riuscita a distinguere sul pezzo di carta bruciacchiato sembravano letteralmente le parole del Destino. "Domani parto...", aveva letto abbastanza chiaramente; poi seguiva un'ombratura causata dal fumo della candela che cancellava le parole successive, ma proprio in fondo c'era un'altra frase, che le si era impressa a fuoco nella mente, "se vuoi parlarmi ancora, sar nella sala da pranzo all'una precisa". Il foglietto era firmato con il piccolo stemma buttato gi di corsa: il minuscolo fiore a forma di stella che le era divenuto familiare.
All'una precisa! Erano quasi le undici, si ballava l'ultimo minuetto e Sir Andrew Ffoulkes e la splendida Lady Blakeney conducevano le danze guidando le coppie nella delicata e complessa coreografia.
Quasi le undici! Le lancette del bell'orologio Luigi 15 di ottone dorato sembravano muoversi a una velocit folle. Due ore ancora e la sua sorte e quella di Armand sarebbero state segnate per sempre. Nel giro di due ore doveva decidere se tenere per s l'informazione ottenuta con tanta astuzia, e lasciare il fratello al suo destino, o tradire intenzionalmente un uomo valoroso che dedicava la vita ai suoi simili: un uomo nobile, generoso e soprattutto, completamente ignaro. Ma d'altronde, si trattava di Armand! Anche Armand era nobile e valoroso, anche Armand era all'oscuro di tutto. E Armand la amava, avrebbe messo volentieri la propria vita nelle mani di lei, e adesso che poteva salvarlo dalla morte, Marguerite esitava. Oh! Era una cosa mostruosa; il caro viso gentile del fratello, pieno d'amore per lei, sembrava guardarla con aria di rimprovero. "Avresti potuto salvarmi, Margot!", pareva dirle. "Invece hai scelto per la vita di un estraneo, un uomo che non conosci, che non hai mai visto. Hai preferito che fosse lui a salvarsi, e hai mandato me sulla ghigliottina!".
Nella mente di Marguerite si agitavano questi pensieri contrastanti, mentre, col sorriso sulle labbra, si muoveva fluida tra le graziose figure del minuetto. Si accorse, grazie alla sua acuta sensibilit, di essere riuscita a dissipare del tutto le paure di Sir Andrew. Il suo contegno era stato assolutamente perfetto: in quel momento, e durante tutto il minuetto, era stata un'attrice migliore di quanto non fosse mai stata sul palco della Comdie Franaise; del resto, allora, la vita dell'amato fratello non dipendeva dalle sue doti istrioniche.
Era troppo intelligente per esagerare nella sua recita, e non fece ulteriori allusioni al presunto billet doux che aveva procurato a Sir Andrew Ffoulkes cinque minuti di vero tormento. Vide l'ansia di lui dissolversi al calore del suo sorriso radioso, e subito percep che, qualsiasi dubbio gli fosse passato per la testa fino a quel momento, sarebbe riuscita, nel corso delle ultime battute del minuetto, a scacciarlo definitivamente; Sir Andrew non si era accorto affatto dello stato di febbrile eccitazione in cui lei si trovava, di quanto le costasse mantenere viva una conversazione frivola e banale.
Quando la danza si concluse, Marguerite chiese a Sir Andrew di accompagnarla nella sala accanto.
"Ho promesso che sarei scesa a cenare con Sua Altezza Reale", spieg, "ma prima di separarci, ditemi... mi avete perdonata?".
"Perdonata?".
"S! Confessate, vi ho fatto prendere un bello spavento, poco fa... Ma ricordate, io non sono una donna inglese, e non considero uno scambio di billet doux come un crimine, e giuro che non ne far parola con la mia piccola Suzanne. Ma adesso ditemi, mi farete l'onore di intervenire alla mia festa sul fiume, mercoled?".
"Non ne sono sicuro, Lady Blakeney", rispose in modo evasivo. "Dovrei lasciare Londra domani".
"Non lo farei, se fossi in voi", disse lei con aria grave; poi, vedendo riapparire uno sguardo ansioso nei suoi occhi, aggiunse festosa, "nessuno pu lanciare una boccia meglio di voi, Sir Andrew, sentiremo la vostra mancanza sul campo".
La condusse attraverso la stanza fino a quella accanto, dove Sua Altezza Reale era gi in attesa della splendida Lady Blakeney.
"Madame, la cena ci aspetta", disse il principe, offrendo il braccio a Marguerite, "e sono pieno di speranza. La Dea Fortuna mi ha tenuto il broncio cos a lungo al gioco, che attendo fiducioso i sorrisi della Dea della Bellezza".
"Vostra Altezza  stata sfortunata alle carte?", chiese Marguerite nel prendere il braccio del principe.
"Gi! Molto sfortunato. Blakeney, non contento di essere il pi ricco tra i sudditi di mio padre, ha anche una fortuna esagerata. Comunque, dov' quell'inimitabile uomo di spirito? Parola mia, Madame, questa vita non sarebbe che un arido deserto senza i suoi sorrisi e le sue battute".
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CAPITOLO 14.
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All'una precisa!
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La cena era stata molto vivace. Tutti gli invitati dichiararono che Lady Blakeney non era mai stata pi adorabile, n quel "dannato idiota" di Sir Percy pi divertente.
Sua Altezza Reale aveva riso fino alle lacrime alle battute stupide ma spassose di Blakeney. I versi della filastrocca, "La cerchiam di qua, la cerchiam di l", eccetera, furono cantati sulla melodia di Oh! Merry Britons e con l'accompagnamento dei bicchieri battuti rumorosamente sul tavolo. Oltretutto, Lord Grenville aveva un cuoco sopraffino: qualche burlone affermava che fosse un rampollo dell'antica noblesse francese che, perduta la sua fortuna, era venuto a cercarla nella cuisine del ministero degli Esteri.
Marguerite Blakeney era del suo umore pi brillante, e di sicuro non c'era un'anima in quella sala da pranzo affollata che avesse un vago sentore della tremenda battaglia che infuriava nel suo cuore.
L'orologio ticchettava senza piet. Mezzanotte era passata da un pezzo, e perfino il principe di Galles stava pensando di alzarsi dal tavolo. Nel giro di mezz'ora i destini di due uomini valorosi si sarebbero trovati l'uno contro l'altro: l'amatissimo fratello e lui, l'eroe sconosciuto.
Marguerite non aveva cercato di vedere Chauvelin nell'ultima ora; sapeva che i suoi occhi acuti e volpini l'avrebbero subito spaventata e avrebbero fatto pendere l'ago della bilancia dalla parte di Armand. Se invece non l'avesse visto, nel profondo del cuore avrebbe resistito una vaga, indefinibile speranza che "qualcosa" poteva accadere, qualcosa di grande, enorme, epocale che avrebbe potuto sollevare dalle sue giovani e deboli spalle la pesantissima responsabilit di dover scegliere tra due alternative tanto crudeli.
Ma i minuti scorrevano con quella sorda monotonia che assumono puntualmente quando il loro incessante ticchettio si fa snervante.
Dopo cena, ripresero le danze. Sua Altezza Reale era andata via, e tra gli ospiti pi anziani cominciavano gli scambi di saluti; i giovani, instancabili, si erano lanciati in una nuova gavotta che li avrebbe impegnati per almeno un quarto d'ora.
Marguerite non si sentiva pronta per ballare ancora: c' un limite anche al pi rigido autocontrollo. Scortata da un ministro di gabinetto, era tornata ancora una volta nel minuscolo boudoir, la meno frequentata tra tutte le stanze. Sapeva che Chauvelin doveva essere da qualche parte ad aspettarla, pronto a cogliere la prima opportunit per un tte--tte. Per un istante, dopo il minuetto prima della cena, i loro sguardi si erano incontrati, e lei si era resa conto che il perspicace diplomatico, con quei penetranti occhi chiari, aveva intuito che il suo compito era stato portato a termine.
L'aveva voluto il destino. Marguerite, lacerata dal peggior conflitto che il cuore di una donna abbia mai conosciuto, si era rassegnata alla sua sentenza. Doveva salvare Armand a ogni costo; lui, prima di tutto, perch era suo fratello, ed era stato per lei madre, padre, amico fin da quando, ancora bambina, aveva perso i genitori. Era insopportabile soffermarsi sul pensiero che Armand potesse morire sulla ghigliottina come un traditore: in effetti, non era una cosa possibile. Non poteva succedere, mai e poi mai... Quanto allo sconosciuto, l'eroe... ebbene! La decisione spettava al Fato. Marguerite avrebbe riscattato la vita del fratello dalle mani dell'implacabile nemico, e dopo avrebbe lasciato che l'astuta Primula Rossa se la cavasse da sola.
Forse Marguerite sperava che in qualche modo l'audace cospiratore, che per lunghi mesi aveva beffato un esercito di spie, riuscisse ancora a sfuggire a Chauvelin e a restare libero fino alla fine.
Pensava a queste cose mentre se ne stava seduta ad ascoltare le argute facezie del ministro, che era certo di aver trovato in Lady Blakeney l'ascoltatrice perfetta.
A un tratto scorse la faccia vigile e volpina di Chauvelin sbucare dalle tende della porta.
"Lord Fancourt", disse al ministro, "mi fareste una cortesia?".
"Sono al completo servizio di vostra signoria", rispose galante il gentiluomo.
"Volete controllare se mio marito si trova ancora nella sala da gioco? E se lo trovate l, volete dirgli che sono molto stanca e sarei lieta di andare al pi presto a casa?".
Le richieste di una bella donna sono un dovere per tutto il genere maschile, anche per un ministro. Lord Fancourt si accinse ad obbedire all'istante.
"Mi spiace lasciare da sola vostra signoria", disse.
"Non temete. Me ne star qui buona buona e, penso, indisturbata... ma sono davvero stanca. Sapete che Sir Percy vorr tornare a Richmond, la strada  lunga e se non ci affrettiamo, non saremo a casa prima dell'alba".
Lord Fancourt dovette per forza andare.
Non appena fu uscito, Chauvelin sgattaiol nella stanza e in un attimo fu al suo fianco, calmo e impassibile.
"Avete novit per me?", domand.
Un mantello ghiacciato sembr circondare all'improvviso le spalle di Marguerite; anche se le sue guance ardevano, si sentiva intorpidita dal freddo. Oh, Armand! Verrai mai a sapere fino a che punto una sorella devota stia sacrificando il proprio orgoglio, la dignit, la femminilit per amor tuo?
"Niente d'importante", rispose lei, con lo sguardo fisso davanti a s, "ma potrebbe dimostrarsi un indizio. Ho fatto in modo, non importa come, di cogliere Sir Andrew Ffoulkes nell'atto di bruciare un pezzo carta su una candela, proprio in questa stanza. Poi sono riuscita a tenere quel foglietto tra le dita per un paio di minuti, e a posarci lo sguardo per una decina di secondi".
"Abbastanza per memorizzarne il contenuto?", chiese con calma Chauvelin.
Lei annu. Poi, con lo stesso tono meccanico di voce, continu: "Nell'angolo del pezzo di carta c'era il solito irregolare stemma del piccolo fiore a forma di stella. Ho letto due righe al di sopra, tutto il resto era bruciacchiato e annerito dalla fiamma".
"E che dicevano quelle due righe?".
D'improvviso si sent la gola chiusa. Per un istante ebbe l'impressione di non poter pronunciare le parole che avrebbero consegnato alla morte un uomo valoroso.
" una fortuna che non sia andato in fumo l'intero foglietto", aggiunse Chauvelin con un tono di freddo sarcasmo, "altrimenti Armand St. Just se la sarebbe vista brutta. Che dicevano quelle due righe, cittadina?".
"Una diceva: "Domani parto"", mormor, "l'altra: "Se vuoi parlarmi, sar nella sala da pranzo all'una precisa"".
Chauvelin guard l'orologio sulla mensola del camino.
"Allora, ho parecchio tempo", disse in tutta calma.
"Che avete intenzione di fare?", chiese lei.
Era pallida come una statua, aveva le mani ghiacciate, la testa e il cuore le pulsavano per la terribile tensione nervosa. Oh, che crudelt era! Che crudelt! Cosa aveva fatto per meritare tutto ci? La sua scelta era compiuta: aveva agito in modo vile o sublime? Solo l'angelo che trascrive gli eventi nel libro d'oro potrebbe dare una risposta.
"Che avete intenzione di fare?", ripet meccanicamente.
"Oh, niente per il momento. Poi, dipende".
"Da cosa?".
"Da quello che vedr nella sala da pranzo all'una precisa".
"Vedrete la Primula Rossa, naturalmente. Non lo conoscete, per".
"No, ma lo conoscer presto".
"Sir Andrew l'avr messo in guardia".
"Credo di no. Quando vi siete separati dopo il minuetto, lui  rimasto a guardarvi per un paio di secondi con uno sguardo che mi ha fatto capire che tra voi era successo qualcosa. Era ovvio, non credete?, che io facessi delle accurate ipotesi sulla natura di quel "qualcosa". Quindi ho impegnato il giovanotto in una lunga e animata conversazione: abbiamo discusso dello straordinario successo ottenuto da Gluck a Londra, finch una signora ha reclamato il suo braccio per essere condotta a cena".
"E poi?".
"Durante la cena non l'ho perso di vista. Quando siamo risaliti, Lady Portales gli ha attaccato un bottone sulla bella Mademoiselle Suzanne de Tournay. Sapevo che non si sarebbe mosso finch Lady Portales non avesse esaurito l'argomento, il che accadr tra almeno un quarto d'ora, e adesso mancano cinque minuti all'una".
Era pronto ad andare e si avvi alla porta dove, scostata la tenda, si ferm un momento per indicare a Marguerite Sir Andrew Ffoulkes che, in fondo alla sala, parlava fitto fitto con Lady Portales.
"Credo", disse con aria trionfante, "di potermi aspettare con una certa sicurezza di trovare in sala da pranzo la persona che cerco, mia bella signora".
"Potreste trovarne pi di una".
"Chiunque dovesse trovarsi l, quando scoccher l'una, verr pedinato da uno dei miei uomini; tra questi uno, o forse due, o addirittura tre domani partiranno per la Francia. E uno di loro sar la Primula Rossa".
"Ah s? E?...".
"Anch'io, mia bella signora, partir domani per la Francia. Le carte trovate a Dover addosso a Sir Andrew Ffoulkes parlano dei dintorni di Calais, di una locanda che conosco bene, chiamata il Gatto grigio, e di un posto isolato sulla costa - la baracca di Pre Blanchard - che devo riuscire a individuare. Tutti questi luoghi sono segnalati come i punti dove l'inglese ficcanaso ha nascosto il traditore de Tournay e altri perch incontrassero i suoi emissari. Ma pare che abbia deciso di non inviare i suoi emissari, e di partire lui stesso, domani. Ora, una delle persone che vedr tra poco nella sala da pranzo partir per Calais e io la seguir finch non raggiunger il luogo dove lo attendono gli aristocratici in fuga. E si tratter dell'uomo, mia bella signora, che ho cercato per quasi un anno, l'uomo che mi ha sopraffatto con la sua energia, il cui ingegno mi ha disorientato, la cui audacia mi ha preso alla sprovvista... S! Ha ingannato proprio me - e ne ho viste parecchie in vita mia - la misteriosa e inafferrabile Primula Rossa".
"E Armand?", chiese in tono supplichevole.
"Ho mai mancato alla parola data? Vi ho promesso che il giorno in cui io e la Primula Rossa partiremo per la Francia, vi mander tramite un corriere speciale la sua imprudente lettera. Inoltre, m'impegno in nome della Francia a garantire che il giorno in cui metter le mani su quel ficcanaso inglese, St. Just sar qui in Inghilterra, al sicuro tra le braccia dell'affascinante sorella".
E con un profondo e scenografico inchino e un ultimo sguardo all'orologio, Chauvelin si ecliss dalla stanza.
Marguerite ebbe l'impressione di poter distinguere, tra tutto quel rumore, il fracasso della musica, dei balli e delle risate, il suo passo felpato scivolare attraverso il vasto ingresso, scendere il massiccio scalone, raggiungere la sala da pranzo e aprire la porta. Il fato aveva deciso, l'aveva indotta a parlare, le aveva fatto compiere un'azione vile e abominevole per il bene dell'amato fratello. Si adagi sulla poltrona, inerte, con l'immagine del suo implacabile nemico sempre davanti agli occhi dolenti.
Quando Chauvelin entr, la sala da pranzo era quasi deserta. Aveva quell'aspetto dimesso, trascurato, pacchiano che ricorda tanto un vestito da ballo la mattina dopo.
Bicchieri mezzi vuoti e tovaglioli sgualciti erano sparsi sul tavolo; le sedie, disposte l'una di fronte all'altra a gruppi di due o tre, molto vicine tra loro negli angoli della sala, evocavano recenti scambi amorosi sussurrati piluccando pasticcio di selvaggina e bevendo champagne; c'erano gruppi di tre o quattro sedie che richiamavano piacevoli e animate discussioni sull'ultimo scandalo; c'erano sedie disposte ordinatamente in fila che assomigliavano a delle ricche vedove antiquate, inamidate, acide e criticone; ce n'erano alcune isolate, accostate al tavolo, che parlavano di buongustai tutti presi dalle pietanze pi raffinate, e altre rovesciate sul pavimento che la dicevano lunga sulle cantine di Lord Grenville.
Era una sorta di replica fantasmatica dell'elegante riunione al piano superiore; uno spettro che infesta tutte le case in cui vengono dati balli e cene squisite, un quadro realizzato col gesso bianco su un cartone grigio, opaco e sbiadito, ora che i lucidi abiti di seta e i soprabiti magnificamente ricamati non erano pi l a riempire il primo piano, ora che le candele tremolavano pigre sui candelabri.
Chauvelin sorrise benevolo e si strofin le lunghe mani sottili, dette uno sguardo alla sala da pranzo deserta, da dove anche l'ultimo lacch si era ritirato per raggiungere i suoi amici nella sala sottostante. Era tutto silenzioso nella stanza in penombra, mentre il suono della gavotta, il brusio di chiacchiere e risate lontane, e il rimbombo di una carrozza di passaggio sulla strada sembravano propagarsi in questo palazzo della Bella Addormentata come il fruscio lontano di fantasmi svolazzanti.
Tutto appariva cos quieto, cos sontuoso e cos immobile che neanche il pi attento osservatore - un vero profeta - avrebbe potuto indovinare che, in quel preciso istante, la sala da pranzo deserta era una volgare trappola per la cattura del pi astuto e audace cospiratore di quei giorni turbolenti.
Chauvelin rifletteva e cercava di vedere nell'immediato futuro. Come sarebbe stato l'uomo che lui e tutti i capi della rivoluzione avevano giurato di giustiziare? Tutto quello che lo riguardava era strano e misterioso: la sua personalit, che teneva strategicamente nascosta, il potere che esercitava su diciannove gentiluomini che obbedivano ciecamente e pieni di entusiasmo a ogni suo ordine, l'amore appassionato e la sottomissione che aveva destato nella sua piccola banda ben addestrata, e soprattutto la sua meravigliosa audacia, la spavalda impudenza che l'aveva spinto ad affrontare i suoi pi implacabili nemici, dentro le mura di Parigi.
Non c' da stupirsi se in Francia il sobriquet del misterioso inglese suscitasse un brivido di superstizione. Lo stesso Chauvelin, mentre osservava la sala deserta dove poco dopo sarebbe apparso l'enigmatico eroe, sentiva uno strano timore scivolargli gi per la spina dorsale.
Ma i suoi piani erano ben architettati. Era sicuro che la Primula Rossa non fosse stata messa in guardia, ed era altrettanto sicuro che Marguerite Blakeney non gli avesse detto il falso. Se lo avesse fatto... uno sguardo malvagio, che l'avrebbe fatta rabbrividire, accese i chiari occhi penetranti di Chauvelin. Se gli aveva tirato un brutto tiro, Armand St. Just avrebbe subito l'estrema punizione.
Ma no, no! Naturalmente lei non gli aveva detto il falso!
Per fortuna la sala da pranzo era deserta: ci avrebbe reso a Chauvelin tutto pi facile quando, di l a poco, l'insospettabile uomo del mistero sarebbe entrato da solo. Non c'era nessuno, a parte Chauvelin.
Un momento! Mentre constatava con un sorriso soddisfatto l'assenza di persone nella sala, l'astuto agente del governo francese si accorse del pacifico, monotono respiro di qualche ospite di Lord Grenville che, senza dubbio, aveva cenato di gusto e abbondantemente, e ora si godeva un tranquillo riposo, lontano dal rumore delle danze.
Chauvelin si guard intorno ancora una volta e l, nell'angolo del sof, nel posto pi buio della sala, con la bocca aperta, gli occhi chiusi, esalando dalle narici il suono dolce di un sonno tranquillo, stava disteso l'elegante, longilineo marito della donna pi intelligente d'Europa. Chauvelin lo guard giacere placido, incosciente, in pace con il mondo intero e con se stesso dopo una cena sopraffina, e un sorriso quasi compassionevole addolc per un attimo i lineamenti duri del viso del francese e il luccichio sarcastico dei suoi occhi chiari.
Era chiaro che il dormiente, immerso in un sonno senza sogni, non avrebbe interferito con il piano di Chauvelin per catturare la scaltra Primula Rossa. Si strofin di nuovo le mani e, seguendo l'esempio di Sir Percy Blakeney, si distese su un altro sof, chiuse gli occhi, apr la bocca, emise i primi respiri sonnolenti, e... attese!
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CAPITOLO 15.
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Il dubbio.
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Marguerite Blakeney aveva osservato la snella figura di Chauvelin rivestita di zibellino procedere attraverso la sala da ballo. Poi non aveva potuto fare altro che mettersi in attesa, fremente per l'eccitazione.
Se ne stava seduta, apatica, nel piccolo boudoir ancora deserto, a fissare al di l delle tende le coppie che danzavano. Le guardava, ma senza vedere niente, ascoltava la musica, ma non sentiva nulla a parte una sorta di aspettativa, di ansia, di faticosa attesa.
La mente le faceva immaginare quello che, forse proprio in quel momento, accadeva al piano di sotto. La sala da pranzo semi deserta, l'ora fatidica, Chauvelin di guardia!, poi, puntuale, l'ingresso dell'uomo, lui, la Primula Rossa, il misterioso capo che per Marguerite era diventato quasi irreale, tanto era strana ed eccentrica quell'identit occulta.
In quel momento avrebbe voluto trovarsi anche lei nella sala da pranzo, per vederlo entrare; sapeva che il suo intuito femminile avrebbe riconosciuto all'istante nel volto sconosciuto - di chiunque fosse - la forte personalit che caratterizza un capo, un eroe, la possente aquila che vola alto, le cui impavide ali stavano per essere intrappolate nella tagliola del furetto.
Il suo lato pi femminile la portava a pensare a lui con sincera tristezza; l'ironia del fato si mostrava cos crudele da permettere che l'indomito leone soccombesse sotto i morsi di un topo! Ah! Se non fosse stata la vita di Armand la posta in gioco!
"Diamine! Vostra signoria deve avermi giudicato davvero negligente", disse all'improvviso una voce vicino al suo orecchio. "Ho avuto un mucchio di difficolt nel recapitare il vostro messaggio, perch all'inizio non riuscivo a trovare Blakeney da nessuna parte...".
Marguerite aveva dimenticato tutto ci che riguardava il marito e il messaggio per lui; anche il suo nome, appena pronunciato da Lord Fancourt, le suonava estraneo, perch negli ultimi cinque minuti era stata completamente immersa nella vecchia vita di rue Richelieu, con Armand sempre al fianco che l'amava e la proteggeva dai numerosi, subdoli intrighi che in quei giorni imperversavano a Parigi.
"Alla fine l'ho scovato", prosegu Lord Fancourt, "e gli ho comunicato il vostro messaggio. Ha risposto che avrebbe dato immediatamente l'ordine di tenere pronta la carrozza".
"Ah", fece lei, ancora molto distratta, "avete trovato mio marito e gli avete comunicato il messaggio?".
"S; era nella sala da pranzo e dormiva profondamente. All'inizio non riuscivo neanche a svegliarlo".
"Molte grazie", disse lei meccanicamente, cercando di raccogliere i pensieri.
"Vostra signoria vorrebbe concedermi l'onore di una contredanse in attesa della carrozza?", chiese Lord Fancourt.
"No, vi ringrazio Milord, ma - e voi mi perdonerete - sono davvero esausta, e in sala da ballo il caldo si  fatto soffocante".
"La serra  deliziosamente fresca. Permettetemi di accompagnarvi l, e di servirvi qualcosa. Sembrate sofferente, Lady Blakeney".
"Sono solo molto stanca", rispose con un filo di voce mentre si lasciava condurre da Lord Fancourt nella serra, dove le luci attenuate e le piante rigogliose rinfrescavano l'aria. Il gentiluomo le porse una sedia su cui lei si abbandon. Quella lunga attesa era intollerabile. Perch Chauvelin non veniva da lei a riferirle l'esito del suo appostamento?
Lord Fancourt era molto premuroso. Lei ascoltava a malapena le sue parole, e d'improvviso lo fece trasalire chiedendogli bruscamente: "Lord Fancourt, avete notato chi c'era in sala da pranzo oltre a Sir Percy Blakeney?".
"Solo l'agente del governo francese, Monsieur Chauvelin. Anche lui dormiva profondamente in un angolo", rispose. "Perch vostra signoria me lo domanda?".
"Non so... io... Avete fatto caso all'ora, quando eravate l?".
"Doveva essere l'una e cinque o l'una e dieci.... Mi domando a cosa stia pensando vostra signoria", aggiunse, rendendosi conto che i pensieri dell'affascinante donna erano molto lontani e che evidentemente non aveva ascoltato una parola del suo raffinato discorso.
In realt i suoi pensieri non erano poi cos lontani: solo al piano di sotto, nello stesso edificio, nella sala da pranzo dove Chauvelin stava ancora seduto di guardia. Aveva fallito? Per un istante quella possibilit le si present come una speranza: la speranza che la Primula Rossa fosse stata avvisata da Sir Andrew, e che la trappola di Chauvelin non fosse riuscita ad accalappiare il suo uccello; ma quella speranza si trasform presto in paura. Aveva fallito? Ma allora... Armand!
Lord Fancourt, accorgendosi di non essere ascoltato, aveva smesso di parlare. Aspettava l'occasione di svignarsela, perch sedere di fronte a una signora, a una bella signora, che evidentemente non presta alcuna attenzione agli sforzi fatti per intrattenerla, non  proprio esaltante, nemmeno per un ministro.
"Potrei andare a vedere se la carrozza di vostra signoria  pronta", disse infine un po' esitante.
"Oh, grazie... grazie... se voleste essere cos gentile... temo di essere una pessima compagnia... ma sono esausta... forse  meglio che me ne stia da sola".
Cos Lord Fancourt se ne and, ma Chauvelin non si vedeva ancora. Oh! Cos'era successo? Sent che la sorte di Armand era in pericolo... temeva, adesso con terrore, che Chauvelin avesse davvero fallito, e che la misteriosa Primula Rossa si fosse dimostrata ancora una volta inafferrabile, e sapeva che in quel caso non ci sarebbe stata nessuna speranza di ottenere da lui piet o compassione.
Aveva pronunciato il suo "l'uno o l'altro...", e non si sarebbe accontentato di qualcosa di meno: era perfido, avrebbe finto di credere che lei l'aveva ingannato di proposito, e avendo fallito di nuovo il tentativo di intrappolare l'aquila, avrebbe appagato la sua indole vendicativa con una preda pi umile: Armand!
Lei aveva fatto del suo meglio; si era logorata i nervi per amore di Armand, e non sopportava il pensiero che fosse stato tutto inutile. Non riusciva a stare seduta: voleva andare, e se l'esito era negativo, voleva sentirselo dire subito; era perfino meravigliata del fatto che Chauvelin non si fosse ancora fatto vivo per sfogare la sua rabbia e il suo sarcasmo su di lei.
Poco dopo si present Lord Grenville in persona a dirle che la carrozza era pronta e che Sir Percy la stava gi aspettando con le redini in mano. Marguerite salut l'illustre padrone di casa; mentre attraversava le sale, molti dei suoi amici la fermarono per scambiare due parole e un caloroso au revoir.
Solo il ministro si conged dalla splendida Lady Blakeney restando in cima allo scalone; di sotto, nell'ampio ingresso, un vero esercito di gentiluomini aspettava di salutare la regina della bellezza e della moda, mentre fuori, sotto l'imponente porticato, i superbi cavalli bai di Sir Percy scalpitavano impazienti.
In cima allo scalone, appena dopo essersi congedata dal padrone di casa, d'improvviso vide Chauvelin: stava salendo lentamente strofinandosi con delicatezza le mani ossute.
Aveva uno sguardo curioso, a met tra il divertito e il perplesso, e quando i suoi occhi incontrarono quelli di Marguerite, si fecero stranamente sarcastici.
"Monsieur Chauvelin", disse al francese quando lui si ferm in cima allo scalone con un profondo inchino, "la carrozza  pronta, posso chiedervi il braccio?".
Galante come sempre, lui le offr il braccio e l'accompagn di sotto. C'era una gran folla, alcuni ospiti del ministro se ne stavano andando, altri si erano appoggiati ai corrimano a guardare il viavai della gente sull'ampio scalone.
"Monsieur Chauvelin", disse infine Marguerite con aria disperata, "devo sapere cos' successo".
"Cos' successo, mia cara signora?", disse, simulando un certo stupore. "Dove? Quando?".
"Voi mi torturate, Chauvelin. Io vi ho dato il mio aiuto, stasera... Ho tutto il diritto di sapere. Cos' successo all'una nella sala da pranzo?".
Parl con un filo di voce, contando sul fatto che nel fracasso generale le sue parole sarebbero state udite solo dall'uomo accanto a lei.
"Il silenzio e la pace regnavano sovrani, mia bella signora: a quell'ora io dormivo in un angolo su un sof, e Sir Percy Blakeney su un altro".
"Non  entrato nessuno nella stanza?".
"Nessuno".
"Quindi abbiamo fallito, voi e io?".
"S! Abbiamo fallito... ma forse...".
"E Armand?", implor.
"Ah! La possibilit di salvezza di Armand St. Just  appesa a un filo... Pregate Dio, cara signora, che il filo non si spezzi".
"Chauvelin, io ho lavorato per voi, onestamente, seriamente... ricordate...".
"Ricordo la mia promessa", disse con calma. "Il giorno in cui io e la Primula Rossa ci incontreremo sul suolo francese, St. Just sar di nuovo tra le braccia dell'incantevole sorella".
"Il che significa che avr le mani sporche del sangue di un uomo valoroso", disse lei con un tremito.
"Il suo sangue o quello di vostro fratello. Di certo adesso dovete sperare, come me, che l'enigmatica Primula Rossa parta oggi per Calais...".
"Io nutro una sola speranza, cittadino".
"E sarebbe?".
"Che Satana, il vostro padrone, abbia bisogno di voi altrove prima dell'alba".
"Voi mi lusingate, cittadina".
Lo aveva trattenuto un poco a met della scalinata, cercando di cogliere i pensieri nascosti dietro quella aguzza maschera volpina. Ma Chauvelin continu a mostrarsi educatamente sarcastico e misterioso; non un segno sul suo viso rivel alla povera donna divorata dall'ansia se doveva avere paura o se poteva sperare.
Una volta scesa nell'atrio venne subito circondata. Lady Blakeney non usciva mai da una casa per prendere la carrozza senza una scorta di falene umane attratte dalla luce sfavillante della sua bellezza. Ma prima di separarsi definitivamente da Chauvelin, gli porse una manina con un grazioso gesto di supplica infantile tutto suo. "Datemi qualche speranza, mio piccolo Chauvelin", lo implor.
Lui s'inchin in modo molto galante sulla manina che appariva bianca e delicata attraverso il trasparente guanto di pizzo nero e, baciandole la punta delle dita, ripet col suo sorriso enigmatico: "Pregate Dio che il filo non si spezzi". E facendosi da parte, lasci che le falene svolazzassero pi vicino alla candela, e la brillante frotta della jeunesse dore, sempre attenta a ogni movimento di Lady Blakeney, nascose agli occhi di lei l'aguzzo viso volpino.
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CAPITOLO 16.
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Richmond.
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Pochi minuti dopo, avvolta in confortevoli pellicce, Marguerite sedeva a cassetta accanto a Sir Percy Blakeney nella loro sontuosa carrozza, e i quattro superbi bai si erano lanciati sulla strada silenziosa con gran fragore di zoccoli.
La notte era tiepida nonostante la lieve brezza che sfiorava le sue guance accese. In breve si lasciarono alle spalle le case di Londra e, sferragliando sul vecchio ponte di Hammersmith, Sir Percy lanci i cavalli verso Richmond. Il percorso del fiume si snodava in curve lievemente flessuose e sotto i brillanti raggi lunari sembrava un serpente d'argento. Le lunghe ombre delle chiome sporgenti degli alberi di tanto in tanto stendevano un manto scuro sulla strada. I bai galoppavano a rotta di collo, trattenuti appena dalle mani forti ed esperte di Sir Percy.
Quel viaggio notturno dopo i balli e le cene di Londra era fonte di un inesauribile diletto per Marguerite, e lei apprezzava profondamente l'eccentricit del marito che lo induceva a ricondurla ogni sera nella loro magnifica casa sul fiume, invece di farla vivere in un soffocante appartamento di Londra. Lui amava lanciare i suoi focosi cavalli sulla strada solitaria illuminata dalla luna, e lei amava sedere a cassetta con la brezza leggera di un'ultima notte estiva inglese che le rinfrescava il viso accaldato per l'atmosfera bollente di un ballo o di una cena. Il viaggio non era lungo, a volte anche meno di un'ora quando i cavalli erano freschi e Sir Percy li lasciava a briglia sciolta.
Quella notte le sue dita parevano mosse dal demonio, e la carrozza sembrava volare lungo la strada che costeggiava il fiume. Come al solito lui non parlava, ma fissava dritto davanti a s, con le briglie lente tra le mani bianche e sottili. Marguerite lo guard un paio di volte, timidamente; poteva vedere il suo bel profilo, un occhio indolente dal sopracciglio dritto e sottile e la palpebra pesante.
Alla luce della luna il viso appariva insolitamente serio, e ricordava al cuore dolorante di Marguerite i giorni felici del corteggiamento, prima che lui diventasse il pigro babbeo, il frivolo damerino che pareva trascorrere la vita tra cene e partite a carte.
Adesso, per, alla luce della luna, non poteva cogliere l'espressione dei suoi indolenti occhi azzurri; riusciva solo a scorgere il profilo del mento volitivo, l'angolo della bocca forte, la forma massiccia e ben disegnata della fronte; la natura era stata davvero generosa con Sir Percy, le sue mancanze erano tutte da attribuire alla povera madre mezza pazza, e al distratto padre dal cuore infranto, che non si erano curati affatto della giovane vita che sbocciava tra loro, la quale, forse, iniziava gi allora a naufragare a causa della loro trascuratezza.
D'improvviso Marguerite prov una profonda compassione per il marito. La crisi morale che aveva appena attraversato la rendeva indulgente verso le colpe e le negligenze degli altri.
Le si era manifestato in modo spaventoso con quanta violenza il destino potesse colpire e sopraffare un essere umano. Se qualcuno una settimana prima le avesse detto che si sarebbe abbassata al punto di spiare i suoi amici, che avrebbe consegnato un uomo valoroso e ignaro nelle mani di un implacabile nemico, solo all'idea avrebbe riso sprezzante.
Eppure l'aveva fatto; tra non molto, forse la morte di quell'uomo valoroso sarebbe stata per lei un grave peso da sopportare, come quando, due anni prima, il marchese de St. Cyr aveva perso la vita a causa delle sue parole incaute. Ma in quel caso lei era innocente da un punto di vista morale - non aveva avuto intenzione di nuocere seriamente -, era stato il fato a metterci lo zampino. Questa volta, invece, aveva fatto qualcosa di palesemente ignobile, l'aveva fatto deliberatamente per un motivo che, forse, i veri moralisti non avrebbero nemmeno riconosciuto come tale.
Come sent il poderoso braccio del marito accanto a s, sent anche quanto l'avrebbe disapprovata e disprezzata se avesse saputo dell'azione compiuta quella notte. Perch gli esseri umani si giudicano l'un l'altro con poca ragionevolezza e senza piet. Lei disprezzava suo marito per le sue idiozie e per le sue occupazioni fatue e ben poco intellettuali; e lui, intuiva, l'avrebbe disprezzata anche di pi, perch non era stata abbastanza forte da comportarsi in modo retto per amore della giustizia e da sacrificare il fratello agli imperativi della propria coscienza.
Immersa nei pensieri, quell'ora nella brezza della notte estiva le era sembrata troppo breve; e quando si accorse di colpo che i cavalli avevano superato gli imponenti cancelli della sua splendida residenza inglese, fu presa da un sentimento di grave sconforto.
La casa sul fiume di Sir Percy Blakeney  diventata una dimora storica: grande come un palazzo,  situata tra giardini perfettamente curati, con una suggestiva terrazza sulla facciata rivolta al fiume. Costruita all'epoca dei Tudor, i vecchi mattoni rossi dei muri le conferiscono un aspetto decisamente pittoresco nel mezzo di un verde pergolato; il bel prato, con la sua vecchia meridiana, aggiunge una nota di vera armonia al primo piano dell'edificio, e adesso, in questa tiepida notte di inizio autunno, col colore delle foglie che vira leggermente al ruggine e all'oro, l'antico giardino appare pi che mai poetico e pieno di pace alla luce della luna.
Con infallibile precisione, Sir Percy aveva fatto fermare i quattro cavalli bai proprio di fronte all'elegante ingresso elisabettiano; nonostante l'ora tarda, un esercito di stallieri, che parve sbucare dal prato, circond rispettosamente la carrozza al suo arrivo.
Sir Percy salt gi in un baleno, poi aiut Marguerite a scendere. Lei si ferm un momento l fuori, mentre il marito impartiva qualche ordine a uno dei servitori. Fiancheggi la casa e avanz sul prato, guardando con aria sognante il paesaggio argenteo. La natura appariva piacevolmente quieta in confronto alle impetuose emozioni che l'avevano turbata: a malapena riusciva a udire il mormorio del fiume e talvolta una foglia morta cadere dall'albero lieve come un fantasma.
Intorno a lei tutto il resto era silenzio. Aveva sentito i cavalli scalpitare mentre venivano condotti alle stalle, i passi rapidi dei servitori che erano andati tutti a riposare e anche in casa non si vedeva nessun movimento. Nelle camere dei due appartamenti sopra le sontuose sale di ricevimento, le luci ardevano ancora: erano le sue stanze e quelle di lui, ben separate da tutta l'ampiezza della casa, distanti com'erano ormai anche le loro vite. Sospir senza volerlo, e in quel momento non avrebbe davvero saputo dire perch.
Era oppressa da un'indomabile angoscia. Provava una profonda e dolorosa pena per se stessa. Non si era mai sentita cos tristemente sola, cos bisognosa di conforto e compassione. Con un altro sospiro si volt, allontanandosi dal fiume verso la casa e domandandosi senza troppa attenzione se, dopo una nottata del genere, avrebbe mai potuto rilassarsi e dormire.
Improvvisamente, prima di raggiungere la terrazza, ud un passo pesante scricchiolare sulla ghiaia, e subito dopo dall'ombra emerse la figura del marito. Anche lui aveva fiancheggiato la casa, e passeggiava sul prato verso il fiume. Indossava ancora il suo pesante soprabito da viaggio con i numerosi risvolti e colletti di cui lui stesso aveva lanciato la moda, ma lo teneva tirato indietro sulle spalle, con le mani come al solito affondate nelle profonde tasche delle brache di raso: il ricercato abito chiaro di satin che aveva indossato al ballo di Lord Grenville, con lo jabot di costoso pizzo, sembrava stranamente spettrale sullo sfondo scuro della casa.
Apparentemente non si accorse di lei, perch dopo essersi fermato per qualche istante, subito riprese la via di casa camminando dritto verso la terrazza.
"Sir Percy!".
Stava gi con un piede sul primo gradino del terrazzo, ma al suono della voce della moglie trasal e si blocc, poi scrut nell'ombra il luogo da dove era venuto il richiamo.
Lei sbuc in fretta al chiaro di luna e, prima di vederla, Sir Percy disse con quell'aria di consumata galanteria che esibiva sempre quando parlava con lei: "Al vostro servizio, Madame!". Ma rimase fermo sul posto, e dalla sua postura traspariva la remota intenzione, che lei distinse con chiarezza, di andarsene senza intraprendere un colloquio notturno.
"C' un'aria deliziosamente fresca", disse lei, "la luce della luna  quieta e poetica, e il giardino invitante. Non volete restare un po', l'ora non  cos tarda, ma forse  la mia compagnia a risultarvi sgradita, se avete tanta fretta di sbarazzarvene...".
"No, Madame", rispose lui, placido, " tutto al contrario, ma sono sicuro che troverete l'atmosfera notturna pi poetica senza la mia compagnia: prima mi toglier di mezzo e meglio vostra signoria potr goderne".
Fece di nuovo per andarsene.
"Vi assicuro che vi sbagliate, Sir Percy", disse lei parlando in fretta e avvicinandosi un poco a lui; "la distanza che, ahim!, si  frapposta tra noi non  stata opera mia, ricordate?".
"Diamine! Dovete perdonarmi, Madame!", protest con distacco, "ho avuto sempre la memoria corta".
La guard dritta negli occhi, con l'indolente nonchalance che era diventata una seconda pelle per lui. Lei per un istante gli rese lo stesso sguardo, poi i suoi occhi si addolcirono mentre gli si faceva ancora pi vicina ai piedi della terrazza.
"Cortissima, Sir Percy! A dire il vero dev'essersi alterata! Non  stato tre o quattro anni fa che mi vedeste per un'ora a Parigi, mentre eravate in viaggio per l'Oriente? Quando tornaste due anni dopo non vi eravate dimenticato di me".
Era davvero adorabile alla luce della luna, il mantello di pelliccia le era scivolato scoprendo le belle spalle, la trama d'oro dell'abito mandava bagliori intorno a lei e i suoi infantili occhi azzurri lo guardavano intensamente.
Rest per un istante rigido e immobile, solo le mani strinsero con forza la balaustra in pietra della terrazza.
"Desideravate la mia presenza, Madame", disse glaciale. "Immagino che l'intenzione non fosse quella di indulgere in tenere reminescenze".
Senza dubbio la sua voce era fredda e inflessibile, e l'atteggiamento che teneva davanti a lei, rigido e severo. La dignit di donna avrebbe dovuto suggerire a Marguerite di rispondere con la freddezza alla freddezza, e di oltrepassarlo solo con un lieve cenno del capo, senza dire altro, ma l'istinto femminile le sugger che poteva rimanere: quell'istinto sottile che rende una bella donna consapevole di avere il potere di conquistare il solo uomo che non le rende omaggio. Allung la mano verso di lui.
"Su, Sir Percy, perch no? Il presente non  poi  cos luminoso, e io desidero soffermarmi un po' sul passato".
La sua alta figura s'inchin, e prendendo la punta delle dita che gli aveva appena porto, le baci con fare cerimonioso.
"Spero, Madame", rispose lui, "che allora vorrete perdonarmi, se la mia mente ottusa non pu accompagnarvi".
Ancora una volta fece per andare, e ancora una volta la sua dolce voce infantile lo richiam quasi con tenerezza.
"Sir Percy".
"Servo vostro, Madame".
" possibile che l'amore muoia?", disse lei con improvvisa, irragionevole veemenza. "Credevo che la passione che una volta sentivate per me sarebbe durata oltre la vita. Non  rimasto niente di quell'amore, Percy... che potrebbe aiutarvi... a superare questa triste distanza?".
Mentre lei gli parlava a quel modo, la sua figura imponente sembr farsi ancora pi rigida, la bocca forte indurirsi, e uno sguardo di inesorabile ostinazione balugin negli occhi azzurri costantemente indolenti.
"A quale scopo, di grazia, Madame?", chiese con freddezza.
"Non vi capisco".
"Eppure  piuttosto semplice", rispose con un'improvvisa amarezza che sembrava sgorgare letteralmente dalle parole, nonostante l'evidente sforzo di reprimerla, "vi faccio con umilt questa domanda perch la mia mente tarda non  in grado di cogliere il motivo del vostro improvviso cambiamento d'umore. Forse avete il desiderio di tornare al diabolico passatempo a cui vi siete dedicata con tanto successo l'anno passato? Volete di nuovo vedermi supplicare ai vostri piedi come uno stupido innamorato, cos che potrete avere ancora il piacere di scansarmi con un calcio come un cagnetto importuno?".
Era riuscita a scuoterlo, per il momento, e di nuovo lo guard dritto in faccia, perch appariva come lo ricordava un anno prima.
"Percy, vi supplico!", sussurr. "Non possiamo seppellire il passato?".
"Perdonatemi, Madame, ma avevo capito che desideraste soffermarvi sul passato".
"No! Non parlo di quel passato, Percy!", disse lei, e un tono di tenerezza s'insinu nella sua voce. "Parlavo di un tempo in cui voi mi amavate ancora! E io... oh! Io ero fatua e frivola; la ricchezza e il vostro rango mi affascinavano. Vi ho sposato con la speranza che il vostro immenso amore avrebbe fatto nascere in me l'amore per voi... ma, ahim!...".
La luna era sparita dietro un banco di nuvole. A est una fioca luce grigia iniziava a sollevare il pesante manto della notte. Ora Percy riusciva a vedere solo la sua graziosa silhouette, la piccola testa regale con la ricca chioma di ricci biondo ramati, e le gemme luccicanti che formavano il piccolo fiore rosso a forma di stella che indossava come un diadema tra i capelli.
"Ventiquattr'ore dopo il matrimonio, Madame, il marchese de St. Cyr e tutta la sua famiglia persero la vita sulla ghigliottina e mi giunse voce che era stata la moglie di Sir Percy Blakeney ad aiutarli a salire sul patibolo".
"No! Vi ho detto io stessa la verit su quella storia odiosa".
"Non prima che mi fosse stata raccontata da sconosciuti, in tutti i suoi orribili particolari".
"E avete creduto loro all'istante", disse lei con impeto, "senza una prova e senza chiedere niente, avete creduto che io, che giuravate di amare pi della vostra stessa vita, che dichiaravate di venerare, che io potessi compiere un gesto tanto vile come vi hanno riportato degli sconosciuti. Pensavate che intendevo ingannarvi fino in fondo, che avrei dovuto parlarvene prima di sposarvi: eppure, se mi aveste ascoltato, vi avrei spiegato che proprio la mattina in cui St. Cyr sal sulla ghigliottina, ho tentato con tutta me stessa, usando ogni mia conoscenza influente, di salvare lui e la sua famiglia. Ma l'orgoglio mi ha chiuso la bocca quando il vostro amore sembr morire sotto la lama della stessa ghigliottina. Tuttavia vi avrei raccontato come sono stata imbrogliata! Certo! Io, che dalla stessa voce di popolo ero stata proclamata la mente pi brillante di Francia! Sono stata indotta con l'inganno a compiere quel gesto, da uomini che sapevano come approfittare dell'amore che mi legava al mio unico fratello, e del mio desiderio di vendetta. Era forse una cosa innaturale?".
La sua voce fu rotta dalle lacrime. Si ferm per un momento, cercando di riprendere il controllo. Lo guard implorante, quasi come se fosse lui il suo giudice. L'aveva lasciata parlare con tanta veemenza e ardore, senza fare alcun commento, senza una parola comprensiva, e adesso che si era interrotta cercando d'ingoiare le calde lacrime che le sgorgavano dagli occhi, lui rest in attesa, silenzioso e impassibile. La fioca luce grigia dell'alba lo faceva sembrare pi alto e pi rigido. Il suo viso indolente e bonario appariva stranamente alterato. Marguerite, infervorata com'era, riusc a vedere che gli occhi di lui non erano pi languidi, l'espressione della bocca non pi benevola e fatua. Sotto le palpebre cadenti sembr brillare un insolito sguardo d'accesa passione, aveva la bocca chiusa, le labbra serrate come se solo con la volont potesse controllare quella passione nascente.
Marguerite Blakeney era, soprattutto, una donna, con tutte le affascinanti debolezze femminili e i difetti pi adorabili. In un attimo si rese conto di aver sbagliato tutto negli ultimi mesi, che l'uomo che le stava di fronte, freddo come la pietra quando la sua voce melodiosa gli colpiva le orecchie, la amava come l'aveva amata un anno prima, che la sua passione era stata quiescente, ma era l, forte, intensa, impetuosa come quando le sue labbra avevano incontrato la bocca di lui nel primo lungo, sconvolgente bacio. L'orgoglio l'aveva allontanato da lei e, da donna qual era, intendeva riappropriarsi di ci che era gi stato suo. D'improvviso ebbe la sensazione che la sola felicit che la vita poteva ancora concederle era sentire di nuovo il bacio di quell'uomo sulle labbra.
"Ascoltate la mia storia, Sir Percy", disse, e la sua voce era bassa, armoniosa, piena di tenerezza. "Armand era tutto per me! Eravamo rimasti senza genitori e ci sostenevamo a vicenda. Era il mio piccolo padre e io la sua minuscola madre; insomma, ci amavamo. Poi un giorno - mi date retta, Sir Percy? - il marchese de St. Cyr ha fatto picchiare mio fratello Armand, l'ha fatto picchiare dai suoi scagnozzi, il fratello che amavo al di sopra di tutto! E qual era stata la sua offesa? Che lui, un plebeo, aveva osato innamorarsi della figlia di un aristocratico; per questo era stato atteso al varco e picchiato... picchiato come un cane e quasi ucciso! Oh, quanto ho sofferto! La sua umiliazione mi consumava l'anima! Quando si present l'occasione e fui in grado di vendicarmi, lo feci. Ma pensavo di procurare al superbo marchese solo difficolt e umiliazione. Tramava con l'Austria contro il suo paese. Il caso volle che ne venissi a conoscenza. Ne parlai, ma non sapevo - come avrei potuto immaginarlo? - che mi avrebbero ingannato e incastrato. Quando mi sono resa conto di ci che avevo fatto, era troppo tardi".
"Forse  un po' difficile, Madame", disse Sir Percy dopo un momento di silenzio tra loro, "tornare al passato. Vi ho confessato di avere la memoria corta, ma mi  rimasto in mente che, ai tempi della morte del marchese, vi ho scongiurato di darmi una spiegazione riguardo quelle orribili voci popolari. E se la memoria adesso non mi sta giocando un brutto scherzo, credo che allora mi abbiate rifiutato qualsiasi spiegazione, e che domandaste al mio amore un'umiliante fedelt che non era pronto a concedervi".
"Volevo mettere alla prova il vostro amore, e non l'ha superata. Eravate solito dirmi che avreste dato la vita per me e per amor mio".
"E per verificare il mio amore, pretendevate che rinunciassi al mio onore", disse mentre pian piano la freddezza e il rigore lo abbandonavano, "che accettassi senza un'obiezione o una domanda, come uno schiavo ottuso e sottomesso, ogni azione della mia padrona. Poich il mio cuore traboccava di amore e passione, non ho chiesto una spiegazione, io l'aspettavo, senza dubitare, solo sperando. Se aveste detto una parola, avrei accettato da voi qualunque spiegazione e vi avrei creduto. Ma mi avete lasciato senza nulla, a parte la scarna confessione degli orribili fatti accaduti. Tornaste orgogliosamente in casa di vostro fratello... e mi lasciaste solo... per settimane... senza sapere, a quel punto, a chi credere, perch lo scrigno che conteneva la mia sola illusione giaceva ai miei piedi ridotto in mille pezzi".
Non doveva pi lamentarsi, adesso, della sua freddezza e impassibilit; la voce gli tremava intensa e appassionata, e lui compiva sforzi sovrumani per mantenere il controllo.
"S! La follia del mio orgoglio!", disse lei tristemente. "Non appena me ne andai, ero gi pentita di averlo fatto. Ma quando sono tornata vi ho trovato, oh, cos cambiato! Indossavate gi la maschera di pigra indifferenza che non vi siete mai tolto fino... fino a ora".
Era cos vicina a lui che i suoi soffici capelli sciolti, sollevati dal vento, gli lambivano le guance; i suoi occhi lucidi di lacrime lo facevano impazzire, la musica della sua voce gli metteva il fuoco nelle vene. Ma non avrebbe ceduto al magico fascino della donna che aveva amato tanto profondamente, e che aveva ferito il suo orgoglio in modo cos aspro. Chiuse gli occhi per allontanare la delicata visione del suo viso soave, del collo niveo e di tutta l'aggraziata figura intorno alla quale la fioca luce rosata dell'alba iniziava a librarsi giocosa.
"No, Madame, nessuna maschera", disse gelido, "vi giurai... in passato, che la mia vita vi apparteneva. Poi, per mesi  stata il vostro passatempo...  servita allo scopo".
Ma adesso lei sapeva che tutta quella freddezza era una maschera. All'improvviso le vennero in mente i tormenti e la tristezza della notte appena trascorsa, non pi con amarezza, ma con la sensazione che quell'uomo, che l'amava, l'avrebbe aiutata a sopportare il suo fardello.
"Sir Percy", disse lei d'impulso, "Dio sa quanto avete penato per rendere difficile da realizzare il compito che mi ero riproposta. Poco fa avete parlato del mio umore; ebbene! Definiamolo cos, se volete. Io desideravo parlarvi... perch... perch ero in difficolt... e avevo bisogno... della vostra comprensione".
"Il vostro desiderio  un ordine, Madame".
"Come siete freddo!", sospir lei. "In fede, non riesco a credere che solo pochi mesi fa una lacrima nei miei occhi vi avrebbe quasi fatto impazzire. Adesso vengo da voi, col cuore spezzato... e... e...".
"Vi prego, Madame", le rispose con la voce che tremava quasi quanto quella di lei, "come posso servirvi?".
"Percy! Armand  in pericolo di morte. Una sua lettera... incauta, impetuosa come le sue azioni e indirizzata a Sir Andrew Ffoulkes,  caduta nelle mani di un fanatico. Armand  irrimediabilmente compromesso... domani, forse, verr arrestato... e dopo, la ghigliottina... a meno che... oh,  orribile!", disse lei con un gemito d'angoscia, come se tutti gli eventi della notte le si fossero affollati d'improvviso nella mente, "orribile!... E voi non potete capire... non potete... e io non ho nessuno a cui rivolgermi... per un aiuto... o anche solo per un po' di comprensione...".
Ora non pot trattenere le lacrime. Tutti i problemi, gli sforzi, l'insopportabile incertezza sulla sorte di Armand la travolsero. Vacill e fu sul punto di cadere, poi, appoggiandosi alla balaustra di pietra, affond il viso tra le mani e prese a singhiozzare amaramente.
Come sent il nome di Armand, e in quale grave pericolo si trovasse, il viso di Sir Percy impallid un poco, e l'espressione di determinata risolutezza si accentu come non mai. Tuttavia sul momento non disse nulla, ma osserv come la sua delicata figura era scossa dai singhiozzi, la guard finch il volto, inconsciamente, gli si addolc, e nei suoi occhi luccic qualcosa, forse una lacrima.
"E cos", disse con amaro sarcasmo, "il cane sanguinario della rivoluzione si rivolta contro la mano che l'ha nutrito?... Forza, Madame", aggiunse con estrema gentilezza, mentre Marguerite continuava a singhiozzare violentemente, "volete asciugarvi le lacrime?... Non ho mai potuto sopportare di vedere piangere una bella donna, e io...".
D'istinto, mosso dalla passione improvvisa che lo travolse alla vista dell'impotenza di Marguerite e del suo dolore, protese le braccia e subito dopo l'avrebbe afferrata e attirata a s per proteggerla da ogni male con la sua stessa vita e con tutto il suo cuore... ma in questa sfida l'orgoglio ebbe di nuovo la meglio, e con un tremendo sforzo di volont Sir Percy si ritrasse, e disse freddo, sebbene ancora con molta gentilezza: "Non volete guardarmi, Madame, e dirmi come posso avere l'onore di servirvi?".
Lei fece un violento sforzo per controllarsi, e volse verso di lui il viso rigato di lacrime, gli porse ancora una volta le mani che lui baci con la stessa rigorosa galanteria; ma questa volta le dita di Marguerite indugiarono sui palmi di lui per un secondo in pi del necessario, poich aveva sentito che le mani del marito tremavano e scottavano, mentre le sue labbra erano fredde come il marmo.
"Potete fare qualcosa per Armand?", gli disse semplicemente, con dolcezza. "Avete molta influenza a corte... molti amici...".
"No, Madame, non dovreste appellarvi all'influenza del vostro amico francese, Monsieur Chauvelin? Se non sbaglio, il suo potere pu arrivare fino al governo repubblicano".
"Non posso rivolgermi a lui, Percy... Oh! Vorrei tanto parlarvene... ma... ma... lui ha messo una taglia sulla testa di mio fratello, che...".
Avrebbe dato qualsiasi cosa per trovare il coraggio di confessargli tutto... Tutto ci che aveva fatto quella notte, quanto aveva sofferto e come era stata costretta. Ma non ebbe il coraggio di cedere a quell'impulso... non adesso, proprio nel momento in cui iniziava a sentire che lui l'amava ancora, a sperare che avrebbe potuto riconquistarlo. Non osava fargli un'altra confessione. Dopotutto, avrebbe potuto non capire; avrebbe potuto non condividere i suoi sforzi e le sue tentazioni. Il suo amore ancora dormiente sarebbe potuto passare al sonno della morte.
Forse lui indovin cosa le stava passando per la mente. Esprimeva, con tutto se stesso, un intenso desiderio, una sincera preghiera di ottenere quella confidenza che lo sciocco orgoglio di lei gli rifiutava. Dato che Marguerite restava in silenzio, lui sospir, e disse con palese distacco: "Credetemi, Madame, finch la cosa vi turba, non ne parleremo... quanto ad Armand, vi prego di non temere. Vi do la mia parola che si salver. Ho il vostro permesso di andare, ora? Si sta facendo tardi, e...".
"Vorrete accettare almeno la mia gratitudine?", chiese, facendosi pi vicina a lui, e parlando con sincera tenerezza.
In quel momento, con un gesto rapido e quasi involontario l'avrebbe presa tra le braccia, perch aveva gli occhi pieni di lacrime, che desiderava asciugare con i suoi baci; ma lei l'aveva adescato proprio in questo modo, poi l'aveva scansato come un guanto vecchio. Immagin che fosse solo il capriccio di un momento, ed era troppo orgoglioso per assecondarla di nuovo.
" troppo presto, Madame!", disse con calma; "non ho ancora fatto nulla.  tardi e dovete essere esausta. La vostra cameriera vi star aspettando di sopra".
Si fece da parte per lasciarla passare. Lei emise un rapido sospiro di delusione. L'orgoglio di lui e la bellezza di lei erano entrati in conflitto e l'orgoglio ne era uscito vincitore. Forse, dopotutto, poco prima si era ingannata; ci che aveva scambiato per luce d'amore negli occhi del marito, doveva essere stato solo un segnale d'orgoglio o, chiss, di odio invece che d'amore. Rest a guardarlo ancora per un momento. Era di nuovo rigido e impassibile come prima. L'orgoglio aveva avuto la meglio e lui non era affatto interessato a lei. Il grigiore dell'alba stava cedendo gradualmente alla luce rosata dei primi raggi. Gli uccelli iniziarono a cinguettare: la natura si svegliava, sorridendo allegra al tepore di quella magnifica mattina di ottobre. Solo tra quei due cuori si alzava una barriera rigida e insormontabile, costruita dall'orgoglio di entrambi, e che nessuno dei due si curava di abbattere per primo.
Sir Percy s'inchin profondamente con fare cerimonioso, e infine lei, con un ultimo breve sospiro amaro prese a salire i gradini della terrazza.
Il lungo strascico dell'abito intessuto d'oro spazzava via le foglie secche dalla scala, producendo un flebile e armonioso sh... sh... sh... e mentre scivolava leggera, con una mano sulla balaustra, la luce rosa dell'alba le contornava la chioma di un'aureola dorata e faceva brillare i rubini tra i capelli e sulle braccia. Raggiunse le alte porte a vetri che conducevano in casa. Prima di entrare, si ferm ancora a guardarlo con la vana speranza di vedere le sue braccia protese verso di lei, e di sentire la sua voce richiamarla. Ma lui non si era mosso: la sua figura massiccia era la perfetta personificazione dell'orgoglio inflessibile, della fiera ostinazione.
Dai suoi occhi ripresero a sgorgare calde lacrime, e poich non voleva che lui le vedesse, si volt in fretta e corse pi veloce che pot verso le sue stanze.
Se si fosse voltata in quel momento, e avesse rivolto un ultimo sguardo alla luce rosata del giardino, avrebbe visto l'immagine che poteva forse alleggerire le sue sofferenze: un uomo forte, sopraffatto da una disperata passione. Finalmente l'orgoglio aveva ceduto, l'ostinazione l'aveva abbandonato, la volont non aveva pi potere. Era soltanto un uomo pazzamente, ciecamente, appassionatamente innamorato, e non appena il lieve rumore dei passi di lei si smorz dentro casa, lui s'inginocchi sui gradini della terrazza e, nella follia del suo amore, baci a uno a uno i punti calpestati dai suoi piedini, e la balaustra di pietra dove aveva appoggiato in ultimo la minuscola mano.
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CAPITOLO 17.
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Il saluto.
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Quando raggiunse le sue stanze, Marguerite trov la cameriera molto in ansia per lei.
"Vostra signoria dev'essere cos stanca", disse la povera donna, che non riusciva a tenere gli occhi aperti per il sonno. "Sono le cinque passate".
"Eh s, Louise, presumo che tra poco sar davvero stanca", rispose con gentilezza Marguerite, "ma tu sei stanca adesso, perci vai subito a letto. Mi coricher da sola".
"Ma, Milady...".
"Non discutere, Louise, vai a letto. Dammi uno scialle e lasciami sola".
Louise fu fin troppo contenta di obbedire, aiut la padrona a togliersi l'elegante abito da ballo e l'avvolse con una soffice veste da camera.
"Vostra signoria desidera altro?", domand dopo averla aiutata.
"No, nient'altro. Spegni le luci mentre vai via".
"Bene, Milady. Buonanotte, Milady".
"Buonanotte, Louise".
Quando la cameriera fu uscita, Marguerite si avvicin alle tende e spalanc le finestre. Il giardino e il fiume poco oltre erano inondati di luce rosata. In lontananza, a est, i raggi del sole nascente da rosa si erano fatti dorati. Ora il prato era deserto, e Marguerite osserv la terrazza dove pochi minuti prima aveva tentato invano di riconquistare l'amore di un uomo che una volta le era appartenuto completamente.
Era strano che, tra tutti i suoi problemi e l'ansia per Armand, ci che in quel momento percepiva con maggiore consapevolezza fosse il pungente e amaro strazio del cuore.
Le pareva che le membra le dolessero di desiderio per l'uomo amato che l'aveva rifiutata, che, resistendo alla sua tenerezza, era rimasto freddo ai suoi richiami e non aveva risposto alla scintilla della passione che le aveva fatto percepire e sperare che i vecchi giorni felici di Parigi non fossero stati del tutto dimenticati.
Com'era strano tutto ci! Lei lo amava ancora. E adesso, guardando indietro agli ultimi mesi di incomprensioni e di solitudine, si rese conto che non aveva mai smesso di amarlo, che nel profondo del cuore aveva sempre avuto il vago sentore che la sua sciocca vanit, la risata insensata, l'indolente noncuranza erano solo una maschera; che il vero uomo, forte, appassionato, ostinato, era ancora l: l'uomo che aveva amato, la cui intensit l'aveva affascinata, la cui personalit l'aveva attratta, perch aveva sempre intuito che dietro l'apparente lentezza d'ingegno di Percy c'era sicuramente qualcosa che teneva nascosto al mondo intero, e in special modo a lei.
Il cuore di una donna  una faccenda talmente complessa che spesso la sua proprietaria  la meno adatta a risolverne l'enigma
Marguerite Blakeney, "la donna pi intelligente d'Europa", amava davvero uno stupido? Era amore il sentimento provato per lui un anno prima, quando l'aveva sposato? Era amore il sentimento che provava ora, avendo capito che lui l'amava ancora anche se non sarebbe pi tornato a essere il suo schiavo, l'innamorato appassionato e ardente? Mah! La stessa Marguerite non avrebbe potuto dirlo. Di certo, non in quel momento; forse il suo orgoglio le aveva sigillato i pensieri per non farle comprendere al meglio le ragioni del cuore. Ma una cosa la sapeva: intendeva riconquistare quel cuore ostinato; vincerlo ancora una volta... e poi non lo avrebbe pi lasciato andare. Avrebbe tenuto stretto lui e il suo amore, l'avrebbe meritato e nutrito, perch di una cosa era certa: non sarebbe mai pi stata felice senza l'amore di quell'unico uomo.
I pensieri e i sentimenti pi contraddittori si scatenavano in modo forsennato nella sua mente. E, totalmente presa in quel rimuginare, aveva lasciato che il tempo scivolasse via; forse, stanca per tutta quell'eccitazione, aveva davvero chiuso gli occhi - sprofondando in un sonno agitato i cui rapidi sogni fugaci non erano che il prolungamento dei suoi pensieri inquieti - quando un rumore di passi oltre la porta la dest di colpo dal sogno o dalla riflessione.
Si alz agitata e si mise ad ascoltare: la casa era silenziosa come sempre; il rumore dei passi si era allontanato. Attraverso le finestre spalancate i raggi brillanti del sole mattutino stavano inondando la stanza di luce. Marguerite guard l'orologio: erano le sei e mezza, troppo presto perch qualcuno della servit fosse gi in attivit.
Di sicuro doveva essersi addormentata senza rendersene conto. Il rumore di passi e di voci sommesse l'aveva svegliata... Di che si trattava?
Pian piano, in punta di piedi, attravers la stanza e apr la porta per ascoltare: non un suono, la casa era immersa nella tipica immobilit del mattino presto, quando il sonno degli esseri umani  pi profondo. Ma i rumori l'avevano innervosita, e quando all'improvviso vide qualcosa di bianco sulla soglia - una lettera, evidentemente - non os toccarla. Le sembr cos spettrale. Senza dubbio non era l quando lei era salita; era caduta a Louise? O era un fantasma tentatore che si divertiva a farle vedere inesistenti lettere fatate?
Alla fine si chin per prenderla e, stupita, perplessa pi che mai, si accorse che la missiva era indirizzata a lei e riconobbe la grafia grande e professionale del marito.
Che cosa doveva dirle, nel cuore della notte, che non poteva aspettare il mattino?
Apr la busta e lesse:
...
Una circostanza assolutamente imprevista mi costringe a partire per il Nord all'istante, quindi prego vostra signoria di perdonarmi se non mi avvalgo dell'onore di dirle addio. Gli affari potrebbero tenermi impegnato per circa una settimana, cos non potr avere il privilegio di partecipare al ricevimento sul fiume che vostra signoria dar mercoled.
Il pi umile e obbediente servitore di vostra signoria, Percy Blakeney.
...
Evidentemente Marguerite era stata contagiata dalla lentezza d'intelletto del marito, perch dovette leggere e rileggere pi volte quelle poche, semplici righe prima di riuscire a coglierne appieno il significato.
Rest ferma sul pianerottolo, continuando a rigirarsi tra le mani quell'epistola laconica e misteriosa, con la mente vuota, i nervi tesi per l'agitazione e un presentimento che non riusciva a spiegarsi.
Sir Percy effettivamente possedeva una grande propriet al Nord: spesso in passato era andato l da solo e ogni volta stava fuori una settimana, ma era davvero strano che delle circostanze impreviste sopraggiunte tra le cinque e le sei del mattino lo avessero indotto a partire cos in fretta.
Cerc inutilmente di scacciare una forma di nervosismo a cui non era avvezza: stava tremando dalla testa ai piedi. Poi fu presa da un desiderio selvaggio e incontrollabile di rivedere subito suo marito, purch non fosse gi partito.
Senza preoccuparsi di avere addosso solo una leggerissima veste da camera e i capelli sciolti sulle spalle, si precipit gi per le scale e attravers l'atrio verso il portone d'ingresso.
Come sempre era serrato e sbarrato, dato che i servitori non si erano ancora alzati; il suo udito fine, per, colse un vociare e lo scalpitio degli zoccoli dei cavalli sul selciato.
Con le dita tremanti, Marguerite disserr i chiavistelli uno a uno, ferendosi le mani e spezzandosi le unghie, poich le serrature erano dure e pesanti. Ma non se ne cur: tremava tutta al pensiero di non aver fatto in tempo, all'idea che lui fosse andato via prima di poterlo vedere e augurargli "Buon viaggio!".
Finalmente era riuscita a girare la chiave e ad aprire il portone. Le orecchie non l'avevano tradita. Uno stalliere teneva per le briglie due cavalli: uno era Sultan, il favorito di Sir Percy e il pi veloce, gi sellato e pronto per il viaggio.
Dopo un attimo, da dietro un angolo della casa apparve Sir Percy che raggiunse i cavalli a passo svelto. Si era liberato dello sfarzoso abito da ballo, ma come sempre era riccamente abbigliato con un irreprensibile completo elegante, con lo jabot e i polsini di pizzo, stivali alti e pantaloni da cavallerizzo.
Marguerite avanz di qualche passo. Lui alz lo sguardo e nel vederla si accigli appena.
"Partite?", chiese subito lei con impeto. "Per dove?".
"Come ho avuto l'onore d'informare vostra signoria, questioni urgenti e del tutto inattese mi portano a Nord, questa mattina", rispose con la solita cadenza fredda e strascicata.
"Ma... I vostri invitati, domani...".
"Ho pregato vostra signoria di porgere le mie pi umili scuse a Sua Altezza Reale. Voi siete un'ospite perfetta, non credo che si sentir la mia mancanza".
"Ma avreste potuto rimandare il viaggio... fino al nostro ricevimento sul fiume...", disse lei continuando a parlare in fretta e con un certo nervosismo. "Non saranno poi cos urgenti le vostre questioni... e non me ne avete parlato affatto fino a ora".
"La questione, come ho avuto l'onore d'informarvi, Madame,  tanto inaspettata quanto urgente... Posso dunque ottenere il vostro permesso di andare?... Avete bisogno che faccia qualcosa per voi in citt?... Al ritorno?".
"No, no... grazie, nulla... Ma... tornerete presto?".
"Molto presto".
"Prima della fine della settimana?".
"Non posso dirlo".
Era evidente che stava cercando di andare, mentre lei ce la metteva tutta per cercare di trattenerlo ancora qualche istante.
"Percy", lo preg, "non volete dirmi perch partite, oggi? Come vostra moglie ho tutto il diritto di sapere. Voi non siete stato richiamato al Nord. Lo so. Non ci sono state lettere n corrieri da lass prima che andassimo all'Opera ieri sera, e non c'era niente ad attendervi al ritorno dal ballo... Non  al Nord che state andando, ne sono certa... C' qualche mistero... e...".
"Ma no, nessun mistero, Madame", ribatt con una punta d'impazienza. "La mia questione ha a che fare con Armand... ecco! Ora ho il vostro permesso di partire?".
"Con Armand?... Ma non correrete dei rischi?".
"Rischi? Io?... No, Madame, la vostra sollecitudine mi onora. Come avete detto, ho delle amicizie influenti; intendo intervenire prima che sia troppo tardi".
"Volete almeno permettermi di ringraziarvi?".
"No, Madame", rispose lui freddamente, "non ce n' alcun bisogno. La mia vita  al vostro servizio, e sono gi pi che ripagato".
"E la mia al vostro, Sir Percy, se la accetterete, come pegno per quello che state facendo per Armand", disse lei, tendendo d'impulso le mani verso di lui. "Ecco! Non vi tratterr oltre... I miei pensieri partono con voi... Addio!".
Come appariva desiderabile alla luce del primo mattino che le infuocava i capelli fluenti, sciolti sulle spalle. Sir Percy s'inchin profondamente e le baci la mano; lei sent l'ardore di quel bacio e il suo cuore esult di gioia e di speranza.
"Tornerete?", gli chiese teneramente.
"Molto presto!", rispose lui, guardandola negli occhi pieno di desiderio.
"E... ricorderete?...", domand, mentre i suoi occhi, in risposta a quello sguardo, gli comunicavano un'infinit di promesse.
"Ricorder sempre, Madame, che mi avete fatto l'onore di chiedere i miei servigi".
Le parole erano fredde e formali, ma quella volta non la raggelarono. Il suo cuore di donna aveva letto in quello di lui, dietro la maschera d'impassibilit che l'orgoglio lo costringeva ancora a indossare.
Lui s'inchin di nuovo, poi la preg di lasciarlo partire. Marguerite si fece da parte mentre Sir Percy saltava in groppa a Sultan, poi lo salut agitando la mano in un ultimo "Adieu" mentre superava al galoppo i cancelli della casa.
Sulla strada lo vide sparire subito dietro una curva; il fidato stalliere faticava a stargli dietro perch Sultan volava rispondendo allo sprone esuberante del padrone. Marguerite, con un sospiro quasi felice, si volt e rientr. And dritta in camera perch a un tratto, come una bambina stanca, crollava dal sonno.
E di punto in bianco il suo cuore si sent completamente in pace e, nonostante le dolesse ancora di un indefinito desiderio, una vaga e piacevole speranza lo leniva come un balsamo.
Non era pi in ansia per Armand. Confidava appieno nella forza e nel potere dell'uomo che era appena andato via al galoppo con l'intenzione di aiutare suo fratello. Si stup di se stessa per averlo sempre considerato un inutile stupido; era evidente che quella non era che una maschera indossata per celare l'amara ferita che lei aveva inflitto alla sua fiducia e al suo amore. La passione avrebbe potuto sopraffarlo e non voleva che la moglie si accorgesse di quanto fosse ancora importante per lui e quanto profondo fosse il suo dolore.
Ma adesso tutto si sarebbe sistemato: lei avrebbe piegato il proprio orgoglio, sarebbe stata umile al suo cospetto, gli avrebbe detto ogni cosa e si sarebbe fidata di lui; e sarebbero tornati i giorni felici, i giorni in cui solevano passeggiare insieme nella foresta di Fontainebleau, in cui lui non parlava molto - perch era sempre stato un uomo taciturno - eppure lei sapeva che appoggiata a quel cuore forte avrebbe sempre trovato pace e felicit.
Pi pensava agli eventi della notte appena trascorsa, meno temeva Chauvelin e i suoi complotti. Il tentativo di scoprire l'identit della Primula Rossa era fallito, di questo era certa. Sia Lord Fancourt che lo stesso Chauvelin le avevano assicurato che all'una nessuno si trovava nella sala da pranzo a eccezione del francese e di Percy - s! - Percy! Avrebbe potuto chiederglielo, se ci avesse pensato! In ogni caso, non temeva che il coraggioso eroe sconosciuto potesse cadere nella trappola di Chauvelin; e del resto non sarebbe stata responsabile della sua morte.
Senza dubbio Armand era ancora in pericolo, ma Percy le aveva dato la sua parola che il fratello si sarebbe salvato, e in qualche modo, dopo che Marguerite l'aveva visto partire, l'ipotesi che potesse fallire in qualunque cosa si fosse impegnato non le era passata nemmeno lontanamente per la testa. Quando Armand sarebbe stato al sicuro in Inghilterra, lei non lo avrebbe pi fatto tornare in Francia.
Era quasi felice, in quel momento, e, dopo aver chiuso le tende per oscurare la luce del sole, finalmente si coric, appoggi la testa sul cuscino e, come una bimba stanca, sprofond subito in un sonno sereno e senza sogni.
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CAPITOLO 18.
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Lo stemma misterioso.
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Era giorno inoltrato quando Marguerite si svegli, ristorata dal lungo sonno. Louise le aveva portato del latte fresco e un piatto di frutta, e lei gust con appetito la frugale colazione. Mentre mangiava avidamente l'uva, i pensieri le si affollavano rapidi nella mente; molti galoppavano dietro l'alta e dritta figura del marito, che aveva visto partire pi di cinque ore prima.
A rispondere alle sue ansiose supposizioni giunse Louise, con le notizie riportate dallo stalliere che era tornato a casa con Sultan, dopo aver lasciato Sir Percy a Londra. Lo stalliere riteneva che il padrone stesse per salire a bordo del suo yacht ormeggiato proprio sotto al London Bridge. Sir Percy aveva cavalcato fin l, dove aveva incontrato Briggs, il capitano del Day Dream, e aveva rispedito lo stalliere a Richmond con Sultan e la sella vuota.
Quelle notizie lasciarono Marguerite pi perplessa che mai. Dove si stava dirigendo Sir Percy sul Day Dream? In soccorso di Armand, aveva detto. Ebbene! Sir Percy aveva amici influenti ovunque. Forse stava andando a Greenwich, o... Ma Marguerite smise con le congetture, tutto si sarebbe chiarito a breve: aveva detto che sarebbe tornato e che avrebbe ricordato. Marguerite aveva davanti a s una lunga giornata oziosa. Era in attesa della visita della sua vecchia compagna di scuola, la piccola Suzanne de Tournay. Con l'allegra malizia che le era propria, la sera prima aveva richiesto alla contessa la compagnia di Suzanne al cospetto del Principe di Galles. Sua Altezza Reale aveva appoggiato con slancio la proposta, e aveva dichiarato che avrebbe avuto il piacere di andare a trovare le due signore nel corso del pomeriggio. La contessa non aveva osato rifiutare, e subito si era fatta intrappolare nella promessa di mandare la piccola Suzanne a trascorrere un'intera, felice giornata a Richmond con l'amica.
Marguerite l'aspettava impaziente; desiderava farsi una chiacchierata con la giovane sui vecchi tempi della scuola; in quel momento sentiva di preferire la compagnia di Suzanne a quella di chiunque altro, e insieme avrebbero girovagato nell'elegante, vecchio giardino e nel fiorente parco dei cervi, o lungo il fiume.
Tuttavia Suzanne non era ancora arrivata, e Marguerite, dopo essersi vestita, si apprest a scendere. Sembrava quasi una ragazzina, quel mattino, nel suo abito semplice di mussola, con una larga fusciacca azzurra intorno alla vita sottile e il delicato fisci incrociato, sul quale, all'altezza del petto, aveva appuntato qualche rosellina tardiva color cremisi.
Attravers il pianerottolo esterno alle sue stanze e si ferm per un momento in cima alle belle scale di quercia che conducevano al piano terra. Sulla sinistra c'erano le stanze del marito, una serie di camere in cui lei praticamente non era mai entrata.
Si trattava di una camera da letto, uno spogliatoio, un salotto e in fondo al pianerottolo un piccolo studio, che quando non veniva utilizzato da Sir Percy era sempre chiuso a chiave. Frank, cameriere personale e uomo di fiducia del marito, si occupava di quella stanza. Nessuno era autorizzato a entrarvi. Milady non aveva mai avuto interesse a farlo, e gli altri servitori, ovviamente, non osavano trasgredire la ferrea regola.
Spesso Marguerite, con l'atteggiamento di benevolo disprezzo che negli ultimi tempi aveva assunto nei confronti del marito, lo prendeva in giro sulla segretezza che circondava il suo studio privato. Aveva sempre dichiarato scherzosamente che lui allontanava con rigore tutti gli occhi indiscreti dal suo sacro rifugio per paura che scoprissero quanto poco "studio" entrasse tra quelle quattro mura: il pezzo d'arredamento pi notevole era, senza dubbio, una comoda poltrona per i dolci sonnellini di Sir Percy.
In quella luminosa mattina d'ottobre, erano questi i pensieri le passavano per la testa mentre gettava un'occhiata lungo il corridoio. Frank doveva essere occupato con le camere del padrone, perch quasi tutte le porte erano aperte, compresa quella dello studio.
D'improvviso, fu colta dall'irresistibile curiosit infantile di sbirciare nel sacro rifugio. Il divieto, naturalmente, non la riguardava e Frank, naturalmente, non avrebbe osato impedirglielo. In ogni caso, si augur che il cameriere fosse impegnato in un'altra camera, cos che lei potesse dare un'occhiata in segretezza e senza essere disturbata.
Con incedere leggero, attravers il pianerottolo in punta di piedi come la moglie di Barbabl; tremando per l'eccitazione e la sorpresa, si blocc un istante sulla soglia, stranamente turbata ed esitante.
La porta era socchiusa e non riusciva a vedere niente all'interno. L'apr un po' timorosa. Non giungeva alcun suono: evidentemente Frank non era l, e a quel punto lei entr senza pi esitare.
Fu subito colpita dalla sobria semplicit che la circondava: le tende scure e pesanti, i massicci mobili di quercia, le due mappe sul muro non le facevano assolutamente pensare al pigro uomo di mondo, all'amante delle corse di cavalli, al bellimbusto maestro di moda, ossia alla rappresentazione esteriore di Sir Percy Blakeney.
In ogni caso, non c'erano segni di una partenza precipitosa. Ogni cosa era al suo posto, non un pezzo di carta sul pavimento, n un cassetto o un armadietto aperti. Le tende erano tirate ai lati e la finestra aperta lasciva circolare l'aria fresca del mattino.
Di fronte alla finestra, nel bel mezzo della stanza, era piazzata una possente scrivania professionale che pareva essere stata utilizzata parecchio. Sul muro alla destra della scrivania c'era un grande ritratto di donna a figura intera che arrivava dal soffitto fino a terra: magnificamente disegnato, squisitamente dipinto, e firmato col nome di Boucher. Era il ritratto della madre di Percy.
Marguerite non sapeva quasi niente di lei, eccetto che era morta all'estero, malata nel fisico e nella mente, quando Percy era ancora un ragazzino. Doveva essere stata una donna molto bella al tempo in cui Boucher la ritrasse, e nel guardare il quadro Marguerite rest colpita della straordinaria somiglianza tra madre e figlio. Avevano la stessa fronte bassa e squadrata, incorniciata da folti capelli biondi, soffici e pesanti; gli stessi occhi azzurri incavati, un po' indolenti, ben marcati dalle dritte sopracciglia; e negli occhi, al di l di quella apparente indolenza, la stessa intensit e la stessa latente passione che accendeva il volto di Percy nel periodo prima del matrimonio, e che Marguerite aveva rivisto la notte precedente sul prato, quando gli si era avvicinata e lui aveva lasciato che una nota di tenerezza si insinuasse nella sua voce.
Marguerite era attratta dal dipinto e lo osserv con attenzione; poi si volt e guard di nuovo la possente scrivania. Era ingombra di un gran numero di carte, tutte legate ed etichettate con ordine, che sembravano ricevute e documenti contabili ordinati con metodo. In passato Marguerite non si era mai chiesta - non aveva mai pensato, purtroppo!, che valesse la pena interessarsene - come Sir Percy, che il mondo intero considerava un senza cervello, amministrasse i vasti possedimenti che gli aveva lasciato il padre.
Non appena era entrata in quella camera linda e ordinata, era stata presa di sorpresa al punto che la prova evidente delle solide capacit amministrative del marito non le aveva provocato che una momentanea reazione di stupore. Ma aveva anche rafforzato in lei la nuova consapevolezza che, con la sua vanit mondana, i suoi modi affettati, il suo sciocco conversare, non solo indossava una maschera, ma recitava deliberatamente un ruolo ben studiato.
Marguerite s'interrog ancora una volta. Perch Percy si prendeva tutta quella pena? Perch lui - che era chiaramente un uomo serio e onesto - avrebbe desiderato apparire di fronte ai suoi simili come un sempliciotto dalla testa vuota?
Doveva aver desiderato nascondere il suo amore per una moglie che lo disprezzava... ma di sicuro avrebbe potuto ottenere lo stesso risultato con minor sacrificio e con meno difficolt di quelle provocate dal recitare incessantemente una parte che gli era innaturale.
Si guard intorno quasi senza vedere: era terribilmente disorientata, e di fronte a questo mistero strano e inspiegabile, un indicibile terrore aveva iniziato a impadronirsi di lei. Di colpo si sent infreddolita e a disagio, in quella stanza austera. Non c'erano quadri alle pareti, a parte il bel ritratto di Boucher, e un paio di mappe di due zone della Francia: una della costa settentrionale e l'altra dei dintorni di Parigi. Chiss cosa se ne faceva Sir Percy, si chiese.
Prese a dolerle la testa e smise di osservare la strana camera di Barbabl in cui si era introdotta, della quale non riusciva a penetrare il mistero. Non voleva che Frank la trovasse l e, dopo una rapida occhiata in giro, si volt ancora verso la porta. Nel farlo colp col piede un piccolo oggetto che doveva essere caduto vicino alla scrivania, sul tappeto, e ora rotolava nella stanza.
Si chin per raccoglierlo. Si trattava di un anello d'oro massiccio, con uno stemma piatto, su cui era incisa una piccola figura.
Marguerite se lo rigir tra le dita e poi osserv l'incisione. Rappresentava un fiorellino stellato, di una forma che aveva gi visto due volte chiaramente: la prima volta all'Opera, e la seconda al ballo di Lord Grenville.
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CAPITOLO 19.
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La Primula Rossa.
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Quale fu il preciso istante in cui lo strano dubbio s'insinu nella mente di Marguerite, lei stessa non avrebbe saputo dirlo. Con l'anello stretto in mano, era scappata via dalla stanza, poi gi per le scale e infine fuori in giardino dove, in un angolo appartato, in compagnia dei fiori, del fiume e degli uccelli avrebbe potuto guardare di nuovo l'anello e osservare lo stemma pi da vicino.
Ora, seduta all'ombra di un sicomoro dall'ampia chioma, osservava frastornata lo stemma piatto dell'anello con sopra inciso il piccolo fiore a forma di stella.
Bah! Era ridicolo! Stava sognando! Aveva i nervi troppo tesi e scorgeva misteriosi segnali nelle pi banali coincidenze. Ultimamente, in citt, non avevano tutti considerato onorevole sfoggiare lo stemma dell'eroica e misteriosa Primula Rossa?
Non lo indossava lei stessa ricamato sugli abiti? Tra i capelli, in un diadema di smalti e gemme? Cosa c'era di strano nel fatto che Sir Percy avesse deciso di scegliere quello stemma per un anello sigillo? Quasi certamente era ci che aveva fatto... s... quasi certamente... e... oltre a ci... quale legame poteva esserci tra quel raffinato bellimbusto di suo marito - con i suoi abiti eleganti e preziosi, i modi indolenti - e l'audace cospiratore che traeva in salvo le vittime francesi dalle grinfie dei capi di una sanguinosa rivoluzione?
Nella mente incapace di ragionare, i suoi pensieri turbinavano... Non si rendeva conto di quanto le accadeva intorno, e quasi trasal quando una fresca, giovane voce la chiam dal giardino.
"Chrie, chrie! Dove sei?", e la piccola Suzanne, fresca come un bocciolo, con gli occhi che sprizzavano di gioia e i boccoli castani che fluttuavano nella lieve brezza mattutina, arriv correndo lungo il prato.
"Mi hanno detto che eri in giardino". Avanzava cinguettando allegra, e con un grazioso slancio da ragazzina si gett tra le braccia di Marguerite. "Cos sono venuta di corsa per farti una sorpresa. Non mi aspettavi cos presto, vero, mia piccola Margot, chrie?".
Marguerite, che aveva nascosto all'istante l'anello tra le pieghe del foulard, cerc di rispondere gaia e spensierata all'impulsivit della giovinetta.
"Proprio cos, dolcezza", disse con un sorriso, " magnifico averti tutta per me, e per un giorno intero... Non ti annoierai?".
"Oh! Annoiarmi! Margot, come puoi dire una cosa tanto cattiva! Nel caro vecchio convento, eravamo sempre felici quando ci permettevano di restare noi due da sole".
"E di raccontarci dei segreti".
Le ragazze si presero sottobraccio e iniziarono a girovagare per il giardino.
"Oh! Quant' bella la tua casa, Margot cara", disse Suzanne piena d'entusiasmo, "e come devi essere felice!".
"S, infatti! Dovrei proprio essere felice, non  cos, dolcezza?", rispose Marguerite con un piccolo sospiro malinconico.
"Lo dici in un modo cos triste, chrie... Ah, be', immagino che ora che sei una donna sposata non ti interesser pi scambiare i segreti con me. Oh! Avevamo segreti a non finire ai tempi della scuola! Ricordi? Alcuni non li confidavamo nemmeno a suor Theresa dei Santi Angeli, anche se ci era cos cara".
"E adesso hai un segreto importantissimo, eh, ragazzina?", disse Marguerite allegramente, "che mi confiderai immediatamente. No, non devi arrossire, chrie", aggiunse, perch si era accorta che il bel visino di Suzanne si era fatto tutto rosso. "Credimi, non c' nulla di cui vergognarsi! Lui  un vero uomo, un nobile... C' da essere orgogliose ad averlo come innamorato, e magari... come marito".
"Infatti, chrie, io non mi vergogno", replic Suzanne a bassa voce, "e mi rende molto, molto orgogliosa sentirti parlare tanto bene di lui. Credo che maman acconsentir", aggiunse con aria pensierosa, "e io sar... oh! Cos felice... ma, naturalmente, non si devono fare progetti finch pap non sar in salvo...".
Marguerite ebbe un sussulto. Il padre di Suzanne! Il conte de Tournay! La sua vita sarebbe stata in pericolo se Chauvelin fosse riuscito a individuare l'identit della Primula Rossa.
Aveva saputo dalla contessa, e da un paio di membri della lega, che il loro misterioso capo aveva giurato sul suo onore che avrebbe portato in salvo il conte de Tournay fuori dalla Francia. Mentre la piccola Suzanne - inconsapevole di tutto, tranne del suo importantissimo segretuccio - continuava a parlottare, i pensieri di Marguerite tornarono agli eventi della notte precedente.
Il pericolo che correva Armand, la minaccia di Chauvelin, il suo crudele "l'uno o l'altro...", la scelta che lei aveva compiuto. E poi il suo intervento nella faccenda, che sarebbe dovuto culminare all'una nella sala da pranzo di Lord Grenville, quando l'implacabile agente del governo francese avrebbe finalmente scoperto chi era la misteriosa Primula Rossa che sfidava apertamente un esercito di spie, e appoggiava in modo cos audace, e solo per il gusto della competizione, la fazione dei nemici della Francia.
Da allora Marguerite non aveva pi ricevuto notizie da Chauvelin. Ne aveva dedotto che la missione era fallita, e tuttavia non si sentiva in ansia per Armand, perch il marito le aveva promesso che suo fratello si sarebbe salvato.
Adesso per, d'improvviso, con Suzanne che chiacchierava allegramente, fu presa dall'orrore per ci che aveva fatto. In effetti Chauvelin non le aveva detto niente, ma le era rimasta impressa la sua espressione sarcastica e diabolica quando si era definitivamente congedata da lui al ballo. Forse aveva scoperto qualcosa... Aveva gi architettato i suoi piani per cogliere in flagrante l'audace cospiratore, in Francia, e mandarlo immediatamente alla ghigliottina senza scrupoli n ripensamenti?
Marguerite, agghiacciata, prov un senso di nausea e con la mano strinse in modo spasmodico l'anello nascosto nel foulard.
"Tu non mi ascolti, chrie", disse Suzanne con aria di rimprovero, interrompendo il suo lungo e interessantissimo racconto.
"Ma s, mia cara, certo che ti ascolto", si sforz di rispondere Marguerite, costringendosi a sorridere. "Adoro sentirti parlare... e la tua felicit mi rende cos lieta... Non temere, faremo in modo di conquistare il favore di maman. Sir Andrew Ffoulkes  un nobiluomo inglese, ha un patrimonio e una posizione, la contessa non negher il suo consenso... Ma... adesso, piccola mia... dimmi... quali sono le ultime notizie di tuo padre?".
"Oh", disse Suzanne pazza di gioia, "il meglio che potessimo sentire. Stamattina, Milord Hastings  venuto a trovare maman di buon'ora. Ha detto che adesso, per quanto riguarda il caro pap,  tutto a posto, e che ci possiamo aspettare di vederlo in salvo in Inghilterra tra meno di quattro giorni".
"S", disse Marguerite, i cui occhi accesi erano inchiodati alle labbra di Suzanne che continuava tutta allegra: "Oh, non abbiamo pi paura, adesso! Forse non sai, chrie, che la grande e nobile Primula Rossa in persona  andata a salvare pap.  andato lui, chrie... proprio lui...", aggiunse Suzanne con entusiasmo, "era a Londra, stamane; e forse domani sar a Calais... dove incontrer pap... e allora... allora...".
Era arrivata la batosta. Marguerite l'aspettava sin dall'inizio, anche se nell'ultima mezz'ora aveva cercato di illudersi e di ingannare i propri timori. Lui doveva andare a Calais, era stato a Londra quella mattina... lui... la Primula Rossa... Percy Blakeney... suo marito... che la notte precedente lei aveva tradito aiutando Chauvelin.
Percy... Percy... suo marito... la Primula Rossa... Oh! Come aveva potuto essere cos cieca? Solo ora capiva, e tutto in una volta... la parte che recitava, la maschera che indossava con lo scopo di gettare polvere negli occhi del resto del mondo.
E tutto per puro e semplice amore dello sport, e perch era esaltante - ovviamente! - salvare uomini, donne e bambini dalla morte, cos come altri uccidono animali solo per frenesia, per passione. L'uomo ricco e inutile voleva uno scopo nella vita... lui e una manciata di giovani galletti che aveva messo insieme sotto la sua bandiera si erano divertiti per mesi a rischiare la vita per il bene di un piccolo gruppo di innocenti.
Forse Sir Percy aveva avuto intenzione di dirglielo appena sposati, ma poi gli era arrivata all'orecchio la storia del marchese de St. Cyr, e si era immediatamente allontanato da lei pensando che in qualche modo avrebbe potuto tradire lui e i compagni che avevano giurato di seguirlo; e cos l'aveva ingannata alla stregua di tutti gli altri, mentre adesso centinaia di persone gli dovevano la vita, e molte famiglie gli dovevano, oltre alla vita, la felicit.
La maschera del fatuo bellimbusto era stata un'ottima idea, e il ruolo recitato con maestria. Non c'era da meravigliarsi se le spie di Chauvelin non erano riuscite a individuare nel sempliciotto apparentemente senza cervello l'uomo il cui spericolato coraggio e l'ingegno multiforme avevano beffato, sia in Francia che in Inghilterra, le spie pi astute della repubblica. Perfino quella notte, quando era andato nella sala da pranzo di Lord Grenville a cercare l'audace Primula Rossa, Chauvelin non aveva visto che il fatuo Sir Percy Blakeney profondamente addormentato in un angolo sul sof.
E adesso, la sua mente astuta aveva penetrato il segreto? Proprio qui stava il tremendo, spaventoso, sorprendente nocciolo della questione. Nel tradire un senza nome a lei del tutto estraneo con l'obiettivo di salvare il fratello, Marguerite Blakeney aveva forse consegnato il marito alla morte?
No! No! No! Mille volte no! Il fato non avrebbe potuto assestarle un colpo simile, la natura stessa sarebbe insorta: la sua mano, quando la notte precedente aveva stretto quel minuscolo pezzo di carta, sarebbe rimasta paralizzata se avesse compiuto un atto tanto terribile e mostruoso.
"Ma che cos'hai, chrie?", disse la piccola Suzanne, ora davvero allarmata perch il colorito di Marguerite si era fatto grigio come la cenere. "Non stai bene, Marguerite? Che succede?".
"Niente, niente, bambina", sussurr lei come in sogno. "Aspetta un attimo... fammi riflettere... riflettere!... Hai detto... la Primula Rossa  partita oggi?...".
"Marguerite, chrie, che cos'hai? Mi spaventi...".
"Non  niente, bambina, te l'ho detto... niente... Devo stare sola per un minuto... e... cara... forse dovr ridurre il tempo a nostra disposizione, oggi... forse dovr partire... Mi capisci?".
"Capisco che qualcosa  successo, chrie, e che vuoi restare da sola. Non voglio esserti d'intralcio. Non preoccuparti per me. La mia cameriera, Lucile, non  ancora andata via... possiamo tornare indietro insieme... Non preoccuparti per me".
D'istinto gett le braccia al collo di Marguerite. Per quanto fosse una ragazzina, la pena dell'amica la commuoveva e, con l'immenso tatto che la tenera fanciullezza le concedeva, non cerc d'intromettersi nella faccenda, ma fu pronta a eclissarsi.
Baci Marguerite pi e pi volte e riattravers tristemente il prato. Marguerite non si mosse, rimase l a riflettere.... chiedendosi cosa bisognasse fare.
Non appena la piccola Suzanne mise piede sulle scale della terrazza, uno stalliere arriv di corsa dalla padrona. Teneva in mano una lettera sigillata. Suzanne istintivamente si volt: il cuore le diceva che quelle erano, probabilmente, altre cattive notizie per l'amica, e sapeva che la povera Margot non era in condizione di sopportare oltre.
Lo stalliere si ferm rispettosamente accanto alla padrona e le porse la lettera sigillata.
"Di che si tratta?", chiese Marguerite.
" appena arrivata con un messaggero, Milady".
Marguerite afferr la lettera con un gesto meccanico.
"Chi la manda?", s'inform.
"Il messaggero ha detto, Milady", rispose lo stalliere, "che gli ordini erano di consegnarla e che vostra signoria avrebbe capito chi l'ha inviata".
Marguerite apr la busta. Il suo istinto gi le diceva cosa contenesse, e le diede giusto un'occhiata.
Era la lettera scritta da Armand St. Just a Sir Andrew Ffoulkes, la lettera che le spie di Chauvelin gli avevano sottratto alla Locanda del pescatore e che Chauvelin aveva usato contro di lei come un'arma per costringerla a obbedire.
E adesso aveva mantenuto la parola data: le aveva restituito la lettera compromettente di St. Just... perch era sulle tracce della Primula Rossa.
Marguerite si sent venir meno, le parve che l'anima abbandonasse il suo corpo; barcoll, e sarebbe caduta se Suzanne non l'avesse presa per la vita. Con uno sforzo sovrumano recuper il controllo: c'erano troppe cose da fare.
"Portate qui il messaggero", disse al garzone con pi calma. "Non  gi andato via, vero?".
"No, Milady".
Il garzone si mosse e Marguerite si rivolse a Suzanne.
"E tu, bambina, corri dentro e avverti Lucile di tenersi pronta. Temo di doverti rimandare a casa, piccola. E... aspetta, di' a una cameriera di prepararmi un abito da viaggio e un mantello".
Suzanne non rispose. Baci teneramente Marguerite e obbed senza fiatare: la giovane era intimidita dalla tremenda, indescrivibile infelicit che vedeva sul viso dell'amica.
Un minuto dopo, lo stalliere ritorn, seguito dal messaggero che aveva consegnato la lettera.
"Chi vi ha dato questo plico?", domand Marguerite.
"Un gentiluomo, Milady", rispose il ragazzo, "alla locanda La rosa e il cardo, di fronte a Charing Cross. Ha detto che avreste capito".
"Alla rosa e il cardo? Che stava facendo?".
"Aspettava la carrozza che aveva fatto chiamare, vostra signoria".
"La carrozza?".
"S, Milady. La carrozza speciale che aveva fatto chiamare. Dalle parole del suo domestico ho capito che era diretto a Dover".
" sufficiente. Puoi andare". Poi si rivolse allo stalliere: "La mia carrozza e i quattro cavalli pi veloci delle stalle devono essere pronti immediatamente".
Lo stalliere e il messaggero si precipitarono a eseguire gli ordini. Marguerite rimase ferma per un momento sul prato, completamente sola. La sua figura aggraziata era rigida come una statua, gli occhi fissi, le mani incrociate sul petto, le labbra si muovevano come se continuassero a sussurrare qualcosa con patetica, dolorosa insistenza: "Che devo fare? Che devo fare? Dove rintracciarlo?... Oh, Signore, dammi la forza".
Ma non era il momento del rimorso e della disperazione. Aveva compiuto - involontariamente - un'azione orribile; ai suoi occhi era il peggiore dei crimini che una donna avesse mai commesso e lo vedeva in tutto il suo orrore. La completa cecit che non le aveva fatto intuire il segreto del marito, ora le appariva come un ulteriore peccato mortale. Avrebbe dovuto capire! Avrebbe dovuto capire!
Come aveva potuto immaginare che un uomo che sapeva amare con l'intensit con cui Percy Blakeney l'aveva amata sin dall'inizio... come poteva un uomo simile essere l'idiota senza cervello che aveva deciso di sembrare? Lei avrebbe dovuto almeno intuire che indossava una maschera, e dopo averlo scoperto, avrebbe dovuto strappargliela dal viso ogni volta che si trovavano da soli.
Il suo amore per lui era stato debole e inadeguato, l'orgoglio l'aveva soffocato facilmente; e anche l'atteggiamento di disprezzo nei suoi confronti era stato una maschera, mentre in realt non lo aveva compreso affatto.
Per adesso non c'era tempo di riandare al passato. Aveva peccato a causa della sua cecit e doveva espiare, non con l'inutilit del rimorso, ma con un intervento efficace e immediato.
Percy era partito per Calais del tutto inconsapevole che il suo pi implacabile nemico fosse alle sue calcagna. Era salpato quella mattina di buon'ora dal London Bridge.
Con il vento a favore, nel giro di ventiquattr'ore sarebbe immancabilmente giunto in Francia, e di certo lui aveva calcolato il vento e la rotta.
Dal canto suo, Chauvelin sarebbe arrivato a Dover, dove avrebbe preso a noleggio un'imbarcazione e avrebbe raggiunto Calais pi o meno nello stesso tempo. Una volta a Calais, Percy avrebbe incontrato tutti coloro che attendevano con ansia la nobile e coraggiosa Primula Rossa, giunta a salvarli da una morte orribile e ingiusta. Con Chauvelin che seguiva ogni suo movimento, Percy non solo avrebbe messo a repentaglio la propria vita, ma anche quella del padre di Suzanne, l'anziano conte de Tournay, e degli altri fuggiaschi che lo aspettavano e confidavano in lui. C'era anche Armand, che era andato a incontrare de Tournay, rassicurato dalla convinzione che la Primula Rossa vegliasse sulla sua salvezza.
Le loro vite e quella di suo marito erano nelle mani di Marguerite; doveva salvarle, se l'ingegno e il coraggio umano erano all'altezza del compito.
Purtroppo non poteva fare tutto da sola. Una volta a Calais non avrebbe saputo dove rintracciare il marito, mentre Chauvelin, col furto dei documenti a Dover, si era procurato l'intero itinerario. Pi di qualsiasi altra cosa, Marguerite voleva mettere in guardia Percy.
Adesso ne sapeva abbastanza sul suo conto per capire che non avrebbe mai abbandonato quegli uomini che contavano su di lui, che non avrebbe voltato le spalle al pericolo, lasciando che il conte de Tournay cadesse nelle mani sanguinarie di coloro che non conoscono piet. Ma se fosse stato avvertito, Percy avrebbe architettato nuovi piani, sarebbe stato pi guardingo, pi prudente. L'inconsapevolezza l'avrebbe fatto cadere in un'infida trappola, ma - una volta avvisato - avrebbe avuto ancora la possibilit di farcela.
E se avesse fallito, se davvero il fato e Chauvelin, con tutti i mezzi che aveva a disposizione, alla fine si fossero dimostrati troppo potenti per l'audace cospiratore, allora lei sarebbe almeno stata dalla sua parte, per confortarlo, amarlo e onorarlo, per ingannare la morte forse fino alla fine, facendola apparire dolce se fossero morti insieme, stretti l'una nelle braccia dell'altro, con la suprema felicit di sapere che alla passione corrispondeva la passione e che tutte le incomprensioni erano finite.
Il suo corpo s'irrigid, forte di una grande e irremovibile risolutezza. Era ci che intendeva fare, se Dio le avesse concesso buon senso e resistenza. Lo sguardo fisso svan dai suoi occhi che brillarono di un intimo fuoco al pensiero di rivederlo presto, in mezzo ai pericoli mortali che correva, e si accesero di gioia al pensiero di condividere quei pericoli con lui, forse di doverlo aiutare, di restare comunque insieme a lui, se avesse fallito.
Il dolce viso infantile si era fatto duro e deciso, la bocca dalle linee morbide serrata sui denti stretti. Agire o morire, questo voleva fare per lui e per amor suo. Una ruga, che rivelava una volont di ferro e un'implacabile risolutezza, le apparve tra le sopracciglia dritte: i suoi piani avevano gi preso forma. Per prima cosa sarebbe andata a cercare Sir Andrew Ffoulkes: era il miglior amico di Percy, e Marguerite ramment fremente con quale cieco entusiasmo il giovane parlava del suo misterioso capo.
Sir Andrew l'avrebbe aiutata se ne avesse avuto bisogno; la carrozza era pronta. Un cambio d'abito, un saluto alla piccola Suzanne, e sarebbe stata in viaggio.
Senza fretta, ma senza esitazione, rientr silenziosa in casa.
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CAPITOLO 20.
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L'amico.
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Meno di mezz'ora dopo, con la mente in tempesta, Marguerite sedeva nella vettura che la stava portando di corsa a Londra.
Aveva salutato affettuosamente la piccola Suzanne e l'aveva guardata avviarsi in carrozza verso la citt insieme alla cameriera. Aveva quindi mandato un messaggero con un'ossequiosa lettera di scuse a Sua Altezza Reale, pregandolo di rimandare l'augusta visita a causa di affari urgenti e improcrastinabili, e un altro per prenotare in anticipo un cambio di cavalli a Faversham.
Poi si era tolta l'abito di mussola e aveva indossato un vestito da viaggio scuro e il mantello, aveva preso dei soldi, che il generoso marito lasciava sempre in abbondanza a sua disposizione, ed era partita.
Non intendeva illudersi con vane speranze: la salvezza del fratello Armand dipendeva dall'imminente cattura della Primula Rossa. Se Chauvelin le aveva restituito la lettera compromettente di Armand, significava che era pienamente convinto che Sir Percy Blakeney fosse l'uomo che aveva giurato di condurre al patibolo.
No! Non c'era posto per nessuna piacevole illusione! Percy, il marito che amava con tutto l'ardore suscitato dall'audacia di lui, per colpa sua si trovava in imminente pericolo di morte. L'aveva consegnato al suo nemico - involontariamente, in realt - ma gliel'aveva consegnato; e se Chauvelin fosse riuscito a prenderlo in trappola, dato che Percy era del tutto inconsapevole del rischio che correva, allora sarebbe stata responsabile della sua morte. La sua morte! Proprio quando l'avrebbe difeso con tutta l'anima e avrebbe dato volentieri la sua vita per lui.
Aveva ordinato al cocchiere di condurla alla Locanda la corona, e una volta arrivati gli disse di dare da mangiare ai cavalli e di farli riposare. Poi richiese una portantina e si fece condurre alla casa di Pall Mall dove viveva Sir Andrew Ffoulkes.
Tra tutti gli amici di Percy arruolati sotto la sua intrepida bandiera, si sentiva pi propensa a confidarsi con Sir Andrew Ffoulkes. Era sempre stato suo amico, e adesso l'amore che nutriva per la piccola Suzanne glielo faceva sentire ancora pi vicino. Se lui fosse stato lontano da casa, magari coinvolto nella folle impresa di Percy, in quel caso avrebbe cercato Lord Hastings o Lord Tony, perch aveva bisogno dell'aiuto di uno di quei giovanotti, altrimenti non sarebbe stata in grado di salvare il marito.
Tuttavia, Sir Andrew Ffoulkes era in casa, e il suo domestico fece passare immediatamente sua signoria. Lei sal nel confortevole appartamento da scapolo del giovane gentiluomo e fu introdotta in un salotto piccolo, ma arredato in modo lussuoso. Un attimo dopo, arriv Sir Andrew.
Doveva essere rimasto molto sorpreso nel sentire chi fosse la signora venuta in visita, perch, mentre l'accoglieva con la complicata riverenza richiesta dall'etichetta, la guard con una certa preoccupazione, se non addirittura con sospetto.
Marguerite aveva messo da parte ogni segno di nervosismo: era perfettamente tranquilla, e dopo aver ricambiato l'elaborato saluto del giovane, esord con grande pacatezza: "Sir Andrew, non desidero perdere in chiacchiere del tempo prezioso. Dovete dare per scontate alcune cose che sto per dirvi, e non saranno cose importanti. Ci che  importante  che il vostro capo e compagno, la Primula Rossa... mio marito... Percy Blakeney...  in pericolo di vita".
Se mai avesse avuto il minimo dubbio sulla correttezza delle proprie deduzioni, adesso le avrebbe viste confermate, perch Sir Andrew, totalmente esterrefatto, era impallidito e pareva incapace di compiere qualsiasi tentativo per destreggiarsi in modo intelligente.
"Non ha importanza come io sia venuta a conoscenza di tutto ci, Sir Andrew", continu lei con calma, "ma grazie a Dio  successo, e forse non  troppo tardi per salvarlo. Purtroppo non posso farlo da sola e dunque sono da voi per un aiuto".
"Lady Blakeney", disse il giovane cercando di riprendersi, "io...".
"Volete prima ascoltarmi?", lo interruppe. "Ora vi dir come stanno le cose. Quando l'agente del governo francese quella notte rub le vostre carte a Dover, vi trov certi piani che voi o il vostro capo intendevate utilizzare per il salvataggio del conte de Tournay e di altri. La Primula Rossa - Percy, mio marito -  partita oggi per l'impresa. Chauvelin  al corrente che la Primula Rossa e Percy Blakeney sono la stessa persona. L'ha seguito a Calais, e l lo arrester. Anche voi, come me, sapete quale destino lo aspetta quando sar nelle mani del governo rivoluzionario francese. Nessun intervento da parte dell'Inghilterra - nemmeno di re Giorgio in persona - potrebbe salvarlo. Robespierre e la sua banda farebbero in modo che l'intervento giunga troppo tardi. Ma non basta, l'affidabile capo, suo malgrado, farebbe anche da tramite per individuare il nascondiglio del conte de Tournay e di tutti coloro che, anche in questo momento, ripongono in lui le speranze".
Aveva parlato con calma e imparzialit, e con inflessibile determinazione. Il suo scopo era ottenere che il giovane si fidasse di lei e l'aiutasse, perch non avrebbe potuto fare nulla senza di lui.
"Non capisco", ripet Ffoulkes, cercando di prendere tempo per pensare a come comportarsi.
"Io invece credo che capiate, Sir Andrew. Voi dovete sapere che sto dicendo la verit. Considerate i fatti nudi e crudi. Percy ha preso il largo per Calais, immagino per raggiungere qualche punto isolato della costa, e Chauvelin  sulle sue tracce.  andato in carrozza fino a Dover, e probabilmente stanotte attraverser la Manica. Cosa credete che succeder?".
Il giovane non parlava.
"Percy arriver a destinazione e, non sapendo di essere seguito, cercher di trovare de Tournay e gli altri - tra i quali si trova Armand St. Just, mio fratello -, probabilmente li cercher uno dopo l'altro, ignaro del fatto che gli occhi pi acuti della terra seguono ogni suo movimento. Quando senza saperlo avr tradito coloro che si fidano ciecamente di lui, quando da lui non potranno pi ottenere niente di utile e sar pronto per tornare in Inghilterra con quelli che  andato coraggiosamente a salvare, la trappola scatter e sar mandato a concludere la sua nobile esistenza sulla ghigliottina".
Sir Andrew continuava a rimanere in silenzio.
"Non vi fidate di me", disse lei con ardore. "Oh, Dio! Non vedete che sono terribilmente seria? Ragazzo mio, ragazzo mio", aggiunse mentre afferrava il giovanotto per le spalle, obbligandolo a guardarla dritto in faccia, "ditemi, vi sembra che io sia l'essere pi vile della terra, una donna capace di tradire il proprio marito?".
"Dio non voglia, Lady Blakeney", disse infine il giovane, "che vi attribuisca delle intenzioni tanto malvagie, ma...".
"Ma cosa?... Ditemi... Svelto, ragazzo!... Ogni istante  prezioso!".
"Volete dirmi", chiese lui risoluto, scrutandola dubbioso negli occhi azzurri, "quale mano ha aiutato Monsieur Chauvelin ad acquisire le conoscenze di cui voi lo dichiarate in possesso?".
"La mia", disse lei con un filo di voce, "lo ammetto, non voglio mentirvi perch desidero che vi fidiate appieno di me. Ma non conoscevo - come avrei potuto, del resto - l'identit della Primula Rossa... e la salvezza di mio fratello doveva essere il mio risarcimento se avessi centrato l'obiettivo".
"Nell'aiutare Chauvelin a rintracciare la Primula Rossa?".
Marguerite annu.
"Non serve che vi dica come mi ha forzato la mano. Armand  molto pi di un fratello per me, e... e... come avrei potuto immaginare? Ma stiamo perdendo tempo, Sir Andrew... ogni secondo  prezioso... In nome di Dio!... Mio marito  in pericolo... il vostro amico!... il vostro compagno!... Aiutatemi a salvarlo".
Sir Andrew si ritrov in una posizione molto scomoda. Di fronte al suo capo e compagno aveva prestato giuramento di obbedienza e segretezza; tuttavia la bella donna che gli chiedeva di fidarsi di lei era indubbiamente sincera: il suo amico e capo era altrettanto indubbiamente in imminente pericolo e...
"Lady Blakeney", disse finalmente Sir Andrew, "Dio sa se mi avete sconcertato, tanto che non so pi quali siano i miei doveri. Ditemi cosa volete che faccia. Diciannove di noi sono pronti a dare la vita per la Primula Rossa se si trova in pericolo".
"Non c' bisogno delle vostre vite per il momento, amico mio", rispose lei seccamente, "il mio ingegno e quattro cavalli veloci serviranno allo scopo. Ma devo sapere dove trovarlo. Vedete", aggiunse con gli occhi pieni di lacrime, "io mi sono umiliata di fronte a voi, ho ammesso la mia colpa, devo anche confermare la mia debolezza?... Io e mio marito ci siamo allontanati, perch lui non si fidava di me, e perch io ero troppo cieca per capire. Dovete riconoscere che la benda che mi ha messo sugli occhi era molto spessa. C' poco da meravigliarsi se non sono riuscita a vedere. Ma la scorsa notte, dopo averlo involontariamente messo in gravissimo pericolo, d'improvviso la benda mi  caduta dagli occhi. Se non mi aiuterete, Sir Andrew, continuerei a battermi lo stesso per salvare mio marito. Continuerei a impegnare tutte le facolt che possiedo per il suo bene; ma potrei ritrovarmi a essere impotente, perch potrei arrivare troppo tardi, e non vi rimarrebbe che il rimorso per tutta la vita, e... e... a me, un cuore spezzato".
"Ma, Lady Blakeney", disse il giovane, commosso dalla soave sincerit di questa donna dalla delicata bellezza, "vi rendete conto che quello che vi proponete di fare  un lavoro da uomo?... Non potete viaggiare fino a Calais da sola. Correreste un grave rischio, e le possibilit di trovare vostro marito in questo momento - anche se vi fornissi delle indicazioni molto precise - sono del tutto remote".
"Oh, mi auguro che ci siano dei rischi!", mormor con delicatezza. "E mi auguro anche che ci siano dei pericoli!... Ho tante colpe da espiare. Ma temo che vi sbagliate. Gli occhi di Chauvelin sono puntati su tutti voi, non far caso a me. Svelto, Sir Andrew! La carrozza  pronta, e non c' un momento da perdere... Devo raggiungerlo! Devo!", ripet con un ardore quasi selvaggio, "per avvisarlo che quell'uomo  sulle sue tracce... Non riuscite a capire... non riuscite a capire che devo raggiungerlo... anche... anche se fosse troppo tardi per salvarlo... Almeno... per essere dalla sua parte... fino all'ultimo".
"Parola mia, Madame, dovete solo darmi degli ordini. Io e i miei compagni saremmo lieti di dare la vita per vostro marito. Se volete andare personalmente...".
"No, amico mio, non vedete che impazzirei se vi lasciassi andare senza di me?". Tese le mani verso di lui. "Volete fidarvi di me?".
"Attendo i vostri ordini", le rispose semplicemente.
"Allora, ascoltate. La mia carrozza  pronta per condurmi a Dover. Voi seguitemi a cavallo pi veloce che potete. Ci vediamo all'imbrunire alla Locanda del pescatore. Chauvelin la eviter, l lo conoscono, e credo che sia il luogo pi sicuro. Accetter volentieri la vostra scorta fino a Calais... Come avete detto, potrei mancare Sir Percy anche se mi forniste indicazioni molto precise. Noleggeremo una goletta a Dover e faremo la traversata di notte. Se siete d'accordo, credo che nei panni del mio lacch non verrete riconosciuto".
"Sono completamente al vostro servizio, Madame", rispose il giovane gentiluomo con aria seria. "Prego Dio che possiate avvistare il Day Dream prima di raggiungere Calais. Con Chauvelin alle calcagna, ogni passo della Primula Rossa sul suolo di Francia  irto di pericoli".
"Dio sia con noi, Sir Andrew. Ma adesso, addio. Ci vediamo stasera a Dover! Ci sar una gara tra me e Chauvelin attraverso la Manica, stanotte, e in palio la vita della Primula Rossa".
Lui le baci le mani e l'accompagn alla portantina. Un quarto d'ora dopo, Marguerite era di nuovo alla Locanda la corona, dove la sua carrozza e i cavalli erano pronti e l'attendevano. Poco dopo sfrecciavano rumorosamente lungo le strade di Londra, e poi dritti sulla strada per Dover a folle velocit.
Non era certo quello il momento di cedere alla disperazione. Era il momento di agire e non c'era tempo per riflettere. Con Sir Andrew Ffoulkes come compagno e alleato, nel suo cuore si era accesa la speranza.
Dio sarebbe stato misericordioso. Non avrebbe permesso che si compisse un crimine orribile come mandare a morte un uomo valoroso per mano della donna che l'amava, lo venerava, e che per amor suo avrebbe affrontato di buon grado la morte.
I pensieri di Marguerite volarono a lui, l'eroe misterioso, che inconsciamente aveva sempre amato anche quando la sua identit non le era nota. In passato, era solita chiamarlo scherzosamente "l'ombroso re del suo cuore", e adesso, all'improvviso, aveva scoperto che l'enigmatica personalit che aveva adorato e l'uomo che l'amava appassionatamente erano la stessa persona: non c'era da stupirsi se una o due visioni pi felici cominciarono a insinuarsi nella sua mente. Si chiese vagamente cosa gli avrebbe detto quando si sarebbero trovati faccia a faccia.
Era stata cos ansiosa e agitata durante le ultime ore che adesso si permetteva il lusso di accarezzare quella manciata di pensieri pi sereni e ottimisti. Pian piano il fragore delle ruote della carrozza, con la sua incessante monotonia, ag da calmante sui suoi nervi: gli occhi, dolenti per la fatica e per le lacrime versate e trattenute, si chiusero da soli, e lei cadde in un sonno agitato.
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CAPITOLO 21.
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Suspense.
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Era notte fonda quando Marguerite raggiunse la Locanda del pescatore. Era riuscita a percorrere l'intero tragitto in meno di otto ore, grazie ai numerosi cambi di cavalli nelle varie stazioni di posta dove aveva sempre pagato generosamente pur di ottenere gli animali migliori e pi veloci.
Anche il cocchiere non aveva mai dato segni di stanchezza: la promessa di una lauta ricompensa senza dubbio l'aveva aiutato a tenersi in forze, e lui aveva letteralmente fatto volare sul terreno la carrozza della sua padrona.
L'arrivo di Lady Blakeney nel cuore della notte provoc un notevole subbuglio alla Locanda del pescatore. Sally salt fuori dal letto e il signor Jellyband si affann molto per rendere confortevole il soggiorno dell'importante ospite.
Erano due brave persone, cos abituate a tenere il contegno che si addice a un locandiere da non mostrare la minima sorpresa di fronte a Lady Blakeney che arrivava da sola e a quell'ora della notte. Senza dubbio ne pensarono di tutti i colori, ma Marguerite era troppo presa dall'importanza vitale e dalla gravit del suo viaggio per fermarsi a ragionare su sciocchezze del genere.
La sala caff - scena del recente, ignobile oltraggio subito dai due gentiluomini inglesi - era deserta. Il signor Jellyband si affrett a riaccendere il lume, riattizz il fuoco in un angolo del grande camino e poi piazz l davanti una comoda poltrona, sulla quale Marguerite si abbandon piena di gratitudine.
"Vostra signoria intende fermarsi per la notte?", chiese la bella Sally, che gi si dava da fare stendendo sul tavolo una tovaglia candida per poter servire a sua signoria qualcosa di leggero per cena.
"No! Non tutta la notte", replic Marguerite. "In ogni caso non ho bisogno di stanze al di fuori di questa, se posso averla tutta per me per un'ora o due".
" a disposizione di vostra signoria", disse il buon Jellyband, la cui faccia rubiconda era tiratissima per il timore di tradire di fronte al "rango" l'incontenibile sconcerto che il degno locandiere aveva iniziato a percepire.
"Far la traversata al primo cambio della marea", disse Marguerite, "e sulla prima goletta che riuscir a noleggiare. Ma il mio cocchiere e i servitori si fermeranno per la notte, e probabilmente per diversi giorni, quindi mi auguro che li tratterai bene".
"S, Milady, mi occuper io di loro. Volete che Sally porti a vostra signoria qualcosa per cena?".
"S, grazie. Falle mettere sul tavolo qualche pietanza fredda, e non appena arriva Sir Andrew Ffoulkes, conducilo qui".
"Bene, Milady".
Il viso del buon Jellyband, suo malgrado, adesso esprimeva disagio. Nutriva un profondo rispetto per Sir Percy Blakeney, e non gli piaceva vedere la sua signora fuggire con Sir Andrew. Naturalmente, non erano affari suoi, e il signor Jellyband non era tipo da pettegolezzi. Tuttavia, dentro di s, ricord che sua signoria dopotutto non era che uno di quei forestieri: perch stupirsi se era immorale come il resto di loro?
"Non restare in piedi, mio buon Jellyband", continu Marguerite con tono gentile, "neanche tu padrona Sally. Sir Andrew potrebbe tardare".
A Jellyband interessava solo che Sally potesse andare a letto. Iniziava a non piacergli affatto quell'andirivieni. In ogni caso, Lady Blakeney avrebbe pagato profumatamente per la sistemazione, e di certo non erano affari suoi.
Sally dispose sul tavolo una semplice cena di carni fredde, vino e frutta, poi, con rispettosa cortesia, si ritir, chiedendosi nella sua testolina perch sua signoria apparisse cos seria, dal momento che stava per fuggire col suo corteggiatore.
A quel punto, per Marguerite inizi un'estenuante attesa. Sapeva che Sir Andrew - che si era dovuto procurare degli abiti da lacch - non avrebbe potuto raggiungere Dover prima di un paio d'ore. Era un magnifico cavaliere, naturalmente, e in una tale emergenza non avrebbe dato alcun peso alle settanta e pi miglia che dividevano Dover da Londra. Anche lui avrebbe letteralmente volato sul terreno col cavallo, ma poteva darsi che non avesse trovato sempre dei buoni cambi, e in ogni caso doveva essere partito da Londra almeno un'ora dopo di lei.
Lei non aveva visto alcuna traccia di Chauvelin lungo la strada. Il suo cocchiere, che interrog, disse di non aver visto nessuno che corrispondesse alla descrizione della figura raggrinzita del piccolo francese fatta dalla padrona.
Evidentemente, l'aveva preceduta per tutto il tempo. Marguerite non si era azzardata a interrogare le persone nelle varie locande dove si era fermata per cambiare i cavalli. Temeva che Chauvelin avesse delle spie lungo tutto il percorso, che avrebbero potuto origliare, quindi superarla e avvisare il suo nemico.
Si chiedeva in quale locanda poteva essersi fermato, o se fosse gi riuscito a noleggiare un'imbarcazione per essere, proprio adesso, in mare verso la Francia. Quel pensiero le stringeva il cuore come una morsa d'acciaio. Se davvero non fosse stato ormai troppo tardi!
La solitudine della stanza la angosciava: l dentro era tutto cos orribilmente statico, il ticchettio dell'orologio del nonno - penosamente lento e misurato - era l'unico rumore che infrangeva quella spaventosa solitudine.
Marguerite fece appello a tutta la sua energia e risolutezza per farsi coraggio durante quell'estenuante attesa notturna.
Nella locanda, tutti, all'infuori di lei, dovevano essere addormentati. Aveva sentito Sally andare di sopra. Il signor Jellyband era andato a vedere se il cocchiere e i servitori avessero bisogno di qualcosa, poi era tornato e si era piazzato di fuori, sotto il portico, proprio dove Marguerite aveva incontrato Chauvelin per la prima volta circa una settimana prima. Evidentemente, intendeva restare sveglio per aspettare Sir Andrew Ffoulkes, ma ben presto fu sopraffatto dal sonno e infatti poco dopo, oltre al lento ticchettio dell'orologio, Marguerite pot udire il ritmo monotono e sereno del respiro dell'esimio oste.
Gi da un po' si era accorta che la giornata tiepida di ottobre, iniziata all'insegna del bel tempo, si era trasformata in una notte rigida e piovosa. Aveva sentito molto freddo e gli allegri ceppi accesi del camino la confortavano: ma pian piano, col passare delle ore, la pioggia si era fatta tempestosa e il fragore dei cavalloni che s'infrangevano sul molo dell'Ammiragliato, sebbene a una certa distanza dalla locanda, le giungeva come un rumore attutito di tuoni.
Il vento turbinava intensamente, facendo vibrare i vetri piombati e le porte massicce dell'edificio vecchio stile: fuori scuoteva gli alberi e dentro ruggiva gi per la grossa canna fumaria. Marguerite si domand se il vento sarebbe stato favorevole alla traversata. Non temeva la burrasca, e avrebbe corso i peggiori rischi piuttosto che rimandare il viaggio di un'ora.
Un improvviso trambusto dall'esterno la distrasse dalle sue riflessioni. Doveva essere Sir Andrew Ffoulkes appena giunto a gran velocit, perch aveva sentito il rumore degli zoccoli del suo cavallo rimbombare sul selciato, e poi la voce assonnata ma allegra del signor Jellyband che gli porgeva il benvenuto.
Per un momento, la posizione scomoda in cui si trovava fece riflettere Marguerite: sola, a quell'ora della notte, in un luogo dov'era conosciuta da tutti, a un appuntamento galante con un giovane cavaliere altrettanto conosciuto e che arrivava sotto false spoglie! Buon cibo per i pettegolezzi delle malelingue.
A colpire Marguerite fu soprattutto il lato umoristico della cosa: c'era un tale contrasto tra la seriet della sua impresa e l'interpretazione che il buon signor Jellyband inevitabilmente avrebbe dato del suo comportamento, che, per la prima volta da parecchie ore, un sorrisetto fece capolino sulle sue labbra fanciullesche; e quando, poco dopo, Sir Andrew, quasi irriconoscibile nel suo travestimento da lacch, entr nella sala, lei fu in grado di accoglierlo con una risata allegra.
"Il mio lacch! In fede, Monsieur", disse lei, "sono davvero soddisfatta del vostro aspetto!".
Il signor Jellyband aveva seguito Sir Andrew, guardandolo piuttosto perplesso. Il travestimento del giovane corteggiatore confermava il suo peggior sospetto. Senza l'ombra di un sorriso sulla faccia gioviale, stapp la bottiglia di vino, sistem le sedie e si mise in attesa.
"Grazie, mio buon amico", disse Marguerite, che ancora sorrideva al pensiero di cosa doveva passare per la testa all'onesto locandiere in quel momento, "non ci serve altro, e questi sono per tutto il disturbo che ti abbiamo arrecato".
Allung un paio di monete d'oro a Jellyband che le prese con il rispetto e la gratitudine che si convengono.
"Un momento, Lady Blakeney", intervenne Sir Andrew mentre Jellyband stava per ritirarsi, "temo che ci sia ancora qualcosa da chiedere al mio amico Jellyband. Mi spiace dirlo, ma stanotte non possiamo affrontare la traversata".
"Niente traversata, stanotte?", domand sbalordita. "Ma dobbiamo! Sir Andrew, dobbiamo! Non  da prendere in considerazione questo "non possiamo" e, costi quel che costi, dobbiamo rimediare una barca stanotte".
Ma il giovane scosse tristemente la testa.
"Temo che non sia un problema di costi, Lady Blakeney. C' una violenta burrasca che arriva dalla Francia e abbiamo il vento contro: non possiamo salpare finch non cambia".
Marguerite impallid. Non aveva previsto una cosa del genere. Proprio la natura le stava giocando un brutto tiro, uno scherzo crudele. Percy era in pericolo e lei non avrebbe potuto raggiungerlo perch il caso voleva che il vento soffiasse dalle coste della Francia.
"Ma noi dobbiamo andare!... Dobbiamo!", ripeteva con una strana, insistente energia, "lo sapete, dobbiamo andare!... Non potete trovare il modo?".
"Sono gi stato gi al molo", disse lui, "e ho parlato con un paio di capitani.  assolutamente impossibile salpare stanotte, come mi hanno assicurato tutti i marinai. Nessuno", aggiunse, guardando Marguerite in modo eloquente, "nessuno potrebbe prendere il largo da Dover, stanotte".
Marguerite comprese all'istante cosa intendeva. Nessuno includeva tanto lei che Chauvelin. Annu cortesemente a Jellyband.
"Quand' cos, mi devo rassegnare", gli disse. "Hai una stanza per me?".
"Oh, s, vostra signoria. Una bella stanza, luminosa e ariosa. Me ne occuper immediatamente... e ce n' un'altra per Sir Andrew... Tutt'e due pronte".
"Ottimo, mio buon Jelly", disse con tono allegro Sir Andrew, dando all'esimio oste vigorose pacche sulle spalle. "Apri le stanze e lascia le nostre candele qui, sulla credenza. Giurerei che stai morendo di sonno, e sua signoria deve mangiare qualcosa prima di ritirarsi. E poi, cos' quell'aria mesta? La visita di sua signoria, anche a quest'ora insolita,  un grande onore per la tua casa, e Sir Percy Blakeney ti ricompenser due volte se ti curi come si deve della sua riservatezza e della sua comodit".
Senza dubbio Sir Andrew aveva indovinato tutti i dubbi e i timori che assillavano il buon Jellyband, e, siccome era un gentiluomo, cerc con questi efficaci suggerimenti di dissipare i comprensibili sospetti dell'oste. Ed ebbe la soddisfazione di constatare di esserci, almeno in parte, riuscito. L'aspetto rubicondo di Jellyband, al nome di Sir Percy, ritrov il colore.
"Vado e me ne occupo in un baleno, signore", disse solerte e con minor freddezza. "Vostra signoria ha tutto ci che desidera per cena?".
"Tutto, grazie, mio buon amico, e siccome sono affamata e stanca morta, ti prego di occuparti delle stanze".
"Ora ditemi", preg con impazienza, non appena Jellyband fu uscito dalla stanza, "ditemi tutte le novit".
"Non ho molto altro da dirvi Lady Blakeney", rispose il giovane. "La burrasca non permette a nessuna imbarcazione di salpare da Dover con questa marea. Ma ci che in un primo momento vi  sembrata una terribile disgrazia, in realt  un'inattesa benedizione. Se noi non possiamo attraversare la Manica stanotte, Chauvelin  nella medesima condizione".
"Potrebbe aver preso il largo prima che infuriasse la tempesta".
"Volesse Iddio", disse Sir Andrew con aria allegra, "perch in quel caso molto probabilmente sarebbe stato spinto fuori rotta! Non si sa mai... Potrebbe perfino giacere in fondo al mare, ora, perch la burrasca che si  scatenata  molto violenta, e sar un brutto affare per tutte le piccole imbarcazioni che si sono trovate in mare. Ma temo che non possiamo basare le nostre speranze sul naufragio di quel diabolico volpone e dei suoi disegni micidiali. Tutti i marinai con cui ho parlato mi hanno assicurato che da parecchie ore nessuna goletta  salpata da Dover: d'altro canto ho verificato che un forestiero  arrivato in carrozza nel pomeriggio, e come me ha chiesto informazioni sulla traversata".
"Quindi Chauvelin  ancora a Dover?".
"Senza alcun dubbio. Posso intercettarlo e sguainare la spada contro di lui? In effetti sarebbe il modo pi rapido di risolvere il problema".
"No! Sir Andrew, non scherzate! Ahim! Dalla scorsa notte mi sono ritrovata pi di una volta ad augurare la morte a quel demonio. Ma ci che suggerite  impossibile! La legge di questo paese non consente di uccidere! Soltanto nella nostra bella Francia le carneficine si praticano per legge, in nome della libert e della fratellanza".
Sir Andrew l'aveva convinta a sedersi a tavola, a condividere la cena e a bere un po' di vino. Una sosta forzata di almeno dodici ore, fino alla successiva marea, di certo era ben difficile da sopportare nel suo stato di agitazione. Obbediente in quelle piccole faccende come una bambina, Marguerite cerc di mangiare e bere.
Sir Andrew, grazie alla profonda empatia che insorge in tutti gli innamorati, riusc a farla quasi felice parlandole del marito. Le raccont di alcune delle intraprendenti fughe che l'audace Primula Rossa aveva organizzato per i poveri fuggiaschi francesi, che erano costretti ad abbandonare il loro paese sconvolto da una rivoluzione sanguinosa e implacabile. Le fece brillare gli occhi per l'entusiasmo descrivendole il suo coraggio, il suo ingegno, la sua intraprendenza quando si trattava di strappare le vite di uomini, donne e perfino bambini dalla lama insanguinata dell'insaziabile ghigliottina.
La fece perfino sorridere quasi allegramente raccontandole dei numerosi e bizzarri travestimenti della Primula Rossa, per mezzo dei quali l'eroe aveva beffato la stretta sorveglianza organizzata per lui alle barriere di Parigi. L'ultima volta, la fuga della contessa de Tournay e dei suoi figli era stata un vero capolavoro: Blakeney, travestito come un'orribile vecchia ambulante, con una sudicia cuffia e i capelli grigi scarmigliati, era uno spettacolo da sbellicarsi.
Marguerite rise di cuore mentre Sir Andrew cercava di descrivere l'aspetto di Blakeney, poich la sua alta statura e la corporatura massiccia creavano sempre notevoli difficolt nei travestimenti, soprattutto in Francia.
Cos trascorse un'ora. Tuttavia ne rimanevano molte di pi da spendere in quella forzata inattivit a Dover. Marguerite si alz dal tavolo sospirando impaziente. Guardava con terrore alla notte che aveva davanti: nel letto al piano di sopra avrebbe avuto solo pensieri angosciosi a tenerle compagnia, e l'ululare della burrasca avrebbe contribuito ad allontanare il sonno.
Si chiese dove fosse Percy in quel momento. Il Day Dream era un'imbarcazione solida, ben costruita per affrontare il mare. Secondo Sir Andrew di certo aveva trovato un riparo dal vento prima che scoppiasse la tempesta, o forse non si era affatto avventurata al largo, e la goletta stava tranquillamente ancorata a Gravesand.
Briggs era un capitano esperto, e Sir Percy manovrava l'imbarcazione con la perizia di un marinaio di lungo corso. Non correvano alcun pericolo per la tempesta.
Mezzanotte era passata da un pezzo quando finalmente Marguerite si and a coricare. Come aveva temuto, il sonno evit scrupolosamente i suoi occhi. Nel corso di quelle ore i suoi pensieri furono dei pi cupi, mentre infuriava incessante la burrasca che la teneva lontana da Percy. Il rumore delle onde in lontananza le colmava il cuore di malinconia. Col suo stato d'animo il mare aveva un effetto deprimente sui nervi.  solo quando si  molto felici che si riesce a fissare con piacere la vasta e illimitata massa d'acqua che continua a ondeggiare con costante, tediosa monotonia, accompagnando i pensieri, gravi o lieti che siano. Quando sono lieti, le onde risuonano della loro letizia, ma quando sono tristi, allora ogni frangente, rompendosi, sembra aggiungere tristezza e parlare della disperazione e della superficialit di tutte le gioie.
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CAPITOLO 22.
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Calais.
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Anche la notte pi faticosa e il giorno pi lungo presto o tardi devono concludersi.
Marguerite aveva trascorso pi di quindici ore ad arrovellarsi il cervello, quasi al punto di impazzire. Dopo una notte insonne, si alz presto: era fuori di s per l'eccitazione, impaziente di iniziare il viaggio, eppure terrorizzata all'idea di incontrare ulteriori ostacoli sulla sua strada. Era cos agitata che fu in piedi prima di chiunque altro nella locanda; temeva di perdere l'unica occasione di partire.
Quando scese al piano di sotto, trov Sir Andrew Ffoulkes seduto nella sala caff. Era uscito mezz'ora prima ed era andato al molo dell'Ammiragliato solo per scoprire che ancora n il battello postale francese, n altre imbarcazioni noleggiate da privati avrebbero potuto lasciare il porto di Dover. Proprio allora, la tempesta aveva raggiunto il culmine e la marea stava cambiando. Se il vento non fosse calato o non avesse cambiato direzione, avrebbero dovuto necessariamente aspettare altre dieci o dodici ore fino alla successiva marea, prima di poter prendere il largo. E la tempesta non si era placata, mentre la marea stava scendendo rapidamente.
Marguerite fu colta dalla disperazione quando ud quelle tristi notizie. Solo facendo appello alla sua pi ferrea determinazione riusc a non crollare, aumentando cos l'ansiet del giovane che evidentemente era gi molto intensa.
Sebbene cercasse di nasconderlo, Marguerite poteva vedere che Sir Andrew era impaziente quanto lei di raggiungere il suo compagno e amico, e quella forzata inattivit era terribile per entrambi.
In seguito, Marguerite non sarebbe riuscita a spiegare come trascorsero quell'estenuante giornata a Dover. Aveva paura di farsi vedere nel caso le spie di Chauvelin si fossero trovate nei dintorni; cos si sistem in un salotto privato dove lei e Sir Andrew restarono seduti per ore, sforzandosi di mangiare i pasti frugali che la piccola Sally serviva loro di tanto in tanto, e senza nient'altro da fare che riflettere, fare congetture e, solo occasionalmente, sperare.
La tempesta si plac molto tardi: a quel punto la marea era troppo bassa per permettere a un'imbarcazione di prendere il largo. Il vento era cambiato, e spirava una rassicurante brezza da nord-ovest: una vera manna dal cielo per una rapida traversata verso la Francia.
E quei due aspettavano, domandandosi se sarebbe finalmente arrivato il momento buono per salpare. In quella lunga e snervante giornata c'era stato un intermezzo felice, e fu quando Sir Andrew era sceso di nuovo al molo e poco dopo era tornato per informare Marguerite che aveva noleggiato una goletta veloce il cui capitano si era detto pronto a prendere il largo non appena la marea sarebbe stata favorevole.
Da quel momento le ore sembrarono meno monotone, l'attesa si fece meno disperata, e, finalmente, alle cinque del pomeriggio Marguerite, col viso coperto da un velo e seguita da Sir Andrew Ffoulkes che in veste di lacch portava una gran quantit di bagagli, si avvi verso il molo.
Una volta a bordo, l'aria di mare fresca e frizzante la rianim, la brezza era forte abbastanza da gonfiare a dovere le vele della Foam Crest, che filava vivace verso il largo.
Dopo la tempesta, il tramonto fu sfolgorante e Marguerite, nel vedere le bianche scogliere di Dover scomparire pian piano, si rilass e riprese di nuovo a sperare.
Sir Andrew era pieno di cortesi attenzioni, e lei si consider davvero fortunata ad averlo al suo fianco in quel momento cos difficile.
Un po' alla volta la grigia costa della Francia cominci ad affiorare tra la fitta foschia serale. Si riuscivano a vedere un paio di luci tremolanti, e dalla nebbia s'innalzavano le guglie di parecchie chiese.
Mezz'ora dopo, Marguerite era approdata sulla riva francese. Era tornata nel paese dove, proprio in quel momento, gli uomini massacravano i loro simili a centinaia, e mandavano alla forca migliaia di donne e bambini innocenti.
L'aspetto del paese e della sua gente, anche in quella remota cittadina costiera, parlava della turbolenta rivoluzione a trecento miglia di distanza, nella splendida Parigi, resa ormai orribile dal continuo spargimento di sangue dei suoi figli pi nobili, dai gemiti delle vedove e dai pianti degli orfani.
Gli uomini indossavano tutti il berretto rosso - pi o meno pulito - e tutti con la coccarda tricolore appuntata sul lato sinistro. Marguerite not con un brivido che, invece della solita espressione allegra e sorridente, i suoi connazionali adesso esibivano costantemente uno sguardo di maligna diffidenza.
In quei giorni, ogni uomo era una spia per i suoi simili: anche la parola pi innocente pronunciata per gioco, in qualunque momento poteva essere portata come prova di tendenze aristocratiche, o di tradimento verso il popolo. Perfino le donne si aggiravano con un insolito sguardo di timore e odio negli occhi castani, e tutte osservavano Marguerite che camminava sulla spiaggia seguita da Sir Andrew, e nel passarle vicino, mormoravano: "Sacrs aristos!", o anche "Sacrs Anglais!".
La sua presenza non suscit ulteriori commenti. Calais, anche in quei giorni, manteneva costanti rapporti d'affari con l'Inghilterra e di commercianti inglesi se ne vedevano parecchi sulla costa. Tutti sapevano che, per via dei pesanti dazi vigenti in Inghilterra, grosse quantit di vini e brandy francesi venivano contrabbandate oltremanica. Quell'attivit gratificava enormemente il bourgeois francese: gli piaceva vedere il governo e il re inglesi, che odiava entrambi, derubati delle loro entrate, e un contrabbandiere inglese era sempre un ospite benvenuto nelle vecchie taverne di Calais e Boulogne.
Cos, mentre Sir Andrew conduceva Marguerite attraverso i tortuosi vicoli di Calais, molti dei popolani che si voltavano con un'imprecazione a guardare i forestieri vestiti secondo la moda inglese, pensando forse che fossero intenzionati ad acquistare articoli soggetti a dazio per il loro nebbioso paese, non riservarono loro pi di una rapida occhiata.
Tuttavia, Marguerite si chiedeva come il marito, con la sua figura alta e massiccia, potesse essere passato inosservato per Calais: chiss che travestimento doveva aver utilizzato per compiere la sua nobile impresa senza suscitare troppa attenzione.
Scambiando con lei solo poche parole, Sir Andrew la condusse dal lato opposto della citt in direzione di Cap Gris Nez. Le strade erano strette e tortuose, per lo pi maleodoranti di un fetore di pesce vecchio e cantine chiuse. Anche l aveva piovuto molto durante la tempesta della notte precedente, e qualche volta Marguerite affond nel fango fino alle caviglie, perch le strade non erano illuminate e solo occasionalmente un bagliore giungeva dai lumi accesi nelle case.
Ma non faceva caso a quei futili disagi. "Potremmo incontrare Blakeney al Gatto grigio", aveva detto Sir Andrew quando erano sbarcati, e lei camminava come su un tappeto di petali di rose, perch stava andando a incontrarlo.
Finalmente arrivarono a destinazione. Evidentemente Sir Andrew conosceva la strada, dato che procedeva sicuro nell'oscurit, senza chiedere indicazioni a nessuno. In quel momento era troppo buio perch Marguerite notasse l'esterno del locale. Il Gatto grigio, come l'aveva chiamata Sir Andrew, era una piccola locanda a bordo strada nei sobborghi di Calais, sulla strada per Gris Nez. Si trovava a una certa distanza dalla costa, perch il rumore del mare sembrava arrivare da lontano.
Sir Andrew buss alla porta col pomello del bastone, e dall'interno Marguerite ud una sorta di grugnito e una serie di imprecazioni biascicate a bassa voce. Sir Andrew buss di nuovo, questa volta con maggior decisione: si udirono altre imprecazioni, e poi dei passi strascicati che si appressavano alla porta. Subito dopo fu aperta, e Marguerite si ritrov sulla soglia dell'ambiente pi squallido e fatiscente che avesse mai visto.
Strisce di carta da parati, se cos si poteva chiamare, pendevano dai muri; sembrava non ci fosse un solo pezzo dell'arredamento che si potesse neanche lontanamente definire "integro". La gran parte delle sedie aveva gli schienali rotti, un angolo del tavolo era tenuto su da una pila di fascine che stava al posto della quarta gamba.
In un angolo della stanza c'era un enorme focolare su cui pendeva un pentolone che diffondeva un odore di zuppa calda non proprio sgradevole. Da un lato della stanza, in alto, c'era una specie di solaio coperto da una tenda lacera a scacchi bianchi e blu, al quale si accedeva tramite una scala di gradini traballanti.
Sulle grandi pareti spoglie, con la carta da parati scolorita, tutta macchiata da sporcizia di ogni sorta, erano state scritte col gesso, a caratteri cubitali, le parole "LIBERT - EGALIT - FRATERNIT".
Tutto l'insieme del sordido ambiente era flebilmente illuminato da un fetido lume a olio che pendeva dalle travi pericolanti del soffitto. Ogni cosa sembrava cos squallida, cos sporca e disgustosa, che Marguerite non osava quasi superare la soglia.
Sir Andrew, naturalmente, era entrato senza alcuna esitazione.
"Viaggiatori inglesi, citoyens!", disse audace, parlando in francese.
L'individuo che era venuto ad aprire la porta e che, presumibilmente, era il proprietario dello squallido locale, era un anziano contadino corpulento, vestito con uno sporco camiciotto azzurro, zoccoli pesanti che trascinavano batuffoli di polvere, un paio di calzoni blu sdruciti, e l'immancabile berretto rosso con la coccarda tricolore che dichiarava il suo attuale credo politico. Teneva in mano una corta pipa di legno da cui esalava un odore di tabacco rancido. Guard i due viaggiatori con un'aria sospettosa e piena di disprezzo, biascicando "sacrrrs Anglais!", e sputando sul pavimento per rafforzare l'esibizione del suo spirito indipendente, ma facendosi comunque da parte per lasciarli entrare, perch senza dubbio era ben consapevole che i borsellini degli stessi sacrrrs Anglais erano sempre abbondantemente forniti.
"Oh, Dio!", disse Marguerite mentre avanzava all'interno del locale, tenendosi il fazzoletto accostato al naso delicato. "Che razza di buco orribile! Siete sicuro che sia questo il posto?".
"S,  questo, non c' dubbio", rispose il giovane mentre col suo elegante fazzoletto di pizzo spolverava una sedia per Marguerite, "ma giuro di non aver mai visto un posto pi infame".
"In effetti", disse lei guardando con un po' di curiosit e ancora pi di disgusto i muri scrostati, le sedie rotte e il tavolo traballante, "non ha un aspetto molto invitante".
L'oste del Gatto grigio - di nome Brogard - non si era pi preoccupato dei suoi ospiti: secondo lui di l a poco avrebbero ordinato da mangiare, e nel frattempo per un libero cittadino non era onorevole mostrare deferenza, o magari cordialit, a chicchessia, per quanto potesse essere elegante.
Vicino al focolare stava rannicchiata una figura che pareva tutta vestita di stracci; apparentemente si trattava di una donna, sebbene sarebbe stato davvero difficile definirla tale, non fosse stato per il berretto, che una volta doveva essere stato bianco, e per qualcosa che assomigliava a una sottana. Sedeva borbottando tra s e rimestando di tanto in tanto la sbobba nel pentolone.
"Ehi, amico!", disse alla fine Sir Andrew. "Vorremmo mangiare qualcosa per cena... La cittadina, l", aggiunse, "sta mescolando una zuppa sicuramente deliziosa, e la mia padrona non tocca cibo da parecchie ore".
Brogard si prese qualche minuto per valutare la cosa. Un libero cittadino non risponde troppo prontamente alle richieste di coloro che si rivolgono a lui.
"Sacrrrs aristos!", biascic, sputando di nuovo sul pavimento.
Poi si avvicin flemmatico a una credenza che stava in un angolo della stanza, dalla quale prese una vecchia zuppiera di peltro e in fretta, e senza dire una parola, la pass alla sua compagna che, senza dire una parola a sua volta, prese a riempirla con la zuppa del pentolone.
Marguerite aveva osservato inorridita tutti quei preparativi, e se non fosse stato per la gravit della sua impresa, sarebbe fuggita all'istante da quel luogo di sporcizia e cattivi odori.
"L'oste e l'ostessa, parola mia!, non sono certo persone allegre", disse Sir Andrew, notando l'espressione schifata di Marguerite. "Vorrei potervi offrire un pasto pi abbondante e appetitoso... ma credo che troverete la zuppa mangiabile e il vino buono; questa gente sguazza nella sporcizia, ma di solito gode di buona salute".
"No! Vi prego, Sir Andrew", rispose lei gentilmente, "non vi preoccupate per me. La cena  l'ultimo dei miei pensieri".
Brogard continuava a dedicarsi con calma ai suoi nauseanti preparativi; aveva posato sul tavolo un paio di cucchiai e due bicchieri che Sir Andrew, per precauzione, pul con cura.
Brogard aveva portato anche del pane e una bottiglia di vino e Marguerite fece lo sforzo di avvicinare la sedia al tavolo e di fare finta di mangiare. Sir Andrew, come imponeva il suo ruolo di lacch, rest in piedi dietro la sedia della padrona.
"Su, Madame, vi prego", disse, vedendo che Marguerite non riusciva a mangiare, "vi scongiuro di assaggiare e mandare gi qualche boccone... ricordate che avete bisogno di tutta la vostra energia".
La zuppa non era poi cos male: aveva un buon odore e un buon sapore. Marguerite avrebbe potuto godersela, non fosse stato per l'ambiente orribile che la circondava. Comunque, spezz il pane e bevve un po' di vino.
"No, Sir Andrew", rispose, "non mi piace vedervi in piedi. Voi avete bisogno di mangiare quanto me. Se vi metterete seduto e dividerete questa specie di cena con me quell'uomo penser soltanto che io sia un'eccentrica inglese in fuga con il suo lacch".
In effetti, Brogard aveva sistemato lo stretto necessario sul tavolo e non sembrava pi preoccuparsi degli ospiti. La Mre Brogard era uscita in silenzio dalla stanza trascinando i piedi, e l'uomo gironzolava oziando e fumando la sua pipa puzzolente, qualche volta giusto sotto il naso di Marguerite, proprio come avrebbe dovuto fare qualsiasi cittadino nato libero e non inferiore a nessuno.
"Al diavolo quel bruto!", disse Sir Andrew, con una rabbia tipicamente inglese, quando Brogard si appoggi al tavolo fumando e guardando sdegnosamente i due sacrrrs Anglais.
"In nome del cielo, amico", lo ammon subito Marguerite, vedendo che Sir Andrew, con il suo istinto inglese, stava stringendo il pugno con fare minaccioso, "ricordate che siete in Francia e che, in quest'anno di grazia, questo  lo stato d'animo della gente".
"Come vorrei prenderlo per il collo!", biascic aggressivo Sir Andrew.
Il giovane aveva accolto il consiglio di Marguerite sedendosi accanto a lei, ed entrambi compivano lodevoli sforzi per ingannarsi l'un l'altro facendo finta di mangiare e di bere.
"Vi prego", disse Marguerite, "non fate perdere la calma a quell'essere, altrimenti non risponder alle domande che dobbiamo rivolgergli".
"Far del mio meglio, ma, dannazione! Farei prima a strozzarlo che a interrogarlo. Ehi, amico!", disse educatamente in francese, dando delle leggere pacche sulla spalla di Brogard, "ne hai visti molti come noi, da queste parti? Voglio dire molti viaggiatori inglesi?".
Brogard si volt verso di lui e lo guard, continuando a fumare la pipa per qualche istante dal momento che non aveva alcuna fretta, poi bofonchi: "Eh!... qualche volta!".
"Ah", fece Sir Andrew incurante, "i viaggiatori inglesi sanno sempre dove rimediare del buon vino, eh, amico mio?... Ora dimmi, la mia signora desidera sapere se per caso ti  capitato di vedere un suo grande amico, un gentiluomo inglese che viene spesso a Calais per affari:  un tipo alto, e ultimamente era in viaggio per Parigi... la mia signora sperava di incontrarlo a Calais".
Marguerite cerc di non guardare Brogard, temendo di rivelare di fronte a lui l'ardente impazienza con cui attendeva la sua risposta. Ma un cittadino francese nato libero non ha mai fretta di rispondere alle domande: Brogard prese tempo, poi disse molto lentamente: "Un inglese alto?... Oggi!... S".
"S, oggi", borbott Brogard tra i denti. Dopodich prese il cappello di Sir Andrew da una sedia vicina, se lo mise in testa senza dire niente, si aggiust il camiciotto lurido e cerc di far capire, con una pantomima piuttosto approssimativa, che il soggetto in questione indossava abiti molto eleganti. "Sacrrrs aristos!", borbott, "quella specie di gigante inglese!".
Marguerite trattenne a malapena un urlo.
" proprio Sir Percy", sussurr, "e senza travestimento!".
Con tutta quell'ansia e le lacrime che le salivano agli occhi, sorrise al pensiero della "passione dominante fino alla morte" di Percy, che correva i pericoli pi folli e selvaggi con indosso il mantello all'ultima moda e i pizzi dello jabot perfettamente stirati.
"Oh! Che ardimento!", sospir. "Presto, Sir Andrew! Chiedetegli quando  andato via".
"Ah s, amico", disse Sir Andrew rivolgendosi a Brogard con lo stesso atteggiamento noncurante, "Milord indossa sempre splendidi abiti; l'inglese alto che hai visto era sicuramente l'amico della mia signora... e hai detto che  andato via?".
"Se n' andato... s... ma deve tornare... ha ordinato la cena...".
Sir Andrew con un rapido gesto appoggi la mano sul braccio di lei per invitarla a stare attenta, e fece appena in tempo perch un attimo dopo, nell'esaltazione incontrollabile della felicit, Marguerite si sarebbe tradita. Lui era salvo e stava bene, tra non molto sarebbe tornato, forse l'avrebbe visto tra pochi istanti... Oh! L'emozione procurata dalla gioia era tale da sembrarle quasi insopportabile.
"Ecco!", disse a Brogard, che di colpo si era trasformato ai suoi occhi in un messaggero divino di felicit. "Ascolta!... Vuoi dire che il gentiluomo inglese sta tornando qui?".
Il messaggero divino di felicit sput sul pavimento per esprimere il suo disprezzo verso tutti quanti gli aristos che decidevano di frequentare il Gatto grigio.
"Eh!", borbott l'oste, "ha ordinato la cena, dovr pur tornare... Sacrrrs Anglais!", aggiunse per protestare contro tutte quelle manfrine per un semplice inglese.
"Ma dov', adesso? Lo sai?", gli chiese impaziente, appoggiando la manina candida sulla lurida manica del suo camiciotto azzurro.
" andato a rimediare un carro e un cavallo", rispose laconicamente Brogard, mentre con un gesto burbero scans dal suo braccio la deliziosa manina che perfino i principi erano orgogliosi di baciare.
"E da quanto tempo  andato via?".
Ma Brogard doveva averne abbastanza dell'interrogatorio. Riteneva che non si addicesse a un cittadino - uguale a tutti gli altri - lasciarsi catechizzare da quei sacrrrs aristos, nonostante fossero dei ricchi inglesi. Era senz'altro pi confacente alla sua nuova dignit mostrarsi il pi scontroso possibile: rispondere docilmente a domande civili sarebbe stato un chiaro segno di servilismo.
"Non lo so", disse sicuro di s. "Ho gi parlato abbastanza, voyons, les aristos!...  venuto oggi. Ha ordinato la cena.  andato via... Torner. Voil!".
E, con quell'ultima affermazione del suo diritto, in quanto cittadino e uomo libero, di essere scortese a suo piacimento, Brogard usc dalla stanza strascicando i piedi e sbattendo la porta.
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CAPITOLO 23.
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Speranza.
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"A dire il vero, Madame", afferm Sir Andrew, vedendo che Marguerite sembrava intenzionata a richiamare l'oste, "credo che faremmo bene a lasciarlo andare. Non ne ricaveremmo pi niente e rischiamo di insospettirlo. Chiss quante spie stanno in agguato in questo maledetto posto".
"Che me ne importa?", rispose con leggerezza. "Ora so che mio marito  salvo e che potr vederlo prestissimo!".
"Sssh!", fece lui seriamente allarmato perch Marguerite, all'apice della contentezza, aveva parlato ad alta voce. "Di questi tempi anche i muri hanno le orecchie, in Francia".
Sir Andrew si alz in fretta dal tavolo e fece un giro nella squallida stanza, origliando alla porta da dove Brogard si era appena dileguato e da cui si riuscivano a sentire solo imprecazioni soffocate e passi strascicati. Sal pure sulla scala traballante che portava al solaio per assicurarsi che di sopra non ci fossero spie di Chauvelin.
"Siamo soli, mio signor lacch?", disse Marguerite con voce gaia, non appena il giovane si rimise seduto a fianco a lei. "Possiamo parlare?".
"Con la massima cautela!", la supplic.
"Tranquillo, amico! Ma che faccia scura avete messo su! Se fosse per me, potrei ballare per la contentezza! Non ci sono pi motivi per aver paura. La nostra barca  sulla spiaggia, il Foam Crest  ancorato a meno di due miglia, e probabilmente mio marito nel giro di mezz'ora sar qui, sotto questo tetto. Sicuro! Non c' niente che possa ostacolarci. Chauvelin e la sua cricca non sono ancora arrivati".
"No, signora! Non possiamo esserne sicuri".
"Che volete dire?".
"Quando eravamo a Dover, anche lui era l".
"Bloccato dalla stessa burrasca che impediva a noi di partire".
"Esattamente. Tuttavia - non ve ne ho parlato prima perch temevo di allarmarvi - l'ho visto sulla spiaggia neanche cinque minuti prima che c'imbarcassimo. Almeno in quel momento avrei giurato che era lui; era travestito da curato, e nemmeno Satana, il suo custode, l'avrebbe riconosciuto. Ma io l'ho sentito trattare per un'imbarcazione che l'avrebbe portato velocemente a Calais, e si dev'essere imbarcato meno di un'ora dopo di noi".
La faccia di Marguerite perse di colpo la sua espressione gioiosa. Il fatto che Percy, ora che era sbarcato sul suolo francese, si trovasse in grave pericolo, d'improvviso le balz agli occhi in modo spaventoso. Aveva Chauvelin alle calcagna e, l a Calais, l'astuto diplomatico era onnipotente: una sua parola e Percy sarebbe stato rintracciato e arrestato e...
Il sangue le si ghiacci nelle vene: nemmeno nei peggiori momenti d'angoscia, in Inghilterra, aveva compreso cos profondamente quale grave pericolo stesse correndo il marito. Chauvelin aveva giurato di portare la Primula Rossa sulla ghigliottina, e adesso l'identit dell'audace cospiratore, che fino a quel momento era stata protetta dall'anonimato, a causa sua era diventata nota al suo pi acerrimo e implacabile nemico.
Chauvelin - quando aveva intercettato Lord Tony e Sir Andrew Ffoulkes nella sala caff della Locanda del pescatore - si era impossessato di tutti i piani di quell'ultima spedizione. Armand St. Just, il conte de Tournay e altri realisti in fuga, quel giorno, il due di ottobre, avrebbero dovuto incontrare la Primula Rossa - o, com'era stato previsto in origine, due suoi emissari - nel posto ovviamente noto alla lega, che era segnato vagamente come il "capanno di Pre Blanchard".
Armand, il cui legame con la Primula Rossa e la sconfessione della brutale politica del regime del Terrore erano ancora ignoti al suo connazionale, aveva lasciato l'Inghilterra da poco pi di una settimana, portando con s le indicazioni che gli sarebbero state necessarie per incontrare gli altri fuggiaschi e accompagnarli in quel luogo sicuro.
Tutto questo Marguerite l'aveva compreso sin dall'inizio e Sir Andrew Ffoulkes aveva confermato le sue supposizioni. Sapeva anche che, quando Sir Percy era venuto a conoscenza del fatto che i suoi piani e le sue direttive per i luogotenenti erano state rubate da Chauvelin, era troppo tardi per comunicare con Armand o per inviare nuove istruzioni ai fuggiaschi.
Avrebbero dovuto per forza trovarsi nel luogo e all'ora stabiliti, senza sapere quanto fosse grave il pericolo che adesso attendeva il loro valoroso salvatore.
Blakeney, che come al solito aveva pianificato e organizzato l'intera spedizione, non avrebbe permesso a nessuno dei suoi giovani compagni di correre il rischio di una cattura quasi certa. Ecco il motivo della nota sbrigativa che aveva dato loro al ballo di Lord Grenville: "Domani parto... da solo".
E adesso che la sua identit era nota al suo pi acerrimo nemico, dal momento in cui avesse messo piede in Francia, Chauvelin non l'avrebbe mai perso di vista. Sarebbe stato rintracciato dagli emissari del francese, pedinato finch non avesse raggiunto il misterioso rifugio dove lo attendevano i fuggiaschi, e l sarebbe scattata la trappola per lui e per loro.
Non restava che un'ora, l'ora che Marguerite e Sir Andrew avevano di vantaggio sul nemico, per avvisare Percy del pericolo imminente e per convincerlo a desistere dall'impresa spericolata che si sarebbe inevitabilmente conclusa con la sua morte.
Tuttavia, quell'ora c'era.
"Chauvelin sa di questa locanda dalle carte che ha rubato", disse Sir Andrew con aria grave, "e una volta sbarcato verr direttamente qui".
"Non  ancora sbarcato", rilanci lei, "abbiamo un'ora di vantaggio su di lui e Percy sar qui a breve. Saremo a met della traversata prima che Chauvelin si renda conto che gli siamo sfuggiti per un pelo".
Parlava con entusiasmo, sperando di infondere nel giovane amico un po' dell'ottimismo che ancora le restava nel cuore. Ma lui scosse la testa sconsolato.
"Ancora silenzio, Sir Andrew?", chiese Marguerite con una certa impazienza. "Perch scuotete la testa e sembrate cos cupo?".
"In verit, Madame", rispose, "il problema  che avete fatto i vostri rosei progetti dimenticando il fattore pi importante".
"Cosa volete dire?... Io non sto dimenticando niente... Di che fattore parlate?", aggiunse sempre pi insofferente.
" alto pi di un metro e ottanta", rispose con calma Sir Andrew, "e si chiama Percy Blakeney".
"Non capisco", disse Marguerite con un filo di voce.
"Credete che Blakeney lascerebbe Calais senza aver portato a termine ci che si  prefisso?".
"Volete dire che...".
"C' il vecchio conte de Tournay...".
"Il conte...", mormor la donna.
"E St. Just... e gli altri...".
"Mio fratello!", disse lei con un gemito d'angoscia. "Che Dio mi perdoni, ma temo di non aver pensato a lui".
"Nella loro condizione di profughi, in questo momento aspettano con assoluta sicurezza e fiducia cieca l'arrivo della Primula Rossa, che ha giurato sul suo onore di portarli sani e salvi oltremanica".
Se n'era dimenticata davvero! Col sublime egoismo di una donna che ama con tutta se stessa, nelle ultime ventiquattr'ore non aveva avuto pensieri che per il marito. Per la sua vita nobile e preziosa, per il pericolo... Lui, l'eroe valoroso e amato... solo lui abitava la sua mente.
"Mio fratello!", mormor, mentre pesanti lacrime sgorgavano lente dai suoi occhi, e i ricordi di Armand riaffioravano: il caro compagno della sua infanzia, l'uomo per cui aveva commesso un peccato mortale, che aveva messo irrimediabilmente in pericolo la nobile esistenza di suo marito.
"Sir Percy Blakeney non sarebbe l'affidabile, rispettato capo di una banda di gentiluomini inglesi", disse fieramente Sir Andrew, "se abbandonasse coloro che hanno riposto in lui la fiducia. Quanto a rompere il suo giuramento, solo l'idea  impensabile!".
Ci fu qualche istante di silenzio. Marguerite aveva affondato il viso tra le mani e lasciava che le lacrime stillassero lente tra le sue dita tremanti. Il giovane non disse niente; gli faceva male al cuore vedere la tremenda afflizione di quella splendida donna. Fin dall'inizio aveva percepito in quale terribile impasse avesse gettato tutti col suo gesto sconsiderato. Conosceva cos bene il suo amico e capo, la sua implacabile e folle audacia, il suo assoluto rispetto per la parola data. Sir Andrew sapeva che Blakeney avrebbe affrontato qualunque pericolo, corso i peggiori rischi, piuttosto che rinnegarla, e anche con Chauvelin alle calcagna avrebbe compiuto un ultimo tentativo, per quanto disperato, di salvare coloro che confidavano in lui.
"Devo ammettere, Sir Andrew", disse infine Marguerite, sforzandosi con coraggio di asciugarsi le lacrime, "che avete ragione, e non vorrei dovermi vergognare proprio adesso tentando di dissuaderlo dal suo dovere. Come avete detto, le mie suppliche sarebbero vane. Dio gli conceda la forza e la capacit", aggiunse con fervore e risolutezza, "di essere pi perspicace del suo inseguitore. Forse non v'impedir di seguirlo quando intraprender la nobile impresa: voi due insieme sarete ingegnosi e arditi! Che Dio vi protegga entrambi! Nel frattempo, non dobbiamo perdere nemmeno un istante. Sono ancora convinta che la salvezza di Percy dipenda dall'essere informato che Chauvelin  sulle sue tracce".
"Indubbiamente. Possiede risorse insospettabili. Non appena sar al corrente del pericolo agir con pi cautela: il suo ingegno ha del miracoloso".
"Dunque, che ne dite di un giro di ricognizione nel paese mentre io aspetto qui il suo arrivo?... Potreste rintracciare Percy e cos risparmieremmo del tempo prezioso. Se lo scovate ditegli di stare attento!... Ha il suo peggior nemico alle calcagna!"
"Ma non potete restare ad aspettare in questo buco".
"No, non m'importa!... Per dovreste chiedere al nostro burbero ospite se mi fa aspettare in un'altra stanza, dove sarei pi protetta dagli sguardi indiscreti di altri eventuali viaggiatori. Offritegli dei contanti, cos non far storie per avvisarmi quando l'inglese alto torna".
Parlava con calma, adesso, perfino con allegria, pensando ai suoi piani, pronta al peggio se fosse stato necessario: non voleva pi mostrare debolezza, voleva dimostrarsi degna di colui che stava per dare la vita per amore dei propri simili.
Sir Andrew obbed senza ulteriori commenti. Istintivamente avvertiva che in quel momento era di Marguerite la mente pi forte, e voleva lasciarsi guidare da lei, diventare il suo braccio, mentre a lei spettava il comando.
Si avvi alla porta della stanza interna, dietro alla quale poco prima erano spariti Brogard e la moglie, e buss: come al solito, gli risposero con una scarica di imprecazioni biascicate.
"Ehi! Amico Brogard!", disse Sir Andrew con tono perentorio. "La mia signora desidererebbe stare un po' per conto suo. Le puoi concedere l'uso di un'altra stanza? Vorrebbe stare da sola".
Tir fuori del denaro dalla tasca e se lo fece tintinnare in mano. Brogard aveva aperto la porta e prestato ascolto, con la solita scontrosa indolenza, alla richiesta del giovanotto. Davanti all'oro, comunque, la sua ostentata pigrizia si attenu; si tolse la pipa dalla bocca e soffi il fumo nella stanza.
Poi fece un cenno verso l'alto e indic il solaio.
"Pu aspettare lass!", rispose lui con un grugnito. " comodo, e non ho altre stanze".
"Non chiedo di meglio", disse Marguerite in inglese, e individu al volo quali vantaggi le avrebbe offerto una posizione cos nascosta. "Dategli del denaro, Sir Andrew. Io star benissimo lass e potr vedere ogni cosa senza essere vista".
Quindi annu a Brogard, che accett di salire nel solaio e di dare una sistemata alla paglia sparsa sul pavimento.
"Permettetemi di pregarvi, signora, di non essere imprudente", disse Sir Andrew mentre Marguerite si preparava a salire a sua volta la rampa di gradini traballanti. "Tenete a mente che questo posto  infestato di spie. Non rivelatevi, vi scongiuro, a Sir Percy, finch non siete del tutto certa di essere sola con lui".
Mentre parlava, Sir Andrew si rese conto che la sua raccomandazione era del tutto inutile: Marguerite era calma e lucida come un uomo. Non c'era da temere che compiesse qualche imprudenza.
"No", disse lei cercando di apparire allegra, "ve lo posso promettere con sicurezza. Non metterei in pericolo la vita di mio marito, e nemmeno i suoi piani, parlando con lui davanti a degli sconosciuti. Non temete, sfrutter l'occasione e lo sosterr nella maniera che ritengo pi opportuna".
Brogard era ridisceso dalle scale e Marguerite era pronta a salire nel suo rifugio sicuro.
"Finch sono il vostro lacch, signora", disse Sir Andrew mentre lei iniziava a fare i gradini, "non mi azzardo a baciarvi la mano, ma vi prego di stare allegra. Se non m'imbatto in Blakeney entro mezz'ora ritorner aspettandomi di trovarlo qui".
"S,  la cosa migliore. Possiamo permetterci di aspettare mezz'ora. Chauvelin non potr essere qui prima. Dio voglia che per allora uno di noi abbia incontrato Percy. Buona fortuna, amico! Non preoccupatevi per me".
Sal con scioltezza gli sghembi gradini di legno che portavano al solaio. Brogard non si occupava pi di lei. Poteva mettersi comoda lass o meno, a suo piacimento. Sir Andrew non la perse di vista finch non ebbe superato la tenda, e not che la signora era sistemata proprio a dovere, lass, da dove poteva vedere e sentire senza essere vista.
Aveva pagato bene Brogard; di certo quel vecchio oste scontroso non aveva motivo di tradirla. Quindi Sir Andrew si prepar ad andare; alla porta si volt di nuovo e alz lo sguardo al solaio. Attraverso la tenda lacera il dolce sguardo di Marguerite sbirciava in basso verso di lui, e il giovane si rallegr di vederla serena, perfino sorridente. Poi, dopo un ultimo cenno di saluto, usc nella notte.
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CAPITOLO 24.
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La trappola mortale.
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Il quarto d'ora successivo pass veloce e silenzioso. Nella stanza di sotto, Brogard era stato impegnato per un po' a pulire il tavolo e ad apparecchiarlo per un altro ospite.
Marguerite si accorse che, mentre guardava l'oste al lavoro, il tempo scivolava via pi piacevolmente. Era per Percy che si preparava quella specie di cena. Brogard doveva nutrire un certo rispetto per l'inglese alto, perch si dava da fare molto pi di prima per far apparire il posto un po' meno sgradevole.
Aveva perfino tirato fuori da un recesso nascosto della vecchia credenza qualcosa di simile a una tovaglia, e quando la distese e vide che era piena di buchi, scosse la testa perplesso per un attimo, poi fece di tutto per metterla sul tavolo in modo da nascondere gran parte delle magagne.
Quindi prese un tovagliolo, anch'esso vecchio e consunto ma abbastanza pulito, e ci pul il bicchiere, il cucchiaio e il piatto che aveva posato sul tavolo.
Marguerite non pot fare a meno di sorridere tra s mentre guardava tutto l'allestimento che Brogard realizzava col sottofondo di un borbottio continuo d'imprecazioni. Era evidente che l'inglese grande e grosso, o forse il peso del suo pugno, avevano intimidito il cittadino francese nato libero, altrimenti non si sarebbe preso tanta pena per un sacrrr aristo.
Quando il tavolo fu apparecchiato - si fa per dire - Brogard lo riguard con palese soddisfazione. Quindi spolver una sedia con l'angolo del camiciotto, diede una mescolata al pentolone, gett una nuova fascina sul fuoco e si trascin fuori dalla stanza.
Marguerite rest sola con i suoi pensieri. Aveva disteso il mantello da viaggio sulla paglia e si era sistemata abbastanza comodamente, perch la paglia era fresca e i cattivi odori le arrivavano attenuati.
E per un momento si sent quasi felice: felice perch quando sbirciava dalla tenda bucata poteva vedere una sedia sghemba, una tovaglia tarlata, un bicchiere, un piatto e un cucchiaio, ed era tutto. Ma quegli oggetti brutti e muti pareva le dicessero di essere in attesa di Percy, e che presto, molto presto, lui sarebbe stato l, e siccome la squallida stanza era ancora vuota, sarebbero stati solo loro due.
Era un pensiero cos celestiale che Marguerite chiuse gli occhi per cancellare tutto il resto. Tra pochi minuti si sarebbe trovata sola con lui: si sarebbe precipitata gi per la scala e si sarebbe fatta vedere, dopodich, sarebbe stata lieta di morire per lui e con lui, perch al mondo non ci sarebbe potuta essere felicit pi grande.
E poi, cosa sarebbe successo? Non riusciva a farsene neanche una vaga idea. Sapeva, naturalmente, che Sir Andrew aveva ragione, che Percy avrebbe portato a termine tutto ci che aveva pianificato, che lei - adesso che si trovava l - non poteva fare niente prima di averlo avvisato di essere prudente finch Chauvelin fosse stato sulle sue tracce. Dopo averlo messo in guardia, avrebbe inevitabilmente dovuto vederlo andare via per intraprendere la terribile e audace missione; non avrebbe potuto tentare di trattenerlo nemmeno con una parola o uno sguardo. Avrebbe dovuto obbedire a qualsiasi cosa le avesse detto di fare, perfino sparire e aspettare in uno stato di indescrivibile sofferenza, mentre lui, probabilmente, sarebbe andato incontro alla morte.
Eppure, anche quell'ipotesi era meno terribile da sopportare del pensiero che lui non dovesse mai venire a sapere quanto lo amava: almeno questo le sarebbe stato risparmiato; la stessa squallida stanza che sembrava attenderlo, le diceva che sarebbe arrivato presto.
D'improvviso le sue orecchie ipersensibili colsero un rumore lontano di passi che si avvicinavano e il cuore le balz in gola per la gioia. Era Percy, finalmente? No! I passi non sembravano affatto lunghi e decisi come i suoi; inoltre pot distinguere due diverse andature. S! Era cos! Due uomini stavano camminando in direzione della locanda. Forse due sconosciuti che volevano da bere, o forse...
Ma non ebbe tempo di fare congetture, perch un attimo dopo risuon un energico colpo alla porta, che subito fu aperta con violenza dall'esterno, mentre una voce rude e perentoria grid: "Ehi! Cittadino Brogard! Salve!".
Marguerite non poteva vedere i nuovi arrivati, ma da un buco della tenda riusciva a scorgere una parte della stanza di sotto.
Ud i passi strascicati di Brogard che usciva dalla stanza interna biascicando la solita serie di imprecazioni. In ogni caso, alla vista degli sconosciuti si ferm in mezzo alla stanza - proprio nel campo visivo di Marguerite - a guardarli con un'espressione di disprezzo perfino pi raggelante di quella che aveva dedicato agli ospiti di prima e imprec tra i denti: "Sacrrr soutane!".
Il cuore di Marguerite parve fermarsi di colpo: con gli occhi sgranati guardava fisso uno dei nuovi arrivati che, a quel punto, aveva fatto un passo verso Brogard. Indossava la tonaca, un cappello a tesa larga e le scarpe con la fibbia tipiche dei curs francesi, ma mentre stava di fronte all'oste apr un momento la tonaca per mostrare la fascia tricolore dei funzionari, che sort subito l'effetto di trasformare il disprezzo nello sguardo di Brogard in un'espressione di servile ossequio.
Era stata la vista del cur francese a gelare il sangue nelle vene di Marguerite. Non riusciva a vedere il suo viso, che era riparato dalla tesa del cappello, ma riconobbe le mani magre e ossute, la schiena leggermente incurvata, e il portamento dell'uomo. Era Chauvelin!
L'atrocit della situazione la colp come un pugno in pieno viso; la tremenda delusione, la paura di quello che sarebbe successo le fecero girare la testa, e dovette fare uno sforzo sovrumano per non cadere priva di sensi.
"Un piatto di zuppa e un bicchiere di vino", ordin Chauvelin in tono autoritario, "poi fuori di qui... mi sono spiegato? Voglio stare da solo".
In silenzio, e questa volta senza borbottare, Brogard obbed. Chauvelin si sedette al tavolo che era stato apparecchiato per l'inglese alto, mentre l'oste si dava da fare ossequiosamente intorno a lui, servendo la zuppa e versando il vino. L'uomo che era entrato con Chauvelin, e che Marguerite non riusciva a vedere, rest in attesa vicino alla porta.
A un brusco cenno del funzionario, Brogard rientr di corsa nella stanza interna e l'altro ammicc all'uomo che l'aveva accompagnato.
In lui Marguerite riconobbe immediatamente Desgas, il segretario factotum e consigliere di fiducia di Chauvelin, che in passato aveva visto spesso a Parigi. L'uomo attravers la stanza e per un momento si ferm ad ascoltare attentamente alla porta di Brogard. "Non sta origliando?", chiese brusco Chauvelin.
"No, cittadino".
Per un attimo Marguerite ebbe il timore che Chauvelin potesse ordinare a Desgas di perquisire il locale: non riusciva a immaginare che cosa sarebbe successo se l'avessero scoperta. Ma Chauvelin, fortunatamente, sembrava pi impaziente di parlare col suo segretario che preoccupato per le spie, perch richiam subito Desgas accanto a s.
"La goletta inglese?", domand.
"L'abbiamo persa di vista al tramonto, cittadino", rispose Desgas, "comunque, allora si dirigeva a ovest, verso Cap Gris Nez".
"Ah!... Bene!...", mormor Chauvelin. "E il capitano Jutley?... Lui che ne dice?".
"Mi ha assicurato che tutti gli ordini che gli avete inviato la settimana scorsa sono stati eseguiti alla lettera. Tutte le strade che convergono in questo posto sono state pattugliate notte e giorno sin da allora, e la spiaggia e le scogliere sono state ispezionate e sorvegliate col massimo rigore".
"Lui sa dov' questo capanno di Pre Blanchard?".
"No, cittadino, sembra che nessuno lo conosca con quel nome. Ci sono capanni di pescatori in quantit lungo la costa... ma...".
"Pu bastare", lo interruppe impaziente Chauvelin. "E per quanto riguarda stanotte?".
"Le strade e le spiagge sono pattugliate come al solito, cittadino, e il capitano Jutley aspetta nuovi ordini".
"Torna immediatamente da lui, allora. Digli di inviare rinforzi alle diverse pattuglie, soprattutto a quelle sulla spiaggia... Mi sono spiegato?".
Chauvelin parlava in modo brusco e mirato, e ogni parola che pronunciava colpiva Marguerite al cuore, come fosse la campana a morto delle sue pi grandi speranze.
"Gli uomini", prosegu, "devono tenere d'occhio con la massima attenzione qualsiasi forestiero passi a piedi, a cavallo o in carrozza sulla strada che costeggia la spiaggia, soprattutto un forestiero alto, che  inutile descrivere ulteriormente perch  probabile che sia travestito, e quello che non pu celare  l'altezza, a meno che non s'ingobbisca. Mi sono spiegato?".
"Con chiarezza, cittadino".
"Molto bene, allora. Adesso recati immediatamente da Jutley. Controlla che i rinforzi vadano in aiuto delle pattuglie, poi chiedi al capitano una dozzina di uomini e portali qui. Dovresti essere di ritorno in dieci minuti. Vai...".
Degas salut e usc.
Come Marguerite, atterrita, ud le indicazioni di Chauvelin per il proprio sottoposto, il piano complessivo per la cattura della Primula Rossa le si chiar in tutto il suo orrore. Chauvelin voleva che i fuggiaschi continuassero a credere di essere al sicuro nascosti nel loro rifugio finch Sir Percy non li avesse raggiunti. A quel punto, l'audace cospiratore sarebbe stato circondato e preso con le mani nel sacco, proprio nell'atto di aiutare e favorire i realisti, cio i traditori della repubblica. Cos, se la notizia della cattura si fosse sparsa all'estero, neanche il governo inglese avrebbe potuto protestare legalmente in suo favore: dal momento che lui aveva complottato con i nemici del governo francese, la Francia aveva il diritto di condannarlo a morte.
Sfuggire da lui e da loro sarebbe stato impossibile. Tutte le strade erano pattugliate e perlustrate, la trappola ben organizzata; la rete, per il momento tenuta lenta, si sarebbe stretta sempre di pi fino a chiudersi sull'audace cospiratore, il cui ingegno sovrumano questa volta non l'avrebbe liberato dalle maglie.
Degas stava per andare, ma Chauvelin lo richiam ancora una volta. Marguerite prov a chiedersi quale ulteriore stratagemma avesse elaborato per catturare un uomo valoroso, solo, contro una quarantina di loro. Lo guard voltarsi per parlare a Degas: riusciva a malapena a vedergli la faccia sotto il cappello a tesa larga da cur. In quel momento, dal suo viso aguzzo e dai suoi occhietti chiari trasparivano un tale odio mortale, una tale diabolica malizia che l'ultima speranza nel cuore di Marguerite si spense, perch sentiva che da quell'uomo non poteva aspettarsi nessuna compassione.
"Avevo dimenticato una cosa", riprese Chauvelin con una strana risatina, mentre si strofinava con perversa soddisfazione le mani ossute come artigli. "Lo straniero alto potrebbe mostrarsi combattivo. In ogni caso, ricorda: non sparate se non come ultima risorsa. Lo voglio vivo quello stangone... se  possibile".
Rise, come ridono - ci ha detto Dante - i diavoli alla vista delle tribolazioni dei dannati. Marguerite aveva pensato di aver vissuto, fin l, l'intera gamma di orrori e angosce che il cuore umano pu sopportare; ma nel momento in cui Desgas lasci la locanda e lei rest sola nello squallido locale semivuoto, in compagnia di quel demonio, le parve che tutte le passate sofferenze fossero niente a paragone delle attuali. Chauvelin continu a ridere e a blaterare tra s per un po', strofinandosi le mani al pensiero dell'imminente trionfo.
I suoi piani erano ben elaborati e avrebbe potuto avere la meglio! Non aveva lasciato alcuna via d'uscita attraverso cui il pi coraggioso e scaltro degli uomini sarebbe potuto fuggire. Le strade sorvegliate, le guardie a ogni angolo e, in un capanno isolato chiss dove sulla costa, una piccola banda di fuggiaschi in attesa del loro salvatore lo avrebbero portato alla morte... No! A una fine anche peggiore della morte. Quel demonio in abiti da santo era troppo malvagio per permettere che un giovane valoroso morisse sul colpo, come un soldato che assolve il suo dovere.
Ci che desiderava soprattutto era avere in suo potere, inerme, il nemico che lo aveva beffato cos a lungo; voleva compiacersi, godere della sua sconfitta, infliggergli le torture morali e psicologiche che solo un odio mortale pu concepire. L'intrepida aquila, catturata e con le nobili ali tagliate, era condannata a subire i morsi del topo. E lei, la moglie che pur amandolo lo aveva messo in quella situazione, non poteva fare niente per aiutarlo.
Niente, tranne sperare di morire al suo fianco, di avere un breve istante per dirgli che tutto il suo amore, sincero e appassionato, apparteneva a lui.
Ora Chauvelin sedeva al tavolo, si era tolto il cappello e Marguerite riusciva a distinguere il profilo aguzzo e il mento appuntito dell'uomo che si chinava sulla misera cena. Doveva essere davvero soddisfatto e attendeva gli eventi in tutta calma: sembrava persino apprezzare le scialbe pietanze di Brogard. Marguerite si chiese come, in un essere umano, potesse annidarsi tanto odio nei confronti di un suo simile.
A un tratto, mentre osservava Chauvelin, fu catturata da un suono che la fece impietrire. Oltretutto, non si trattava affatto di un suono prodotto per suscitare orrore, perch era semplicemente l'allegra melodia di una voce fresca e lieta che cantava con entusiasmo "Dio salvi il re!".
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CAPITOLO 25.
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L'aquila e la volpe.
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Marguerite rimase senza fiato; ebbe l'impressione che la sua vita si fosse momentaneamente interrotta mentre ascoltava quella voce e quella canzone. Nel cantante aveva riconosciuto suo marito. Anche Chauvelin l'aveva udito, poich lanci una rapida occhiata verso la porta, poi prese in fretta il cappello e se lo calc in testa.
La voce si faceva pi vicina; per un breve istante Marguerite divenne preda del desiderio incontrollabile di precipitarsi gi per le scale e volare attraverso la stanza per fermare a ogni costo quella canzone e supplicare l'allegro cantante di fuggire... fuggire per salvarsi la vita, prima che fosse troppo tardi. Riusc a frenare l'impulso appena in tempo. Chauvelin l'avrebbe fermata prima che potesse raggiungere la porta e lei, oltretutto, non aveva idea se il francese avesse degli sgherri piazzati nei dintorni. Un simile gesto si sarebbe potuto trasformare nel segnale di morte dell'uomo per la cui salvezza avrebbe dato la vita.
"Possa regnare a lungo su di noi, Dio salvi il re!", cantava la voce con pi entusiasmo che mai. Un attimo dopo la porta si spalanc e per un paio di secondi nella stanza cal un silenzio di tomba.
Marguerite non vedeva la porta; trattenne il respiro cercando di immaginare cosa stesse succedendo.
Entrando, Percy Blakeney aveva visto subito il cur al tavolo: la sua esitazione non dur pi di cinque secondi e, nell'attimo successivo, Marguerite vide la sua alta figura attraversare la stanza e chiedere con voce forte e allegra: "Salve a tutti! Non c' nessuno? Dov' quello scemo di Brogard?".
Portava il magnifico mantello e il completo da cavallo che aveva indosso quando Marguerite l'aveva visto l'ultima volta a Richmond, molte ore prima. Come sempre il suo abbigliamento era impeccabile: il raffinato pizzo di Mechlin al collo e ai polsi era bianco e immacolato, i capelli biondi pettinati con cura, e l'occhialino tenuto in mano con il solito atteggiamento studiato. In effetti in quel momento, Sir Percy Blakeney, baronetto, poteva essere pronto per recarsi a un ricevimento nel giardino del Principe di Galles, invece di andare a infilare la testa, deliberatamente e con freddezza, nella trappola allestita per lui dal suo pi acerrimo nemico.
Rest per un istante in mezzo alla stanza, mentre Marguerite, paralizzata dal terrore, sembrava incapace perfino di respirare.
Si aspettava che da un momento all'altro Chauvelin avrebbe dato il segnale e il locale si sarebbe riempito di sgherri e lei si sarebbe precipitata gi per le scale ad aiutare Percy a vendere cara la pelle. Mentre lui stava l, allegramente ignaro, lei stava per gridargli: "Scappa, Percy!... C' il tuo peggior nemico!... Scappa, prima che sia troppo tardi!".
Ma non ebbe nemmeno il tempo di gridare, perch un attimo dopo Blakeney si avvicin tranquillamente al tavolo, e dando con fare amichevole una pacca sulla spalla del cur, disse con la solita affettata lentezza: "Per mille balene!... ehm... Monsieur Chauvelin... Non avrei mai immaginato di trovarvi qui".
Chauvelin, che si stava infilando un cucchiaio di zuppa in bocca, quasi si strozz. La sua faccia aguzza divent viola, e un violento colpo di tosse evit all'astuto rappresentante del governo francese di tradire l'immenso stupore che aveva provato. Senza dubbio, la mossa temeraria da parte del nemico gli giunse del tutto inaspettata, e sul momento l'ardita sfrontatezza di quella condotta lo lasci completamente stupefatto.
Ovviamente, non aveva preso la precauzione di far circondare la locanda dalle guardie. Blakeney doveva averlo intuito, e senza dubbio la sua versatile intelligenza aveva gi messo a punto un piano per volgere a proprio vantaggio quell'incontro inaspettato.
Marguerite, su nel solaio, non si era mossa. Aveva solennemente promesso a Sir Andrew di non parlare al marito in presenza di estranei, e il suo autocontrollo le permetteva di non intromettersi nei piani di lui in modo impulsivo e irragionevole. Fu un'ardua prova di forza restare seduta, immobile, a guardare i due uomini insieme. Marguerite aveva sentito Chauvelin impartire gli ordini per il pattugliamento delle strade. Sapeva che se Percy avesse lasciato adesso il Gatto grigio, qualunque direzione avesse preso, non sarebbe andato lontano senza essere seguito da alcuni uomini di pattuglia del capitano Jutley. D'altronde, se fosse rimasto, Desgas avrebbe avuto il tempo di tornare con la dozzina di uomini espressamente richiesti da Chauvelin.
Le maglie della trappola si stringevano, e Marguerite non poteva fare altro che guardare sconcertata. Tra i due il contrasto era evidente, ed era Chauvelin a mostrare un pizzico di paura. Marguerite lo conosceva abbastanza da indovinare cosa gli passasse per la testa. Non aveva paura per se stesso, nonostante fosse solo in una locanda vuota con un uomo dal fisico possente, audace e implacabile oltre ogni dire. Lei sapeva che Chauvelin avrebbe affrontato di buon grado gente pericolosa per il bene della causa che gli stava a cuore, ma allo stesso tempo temeva che l'inglese impudente, atterrandolo, avrebbe raddoppiato le proprie possibilit di fuga; i suoi sottoposti, senza la direzione della mano esperta e della mente scaltra sollecitate dall'odio mortale, avrebbero potuto fallire nella cattura della Primula Rossa.
In ogni caso, il rappresentante del governo francese al momento non doveva aver nulla da temere dal suo potente avversario. Blakeney, con il solito atteggiamento benevolo e la risata fatua, gli dava solenni pacche sulle spalle.
"Sono maledettamente dispiaciuto...", diceva tutto allegro, "cos tanto... mi pare di avervi spaventato mentre mangiavate la zuppa... troppo pericolosa, una cosa scomoda da mandare gi, la zuppa... ehm... Perdinci! Un mio amico, una volta c' morto... ehm... soffocato... proprio come voi... con un cucchiaio di zuppa".
E rise gaio, di buonumore, guardando Chauvelin sotto di s.
"Che scherzi gioca il destino!", continu, non appena l'altro cominciava a riprendersi. "Peggio di una stalla, questo buco... non vi pare? Ehil! Non  cos?", aggiunse per scusarsi mentre si sedeva su una sedia accostata al tavolo, e avvicinava la zuppiera. "Quello scemo di Brogard star dormendo o chiss cosa".
C'era un secondo piatto sul tavolo, e Sir Percy si serv con calma la zuppa, poi si vers un bicchiere di vino.
Per un momento Marguerite prov a immaginare cosa avrebbe fatto Chauvelin. Il suo era un buon travestimento e forse intendeva, dopo essersi ripreso, negare la propria identit: ma Chauvelin era troppo sveglio per compiere una mossa cos infantile e palesemente falsa, inoltre aveva gi teso la mano e diceva in modo amabile: "Sono davvero lieto di vedervi, Sir Percy. Dovete scusarmi... ehm... vi immaginavo al di l della Manica. L'improvvisa sorpresa mi ha lasciato senza fiato".
"Eh, gi!", esclam Sir Percy, "ecco com' andata, giusto... ehm... Monsieur... Chaubertin?".
"Prego... Chauvelin".
"Vi chiedo mille volte scusa... s, certo, Chauvelin... con i nomi stranieri sono una frana...".
Sir Percy mangiava con calma la zuppa, ridendo cordiale e benevolo, come se fosse venuto a Calais espressamente per il piacere di cenare in quella sudicia locanda col suo peggior nemico.
Marguerite sul momento si chiese come mai Percy non mettesse subito al tappeto il piccolo francese... e senza dubbio qualcosa del genere doveva essergli venuta in mente, perch i suoi occhi indolenti parevano accendersi di una luce sinistra quando si soffermavano sulla figura sottile di Chauvelin, che nel frattempo si era ripreso del tutto e si era messo a mangiare la zuppa come se niente fosse.
Ma il sottile ingegno che aveva pianificato e messo in atto tante cospirazioni audaci, era troppo lungimirante per correre rischi inutili. Il locale, dopotutto, poteva essere pieno di spie, e l'oste poteva essere stato corrotto da Chauvelin. Per quanto ne sapeva, a un segnale dell'agente governativo sarebbero potuti accorrere venti uomini addosso a Blakeney, e lo avrebbero catturato prima che lui potesse aiutare, o anche solo avvisare, i fuggiaschi. Non avrebbe corso quel rischio: Percy intendeva aiutare gli altri, portarli in salvo, perch aveva dato la sua parola, e l'avrebbe mantenuta a ogni costo. E mentre lui mangiava e conversava, rifletteva e pianificava, nel solaio la povera donna si arrovellava cercando di capire cosa fare, e non osando muoversi per timore di sconvolgere i suoi piani, continuava a soffrire per il desiderio divorante di precipitarsi gi da lui.
"Non sapevo che voi", stava dicendo Blakeney con tono gioviale, "ehm... apparteneste a un ordine religioso".
"Io... be'... ehm...", balbett Chauvelin. La pacata sfrontatezza del suo antagonista evidentemente lo aveva disorientato.
"Suvvia! Vi avrei riconosciuto ovunque", continu tranquillamente Sir Percy, versandosi un altro bicchiere di vino, "anche se la parrucca e il cappello vi rendono un po' diverso".
"Dite?".
"Oddio! Sono cose che possono trasformare un uomo... ma... perdinci! Spero di non avervi offeso con la mia osservazione...  dannatamente scortese fare delle osservazioni... Non vi ho offeso, vero?".
"No, no, niente affatto! Mi auguro che Lady Blakeney stia bene", disse Chauvelin, cambiando di colpo argomento.
Blakeney, con studiata calma, fin la sua zuppa, bevve il vino e per un momento, cos parve a Marguerite, diede un'occhiata tutto intorno al locale. "Molto bene", disse infine con distacco. Segu un momento di pausa in cui Marguerite pot osservare i due antagonisti che, senza parlare, si valutavano a vicenda. Ora che Percy sedeva al tavolo, lei lo poteva vedere bene in viso a meno di dieci metri da dove se ne stava rannicchiata, senza sapere cosa fare o pensare. A quel punto era riuscita a dominare l'impulso di correre gi dal marito e rivelarsi a lui. Un uomo in grado di recitare una parte, come stava facendo Sir Percy, non ha bisogno dell'avvertimento di una donna per essere cauto.
Marguerite si concesse il lusso, caro al cuore di ogni donna sensibile, di guardare l'uomo che amava. Guardava attraverso la tenda bucata il bel viso del marito, e negli indolenti occhi azzurri, come dietro il sorriso fatuo, adesso pot vedere chiaramente la forza, l'energia e l'intraprendenza che avevano garantito alla Primula Rossa il rispetto e la fiducia dei suoi seguaci. "Ci sono diciannove di noi pronti a dare la vita per vostro marito, Lady Blakeney", le aveva detto Sir Andrew; e guardando la fronte di lui, bassa, ma ampia e quadrata, gli occhi azzurri, infossati e cos intensi, il suo aspetto virile, energico e indomabile, celato dietro una perfetta messinscena, la sua forza di volont quasi sovrumana e il meraviglioso ingegno, comprese la fascinazione che esercitava sui seguaci e che aveva ammaliato anche il suo cuore e la sua immaginazione.
Chauvelin, che stava tentando di mascherare l'impazienza dietro i consueti modi beneducati, gett una rapida occhiata all'orologio. Desgas sarebbe arrivato a breve: due o tre minuti ancora e l'arrogante inglese sarebbe stato portato al sicuro da una mezza dozzina degli uomini pi fidati del capitano Jutley.
"Andate a Parigi, Sir Percy?", chiese il francese distrattamente.
"Per mille diavoli, no", rispose Blakeney ridendo. "Vado solo fino a Lille, Parigi non fa per me... Luogo atrocemente scomodo, Parigi. In questo momento, poi... eh, Monsieur Chaubertin... chiedo scusa... Chauvelin!".
"Non per un gentiluomo inglese come voi, Sir Percy", ribatt Chauvelin sarcastico, "che non nutre interesse per il conflitto che infuria da queste parti".
"Be', sapete che non sono affari che mi riguardano, e il nostro dannato governo  tutto dalla vostra parte. Il vecchio Pitt non osa fare "b" nemmeno a un pulcino. Ma voi avete fretta, signore", aggiunse, quando Chauvelin guard ancora l'orologio; "un appuntamento, forse?... Vi prego di non preoccuparvi per me... ho tutto il tempo, io".
Si alz dal tavolo e port la sedia vicino al focolare. Marguerite fu di nuovo fortemente tentata di andare da lui, perch il tempo passava e Desgas poteva rientrare da un momento all'altro con i suoi uomini. Percy non lo sapeva e... oh! Com'era tutto terribile e come si sentiva impotente.
"Io non ho fretta", continu Percy, amabilmente, "ma, insomma! Non voglio trascorrere un minuto pi del necessario in questo maledetto buco! Ma, perdinci! signore", aggiunse quando Chauvelin controll furtivamente l'orologio per la terza volta, "l'orologio non andr pi in fretta grazie alle vostre continue occhiate. Aspettate un amico, forse?".
"Gi... un amico!".
"Non una signora... spero, Monsieur l'Abb", disse Blakeney, ridendo, "di certo la santa Chiesa non lo permette... eh?... Come! Perch, dico io, non venite davanti al focolare?... Fa maledettamente freddo".
Diede un calcio al fuoco col tallone dello stivale, facendo riardere i ceppi nel vecchio camino. Non sembrava avere fretta di andarsene, e apparentemente era del tutto ignaro dell'imminente pericolo che correva. Trascin un'altra sedia vicino al focolare, e Chauvelin, la cui impazienza era ormai fuori controllo, si sedette accanto al fuoco, in modo tale da tenere sotto controllo la porta. Desgas era andato via quasi da un quarto d'ora. A Marguerite, addolorata com'era, appariva chiaro che non appena fosse arrivato, Chauvelin avrebbe abbandonato tutti i piani riguardo i fuggiaschi, e si sarebbe gettato all'istante sull'impudente Primula Rossa.
"Ehi, Monsieur Chauvelin", stava dicendo quest'ultimo con disinvoltura, "vi prego, ditemi,  bella la vostra amica? Certe volte sono cos dannatamente carine le piccole francesi, non vi pare? Ma secondo me non c' nemmeno bisogno di chiederlo", aggiunse, mentre tornava incurante verso il tavolo. "In fatto di gusti la Chiesa non  mai stata seconda a... Eh?".
Chauvelin, per, non lo stava ascoltando. In quel momento, tutte le sue facolt erano concentrate sulla porta dalla quale, a breve, sarebbe entrato Desgas. Anche i pensieri di Marguerite erano tutti rivolti l, perch d'improvviso aveva colto, nel silenzio della notte, il suono cadenzato di numerosi passi in lontananza.
Era Desgas con i suoi uomini. Ancora tre minuti e sarebbero stati l! Ancora tre minuti e la cosa orribile sarebbe successa: l'impavida aquila sarebbe caduta nella trappola del furetto! Marguerite avrebbe voluto muoversi e gridare, ma non osava; perch mentre ascoltava gli sgherri avvicinarsi, guardava Percy e scrutava ogni suo movimento. Lui stava in piedi vicino al tavolo su cui erano sparsi alla rinfusa gli avanzi della cena: piatti, bicchieri, cucchiai, saliera e pepiera. Dava le spalle a Chauvelin e continuava a blaterare nel suo modo fatuo e affettato, ma aveva preso dalla tasca la tabacchiera, e di colpo, con un gesto rapidissimo, la riemp del contenuto della pepiera.
Poi si volse di nuovo, con una sciocca risata, a Chauvelin: "Eh? Avete detto qualcosa, signore?".
Chauvelin era stato troppo preso ad ascoltare il rumore di quei passi che si facevano pi vicini per accorgersi di ci che stava preparando lo scaltro avversario. Adesso si era ripreso e cercava di apparire indifferente nonostante l'emozione per l'atteso trionfo. "No", disse lui subito dopo, "ecco... cos' che dicevate, Sir Percy?".
"Dicevo", rispose Blakeney andando da Chauvelin vicino al fuoco, "che stavolta l'ebreo a Piccadilly mi ha venduto il miglior tabacco che abbia mai assaggiato. Volete gradire, Monsieur l'Abb?".
Restando accanto a Chauvelin, incurante e dbonnaire come sempre, porse la tabacchiera al suo peggior nemico.
Chauvelin, che come aveva detto una volta a Marguerite, ne aveva viste parecchie ai suoi tempi, non si era mai sognato una cosa del genere. Con un orecchio teso ad ascoltare i passi in avvicinamento, un occhio rivolto alla porta da dove a breve sarebbero comparsi Desgas e i suoi uomini, protetto dalla falsa sicurezza che i modi spensierati dell'inglese gli infondevano, non immaginava neanche lontanamente il tiro mancino che stava per subire.
Prese un pizzico di tabacco.
Solo chi ha sniffato per sbaglio una presa di pepe, pu farsi una vaga idea dello stato di impotenza in cui quel tiro avrebbe ridotto qualunque essere umano.
Chauvelin si sent come se la testa gli stesse prendendo fuoco, una serie di starnuti sembr quasi soffocarlo: per qualche istante era diventato cieco, sordo e intontito, e Blakeney, approfittando di quel breve lasso di tempo, prese il cappello con calma, tir fuori dalla tasca delle monete che lasci sul tavolo, poi si avvi a testa alta fuori dal locale.
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CAPITOLO 26.
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L'ebreo.
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Ebbe bisogno di un po' di tempo, Marguerite, per riprendersi dallo sconcerto; nell'insieme quell'ultimo breve episodio era durato meno di un minuto, e Desgas e i suoi sgherri si trovavano a circa duecento metri dal Gatto grigio.
Quando si rese conto di ci che era successo, un'insolita mescolanza di felicit e meraviglia le riemp il cuore. Era stato tutto cos preciso e ingegnoso. Chauvelin era ancora del tutto inerme, molto di pi che se avesse incassato un pugno, perch in quel momento non riusciva a vedere, n a sentire o a parlare, mentre il suo nemico gli era sfuggito tranquillamente dalle mani.
Blakeney era andato via, ovviamente per cercare i fuggiaschi e unirsi a loro al capanno di Pre Blanchard. In effetti, per il momento Chauvelin era fuori uso e l'audace Primula Rossa non era stata catturata da Desgas e dai suoi uomini. Ma tutte le strade e la spiaggia erano pattugliate. Ogni luogo era sorvegliato e ogni forestiero tenuto sotto controllo. Quanto lontano sarebbe potuto arrivare Percy, nei suoi abiti eleganti, senza essere notato e seguito? Ora Marguerite si malediceva per non essere scesa da lui prima a dargli un segnale di avvertimento e del suo amore di cui forse, soprattutto, aveva bisogno. Non poteva sapere degli ordini impartiti da Chauvelin per la sua cattura, e anche in quel momento, forse...
Ma prima che tutti quegli orribili pensieri si fossero materializzati nella sua mente, aveva sentito appoggiare le armi a terra vicino alla porta, e la voce di Desgas gridare "Alt!" ai suoi uomini.
Chauvelin si era un po' ripreso; gli starnuti si erano fatti meno violenti e si era rimesso in piedi. Riusc a raggiungere la porta proprio quando da fuori si sent bussare Desgas.
Chauvelin apr la porta e, prima che il segretario potesse dire una parola, riusc a balbettare tra due starnuti: "Il forestiero alto... in fretta!... qualcuno di voi l'ha visto?".
"Dove, cittadino?", chiese stupito Desgas.
"Qui! Varcare questa porta! Meno di due minuti fa".
"Noi non abbiamo visto niente, cittadino! La luna non  ancora sorta, e...".
"E tu hai cinque minuti di ritardo, amico mio", disse Chauvelin infuriato.
"Cittadino... io...".
"Tu hai fatto quello che ti ho ordinato", disse Chauvelin con impazienza, "lo so, ma ci hai messo troppo tempo. Fortunatamente non  un gran danno, altrimenti non l'avresti passata liscia, cittadino Desgas".
Desgas impallid: c'erano una tale rabbia e un odio cos profondo nell'atteggiamento del suo superiore.
"Il forestiero alto, cittadino...", biascic.
"Era qui, in questa stanza, cinque minuti fa, e cenava seduto al tavolo. Che dannata insolenza! Per ovvie ragioni, non mi sono azzardato ad affrontarlo da solo. Brogard  solo un gran cretino, e quel maledetto inglese sembra avere la forza di un toro, cos se l' svignata sotto i vostri occhi".
"Non pu andare lontano senza essere notato, cittadino".
"Eh?".
"Il capitano Jutley ha inviato quaranta uomini di rinforzo alle pattuglie: venti sono andati alla spiaggia. Mi ha di nuovo assicurato che i controlli sono stati costanti per tutto il giorno e che nessun forestiero potrebbe arrivare sulla spiaggia o raggiungere una barca senza essere visto".
"Molto bene. Gli uomini sanno qual  il loro compito?".
"Hanno ricevuto ordini molto precisi, cittadino, ho parlato con loro personalmente. Non appena uno straniero alto sar avvistato, dovr essere pedinato mentre un uomo torner direttamente ad avvisarvi".
"In nessun caso bisogner trattenerlo", disse Chauvelin con impazienza. "Quell'impudente Primula Rossa sarebbe capace di sfuggirvi tra le dita. Dobbiamo lasciarlo arrivare al capanno di Pre Blanchard; poi lo circonderemo e lo cattureremo".
"Gli uomini lo sanno, cittadino".
"Bene", disse Chauvelin, strofinandosi le mani compiaciuto.
"Ho altre notizie per voi, cittadino".
"Di che si tratta?".
"Circa tre quarti d'ora fa, un inglese alto ha avuto una lunga conversazione con un ebreo di nome Reuben che vive a pochi passi da qui".
"S... e?", lo interrog, impaziente, Chauvelin.
"La conversazione verteva intorno a un cavallo e un carro che l'inglese alto intendeva noleggiare, e che doveva essere pronto per lui alle undici".
"L'ora  gi passata. Dove abita questo Reuben?".
"A pochi minuti a piedi da qui".
"Manda uno degli uomini a scoprire se lo straniero  partito col carro di Reuben".
"Va bene, cittadino".
Desgas and a impartire gli ordini necessari a uno degli uomini. Marguerite non si era lasciata sfuggire nulla della conversazione tra lui e Chauvelin, e ogni parola pronunciata era stata un colpo al cuore per lei, che si aggiungeva al terribile senso d'impotenza e a un cupo presentimento
Aveva fatto tutta quella strada piena di speranze e con la ferma volont di aiutare suo marito, e invece non era stata in grado di fare nulla se non ossservare, col cuore oberato dall'angoscia, le maglie della trappola mortale stringersi intorno all'audace Primula Rossa.
A quel punto, non avrebbe potuto fare un passo senza che qualcuno lo spiasse per rintracciarlo e denunciarlo. La sua impotenza la feriva, causandole una sensazione di totale fallimento. La possibilit di essere d'aiuto al marito era ormai quasi nulla, e la sola speranza che le restava era riuscire a condividere la sua sorte, qualunque dovesse essere.
Al momento, anche la possibilit di poter rivedere l'uomo che amava si era fatta remota. In ogni caso, Marguerite era determinata a tenere sotto stretta sorveglianza il suo nemico, perch, fino a quando gli avesse tenuto gli occhi addosso, il destino di Percy sarebbe rimasto sospeso.
Desgas lasci Chauvelin che camminava di malumore avanti e indietro per la stanza, mentre lui aspettava fuori l'uomo che aveva mandato a cercare Reuben. Parecchi minuti passarono cos. Chauvelin era palesemente divorato dall'ansia. In apparenza non si fidava di nessuno: l'ultimo tiro che l'audace Primula Rossa gli aveva giocato, lo aveva immediatamente reso meno sicuro del proprio successo, a meno che non fosse stato lui stesso a controllare e dirigere la cattura dell'impudente inglese.
Circa cinque minuti dopo, Desgas rientr seguito da un anziano ebreo con indosso un pastrano sporco e lacero, unto sulle spalle. I capelli rossi, che portava alla maniera degli ebrei polacchi con i cernecchi ai lati del viso, erano abbondantemente spruzzati di grigio, e uno strato di sporcizia sulle guance e sul mento gli conferiva un aspetto particolarmente sudicio e disgustoso. Aveva la schiena curva tipica della sua gente, che nei secoli passati, prima dell'avvento dell'uguaglianza e della libert in fatto di fede religiosa, simulava un atteggiamento di umilt; e camminava dietro a Desgas con l'andatura strascicata caratteristica dei mercanti ebrei di oggi nell'Europa continentale.
Chauvelin, che aveva tutti i pregiudizi dei francesi nei confronti della razza pi disprezzata, fece segno all'uomo di mantenere una rispettosa distanza. Il gruppetto stava proprio sotto il lume a olio appeso al soffitto, e Marguerite li vedeva chiaramente tutti e tre.
" lui, l'uomo?", chiese Chauvelin.
"No, cittadino", rispose Desgas, "Reuben non siamo riusciti a trovarlo, quindi  probabile che il suo carro si sia mosso con il forestiero; ma sembra che quest'uomo ne sappia qualcosa, ed  disposto a informarvi dietro compenso".
"Ah!", esclam Chauvelin, voltando le spalle disgustato da quel nauseante esempio di umanit.
L'ebreo rest umilmente da parte, appoggiato a un bastone nodoso, col cappello a tesa larga unto che gettava un'ombra scura sul suo viso sporco, in paziente attesa che la nobile eccellenza si degnasse di chiedergli qualcosa.
"Il cittadino mi ha detto", gli si rivolse Chauvelin in tono autoritario, "che sai qualcosa del mio amico, l'inglese alto che vorrei incontrare... Morbleu! Mantieni le distanze, amico", aggiunse in fretta, non appena l'ebreo fece un rapido passo avanti.
"S, vostra eccellenza", rispose l'ebreo che parlava con quel peculiare difetto di pronuncia che denota la provenienza orientale, "stasera, io e Reuben Goldstein abbiamo incontrato un inglese alto per strada, qui vicino".
"Avete parlato con lui?".
"Lui ha parlato con noi, vostra eccellenza. Voleva sapere se poteva affittare un cavallo e un carro per andare in un posto che intendeva raggiungere stanotte passando per la strada di St. Martin".
"E voi cosa avete detto?".
"Io non ho detto niente", ripose l'ebreo con tono offeso, "Reuben Goldstein, quel maledetto traditore, quel figlio di Belial...".
"Taglia corto, amico", lo interruppe Chauvelin, bruscamente, "e va' avanti con la tua storia".
"Mi avete tolto le parole di bocca, eccellenza: quando stavo per offrire al ricco inglese il mio carro col cavallo per portarlo ovunque volesse, Reuben si era gi fatto sotto offrendogli il suo ronzino mezzo morto di fame e il suo carro scassato".
"E l'inglese che ha fatto?".
"Ha dato retta a Reuben Goldstein, vostra eccellenza, si  messo la mano in tasca l per l, e ha tirato fuori una manciata di monete d'oro che ha mostrato a quell'erede di Belzeb, dicendogli che sarebbero state tutte sue se il carro e il cavallo fossero stati pronti per le undici".
"E naturalmente il carro e il cavallo erano pronti...".
"Be', eccellenza, erano pronti per modo di dire. Il ronzino di Reuben, zoppo come al solito, all'inizio non voleva fare un passo. Poi, dopo un bel po' di tempo e un sacco di calci, si  deciso", disse l'ebreo con una risatina maliziosa.
"A quel punto sono partiti?".
"S, sono partiti all'incirca cinque minuti fa. Ero disgustato dalla stupidit del forestiero. Un inglese, oltretutto! Avrebbe dovuto capire che il ronzino di Reuben non era adatto al viaggio".
"Ma se non avesse avuto nessun'altra scelta?".
"Nessun'altra scelta, vostra eccellenza?", protest l'ebreo con voce rauca. "Gli ho ripetuto una dozzina di volte che il mio carro col cavallo l'avrebbe portato pi in fretta e pi comodamente di quel sacco di ossa di Reuben. Non ha voluto ascoltarmi. Reuben  un tale bugiardo, dai modi cos melliflui. Il forestiero si  fatto abbindolare. Se aveva fretta, avrebbe potuto spendere meglio i suoi denari prendendo il mio carro".
"Dunque, pure tu hai un carro e un cavallo?", chiese Chauvelin in tono autoritario.
"Certo che ce l'ho, eccellenza, e se vostra eccellenza volesse partire...".
"Sai per caso che strada ha preso il mio amico con il carro di Reuben Goldstein?".
L'ebreo si lisci il mento sporco, pensieroso. Il cuore di Marguerite era sul punto di scoppiare. Aveva sentito la categorica domanda e osservava l'ebreo con ansia, ma non riusc a leggere il suo viso celato dalla tesa del cappello. Tuttavia, ebbe la vaga sensazione che il destino di Percy fosse tra le sue lunghe mani sudicie.
Ci fu una lunga pausa durante la quale Chauvelin guard minaccioso e impaziente la figura curva di fronte a s, finch l'ebreo non si decise a infilare una mano nella tasca che aveva in petto e dal fondo tir fuori un certo numero di monete d'argento. Le osserv pensieroso, poi fece notare con un pacato tono di voce: "Questo  quanto mi ha dato l'inglese alto prima di partire con Reuben, per tenere la bocca chiusa su di lui e i suoi movimenti".
Chauvelin scroll le spalle nervosamente.
"Quanto hai l?".
"Venti franchi, vostra eccellenza", rispose l'ebreo, "e sono stato un uomo onesto per tutta la vita".
Chauvelin, senza fare commenti, prese cinque monete d'oro dalla tasca e tenendole in mano, le fece tintinnare verso l'ebreo.
"Quante monete d'oro ci sono nel palmo della mia mano?", chiese a bassa voce.
Evidentemente, per ottenere i suoi scopi non voleva spaventare l'uomo, ma conciliarsi con lui, cos lo trattava in modo affabile e suadente. Senza dubbio temeva che la minaccia di mandarlo sulla ghigliottina, o altri metodi di persuasione simili, avrebbero potuto creare confusione nella mente del vecchio, ed era pi probabile che avrebbe ottenuto qualcosa da lui sollecitando la sua avidit piuttosto che la paura di morire. L'ebreo lanci un'occhiata veloce e attenta alle monete nella mano del suo interlocutore.
"Almeno cinque direi, eccellenza", rispose ossequioso.
"Pensi che siano abbastanza per sciogliere la lingua di un uomo onesto?".
"Cosa vuole sapere, vostra eccellenza?".
"Se il tuo carro col cavallo  in grado di condurmi dove potr trovare il mio amico, lo straniero alto che  partito sul carro di Reuben Goldstein".
"Carro e cavallo possono portarvi dove volete, vostro onore".
"In un posto chiamato il capanno di Pre Blanchard?".
"Vostro onore l'ha scoperto?", chiese l'ebreo stupefatto.
"Conosci il posto? Qual  la strada?".
"La strada per St. Martin, vostro onore, poi un sentiero che da l porta alla scogliera".
"Conosci il tragitto?", ripet Chauvelin in tono brusco.
"Ogni pietra, ogni cespuglio d'erba, vostro onore", rispose con sicurezza l'ebreo.
Chauvelin, senza aggiungere altro, gett una a una le cinque monete d'oro davanti all'ebreo che s'inginocchi, e cos, a quattro zampe, si sforz di radunarle. Una rotol via, e fece fatica a riprenderla perch si era ficcata sotto la credenza. Chauvelin aspett con calma mentre il vecchio si agitava sul pavimento per recuperare la moneta d'oro.
Quando l'ebreo fu di nuovo in piedi, Chauvelin disse: "Fra quanto sar pronto il carro?".
" gi pronto, vostro onore".
"Dove?".
"A meno di dieci metri da qui. Se vostra eccellenza si degna di venire a vedere...".
"Non voglio vederlo. Quanta strada pu fare?".
"Quella necessaria per arrivare al capanno di Pre Blanchard, vostro onore, e pi in l di dove il ronzino di Reuben ha portato il vostro amico. Sono sicuro che a non pi di due leghe da qui ci imbatteremo in quel furbacchione, il ronzino, il carro e il forestiero alto tutti ammucchiati in mezzo alla strada".
"Quant' lontano da qui il primo villaggio?".
"Sulla strada che ha preso l'inglese, Miquelon  il villaggio pi vicino, a meno di tre leghe da qui".
"L potrebbe trovare un nuovo mezzo se volesse proseguire?".
"Potrebbe... Ammesso che sia arrivato fin l".
"E tu puoi?".
"Vostra eccellenza vuole mettermi alla prova?", disse semplicemente l'ebreo.
" ci che intendo fare", rispose Chauvelin in tutta calma, "ma ricorda, se mi hai ingannato, dir a due dei miei soldati pi fedeli di pestarti cos tanto che il respiro potrebbe abbandonare per sempre il tuo brutto corpo. Ma se troviamo il mio amico, l'inglese alto, lungo la strada o al capanno di Pre Blanchard, ci saranno altri dieci monete d'oro per te. Accetti le condizioni?".
L'ebreo si lisci il mento di nuovo, pensieroso. Guard le monete che teneva in mano, poi il suo severo interlocutore, infine Desgas, che era rimasto dietro di lui in silenzio per tutto il tempo. Dopo un momento di pausa, disse convinto: "Accetto".
"Allora vai e aspetta fuori", ordin Chauvelin, "e ricorda di rispettare le condizioni, altrimenti, quant' vero Iddio, terr fede alle mie".
Con un ultimo inchino abietto e servile, il vecchio ebreo si trascin fuori dal locale. Chauvelin parve contento della conversazione dato che si strofinava le mani, il suo tipico gesto di maligna soddisfazione.
"Soprabito e stivali", disse infine a Desgas.
Desgas and alla porta dove evidentemente impart gli ordini necessari, perch subito dopo entr uno sgherro che portava il soprabito, gli stivali e il cappello di Chauvelin.
Quest'ultimo si tolse la tonaca, sotto la quale indossava calzoni attillati e un panciotto di panno, e prese a cambiarsi d'abito.
"Nel frattempo tu, cittadino", disse a Desgas, "torna dal capitano Jutley pi presto che puoi, e digli di darti un'altra dozzina di uomini, quindi portali con te sulla strada di St. Martin, dove sono certo che in breve supererete il carro dell'ebreo su cui viagger io. Se non erro, tra non molto ci sar parecchio da fare nel capanno di Pre Blanchard. Sar l che prenderemo in trappola la nostra selvaggina, te lo garantisco, perch quell'impudente Primula Rossa ha avuto la faccia tosta - o la stupidit, non potrei dirlo - di seguire il piano originale.  andato incontro a de Tournay, St. Just e gli altri traditori; cosa che, credevo, non avesse intenzione di fare per ora. Una volta scovati, avremo una banda di uomini disperati da tenere a bada. Alcuni dei nostri, presumo, saranno messi hors de combat. I realisti sono buoni spadaccini, e l'inglese  dannatamente furbo e sembra molto possente. Tuttavia, saremo almeno cinque contro uno. Tu, con i tuoi uomini, puoi seguire il carro da vicino lungo la strada di St. Martin per Miquelon. L'inglese ci precede, e probabilmente non si guarder indietro".
Mentre impartiva bruscamente quegli ordini concisi, aveva finito di cambiarsi d'abito. Aveva messo via il costume da prete ed era di nuovo vestito coi suoi soliti indumenti neri e attillati. Alla fine si mise il cappello.
"Avr un prigioniero ragguardevole da affidarti", disse con una risatina, mentre con insolita confidenza prese il braccio di Desgas e lo condusse alla porta. "Non vogliamo ucciderlo subito, eh, amico Desgas? Il capanno di Pre Blanchard  - se non erro - un posto isolato sulla spiaggia... e i nostri uomini si divertiranno a fare un po' di gioco pesante con la volpe ferita. Scegli bene i tuoi uomini, amico Desgas... tra i tanti che si divertirebbero con quel genere di gioco... eh?... prima che alla fine, noi...". Fece un gesto eloquente, mentre rideva con un tono profondo e diabolico che colm di orrore l'animo di Marguerite.
"Scegli bene i tuoi uomini, cittadino", disse ancora una volta nel condurre il segretario definitivamente fuori dalla stanza.
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CAPITOLO 27.
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L'inseguimento.
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Marguerite Blakeney non ebbe nemmeno un attimo di esitazione. Gli ultimi rumori fuori dal Gatto grigio erano svaniti nella notte. Aveva sentito Desgas dare ordini ai suoi e poi avviarsi al forte per ottenere una dozzina di uomini di rinforzo: sei non sarebbero stati sufficienti per catturare l'astuto inglese, le cui capacit intellettuali erano persino pi pericolose del suo coraggio e della sua forza fisica.
Infine, qualche minuto dopo, ud di nuovo la voce rauca dell'ebreo che incitava il ronzino, il rimbombo delle ruote e il rumore di un carro sgangherato che sobbalzava sulla strada dissestata.
Nella locanda era tutto silenzio. Brogard e la moglie, atterriti da Chauvelin, non avevano pi dato segni di vita: speravano di essere dimenticati o, se non altro, di non essere uditi; e infatti Marguerite non sent neanche la solita sfilza di imprecazioni biascicate.
Aspett ancora un paio di minuti, poi scivol silenziosa per le scale traballanti, si avvolse nel mantello scuro e sgattaiol fuori dalla locanda.
La notte era abbastanza buia da rendere indistinguibile la sua figura mentre, con le orecchie sensibili, teneva sotto controllo il rumore del carro che la precedeva. Sperava che mantenendosi all'ombra dei fossi che costeggiavano la strada, gli uomini di Desgas, avvicinandosi, non l'avrebbero vista, tantomeno le pattuglie, che secondo lei erano ancora in servizio.
Intraprese cos l'ultima fase del suo faticoso viaggio, da sola, di notte e a piedi. Circa tre leghe fino a Miquelon e poi avanti fino al capanno di Pre Blanchard, dovunque fosse quel luogo fatale, probabilmente lungo strade sconnesse, ma a lei non importava.
Il ronzino dell'ebreo non poteva procedere in fretta, e sebbene Marguerite fosse stanca per via della fatica mentale e della tensione nervosa, sapeva di potergli stare dietro facilmente sulla strada collinare, dove alla povera bestia, che sicuramente era indebolita dalla fame, avrebbero dovuto concedere lunghe e frequenti soste. La strada correva a una certa distanza dal mare, costeggiata su entrambi i lati da arbusti e da alberi rinsecchiti, con i rami che, coperti da rade foglie e tutti protesi verso sud, nella semioscurit sembravano spettrali capelli legnosi sospinti da un vento perenne.
Fortunatamente la luna non si affacci tra le nuvole, e Marguerite, tenendosi sul ciglio della strada, accostata alla fila bassa degli arbusti, era riparata a sufficienza. Intorno a lei, tutto era immobile: solo da lontano, molto lontano, giungeva una specie di lieve, ininterrotto lamento: il rumore del mare.
L'aria era pungente e salmastra; dopo il forzato periodo di inattivit nella squallida locanda maleodorante, Marguerite avrebbe goduto volentieri della dolce fragranza di quella notte autunnale e del malinconico sciabordio delle onde in lontananza; si sarebbe deliziata della calma immobilit di quel luogo isolato, una calma interrotta a intervalli regolari soltanto dai garriti stridenti e lugubri di qualche gabbiano e dal cigolio delle ruote sulla strada, a poca distanza: avrebbe amato la fresca atmosfera, l'armoniosa immensit della Natura in quel remoto tratto della costa; ma il suo cuore era saturo di brutti presentimenti, di un dolore smisurato e di nostalgia per un essere che gli era divenuto infinitamente caro.
Continuava a scivolare sul terrapieno erboso, perch riteneva pi sicuro non camminare sulla strada, ma trovava difficile mantenere un'andatura salda sulla china fangosa. Pensava anche che era meglio non tenersi troppo vicino al carro: in quella totale immobilit il rimbombo delle ruote era una guida pi che sicura.
La solitudine era assoluta. Le poche, fioche luci di Calais gi svanivano alle sue spalle, e sulla strada non c'era segno di abitazioni, neanche il capanno di un pescatore o di un taglialegna nei dintorni; sulla destra, in lontananza, si vedeva il margine della scogliera, e al di sotto la spiaggia contro la quale si frangeva la marea crescente col suo costante sciabordio. E pi avanti il rimbombo del carro che portava l'implacabile nemico verso il trionfo.
Marguerite si domand quale potesse essere il punto preciso della costa in cui, in quel momento, si trovava Percy. Sicuramente non molto lontano, perch era partito meno di un quarto d'ora prima di Chauvelin. Si chiedeva se sapesse che in quell'angolo di Francia profumato di mare si nascondevano molte spie, tutte ansiose di scorgere la sua alta figura, di rintracciarlo nel luogo dove i suoi amici lo aspettavano senza sospettare nulla, per poter poi serrare il cerchio intorno a lui e a loro.
Chauvelin, poco pi avanti, sbatacchiato nel veicolo dell'ebreo, accarezzava pensieri incoraggianti. Come pens alla rete che aveva intessuto e attraverso la quale l'onnipresente e valoroso inglese non poteva sperare di sfuggire, si strofin le mani soddisfatto. Col passare del tempo, mentre il vecchio ebreo lo conduceva lentamente ma con sicurezza lungo la strada buia, sentiva crescere dentro di s la smania per il gran finale di quell'eccitante inseguimento della misteriosa Primula Rossa. La cattura del coraggioso cospiratore sarebbe stata la pi bella foglia nella corona d'alloro del cittadino Chauvelin. Colto in flagrante proprio nell'atto di sostenere e favorire i traditori della repubblica francese, l'inglese non avrebbe potuto pretendere alcuna protezione dal suo paese. Chauvelin, in ogni caso, era fermamente deciso a fare in modo che qualsiasi forma di intervento non potesse arrivare in tempo.
Neanche per un istante il suo cuore fu sfiorato dal minimo rimorso per la terribile condizione in cui aveva messo la sfortunata moglie che, inconsapevolmente, aveva tradito il marito. Di fatto, Chauvelin aveva smesso anche di pensare a lei: era stata un utile strumento, ecco tutto.
Lo scheletrico ronzino dell'ebreo avanzava poco pi che al passo. Procedeva lento di piccolo trotto, e il vetturino doveva fare lunghe e frequenti soste.
"Siamo ancora lontani da Miquelon?", chiedeva Chauvelin di tanto in tanto.
"Non molto, vostro onore", era l'immancabile, pacata risposta.
"Non abbiamo ancora incontrato il tuo amico e il mio ammucchiati in mezzo alla strada", comment sarcastico Chauvelin.
"Un po' di pazienza, nobile eccellenza", replic il figlio di Mos, "sono davanti a noi, riesco a vedere i solchi delle ruote del carro guidato da quel traditore, da quel figlio di un amalecita".
"Sei sicuro della strada?"
"Sicuro come lo sono della presenza di quelle dieci monete d'oro nelle nobili tasche di vostra eccellenza".
"Non appena avr stretto la mano del mio amico, l'alto straniero, saranno sicuramente vostre".
"Ascoltate, cos' stato?", disse l'ebreo d'improvviso.
Nel silenzio assoluto che regnava, adesso si poteva sentire distintamente lo scalpitio degli zoccoli dei cavalli sulla strada fangosa.
"Sono soldati", aggiunse poi rispettosamente a bassa voce.
"Fermati un momento, voglio ascoltare", disse Chauvelin.
Anche Marguerite aveva udito il rumore di zoccoli al galoppo venire verso il carro e verso di lei. Inizialmente era stata all'erta pensando che Desgas e la sua squadra li avrebbero presto raggiunti, ma il rumore proveniva dalla direzione opposta, probabilmente da Miquelon. L'oscurit le offriva sufficiente riparo. Quando si accorse che il carro si era fermato, con la massima cautela e camminando sul terreno soffice senza far rumore, strisci un po' pi vicino al veicolo.
Il cuore le batteva forte, tremava come una foglia; gi aveva immaginato che notizie avrebbero portato gli uomini a cavallo. "Ogni straniero su queste strade o sulla spiaggia deve essere pedinato, specialmente se fosse alto o ingobbito per mascherare la sua altezza; una volta avvistato, un messaggero a cavallo deve immediatamente tornare indietro e fare un resoconto". Erano stati questi gli ordini di Chauvelin. Dunque lo straniero alto era stato avvistato, e quello era il messaggero a cavallo che veniva a portare la grande notizia che finalmente la lepre aveva ficcato la testa nel cappio?
Marguerite, quando si accorse che il carro stava facendo una sosta, di soppiatto strisci nell'oscurit per avvicinarglisi, sperando di giungere a portata d'orecchio in modo da sentire ci che aveva da dire il messaggero.
Ud pronunciare in fretta le parole d'ordine: "Libert, Fraternit, Egalit!", dopodich Chauvelin che lo interrogava: "Che novit?".
Due uomini a cavallo si erano fermati accanto alla carrozza.
Marguerite poteva vedere i loro profili stagliarsi contro il cielo notturno. Riusciva a sentire le loro voci e gli sbuffi dei cavalli e ora, a una certa distanza dietro di lei, il passo regolare e cadenzato di una squadra di uomini che avanzavano: Desgas e i suoi sgherri.
Era seguita una lunga pausa durante la quale, sicuramente, Chauvelin si era fatto riconoscere dagli uomini, perch subito dopo una serie di domande e risposte si susseguirono a raffica.
"Avete visto lo straniero?", chiese Chauvelin senza preamboli.
"No, cittadino, non abbiamo visto nessuno straniero alto; siamo venuti passando sul margine della scogliera".
"E?".
"A meno di un quarto di lega oltre Miquelon, ci siamo imbattuti in una costruzione di legno piuttosto rozza, uno di quei capanni dove i pescatori tengono le reti e gli attrezzi. Inizialmente ci  sembrato vuoto e abbiamo pensato che non ci fosse nulla di sospetto, finch non abbiamo visto uscire del fumo da un'apertura sul fianco. Sono sceso da cavallo e mi sono avvicinato strisciando. Era, s, vuoto, ma in un angolo del capanno c'era un fuoco di carbone e c'erano anche un paio di sgabelli. Mi sono consultato con i miei compagni e abbiamo deciso che loro si sarebbero andati a rifugiare in un posto ben riparato con i cavalli, mentre io sarei rimasto di guardia, cosa che ho fatto".
"Ottimo! E avete visto niente?".
"Circa mezz'ora dopo, cittadino, ho sentito delle voci e di l a poco ho visto due uomini arrivare lungo il margine della scogliera; secondo me provenivano dalla strada di Lille. Uno era giovane, l'altro piuttosto vecchio. Parlavano tra loro a voce molto bassa e non sono riuscito a sentire cosa dicevano". Uno era giovane, l'altro piuttosto vecchio. A quelle notizie, il cuore sofferente di Marguerite quasi si ferm: il giovane era forse Armand? Suo fratello? E il vecchio, de Tournay? Erano i due ignari fuggiaschi che venivano usati come esca per prendere in trappola il loro impavido e nobile salvatore?
"Subito dopo i due uomini sono entrati nel capanno", prosegu il soldato, mentre i nervi tesi di Marguerite sembravano cogliere il suono della risatina trionfante di Chauvelin, "e allora io mi sono avvicinato ancora. Il capanno era una costruzione fatiscente e ho potuto cogliere dei frammenti della conversazione tra i due".
"Ah s?... Svelto! Cosa hai sentito?".
"Il vecchio chiedeva al giovane se era sicuro che quello fosse il posto giusto. "Oh, s", ha risposto, " senz'altro questo", e alla luce del carbone ardente ha mostrato al compagno una carta che aveva portato con s. "Ecco la piantina", ha detto, "che mi ha dato prima che partissi da Londra. Dovevamo attenerci strettamente a questa, a meno che non avessi ricevuto ordini diversi, e io non ne ho avuti. Qui c' la strada che abbiamo seguito, vedete... ecco il bivio... qui abbiamo tagliato per la strada di St. Martin... e qui c' il sentiero che ci ha portato in cima alla scogliera". Devo aver fatto un lieve rumore perch il giovane  andato alla porta del capanno, e si  guardato intorno preoccupato. Quando ha raggiunto di nuovo il compagno hanno iniziato a bisbigliare cos piano che non sono pi riuscito a sentirli".
"Ebbene?", chiese Chauvelin impaziente.
"In tutto eravamo in sei a pattugliare quel tratto di spiaggia, cos ci siamo consultati e abbiamo pensato che la cosa migliore fosse che quattro restassero di guardia nei pressi del capanno, mentre io e il mio compagno saremmo tornati immediatamente a riferire ci che avevamo visto".
"Nessuna traccia dello straniero alto?".
"Nessuna, cittadino".
"Se i vostri compagni lo vedessero, che farebbero?".
"Non lo perderebbero di vista nemmeno per un istante, e se mostrasse intenzione di fuggire, o se comparisse qualche imbarcazione, gli si farebbero subito addosso, e sparerebbero, se fosse necessario: i colpi richiamerebbero sul posto il resto della pattuglia. In ogni caso non si lascerebbero sfuggire lo straniero".
"Bene! Ma non voglio che lo straniero venga ferito, non ancora...", mormor Chauvelin con un'aria feroce, "comunque, avete fatto del vostro meglio. Voglia il fato che io non arrivi troppo tardi...".
"Proprio adesso abbiamo incontrato una mezza dozzina di uomini che sorvegliavano questa strada da diverse ore".
"Ebbene?".
"Neanche loro hanno avvistato degli stranieri".
"Eppure  da qualche parte, pi avanti, in un carro o altro... Forza! Non c' un momento da perdere. Quant' lontano il capanno da qui?".
"Pi o meno un paio di leghe, cittadino".
"Sei in grado di ritrovarlo? Al primo colpo, senza esitazione?".
"Senza alcun dubbio, cittadino".
"Il sentiero che porta in cima alla scogliera?... Anche nell'oscurit?".
"Non  una notte buia, cittadino, e so di poter trovare la strada", ripet lo sgherro con risolutezza.
"Vienici dietro, allora. Fai riportare a Calais dal tuo compagno tutti e due i cavalli. Tu non ne hai bisogno. Tieniti di fianco al carro e di' all'ebreo di proseguire, poi fermalo a un quarto di lega dal sentiero. Bada che prenda la via pi diretta".
Mentre Chauvelin parlava, Desgas e i suoi uomini si stavano avvicinando velocemente, e Marguerite adesso sentiva i loro passi a meno di cento metri dietro di s. Pens che non fosse sicuro restare dove si trovava, e non era neanche utile dal momento che aveva sentito abbastanza. D'improvviso ebbe l'impressione di aver perso tutte le facolt, anche quella di soffrire: il cuore, i nervi, la mente sembravano diventati insensibili dopo tante ore di incessante angoscia, culminate in quella tremenda disperazione.
Perch al momento non c'era nemmeno un filo di speranza. A solo due leghe di l, i fuggiaschi attendevano il loro eroico salvatore. Lui era in arrivo, da qualche parte su quella strada isolata, e in breve li avrebbe raggiunti; a quel punto, la trappola ben congegnata si sarebbe chiusa: due dozzine di uomini, guidati da uno il cui odio era profondo tanto quanto la sua crudele astuzia, avrebbero circondato la piccola banda di fuggiaschi e il loro audace capo. Sarebbero stati catturati tutti. Armand, secondo la parola data da Chauvelin, le sarebbe stato restituito, ma Percy, suo marito, che le pareva di amare e venerare di pi a ogni respiro, sarebbe caduto nelle mani di un nemico impietoso, che non aveva compassione di un cuore nobile, n ammirazione per il coraggio di un animo valoroso, che non avrebbe mostrato altro che odio per l'astuto antagonista che l'aveva beffato cos a lungo.
Marguerite ud lo sgherro dare qualche breve indicazione all'ebreo, poi si ritir alla svelta sul ciglio della strada e si ripar dietro alcuni bassi arbusti, mentre Desgas e i suoi uomini stavano arrivando.
Si misero tutti dietro il carro in silenzio e pian piano presero a camminare sulla strada buia. Marguerite aspett finch si rese conto che erano tutti ormai abbastanza lontani e a quel punto anche lei, nell'oscurit che improvvisamente sembr farsi pi intensa, riprese ad avanzare in silenzio.
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CAPITOLO 28.
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Il capanno di Pre Blanchard.
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Come in sogno, Marguerite continu a seguirli; la rete si stringeva sempre pi strettamente intorno all'amata vita che le era divenuta pi cara di ogni altra cosa. Rivedere il marito, dirgli quanto aveva sofferto, quanto aveva sbagliato, e quanto poco l'aveva compreso, era il suo solo scopo in quel momento. Aveva abbandonato ogni speranza di salvarlo: lo vedeva ormai al centro di un assedio e, disperata, si guardava intorno nel buio chiedendosi da dove sarebbe spuntato, di l a poco, per cadere nella trappola mortale che il suo implacabile nemico aveva allestito per lui.
Il mugghio lontano delle onde la faceva tremare, l'occasionale grido cupo di un gufo o di un gabbiano la riempiva di un orrore indescrivibile. Pensava alle bestie fameliche - dall'aspetto umano - in agguato e pronte a lanciarsi come lupi affamati sulle prede per smembrarle e soddisfare la loro fame di odio. Marguerite non aveva paura del buio, temeva solo quell'uomo davanti a lei che se ne stava seduto in fondo a un rozzo carro di legno, perso in pensieri di vendetta che avrebbero fatto sghignazzare di gusto i demoni dell'inferno.
Aveva i piedi doloranti. Le ginocchia le tremavano per la fatica. Erano giorni che viveva in uno stato di incontrollabile eccitazione emotiva e per tre notti non era riuscita a dormire a sufficienza; adesso camminava su una strada sdrucciolevole da quasi due ore, e tuttavia la sua determinazione non l'aveva abbandonata nemmeno per un istante. Avrebbe rivisto suo marito, gli avrebbe detto tutto e, se lui fosse stato disposto a perdonare il misfatto che Marguerite aveva compiuto nella pi assoluta inconsapevolezza, allora avrebbe avuto la gioia di morire al suo fianco.
Evidentemente stava camminando quasi in trance - solo la forza dell'istinto la teneva dritta e la guidava sulla scia del nemico - quando a un tratto le sue orecchie attente al minimo rumore, in virt di quello stesso istinto, le dissero che il carro e i soldati si erano fermati: erano giunti a destinazione. Poco pi avanti sulla destra, doveva trovarsi il sentiero che portava al margine della scogliera e al capanno.
Incurante dei rischi, si avvicin furtivamente al punto in cui Chauvelin era sceso dal carro e, circondato dalla sua piccola truppa, stava impartendo degli ordini. Era ci che voleva ascoltare: se aveva ancora una minima possibilit di essere utile a Percy, questa consisteva nell'ascoltare ogni singola parola dei piani del suo nemico.
Il posto in cui si era fermato tutto il gruppo doveva trovarsi a circa ottocento metri dalla costa, e il rumore del mare si udiva appena per via della distanza. Chauvelin e Desgas, seguiti dagli sgherri, avevano svoltato bruscamente a destra, forse sul sentiero che conduceva alla scogliera. L'ebreo era rimasto sulla strada con il carro e il ronzino.
Anche Marguerite, con immensa cautela e avanzando letteralmente a quattro zampe, gir a destra: per riuscirci dovette strisciare tra i bassi arbusti spogli, cercando di fare meno rumore possibile, graffiandosi il viso e le mani contro i rami secchi, concentrata soltanto ad ascoltare senza essere vista o sentita. Per fortuna - come  tipico di quella zona della Francia - il sentiero era fiancheggiato da una bassa siepe brulla, oltre la quale c'era un canale asciutto pieno di erbacce. Marguerite cerc di restarvi al riparo: ben protetta dagli sguardi, pot avvicinarsi a meno di tre metri da dove Chauvelin impartiva ordini ai suoi uomini.
"Dunque", stava chiedendo con tono basso e autoritario, "dov' il capanno di Pre Blanchard?".
"A circa ottocento metri da qui, lungo il sentiero", disse lo sgherro che aveva guidato il gruppo, "a mezza strada gi per la scogliera".
"Molto bene. Sarai tu a condurci. Prima che iniziamo a discendere la scogliera, striscerai fino al capanno senza far rumore, e ti accerterai che i traditori realisti siano l. Mi sono spiegato?".
"Vi siete spiegato, cittadino".
"Ora ascoltate tutti attentamente", continu Chauvelin in tono solenne, rivolgendosi all'intera squadra. "Dopo non avremo pi la possibilit di comunicare, perci tenete a mente ogni sillaba che pronuncio come se la vostra vita dipendesse dalla vostra memoria. E forse sar cos", aggiunse seccamente.
"Vi ascoltiamo, cittadino", disse Desgas, "e un soldato della repubblica non dimentica mai un ordine".
"Tu, quando sarai arrivato al capanno, cercherai di spiare all'interno. Se con quei traditori c' un inglese, un uomo pi alto della media, o curvo come per dissimulare la propria altezza, allora lancia subito un fischio acuto per avvisare i compagni. A quel segnale tutti insieme", aggiunse, rivolgendosi di nuovo a tutta la squadra, "accerchierete il capanno, irromperete all'interno e ognuno catturer uno degli uomini che si trovano l, prima che abbiano il tempo di prendere le loro armi da fuoco; se qualcuno di loro dovesse fare resistenza, sparate alle gambe o alle braccia, ma in nessun caso dovete uccidere l'uomo alto. Mi sono spiegato?".
"Vi siete spiegato, cittadino".
"L'uomo pi alto della media probabilmente  anche pi forte della media; ci vorranno almeno quattro o cinque di voi per sopraffarlo".
Segu una breve pausa, poi Chauvelin riattacc: "Se i traditori realisti fossero ancora da soli, cosa molto probabile, allora avvisa i tuoi compagni che sono qui in attesa, e ognuno di voi, strisciando, trovi riparo dietro le rocce e negli anfratti intorno al capanno, e resti in agguato nel pi assoluto silenzio finch non arriva l'inglese alto; solo allora dovete irrompere nel capanno, quando lui  sicuramente all'interno. Ma ricordate che dovete essere silenziosi come i lupi che nella notte si aggirano intorno ai recinti del bestiame. Non voglio che i realisti alzino la guardia, basterebbe uno sparo, un grido o magari un richiamo da parte loro per avvisare il compagno alto di tenersi alla larga dalla scogliera e dal capanno, e", aggiunse enfaticamente, "il vostro dovere, stanotte,  catturare l'inglese alto".
"Vi obbediremo senza riserve, cittadino".
"Allora andate avanti pi silenziosamente possibile, e io vi seguir".
"E dell'ebreo che ne facciamo, cittadino?", chiese Desgas mentre, silenziosi come ombre, i soldati presero a strisciare uno alla volta lungo l'aspro e stretto sentiero.
"Ah, gi; avevo dimenticato l'ebreo", rispose Chauvelin, e volgendosi verso di lui lo chiam con tono perentorio.
"Ehil, tu... Aronne, Mos, Abramo o come diavolo ti chiami", disse al vecchio che se ne era stato zitto zitto dietro al suo scheletrico ronzino, pi lontano possibile dai soldati.
"Benjamin Rosenbaum, se non vi spiace, vostro onore", rispose lui umilmente.
"Non mi piace sentire la tua voce, ma mi piace darti certi ordini ai quali farai bene a obbedire".
"Se non vi spiace, vostro onore...".
"Tieni a freno la tua linguaccia. Tu resterai qui, hai sentito?, col carro e il cavallo fino al mio ritorno. Non provare a emettere il minimo suono o anche solo a respirare pi forte; non devi lasciare il tuo posto per nessun motivo finch non sar io a dirti di farlo. Mi sono spiegato?".
"Ma, vostro onore...".
"Non ci sono "ma" n altre questioni", disse Chauvelin con un tono di voce che fece tremare il timido vecchio dalla testa ai piedi. "Se quando torno non ti trovo qui, ti prometto solennemente che, ovunque tu possa tentare di nasconderti, ti trover, e prima o poi ti toccher una punizione rapida, sicura e terribile. Mi hai sentito?".
"Ma, vostra eccellenza...".
"Mi hai sentito?".
I soldati si erano tutti dileguati e i tre uomini erano rimasti da soli in mezzo alla strada buia e deserta, con Marguerite che, da dietro la siepe, ascoltava gli ordini di Chauvelin come se fossero la sua condanna a morte.
"Ho sentito, vostro onore", protest di nuovo l'ebreo, mentre cercava di avvicinarsi a Chauvelin, "e giuro su Abramo, Isacco e Giacobbe che obbedirei ciecamente a vostro onore e che vorrei non muovermi di qui finch vostro onore non si degnasse di illuminare il suo umile servo con la propria presenza; ma non dimenticate, vostro onore, che sono un poveretto, e i miei nervi non sono saldi come quelli di un giovane soldato. Se qualche predatore notturno dovesse aggirarsi su questa strada isolata, per la paura potrei gridare o scappare! Ed  la mia vita che viene messa in gioco, una punizione terribile ricadr sulla mia povera, vecchia testa per qualcosa che non posso evitare...".
L'ebreo sembrava davvero afflitto, tremava dalla testa ai piedi: chiaramente non era certo il tipo d'uomo da lasciare da solo su una strada deserta. Diceva il vero: preso dal panico avrebbe potuto, senza volerlo, cacciare un urlo che avrebbe messo in allarme la scaltra Primula Rossa.
Chauvelin si ferm a riflettere per un momento.
"Credi che il carro e il cavallo sarebbero al sicuro qui da soli?", chiese poi bruscamente.
"Secondo me, cittadino", s'intromise Desgas, "saranno molto pi al sicuro senza quel lurido, codardo ebreo, che con lui. Mi pare evidente che, spaventandosi, scapperebbe come un fulmine o si metterebbe a gridare come un pazzo".
"Ma che me ne faccio di questa bestia?".
"Non volete rispedirlo a Calais, cittadino?".
"No, perch potremmo avere bisogno di lui tra poco per riportare i feriti", rispose Chauvelin con un'enfasi funesta.
Segu un'altra pausa: Desgas aspettava la decisione del capo e il vecchio ebreo piagnucolava accanto al ronzino.
"Ebbene, vecchio goffo, pigro e codardo", disse alla fine Chauvelin " meglio che trascini i piedi dietro di noi. Ecco, cittadino Desgas, lega questo fazzoletto ben stretto intorno alla bocca del compare".
Chauvelin allung un foulard a Desgas, che con fare solenne si mise ad avvolgerlo intorno alla bocca dell'ebreo. Benjamin Rosenbaum si lasci imbavagliare docilmente: era chiaro che preferiva quella condizione scomoda piuttosto che essere lasciato da solo sulla strada buia di St. Martin. Poi i tre uomini si misero in fila.
"Presto!", disse Chauvelin impaziente, "abbiamo gi perso parecchio tempo prezioso".
E il rumore dei passi decisi di Chauvelin e Desgas, e di quelli strascicati del vecchio ebreo, si perse in fretta lungo il sentiero.
Marguerite non si era lasciata sfuggire una parola degli ordini di Chauvelin. Inizialmente i suoi nervi erano tesi nello sforzo di afferrare la situazione nel suo insieme, poi nel lanciare un ultimo appello a quell'ingegno che cos spesso era stato definito il pi acuto d'Europa, e che era la sola risorsa che, in quel momento, le sarebbe stata utile.
Di certo la situazione era piuttosto disperata: una minuscola banda di uomini ignari in fiduciosa attesa dell'arrivo del loro salvatore, il quale era ugualmente inconsapevole della trappola pronta per loro. Sembrava cos orribile quella rete, che al termine della notte, su una spiaggia isolata, si stringeva a cerchio intorno a una manciata di uomini indifesi perch ignari dell'inganno: tra loro, uno era il marito che Marguerite idolatrava, l'altro il fratello che amava. Si domand vagamente chi fossero gli altri, anche loro in paziente attesa della Primula Rossa, mentre la morte si nascondeva dietro ogni masso della scogliera.
Per il momento non poteva fare nulla se non seguire i soldati e Chauvelin. Se non avesse avuto paura di perdere la strada, avrebbe potuto correre in avanti, trovare il capanno di legno e magari fare in tempo ad avvisare i fuggiaschi e perfino il loro valoroso salvatore.
Per un istante, le pass per la testa di lanciare un urlo a squarciagola - cosa che Chauvelin sembrava paventare - come avvertimento per la Primula Rossa e i suoi amici, nutrendo l'irragionevole speranza che avrebbero sentito e avrebbero anche avuto il tempo di scappare prima che fosse troppo tardi. Ma non sapeva se l'urlo avrebbe raggiunto le orecchie dei condannati. Il tentativo poteva essere avventato, e non le sarebbe stata concessa un'altra possibilit. L'avrebbero senza dubbio imbavagliata, come avevano fatto con l'ebreo, e sarebbe diventata una prigioniera inerme nelle mani di Chauvelin.
Come un fantasma, Marguerite fil silenziosa dietro la siepe: si era tolta le scarpe, e le calze erano ormai tutte strappate. Ma non sentiva dolore n stanchezza; l'indomita volont di raggiungere il marito, malgrado il fato avverso e un nemico scaltro, annientava qualsiasi sensazione di dolore in lei e raddoppiava l'acutezza del suo istinto.
Non sentiva che i passi cadenzati e leggeri dei nemici di Percy davanti a s, non vedeva nulla se non - con gli occhi della mente - il capanno di legno e lui, suo marito, avanzare ciecamente verso un tragico destino.
A un tratto, quell'istinto adesso cos acuto in lei le fece interrompere la sua folle corsa e la spinse a ripararsi meglio all'ombra della siepe. La luna, che le si era dimostrata amica restando nascosta dietro un banco di nubi, ora si esibiva in tutto il suo splendore nella notte autunnale, e in un attimo inond quel paesaggio misterioso e deserto con una raffica di scaglie luminose.
Il bordo della scogliera era a meno di duecento metri, e al di sotto il mare si distendeva calmo in lontananza, fino alle coste della felice e libera Inghilterra. Lo sguardo di Marguerite s'incant per un momento sulla distesa d'acqua vibrante di riflessi argentei, e mentre lei guardava, il suo cuore, che per molte ore era stato appesantito dall'angoscia, parve distendersi e alleggerirsi, e subito gli occhi le si colmarono di calde lacrime: a non pi di tre miglia, con le bianche vele spiegate, un'elegante goletta era ferma in attesa.
Marguerite pi che riconoscerla aveva tirato a indovinare. Era il Day Dream, lo yacht preferito di Percy, con tutto l'equipaggio di marinai inglesi: le bianche vele, luccicanti sotto i raggi della luna, sembravano inviare a Marguerite un messaggio di gioia e speranza, che tuttavia lei temeva non potesse mai realizzarsi. Era l che aspettava, in mezzo al mare, il suo padrone, come uno splendido uccello bianco pronto ad alzarsi in volo; ma lui non l'avrebbe mai raggiunta, n avrebbe visto di nuovo il suo ponte lucido, n le bianche scogliere d'Inghilterra, terra di libert e speranza.
La vista della goletta sembr infondere nella povera donna affranta la forza sovrumana della disperazione. A poca distanza, sotto il margine della scogliera, si trovava il capanno, dove a breve suo marito avrebbe incontrato la morte. Ma era sbucata la luna, e adesso Marguerite riusciva a vedere la strada: da lass avrebbe localizzato il capanno, avrebbe fatto una corsa fin l, avrebbe svegliato tutti dando l'allarme, e in ogni caso li avrebbe messi in condizione di vendere cara la pelle piuttosto che farsi acchiappare come topi nella tana.
Si rimise a camminare a fatica dietro la siepe, tra la fitta erba bassa del canale. Doveva essere avanzata rapidamente e aver distanziato Chauvelin e Desgas, perch dopo poco raggiunse la cima della scogliera e ud distintamente i loro passi dietro di s. Ma erano solo a pochi metri, e ora la luna era piena sopra di lei, e la sua silhouette doveva stagliarsi nitidamente contro lo sfondo argenteo del mare.
Tuttavia, non fu che un attimo; subito dopo Marguerite si era accovacciata, ripiegata su se stessa come un animale. Guard gi dall'aspra scogliera, la discesa sarebbe stata abbastanza facile perch non c'erano precipizi, e i grossi massi offrivano molti appigli. Mentre scrutava, d'improvviso vide alla sua sinistra, circa a met strada della discesa, una rozza costruzione di legno, attraverso le cui pareti baluginava come un faro una minuscola luce rossa. Le si ferm il cuore: l'impeto di gioia fu tale che la colp come una sferzata dolorosa.
Non era in grado di valutare la distanza del capanno, ma inizi la discesa senza un attimo di esitazione, saltando di roccia in roccia senza curarsi affatto del nemico alle spalle o dei soldati che evidentemente restavano tutti nascosti, dal momento che l'inglese alto non si era ancora visto.
Marguerite proseguiva a passo spinto, dimentica dell'acerrimo nemico sulle sue tracce, correndo, inciampando coi piedi doloranti, frastornata... ma andava ancora avanti... Finch, all'improvviso, una crepa, o un sasso, o una roccia scivolosa, la fece cadere violentemente a terra. Si rialz barcollando e riprese a correre in avanti per avvisarli in tempo utile, per scongiurarli di fuggire prima che la Primula Rossa arrivasse, e per dire a lui di stare lontano, lontano da quella trappola mortale, lontano da quel destino orribile. A quel punto, per, si rese conto che aveva altri passi pi veloci dei suoi alle calcagna. Un attimo dopo, una mano l'afferr per la gonna e lei cadde di nuovo sulle ginocchia, mentre qualcosa le veniva avvolto intorno alla bocca per impedirle di urlare.
Frastornata e fuori di s per l'amara delusione, si guard intorno disperatamente e, nella nebbia che la circondava, vide due occhi acuti e malvagi, abbassati alla sua stessa altezza, nei quali la sua mente sovraeccitata colse una misteriosa, soprannaturale luce verde. Marguerite giaceva all'ombra di un grosso masso; Chauvelin non distingueva i suoi lineamenti, ma le pass il bianco dito ossuto sul viso.
"Una donna!", sussurr, "per tutti i santi del calendario!".
"Non posso lasciarla libera, questo  certo", borbott poi tra s, "mi chiedo...".
S'interruppe di colpo e, dopo un momento di assoluto silenzio, se ne usc con una lunga, bassa, curiosa risatina, mentre Marguerite sentiva di nuovo, rabbrividendo, il suo dito sottile vagare sul suo viso.
"Povero me! Povero me!", mormor con ostentata galanteria, "questa s che  una bella sorpresa", e Marguerite sent la sua mano inerte portata alle labbra sottili e beffarde di Chauvelin.
La situazione sarebbe stata davvero grottesca, se non fosse stata allo stesso tempo cos spaventosamente tragica: la povera donna, sfinita, piegata nello spirito, e fuori di s per l'amara delusione che, in ginocchio, riceve le banali galanterie del suo peggior nemico.
Stava per perdere i sensi: quasi soffocata dal fazzoletto stretto intorno alla bocca, non aveva la forza di muovere un dito n di emettere il pi flebile suono. L'eccitazione che per tutto il tempo aveva sostenuto il suo corpo delicato sembrava essersi eclissata tutta in una volta, e una sensazione di vuota disperazione le aveva paralizzato completamente i nervi e il cervello.
Chauvelin doveva aver dato delle direttive che lei era troppo stordita per ascoltare, poich si sent sollevare in piedi: le assicurarono meglio la benda intorno alla bocca e un paio di braccia forti prese a trascinarla verso la minuscola luce rossa davanti a loro, la stessa luce che dall'alto aveva guardato come un faro, come l'ultimo fioco bagliore di speranza.
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CAPITOLO 29.
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In trappola.
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Marguerite non si rese conto per quanto fu trasportata a quel modo: aveva perso la cognizione del tempo e dello spazio, e per alcuni secondi la natura compassionevole le fece perdere i sensi.
Quando si riebbe, si accorse di essere stata sistemata abbastanza comodamente su un mantello da uomo, con la schiena appoggiata a una roccia. La luna si era di nuovo nascosta dietro le nuvole e il buio sembrava pi intenso di prima. Il mare rumoreggiava a poco pi di una cinquantina di metri, e guardando tutto intorno non riusc pi a vedere nessun baluginio della minuscola luce rossa.
Che il tragitto fosse giunto al termine lo cap dal fatto che ud sussurrare rapide domande e risposte molto vicino a lei.
"Ci sono quattro uomini l dentro, cittadino. Sono seduti vicino al fuoco e sembra che aspettino tranquilli".
"Che ora ?".
"Quasi le due".
"La marea?".
"Sale rapidamente".
"E la goletta?".
"Ovviamente  inglese, ormeggiata a circa tre chilometri. Ma non riusciamo a vedere la scialuppa".
"Gli uomini si sono nascosti?".
"S, cittadino".
"Non faranno sciocchezze?".
"Non si muoveranno finch non arriva l'inglese alto, poi circonderanno e soggiogheranno i cinque uomini".
"Bene. E la signora?".
"Ancora stordita, credo.  l accanto a voi".
"E l'ebreo?".
" imbavagliato e ha le gambe legate. Non pu muoversi n gridare".
"Bene. Tieni pronto il fucile, nel caso dovesse servirti. Avvicinati al capanno; della signora mi occupo io".
Evidentemente Desgas obbed, perch Marguerite lo sent allontanarsi lungo il pendio roccioso, poi sent che un paio di mani calde e ossute, simili ad artigli, prendevano le sue, stringendole in una morsa d'acciaio.
"Prima che levi il fazzoletto dalla vostra graziosa bocca, mia bella signora", le sussurr all'orecchio Chauvelin, "ritengo giusto darvi un piccolo avvertimento. Naturalmente, non so spiegarmi che cosa mi abbia procurato l'onore di essere seguito oltremanica da una compagna tanto affascinante, tuttavia, se non erro, il motivo di questa lusinghiera attenzione non  certo quello che mi suggerirebbe la vanit, e credo inoltre di essere nel giusto supponendo che il primo suono che produrranno le vostre deliziose labbra, una volta rimosso il crudele bavaglio, sar un grido d'allarme per l'astuta volpe di cui ho seguito faticosamente le tracce fino alla tana".
Chauvelin s'interruppe per un momento e la presa d'acciaio sembr stringerle i polsi; poi riattacc sussurrando rapido: "Nel capanno, sempre se non erro, vostro fratello, Armand St. Just, aspetta, insieme al traditore de Tournay e ad altri due uomini a voi sconosciuti, l'arrivo del misterioso salvatore la cui identit ha disorientato a lungo il nostro Comitato di Salute Pubblica: l'audace Primula Rossa. Senza dubbio, se voi gridaste, se ci fosse una colluttazione e se fossero sparati dei colpi, sarebbe pi che probabile che le stesse lunghe gambe che hanno portato qui il rosso enigma, lo porterebbero altrettanto in fretta in un luogo sicuro. E l'impresa per la quale ho viaggiato per chilometri e chilometri resterebbe incompiuta. D'altro canto, dipende solo da voi se vostro fratello - Armand - sar libero di venire in Inghilterra stanotte, se volete, o in qualsiasi altro luogo sicuro".
Marguerite non poteva emettere alcun suono poich il fazzoletto era avvolto strettamente intorno alla sua bocca, ma Chauvelin, nel buio, la stava scrutando in viso molto da vicino, e fu sicuro che la mano di lei gli avesse trasmesso una supplica in risposta al suo ultimo suggerimento, perch subito continu: "Ci che voglio che facciate per assicurarvi la salvezza di Armand  una cosa molto semplice, cara signora".
"Cosa?", sembr rispondergli la mano di Marguerite.
"Restare qui senza emettere un suono finch non sar io a darvi il permesso di parlare. Ah! Io credo che obbedirete", aggiunse con la sua tipica risatina secca, quando tutto il corpo di Marguerite parve irrigidirsi a dispetto dell'ordine ricevuto, "perci lasciatemi dire che se griderete, anzi!, se emetterete un solo suono, o cercherete di muovervi da qui, i miei uomini - ce ne sono una trentina tutt'intorno - su mio ordine cattureranno e uccideranno St. Just, de Tournay e i due loro amici davanti ai vostri occhi".
Marguerite aveva ascoltato il discorso del suo implacabile nemico con crescente terrore. Intorpidita dal dolore fisico, aveva ancora abbastanza lucidit per comprendere l'orrore di quella terribile alternativa, "l'uno... o l'altro", che ancora una volta le veniva proposta; "l'uno... o l'altro", diecimila volte pi atroce di quella che le aveva prospettato la fatale notte del ballo.
Questa volta significava che avrebbe potuto restare ferma, permettendo che l'adorato marito si avviasse inconsapevolmente verso la morte, o che avrebbe potuto, cercando di avvisarlo - sempre che ci fosse riuscita -, fornire il segnale per la morte del fratello e degli altri tre uomini ignari.
Non riusciva a vedere Chauvelin, ma se non altro riusciva a sentire i suoi acuti occhi chiari e maligni fissi sulla propria figura inerte; e le sue parole pronunciate in fretta e a bassa voce le giungevano alle orecchie come la campana a morto della sua ultima, vaga speranza.
"No, mia bella signora", aggiunse Chauvelin garbatamente, "non avete interesse che per St. Just, e tutto quello che dovete fare per la sua salvezza  restarvene in silenzio dove siete. I miei uomini hanno l'ordine perentorio di risparmiarlo in ogni modo. Quanto alla Primula Rossa, chi  lui per voi? Credetemi, nessun vostro tentativo di avvisarlo pu metterlo in salvo. E adesso, mia cara, lasciate che vi liberi dalla sgradevole costrizione che  stata avvolta intorno alla vostra bocca deliziosa. Come vedete, desidero che siate completamente libera nella scelta che state per fare".
Marguerite, in un turbine di pensieri, le tempie dolenti, i nervi paralizzati, il corpo intorpidito dal dolore, sedeva l, nel buio che la circondava come un drappo funebre. Dal suo posto non arrivava a vedere il mare, ma udiva l'incessante, luttuoso sciabordio della marea crescente che parlava delle sue morte speranze, del suo perduto amore, quel marito che proprio lei aveva tradito consegnandolo alla morte.
Chauvelin le tolse il fazzoletto dalla bocca. Lei non grid affatto: in quel momento non aveva la forza di fare nulla se non rimettersi a malapena in piedi, e costringersi a pensare.
Oh! Pensare! Pensare! Pensare a ci che doveva fare. I minuti scorrevano: in quella orribile immobilit non sapeva dire quanto rapidi o lenti. Non udiva nulla, non vedeva nulla: non sentiva la dolce fragranza dell'aria autunnale mescolata all'odore salmastro del mare, non udiva pi il mormorio delle onde, o l'occasionale crepitio di un sasso che rotolava gi per la discesa. Tutta la situazione pareva farsi via via pi irreale. Era impossibile che lei, Marguerite Blakeney, la regina della societ londinese, stesse davvero seduta l, su quel tratto isolato della costa, nel cuore della notte, fianco a fianco col peggiore dei nemici... e oh! Era impossibile che da qualche parte, forse non lontano da lei che qualche centinaio di metri, l'essere che una volta disprezzava, ma che adesso, in ogni istante di quella bizzarra vita simile a un sogno, le era sempre pi caro - era impossibile che lui, proprio adesso, stesse andando inconsapevolmente incontro al suo tragico destino, mentre lei non poteva fare niente per salvarlo.
Perch non lo avvisava con un urlo prodigioso, che sarebbe risuonato da un capo all'altro della spiaggia deserta, di desistere, di tornare sui suoi passi, dato che, mentre lui avanzava, la morte era in agguato? Una o due volte, l'urlo le sal in gola d'istinto, poi davanti agli occhi le si materializzava la mostruosa conseguenza: suo fratello e i tre uomini uccisi di fronte a lei, praticamente per ordine suo: lei, un'assassina.
Oh! Quel demonio dalle fattezze umane che le stava accanto conosceva bene la natura delle donne. Aveva giocato con i suoi sentimenti come un abile musicista fa con il proprio strumento. Aveva valutato con esattezza i suoi pensieri.
Marguerite non avrebbe potuto dare quel segnale, perch era debole ed era una donna. Come avrebbe potuto deliberatamente disporre che Armand venisse fucilato davanti ai suoi occhi, avere sulla coscienza il suo caro sangue, sopportare il pensiero che forse sarebbe morto maledicendola? E il padre della piccola Suzanne! Lui, un vecchio, e gli altri!... Oh! Era troppo orribile, troppo.
Aspettare! Aspettare! Aspettare! Per quanto tempo? Le prime ore del mattino trascorrevano veloci e ancora il sole non era sorto: l'incessante, luttuoso sciabordio del mare continuava, la brezza autunnale spirava lieve nella notte, la spiaggia deserta era immersa in un silenzio di tomba.
All'improvviso, da un luogo nei dintorni, giunse il suono di una voce forte e allegra che cantava "Dio salvi il re!".
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CAPITOLO 30.
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La goletta.
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Il cuore dolente di Marguerite si ferm. Sent, con l'intuito pi che con le orecchie, che gli uomini di guardia si preparavano all'attacco. I sensi le dicevano che ognuno di loro stava acquattato con la spada sguainata, pronto a saltare fuori.
La voce si faceva sempre pi vicina; nell'immensa vastit di quelle remote scogliere, con il basso sottofondo del mormorio marino, era impossibile dire quanto fosse vicina o lontana, o da quale direzione provenisse l'allegro cantante che pregava Dio di salvare il re, mentre lui stesso si trovava in pericolo di morte. Fioca all'inizio, la voce si faceva sempre pi forte; di tanto in tanto un piccolo frammento di roccia si staccava sotto il passo deciso del cantante e rotolava sul pendio roccioso fino alla spiaggia.
A quel suono Marguerite sent la vita scivolare via, mentre la voce si avvicinava e il cantante sarebbe finito trappola...
Ud chiaramente vicino a s il clic del fucile di Desgas...
No! No! No! Oh, sant'Iddio! Non pu essere! Fa' che la responsabilit della morte di Armand ricada su di lei! Fa' che sia marchiata come sua assassina! Fa' che l'uomo che amava la disprezzi e la detesti per questo, ma Dio! Oh, Dio! Salvalo a ogni costo!
Con un grido violento balz in piedi e guard dietro la roccia dove si era riparata: vide il piccolo bagliore rosso attraverso le fessure del capanno; corse fin l e cadde contro le pareti di legno su cui subito inizi a picchiare freneticamente con i pugni stretti, urlando: "Armand! Armand! Per l'amor di Dio, spara! Il tuo capo  vicino! Sta arrivando!  stato tradito! Armand! Armand! Spara, in nome del Cielo!".
Subito era stata afferrata e gettata a terra. Giaceva l ferita, gemente, incurante, ma continuando a gridare tra i singhiozzi: "Percy! Marito mio, per l'amor di Dio scappa! Armand! Armand! Perch non spari?".
"Qualcuno faccia smettere di gridare quella donna", sibil Chauvelin, che si trattenne a stento dal colpirla.
Le gettarono qualcosa sulla faccia, e lei fu costretta a zittirsi.
Anche lo spavaldo cantante si era fatto silenzioso, senza dubbio avvertito dell'incombente pericolo dalle grida frenetiche di Marguerite. Gli uomini erano balzati tutti in piedi, non c'era pi motivo per loro di restare in silenzio; le scogliere rimandarono l'eco delle grida della povera donna dal cuore infranto.
Chauvelin, masticando un'imprecazione che non preannunciava nulla di buono per la donna che aveva osato mandare all'aria i suoi piani pi preziosi, aveva urlato in fretta il suo ordine: "Entrate, uomini, e che nessuno fugga vivo dal capanno!".
La luna era di nuovo sbucata dalle nuvole: l'oscurit aveva abbandonato le scogliere, lasciando di nuovo posto alla brillante luce argentea. Alcuni soldati si erano precipitati alla rozza porta di legno del capanno, mentre uno di loro piantonava Marguerite.
La porta era semiaperta; uno dei soldati la spinse ulteriormente ma all'interno era tutto buio, il fuoco di carbone illuminava appena di una fioca luce rossa l'angolo dalla parte opposta del capanno. I soldati si fermarono meccanicamente sulla porta, come automi in attesa di nuovi ordini.
Chauvelin, che era pronto per un violento attacco e per una vigorosa resistenza da parte dei quattro fuggiaschi riparati dall'oscurit, sul momento rest paralizzato dallo sconcerto, vedendo i soldati stare l sull'attenti come sentinelle, mentre dal capanno non proveniva alcun suono.
Colto da uno strano, inquietante presentimento, entr anche lui nel capanno e, scrutando nel buio, chiese immediatamente: "Che significa tutto ci?".
"Credo, cittadino, che in questo momento non ci sia nessuno".
"Non avrai lasciato andare via quei quattro uomini?", tuon Chauvelin minacciosamente. "Vi ho ordinato di non lasciar fuggire nemmeno un uomo vivo! Presto, tutti all'inseguimento! Presto! In tutte le direzioni!".
Gli uomini, obbedienti come delle macchine, si scapicollarono gi per il pendio roccioso verso la spiaggia, alcuni sciamando a destra e a sinistra pi veloci che potevano.
"Tu e i tuoi uomini pagherete con la vita per questo errore madornale, cittadino sergente", disse in modo brutale Chauvelin al sergente che aveva la responsabilit dei soldati; "e anche tu, cittadino", aggiunse, rivolgendosi a Desgas con un ringhio, "per aver disobbedito ai miei comandi".
"Ci avete ordinato di aspettare, cittadino, finch l'inglese alto non fosse arrivato per unirsi ai quattro uomini nel capanno. Non  arrivato nessuno", rispose scontroso il sergente.
"Ma poco fa, quando la donna ha gridato, vi ho ordinato di fare irruzione e di non lasciar scappare nessuno".
"Ma, cittadino, i quattro uomini che prima stavano l dentro erano andati via da un po', credo...".
"Tu credi?... Tu?...", disse Chauvelin, quasi soffocando per la rabbia, "e li avete lasciati andare...".
"Voi ci avete ordinato di aspettare, cittadino", obiett il sergente, "e di obbedire incondizionatamente ai comandi, pena la morte. Noi abbiamo aspettato".
"Ho sentito gli uomini sgattaiolare fuori dal capanno, qualche minuto dopo che ci eravamo appostati, prima che la donna gridasse", aggiunse, mentre Chauvelin sembrava ancora ammutolito dalla rabbia.
"Ascoltate!", esclam all'improvviso Desgas.
Si ud in lontananza il rumore di una raffica di colpi. Chauvelin cerc di scrutare la spiaggia, ma fortuna volle che l'incostante luna si nascondesse ancora dietro un banco di nuvole, e lui non riusc a vedere niente.
"Uno di voi vada nel capanno e accenda un lume", farfugli in ultimo.
Il sergente obbed imperturbabile: si avvicin al fuoco, accese la piccola lanterna che teneva alla cintura e a quel punto risult evidente che il capanno era del tutto vuoto.
"Che direzione hanno preso?", chiese Chauvelin.
"Non potrei dirlo, cittadino", rispose il sergente. "Inizialmente sono scesi gi dritti per la scogliera, poi sono scomparsi dietro dei massi".
"Silenzio! Cos' stato?".
I tre uomini si misero in ascolto. Giunse da molto lontano un'eco fioca che subito svan: il rapido, secco affondo di una mezza dozzina di remi. Chauvelin tir fuori il fazzoletto e si asciug il sudore dalla fronte.
"La scialuppa della goletta!", fu tutto quello che pot dire.
Evidentemente Armand e i suoi tre compagni erano riusciti a strisciare lungo il fianco della scogliera, mentre gli uomini, da veri soldati dell'esercito ben addestrato della repubblica, avevano obbedito, con cieca fedelt e temendo per la propria vita, agli ordini di aspettare l'inglese alto, la cui cattura era fondamentale.
Di sicuro avevano raggiunto l'estremit di una delle insenature che su quel tratto di costa si protendono nel mare, dietro la quale il Day Dream era appostato per loro, e adesso si trovavano al sicuro a bordo della goletta inglese.
Come per confermare quell'ultima ipotesi, si ud provenire dal mare il boato sordo di un colpo di cannone.
"La goletta, cittadino", disse Desgas sottovoce, " andata via".
Chauvelin dovette fare appello a tutta la sua fermezza e presenza di spirito per non scoppiare in un inutile e indecoroso accesso di rabbia. A quel punto non c'erano pi dubbi che ancora una volta la maledetta testa inglese l'aveva surclassato in astuzia. Come fosse riuscito a raggiungere il capanno senza essere visto da uno dei trenta uomini di guardia, andava al di l della comprensione di Chauvelin. Che l'avesse fatto prima che i trenta uomini fossero arrivati sulla scogliera era piuttosto evidente, ma come fosse arrivato l sul carro di Reuben Goldstein, avendo percorso tutta la strada da Calais senza essere avvistato dalle varie pattuglie in servizio, era inspiegabile. Sembrava davvero che un fato potente proteggesse l'impavida Primula Rossa, e il suo astuto nemico fu scosso da un brivido di superstizione mentre osservava le imponenti scogliere di quel remoto tratto di costa deserto.
Ma era tutto vero! E nell'anno di grazia 1792 non c'erano in giro fate n folletti. Chauvelin e i suoi trenta uomini avevano udito tutti con le proprie orecchie quella maledetta voce cantare "Dio salvi il re", venti minuti buoni dopo essersi appostati nei dintorni del capanno; a quel punto i quattro fuggiaschi dovevano aver raggiunto l'insenatura ed essersi imbarcati, e l'insenatura pi vicina era a pi di un miglio di distanza dal capanno.
Dov'era finito l'impavido cantante? A meno che Satana in persona non gli avesse fornito le ali, non avrebbe potuto percorrere un miglio sulla scogliera rocciosa nello spazio di due minuti, ed erano trascorsi solo due minuti tra la sua canzone e il rumore dei remi della scialuppa al largo. Doveva essere rimasto indietro, e ancora adesso doveva starsene nascosto da qualche parte tra gli scogli; le pattuglie erano ancora in giro, senza dubbio sarebbe stato avvistato. Chauvelin si sent di nuovo speranzoso.
Un paio degli uomini che erano corsi dietro ai fuggiaschi, ora stavano risalendo lentamente la scogliera: uno di loro raggiunse Chauvelin proprio nel momento in cui la speranza si era risvegliata nel cuore dell'astuto diplomatico.
"Siamo arrivati troppo tardi, cittadino", gli disse il soldato, "abbiamo raggiunto la spiaggia appena prima che la luna fosse coperta da un banco di nuvole. La scialuppa era stata indubbiamente ancorata dietro la prima insenatura, a un miglio da qui, ma si era mossa gi da un po' di tempo, e quando siamo arrivati alla spiaggia era gi parecchio al largo. Abbiamo sparato, ma naturalmente i colpi sono andati a vuoto. Si dirigeva dritta e veloce verso la goletta. L'abbiamo vista molto chiaramente alla luce della luna".
"S", disse Chauvelin con impazienza, "si era mossa gi da un po' di tempo, hai detto, e l'insenatura pi vicina  a un miglio da qui".
" cos, cittadino! Ho fatto tutta la strada correndo fino alla spiaggia, anche se immaginavo che la scialuppa avrebbe aspettato vicino all'insenatura dove la marea sarebbe cresciuta prima. La scialuppa deve essersi mossa qualche minuto prima che la donna iniziasse a gridare".
"Portate dentro la lanterna!", ordin Chauvelin nervosamente mentre entrava ancora una volta nel capanno.
Il sergente prese la sua lanterna, e i due uomini perlustrarono il piccolo ambiente; con una rapida occhiata Chauvelin ne visualizz il contenuto: il calderone situato sotto un'apertura sulla parete, nella quale ardevano le ultime braci del carbone, un paio di sedie rovesciate probabilmente nella fretta della fuga, poi le reti e gli attrezzi da pescatore gettati in un angolo, e davanti a essi qualcosa di piccolo e bianco.
"Raccoglilo", disse Chauvelin al sergente, indicando il frammento bianco, "e dammelo".
Era un pezzo di carta stropicciato, evidentemente dimenticato l dai fuggiaschi nella fretta di andarsene. Il sergente, molto intimorito dall'evidente rabbia e impazienza del cittadino, raccolse il pezzo di carta e lo porse rispettosamente a Chauvelin.
"Leggilo, sergente", disse quest'ultimo bruscamente.
" quasi illeggibile, cittadino... un terribile scarabocchio...".
"Ti ho ordinato di leggerlo", ripet Chauvelin in modo brutale.
Il sergente, alla luce della lanterna, inizi a decifrare le poche parole buttate gi in fretta.
...
Non posso raggiungervi senza mettere a repentaglio le vostre vite e rischiare il buon esito del salvataggio. Quando riceverete questo foglio, aspettate due minuti, poi sgattaiolate fuori dal capanno uno alla volta, girate subito alla vostra sinistra e scendete con cautela gi per la scogliera; procedete sempre verso sinistra finch non raggiungerete la prima roccia sporgente sul mare: dietro di essa, la scialuppa  di vedetta per voi nell'insenatura; lanciate un lungo fischio acuto e si accoster. Salite a bordo, e i miei uomini vi traghetteranno fino alla goletta, e di l verso l'Inghilterra e verso la salvezza. Una volta imbarcati sul Day Dream, rimandate indietro la scialuppa per me; dite ai miei uomini che sar all'insenatura che si trova proprio di fronte al Gatto grigio, vicino a Calais. Loro la conoscono. Io sar l prima possibile, e loro mi devono aspettare in mare a distanza di sicurezza finch non sentono il solito segnale. Non esitate, e seguite queste istruzioni rigorosamente.
...
"Poi c' la firma, cittadino", aggiunse il sergente nel rendere il foglietto a Chauvelin.
Ma quest'ultimo non aveva aspettato neanche un attimo. Una frase dell'importantissimo scarabocchio lo aveva colpito. "Sar all'insenatura che si trova proprio di fronte al Gatto grigio, vicino a Calais", parole che per lui avrebbero potuto significare la vittoria. "Chi di voi conosce bene la costa?", grid ai suoi uomini che uno alla volta erano tornati tutti dall'infruttuoso inseguimento, e si erano di nuovo raggruppati intorno al capanno.
"Io, cittadino", disse uno di loro, "sono nato a Calais, e conosco ogni roccia di queste scogliere".
"C' un'insenatura proprio di fronte al Gatto grigio?".
"S, cittadino. La conosco bene".
"L'inglese spera di raggiungere quell'insenatura. Lui non conosce ogni roccia di queste scogliere, dovr raggiungerla facendo il giro pi lungo, e in ogni caso proceder con cautela per timore delle pattuglie. Dunque, abbiamo ancora una possibilit di prenderlo. Mille franchi a ogni uomo che raggiunge l'insenatura prima dello stangone inglese".
"Io conosco una scorciatoia attraverso le scogliere", disse il soldato, e con un richiamo gridato con entusiasmo, corse in avanscoperta, seguito subito dai compagni.
In pochi minuti il rumore dei loro passi veloci svan in lontananza. Chauvelin li ascolt per un momento: la promessa di una ricompensa aveva messo le ali ai piedi dei soldati della repubblica. Un lampo d'odio e la soddisfazione per l'annunciato trionfo riapparvero sul suo viso.
Degas era ancora vicino a lui, muto e impassibile, in attesa degli ordini, mentre due soldati stavano inginocchiati accanto al corpo prostrato di Marguerite. Chauvelin lanci al segretario uno sguardo feroce. Il suo scrupoloso piano era fallito, le conseguenze erano problematiche; l'eventualit che la Primula Rossa potesse scappare era ancora concreta e Chauvelin, con l'irragionevole furia che talvolta assale un carattere forte, voleva scaricare su qualcuno la sua rabbia.
I soldati tenevano Marguerite immobilizzata a terra, nonostante lei, povera creatura, non reagisse in nessun modo. La spossatezza aveva avuto la meglio e lei giaceva l, priva di sensi, con gli occhi cerchiati da profondi segni viola che raccontavano di lunghe notti insonni, i capelli arruffati e umidi intorno alla fronte e le labbra piegate verso il basso che parlavano di un'immensa sofferenza fisica.
La donna pi intelligente d'Europa, Lady Blakeney, l'elegante regina della moda che aveva abbagliato la societ londinese con la sua bellezza, l'ingegno e le stravaganze, offriva una patetica immagine di femminilit stremata e dolorante che avrebbe commosso chiunque, tranne il cuore duro e vendicativo del suo sconcertato nemico.
" inutile fare la guardia a una donna mezza morta", disse lui con malignit ai soldati, "quando avete lasciato scappare cinque uomini del tutto vivi".
I soldati si alzarono in piedi senza battere ciglio.
"Sarebbe meglio che cercaste e ritrovaste il sentiero e il carro scassato che abbiamo abbandonato per strada".
Poi, all'improvviso sembr allettato da un'idea brillante.
"Ah! A proposito! Che fine ha fatto l'ebreo?".
" qui vicino, cittadino", disse Desgas, "l'ho imbavagliato e gli ho legato le gambe come avete comandato".
Dagli immediati dintorni, un gemito lamentoso raggiunse le orecchie di Chauvelin. Segu il segretario che lo accompagn dall'altro lato del capanno, dove, accasciato in uno stato di completa prostrazione, con le gambe legate strette e la bocca imbavagliata, giaceva lo sfortunato figlio d'Israele.
Il suo volto, nella luce argentea della luna, appariva atterrito dalla paura: gli occhi erano spalancati e vitrei, il corpo tremava febbricitante e dalle labbra esangui emetteva pietosi gemiti. La corda con cui gli avevano legato spalle e braccia doveva essersi allentata perch ora era aggrovigliata accanto al suo corpo, ma sembrava che l'ebreo non se ne fosse reso conto perch non aveva fatto il minimo tentativo di muoversi dal posto in cui Desgas l'aveva sistemato all'inizio: come un pollo terrorizzato che vedendo una linea disegnata sul tavolo col gesso la considera come una corda che gl'impedisce qualsiasi movimento.
"Porta qui il vile animale", ordin Chauvelin.
Senza dubbio si sentiva estremamente crudele, e siccome non aveva ragionevoli motivi per sfogare il cattivo umore sui soldati, che non avevano fatto che obbedire con troppo puntiglio ai suoi ordini, decise che il figlio della razza disprezzata sarebbe stato un eccellente bersaglio. Col sincero disprezzo francese verso gli ebrei, che era sopravvissuto per secoli fino ai giorni nostri, non volle avvicinarsi a lui, ma disse con caustico sarcasmo al vecchio miserabile che era stato portato in piena luce dai due soldati: "Suppongo che essendo ebreo hai buona memoria per i patti, giusto?".
"Rispondi!", gli intim, dato che l'ebreo con le labbra tremanti sembrava troppo spaventato per parlare.
"S, vostro onore", balbett il povero sciagurato.
"Allora ricorderai quello che abbiamo stretto io e te a Calais, quando hai promesso che avremmo raggiunto Reuben Goldstein, il suo ronzino e il mio amico, l'inglese alto? Eh?".
"Mmm... mmm... ma... vostro onore...".
"Non ci sono "ma". Ho detto, ti ricordi?".
"S... s... s... vostro onore!".
"Qual era il patto?".
Ci fu un silenzio di tomba. Il disgraziato guardava le immense scogliere, la luna, le facce ottuse dei soldati e anche la povera donna l vicino, a terra senza sensi, ma non disse nulla.
"Vuoi parlare?", tuon Chauvelin minacciosamente.
Ci prov, il povero disgraziato, ma ovviamente non ci riusc. In ogni caso, era evidente che sapeva cosa aspettarsi dall'uomo severo che aveva davanti.
"Vostro onore...", si azzard con tono supplichevole.
"A quanto pare il terrore ti ha paralizzato la lingua", disse sarcastico Chauvelin, "devo proprio rinfrescarti la memoria. Tra noi c'era l'accordo che se avessimo raggiunto il mio amico, lo straniero alto, prima che lui arrivasse qui, tu avresti avuto dieci monete d'oro".
Dalle labbra tremanti dell'ebreo sfugg un lamento.
"Ma", aggiunse Chauvelin con misurata enfasi, "se con la tua promessa mi avessi ingannato, allora avresti ricevuto una bella ripassata, di quelle che ti avrebbero insegnato che non si dicono bugie".
"Non ho detto bugie, vostro onore. Lo giuro su Abramo...".
"E su tutti gli altri patriarchi, lo so. Purtroppo sono ancora nel regno delle tenebre, credo, in base alla vostra dottrina, e non possono tirarti fuori dai guai. Dunque, tu non hai mantenuto le tue condizioni del patto, ma io sono pronto a mantenere le mie. Qui", aggiunse, rivolgendosi ai soldati, "il dannato ebreo merita di assaggiare le fibbie delle vostre cinte".
Come i soldati si sfilarono obbedienti le pesanti cinte di cuoio, l'ebreo lanci un urlo che sicuramente avrebbe richiamato tutti i patriarchi dal regno delle tenebre per difendere il loro discendente dalla brutalit di quell'ufficiale francese.
"Credo di poter contare su di voi, cittadini soldati", rise malignamente Chauvelin, "per impartire al vecchio bugiardo la miglior ripassata che abbia mai ricevuto. Ma non ammazzatelo", aggiunse con distacco.
"Obbediamo, cittadino", risposero i soldati, imperturbabili come al solito.
Non aspett di veder eseguire l'ordine: sapeva di poter contare sul fatto che i soldati - ancora scottati dal suo rimprovero - una volta avuta mano libera si sarebbero accaniti sul soggetto debole.
"Quando quel codardo avr ricevuto la sua punizione", disse a Desgas, "gli uomini posso guidarci al carro e uno di loro pu riportarci a Calais. L'ebreo e la donna possono farsi da guardia l'un l'altro", aggiunse in tono brusco, "finch non manderemo qualcuno per loro. Non possono allontanarsi molto nelle condizioni in cui si trovano, e non dovremo preoccuparci di loro in questo momento".
Chauvelin non aveva perso tutte le speranze. Sapeva bene che il desiderio della ricompensa spronava i suoi uomini. L'audace ed enigmatica Primula Rossa, sola e con trenta uomini alle calcagna, non poteva ragionevolmente aspettarsi di scappare una seconda volta.
Tuttavia, si sentiva meno sicuro: l'audacia dell'inglese l'aveva raggirato una volta, anche se la cieca stupidit dei soldati e l'interferenza di una donna avevano trasformato una partita in cui aveva in mano tutte le briscole in una sconfitta. Se Marguerite non gli avesse fatto perdere tempo, se i soldati avessero dimostrato un briciolo d'intelligenza, se... era una lunga serie di "se", e Chauvelin rimase immobile per un momento e accomun trenta persone in una lunga, travolgente maledizione. La natura poetica, silenziosa, mite, la luna brillante, il mare calmo e argentato parlavano di bellezza e riposo, e Chauvelin maledisse la natura, l'uomo e la donna, e soprattutto maledisse quello stangone, ficcanaso, enigmatico inglese con il peggiore degli anatemi.
Le grida dell'ebreo, che dietro di lui subiva la debita punizione, erano un balsamo per il suo cuore, sovraccarico com'era di desiderio di vendetta. Sorrise. Pensare che almeno un altro essere non era, come lui, in pace con l'umanit, era un conforto per la sua mente.
Si volt e diede un'ultima occhiata al remoto lembo di costa dove si trovava il capanno di legno inondato, in quel momento, dalla luce lunare: il palcoscenico della pi grande sconfitta mai subita da un alto membro del Comitato di Salute Pubblica.
Contro una roccia, su un duro letto di pietra, era adagiato il corpo esanime di Marguerite Blakeney, mentre, a pochi passi, lo sfortunato ebreo riceveva sull'ampia schiena i colpi delle fibbie di due cinte di cuoio, sferrati dalle braccia muscolose di due impassibili soldati della repubblica. Le urla di Benjamin Rosenbaum erano di quelle che fanno levare i morti dalla tomba. Dovevano aver svegliato tutti i gabbiani che adesso guardavano in basso, con grande interesse, alle azioni dei signori della terra.
"Basta cos", ordin Chauvelin non appena i lamenti dell'ebreo di fecero pi deboli, e il povero sciagurato sembrava aver perso i sensi, "non vogliamo ammazzarlo".
Subito i soldati si rimisero le cinte, mentre uno di loro assestava con cattiveria un calcio al fianco dell'ebreo.
"Lasciatelo l", disse Chauvelin, "e avviatevi al carro. Io vi seguo".
And dove giaceva Marguerite, e la guard in faccia. Aveva evidentemente ripreso conoscenza e stava facendo dei deboli tentativi di alzarsi. I suoi grandi occhi azzurri guardavano atterriti il paesaggio rischiarato dalla luna, soffermandosi con un sentimento di orrore misto a piet sull'ebreo, la cui sorte disgraziata e le cui urla disumane erano state le prime cose che l'avevano colpita quando aveva ripreso i sensi; poi diede un'occhiata a Chauvelin, nei suoi lindi abiti scuri, che anche dopo gli eventi movimentati delle ultime ore sembravano appena sgualciti. Rideva sarcastico, e i suoi occhi chiari la fissavano dall'alto con uno sguardo pieno di rancore.
Si chin con simulata galanteria e si port la mano ghiacciata di lei alle labbra, provocando al corpo esausto di Marguerite un brivido di profondo disgusto.
"Sono davvero dispiaciuto, mia bella signora", disse con un tono molto soave, "che alcune circostanze sulle quali non ho nessun controllo mi inducano a lasciarvi qui, per il momento. Ma vado via sereno, con la consapevolezza che non vi lascio senza protezione. Il nostro amico Benjamin, sebbene al momento sia un tantino malconcio, si dimostrer un valoroso difensore della vostra bella persona. Non ho dubbi. All'alba mander una scorta per voi; fino ad allora, sono certo che lo troverete devoto, anche se forse un po' tardo".
Marguerite ebbe appena la forza di voltare la testa. Il suo cuore era martoriato da un'angoscia crudele. Un pensiero orribile era tornato ad angustiarla appena aveva ripreso conoscenza: "Che ne  stato di Percy?... E di Armand?".
Non sapeva nulla di ci che era successo dopo aver sentito l'allegra canzone, Dio salvi il re, che lei aveva interpretato come un segnale di morte.
"Io stesso", concluse Chauvelin, "sono molto restio a lasciarvi. Au revoir, mia bella signora. Ci incontreremo presto, mi auguro, a Londra. Avr il piacere di vedervi alla festa in giardino del Principe di Galles?... No?... Ah, be', au revoir... Portate i miei saluti, vi prego, a Sir Percy Blakeney".
E, con un ultimo sorriso ironico e un inchino, le baci di nuovo la mano e spar gi per il sentiero sulla scia dei suoi soldati, seguito dall'imperturbabile Desgas.
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CAPITOLO 31.
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La fuga.
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Marguerite, frastornata com'era, si mise ad ascoltare i passi pesanti dei quattro uomini in rapida ritirata.
L'ambiente circostante era talmente immobile che lei, adagiata con l'orecchio sul terreno, pot cogliere distintamente il rumore dei loro stivali mentre svoltavano sulla strada; e subito dopo l'eco fioca delle ruote del vecchio carro e l'andatura incerta dello scheletrico ronzino le suggerirono che il nemico si trovava ormai a un quarto di lega di distanza. Non si rendeva conto da quanto tempo fosse l: aveva perso la cognizione del tempo e, come in sogno, guardava il cielo rischiarato dalla luna e ascoltava il monotono andirivieni delle onde.
Il corroborante odore di mare era un balsamo per il suo corpo sfinito, l'immensit delle scogliere deserte era silenziosa e sognante. Solo la sua mente restava lucida di fronte all'incessante, intollerabile tortura dell'incertezza.
Lei non sapeva!
Non sapeva nemmeno se Percy in quel momento fosse nelle mani dei soldati della repubblica, sopportando - come era capitato anche a lei - gli insulti e lo scherno dei crudeli nemici. D'altro canto, non sapeva se il corpo senza vita di Armand giacesse l, nel capanno, mentre Percy era fuggito, solo per sentire che le mani di sua moglie avevano guidato quei segugi umani all'assassinio di Armand e dei suoi amici.
La sofferenza fisica procurata dall'estrema stanchezza era tale da indurla a sperare fiduciosa che il suo corpo stanco potesse riposare l per sempre, dopo tutto il subbuglio, la passione, e gli intrighi degli ultimi giorni... L, sotto quel cielo chiaro, con il rumore del mare e con la carezzevole brezza autunnale che le sussurrava un'ultima ninnananna. Era tutto cos solitario, cos silenzioso, come nel mondo dei sogni. Anche l'ultima, fioca eco del carro lontano era gi svanita da un pezzo, ormai.
A un tratto... un suono - senza dubbio il pi bizzarro che quelle remote scogliere della Francia avessero mai udito - ruppe il silenzio solenne della costa.
Era un suono cos bizzarro che la lieve brezza cess di mormorare, e i sassolini di rotolare gi per il pendio! Cos bizzarro che Marguerite, sfinita e agitata com'era, pens che la benevola incoscienza dell'appressarsi della morte stesse giocando ai suoi sensi semiaddormentati uno scherzo misterioso e sfuggente.
Si trattava del suono di una classica e colorita espressione inequivocabilmente inglese: "Maledizione!".
I gabbiani nei nidi alzarono il capo e si guardarono intorno sorpresi; un gufo solitario lanci in lontananza un bubbolio notturno, le alte scogliere disapprovarono solennemente quell'affronto sacrilego senza precedenti.
Marguerite non credeva alle proprie orecchie. Sollevandosi un po' sulle mani, aguzz i sensi per vedere o sentire, per cercare di capire il senso di quel suono molto terreno.
Nel giro di pochi secondi tutto torn immobile e ancora una volta il silenzio cal su quella solitaria vastit.
Poi Marguerite, che si era sentita come in trance, che pensava di aver sognato con quella luce lunare fredda e magnetica, ud di nuovo qualcosa; e quella volta le si ferm il cuore e con gli occhi spalancati guard tutt'intorno, non osando fidarsi degli altri sensi.
"Per mille diavoli! Vorrei che quei maledetti non mi avessero colpito cos forte!".
Questa volta non ci si poteva sbagliare, c'era solo un particolare paio di labbra prettamente inglesi che avrebbe potuto pronunciare quelle parole con quella cadenza indolente, strascicata, affettata.
"Maledizione!", ripeterono con enfasi le stesse labbra inglesi. "Perdinci! Sono pi debole di un topolino!".
Marguerite balz in piedi in un baleno.
Stava sognando? Quelle gigantesche scogliere rocciose erano forse i cancelli del cielo? Il respiro profumato della brezza provocato dall'improvviso sbattere d'ali degli angeli, che le annunciava, dopo tutti i patimenti, gioie ultraterrene, o forse - debole e malata - era in preda al delirio?
Si mise di nuovo in ascolto, e di nuovo sent gli stessi suoni molto terreni della sana e onesta lingua inglese; niente a che fare con paradisiaci sussurri o angelici battiti di ali.
Guard ansiosamente le alte scogliere, il capanno isolato, la lunga striscia di spiaggia rocciosa. L, da qualche parte, sopra o sotto di lei, dietro un masso o dentro un crepaccio, ma ancora nascosto ai suoi occhi febbrili, doveva esserci il proprietario di quella voce che una volta la irritava, e che adesso l'avrebbe resa la donna pi felice d'Europa, se solo fosse riuscita a localizzarla.
"Percy! Percy!", url come una pazza, lacerata tra il dubbio e la speranza. "Sono qui! Venite da me! Dove siete? Percy! Percy!...".
" molto bello che mi chiamiate, mia cara!", rispose la stessa voce indolente e strascicata, "ma, accidenti, non posso venire da voi: quei dannati mangiarane mi hanno legato come un'oca allo spiedo, e sono debole come un topolino... Non posso spostarmi".
Marguerite ancora non capiva. E continu a non capire, per almeno altri dieci secondi, da dove provenisse quella voce cos strascicata, cos cara, ma ahim!, con una insolita nota di stanchezza e sofferenza. Non c'era nessuno in vista... a parte vicino a quella roccia... Buon Dio!... L'ebreo!... Era impazzita o stava sognando?
Mezzo accovacciato, dava le spalle alla fioca luce lunare e cercava inutilmente di alzarsi con le braccia legate. Marguerite corse da lui, gli prese la testa tra le mani e guard dritta quel paio d'occhi azzurri - benevoli, perfino un poco divertiti - sbucare accesi dalla strana maschera deforme dell'ebreo.
" Percy!... Percy!... Marito mio!", disse a fatica, indebolita dall'eccesso di gioia. "Grazie a Dio! Grazie a Dio!".
"Su! Mia cara", rispose lui bonariamente, "lo ringrazieremo dopo, se pensate di poter sciogliere queste dannate corde e liberarmi da questa posizione poco elegante".
Marguerite non aveva un coltello, le dita erano deboli e intorpidite, ma si mise all'opera con i denti, mentre grosse lacrime benedette le sgorgavano dagli occhi e scorrevano sulle povere mani legate del marito.
"Per mille diavoli!", esclam Sir Percy, quando finalmente, grazie ai frenetici tentativi della moglie, le corde parvero allentarsi, "mi chiedo, per, se  mai successo che un gentiluomo inglese le abbia prese di santa ragione da un dannato forestiero senza ripagarlo con la stessa moneta".
Ovviamente era distrutto dal dolore fisico, e quando infine le corde cedettero, si accasci sul masso.
Marguerite si guard intorno impotente.
"Oh! Che darei per trovare un goccio d'acqua su questa orribile spiaggia!", grid angosciata, vedendo che lui era di nuovo sul punto di svenire.
"No, mia cara", mormor Sir Percy col suo sorriso amabile, "personalmente preferirei un goccio di buon brandy francese! Se frugate nella tasca di questo vecchio pastrano lurido, troverete la mia fiaschetta... Dannazione! Non riesco proprio a muovere un dito...".
Dopo aver bevuto un sorso di brandy, costrinse Marguerite a fare lo stesso.
"Ecco! Adesso s! Eh, ragazzina?", disse con un sospiro di sollievo. "Ma guarda un po'!  davvero singolare per Sir Percy Blakeney, baronetto, essere tratto in salvo dalla sua signora. Perdinci!", aggiunse lisciandosi il mento, "non mi faccio la barba da quasi venti ore: devo avere un aspetto disgustoso. Con questi cernecchi, poi...".
E ridendo si strapp la parrucca che lo sfigurava, distese le gambe e le braccia, intorpidite dopo essere state piegate per ore, poi si sporse in avanti e guard intensamente la moglie negli occhi.
"Percy", sussurr lei, mentre un acceso rossore le imporporava il collo e le guance delicate, "se solo sapeste...".
"Io so, cara... so tutto", disse lui con immensa gentilezza.
"E potrete mai perdonare?".
"Non ho niente da perdonare, tesoro; il vostro eroismo, la devozione che io, ahim!, ho meritato cos poco, hanno pi che ripagato quello sfortunato episodio al ballo".
"Quindi, voi avete sempre saputo...", mormor la donna, "per tutto questo tempo...".
"S!", rispose lui teneramente. "Sapevo... ho sempre saputo... Ma, perdinci! Se avessi saputo che cuore nobile era il vostro, mia piccola Margot, mia sarei fidato di voi come meritavate e non avreste dovuto sopportare le terribili sofferenze di queste ultime ore per correre dietro a un marito che ne ha tante da farsi perdonare".
Sedevano fianco a fianco, appoggiati a un masso, e lui teneva la testa dolorante appoggiata sulla spalla della moglie. In quel momento, Marguerite meritava appieno l'appellativo di "donna pi felice d'Europa".
" il caso del cieco che fa da guida allo zoppo, tesoro, non vi pare?", disse lui col vecchio sorriso amorevole. "Per mille diavoli! Non so se siano pi malridotte le mie spalle o i vostri piedini".
Si pieg in avanti per baciarli: facevano capolino dalle calze strappate, patetici testimoni della resistenza e della devozione di lei.
"Ma Armand...", disse Marguerite con un improvviso senso di terrore e di rimorso, quando nel bel mezzo della felicit l'immagine dell'amato fratello, per la cui salvezza aveva peccato cos gravemente, le si present davanti agli occhi.
"Oh, non temete per Armand, tesoro", le rispose lui con dolcezza, "non vi ho forse dato la mia parola che si sarebbe salvato? Lui con de Tournay e gli altri si trova, proprio adesso, a bordo del Day Dream".
"Ma come?", disse lei a fatica. "Non capisco".
"Eppure,  abbastanza semplice, mia cara", disse con la sua inconfondibile, buffa risata mezza timida e mezza fatua, "statemi a sentire! Quando ho scoperto che quell'animale di Chauvelin aveva intenzione di starmi attaccato come una sanguisuga, ho pensato che la migliore cosa da farsi, visto che non potevo scrollarmelo di dosso, era portarlo con me. Dovevo raggiungere Armand e gli altri in qualche modo: tutte le strade erano pattugliate, e gli uomini erano di guardia per il vostro umile servo. Sapevo, da quando gli ero sfuggito dalle mani al Gatto grigio, che Chauvelin mi avrebbe aspettato qui, qualsiasi strada avessi preso. Volevo tenere sott'occhio lui e le sue operazioni, e una mente inglese  sempre all'altezza di una francese".
In effetti si era dimostrata di gran lunga superiore a quella del nemico, e Marguerite in cuor suo era piena di gioia e meraviglia, mentre lui continuava a farle il resoconto di come era riuscito a portare via i fuggiaschi sotto il naso di Chauvelin.
"Vestito come un vecchio, lurido ebreo", disse allegramente, "sapevo che non mi avrebbero potuto riconoscere. Avevo incontrato Reuben Goldstein a Calais nel pomeriggio. Per poche monete d'oro mi ha fornito questi stracci e mi ha promesso che si sarebbe eclissato mentre mi lasciava il carro e il cavallo a noleggio".
"Ma se Chauvelin vi avesse riconosciuto", disse a fatica Marguerite, tutta agitata, "il vostro travestimento era buono... ma lui  cos perspicace".
"Per mille balene!", rispose pacato Sir Percy, "allora il gioco sarebbe stato scoperto di sicuro. Non potevo far altro che correre il rischio. Conosco bene la natura umana, ormai", aggiunse con una nota di tristezza nella sua giovane voce allegra, "e i francesi li conosco a menadito. Odiano talmente gli ebrei da non tenerli mai a meno di un paio di metri di distanza e, perdinci!, immagino di essere riuscito a rendere il mio aspetto ripugnante al massimo grado".
"S!... e poi?", domand lei, impaziente.
"Perdiana!... Poi ho portato avanti il mio piccolo piano: cio, all'inizio avevo semplicemente deciso di lasciare tutto al caso, ma quando ho sentito che Chauvelin dava ordini ai soldati, ho pensato che io e il fato, dopo tutto, avremmo potuto collaborare. Ho contato sulla cieca obbedienza dei soldati. Chauvelin aveva ordinato loro, pena la morte, di non muovere un dito prima dell'arrivo dell'inglese alto. Desgas mi aveva buttato come un mucchio di stracci vicino al capanno, e i soldati non si interessavano certo all'ebreo che aveva condotto qui il cittadino Chauvelin. Mi sono dato da fare per liberarmi le mani dalle corde con cui il bruto mi aveva legato, e siccome porto sempre con me carta e matita, ho scarabocchiato in fretta poche importanti istruzioni su un foglietto, poi mi sono guardato intorno. Ho strisciato fino al capanno, proprio sotto il naso degli sgherri, che se ne stavano appostati senza muoversi come aveva ordinato Chauvelin, poi ho lasciato cadere il bigliettino nel capanno attraverso una fessura della parete, e sono rimasto in attesa. Nel biglietto dicevo ai fuggiaschi di uscire dal capanno senza fare rumore, di strisciare gi per la scogliera mantenendo la sinistra finch non avessero raggiunto la prima insenatura, di lanciare un certo segnale quando la scialuppa del Day Dream, ancorata a poca distanza, li avrebbe presi a bordo. Fortunatamente per loro e per me, hanno obbedito alla lettera. E i soldati sono stati altrettanto obbedienti agli ordini di Chauvelin. Non si sono mossi! Ho aspettato per circa mezz'ora, e quando mi sono reso conto che i fuggiaschi erano in salvo, ho dato il segnale che ha provocato tutto quel trambusto".
E quella era tutta la storia. Sembrava cos semplice! Marguerite non pot far altro che meravigliarsi dello straordinario ingegno, del gran fegato e dell'audacia che avevano elaborato e aiutato a portare a termine quel piano temerario.
"Ma quegli animali ti hanno picchiato!", farfugli inorridita, al solo pensiero della spaventosa offesa subita.
"Be', era inevitabile!", disse lui con pacatezza, "mentre la sorte della mia mogliettina era cos incerta, dovevo restare al suo fianco. Per mille diavoli!", aggiunse allegramente. "Nessun timore! Vi garantisco che Chauvelin non ci perder nulla, nell'attesa! Aspettate finch non rimette piede in Inghilterra!... Ah, s! Pagher con gli interessi per tutte le botte che mi ha dato. Ve lo prometto".
Marguerite rise. Era cos bello trovarsi accanto a lui, ascoltare la sua voce allegra, vedere che il buonumore sprizzava dai suoi occhi azzurri, quando allungava le braccia forti immaginando di impartire al nemico la punizione che meritava.
Tuttavia, a un tratto Marguerite trasal: il felice rossore le abbandon le guance, la luce gioiosa che le accendeva gli occhi, si spense: aveva sentito dei passi furtivi e un sasso che rotolava gi dalla cima della scogliera fino alla spiaggia.
"Cos' stato?", sussurr allarmata e spaurita.
"Oh, niente, mia cara", bisbigli Sir Percy ridendo amabilmente, "solo una minuzia che dovete aver dimenticato... Il mio amico Ffoulkes...".
"Sir Andrew!", esclam lei.
In effetti, si era completamente dimenticata del devoto amico e compagno che l'aveva appoggiata ed era rimasto con lei in tutte quelle ore di angoscia e sofferenza. Si ricord di lui solo in quell'istante, in ritardo e con una fitta di rimorso.
"Eh, s! L'avete dimenticato; dico bene, mia cara?", chiese Sir Percy tutto allegro. "Per fortuna l'ho incontrato non lontano dal Gatto grigio prima di quell'interessante cena col mio amico Chauvelin... Per mille diavoli! Ma ho un conto da saldare con quel giovane scapestrato!... In ogni caso, nel frattempo gli ho indicato una strada lunga e complicata, che gli uomini di Chauvelin non avrebbero mai sospettato, per farlo arrivare nel momento in cui saremmo stati pronti ad accoglierlo, eh, ragazzina?".
"E vi ha obbedito?", chiese Marguerite, stupita pi che mai.
"Senza fare domande. Guardate, eccolo che arriva. Non si  messo in mezzo quando non avevo bisogno di lui, e adesso arriva al momento giusto. Ah! Per la piccola, deliziosa Suzanne sar un marito davvero ammirevole e affidabile".
Nel frattempo Sir Andrew Ffoulkes era disceso con cautela per la scogliera: si era fermato un paio di volte per individuare il bisbiglio che l'avrebbe guidato al nascondiglio di Blakeney.
Alla fine si azzard a chiamare con una certa cautela: "Blakeney!... Blakeney! Siete voi?".
Subito dopo gir intorno al masso su cui erano appoggiati Sir Percy e Marguerite, e vedendo la curiosa figura ancora avvolta nel lungo pastrano da ebreo, si blocc esterrefatto.
Blakeney, per, si era gi alzato in piedi.
"Eccomi qui, amico mio", disse con la sua buffa, fatua risata, "sano e salvo! Anche se devo sembrare un maledetto spaventapasseri con questi dannati stracci".
"Accipicchia!", sbott Sir Andrew, stupito pi che mai nel riconoscere il suo capo. "Per tutti i...".
Il giovane aveva visto Marguerite e per fortuna era riuscito a frenare l'eloquente espressione che gli stava scappando di bocca alla vista del raffinato Sir Percy infagottato in quegli stracci lerci.
"Gi", disse con calma Blakeney, "per tutti i..., ehm!... Amico mio!... Non ho ancora avuto il tempo di domandarvi cosa stavate facendo in Francia quando vi avevo ordinato di restare a Londra... Insubordinazione, o cosa? Aspettate che le mie spalle stiano un po' meglio e, quant' vero Iddio, vedrete che punizione vi tocca".
"Per mille balene! La sopporter", rispose Sir Andrew con una risata allegra, "dal momento che siete vivo per darmela... Avreste preferito che avessi permesso a Lady Blakeney di affrontare il viaggio da sola? Comunque, in nome del cielo, amico, dove avete rimediato questi abiti straordinari?".
"Non li trovate un tantino bizzarri?", chiese Sir Percy con la sua risata gioviale, "Ma, per mille balene!", aggiunse con un tono d'improvviso serio e autoritario, "ora che siete qui, Ffoulkes, non dobbiamo pi perdere tempo: quell'animale di Chauvelin potrebbe mandare qualcuno a cercarci".
Marguerite era cos felice che sarebbe rimasta l per sempre ad ascoltare la sua voce, a fargli centinaia domande. Ma il nome di Chauvelin la mise subito in allarme, e trasal temendo per la cara vita alla quale teneva sopra ogni cosa.
"Come possiamo tornare indietro?", riusc a malapena a chiedere, "le strade da qui a Calais sono piene di soldati, e...".
"Non torneremo fino a Calais, tesoro", disse Sir Percy, "arriveremo solo dall'altro lato del Gris Nez, a non pi di mezza lega da qui. La scialuppa del Day Dream ci aspetter l".
"La scialuppa del Day Dream?".
"S", rispose lui con un'allegra risata, "un altro piccolo espediente che ho adottato. Avrei dovuto dirvi prima che quando ho infilato il biglietto nel capanno, ne ho aggiunto un altro per Armand - con l'indicazione di lasciarlo l - che ha rispedito Chauvelin e i suoi uomini di corsa al Gatto grigio dietro di me; ma solo il primo biglietto conteneva le mie vere istruzioni, incluse quelle per il vecchio Briggs, al quale ho ordinato di prendere il largo e poi navigare in direzione ovest. Quando sar abbastanza lontano e non pi visibile da Calais, mander la scialuppa in una piccola insenatura che io e lui conosciamo, subito dopo Gris Nez. Gli uomini staranno di vedetta, in attesa del segnale che abbiamo concordato, e mentre Chauvelin e i suoi staranno solennemente seduti a sorvegliare l'insenatura "proprio di fronte al Gatto grigio" noi saremmo tutti al sicuro a bordo della scialuppa".
"Dall'altro lato del Gris Nez? Ma io... Percy, io non posso camminare", si lament impotente non appena, cercando di reggersi sui suoi piedi stanchi, si accorse di non essere in grado nemmeno di stare dritta.
"Vi porter io, mia cara", disse semplicemente, "sapete... il cieco che guida lo zoppo".
Anche Sir Andrew era pronto a dare il suo aiuto con il prezioso carico, ma Sir Percy non avrebbe affidato la sua amata a braccia che non fossero le sue.
"Quando voi e lei sarete al sicuro a bordo del Day Dream", disse al giovane compagno, "e sapr che gli occhi di Mademoiselle Suzanne in Inghilterra non mi accoglieranno con uno sguardo di rimprovero, allora verr il mio turno di riposo".
E le sue braccia, ancora vigorose nonostante le fatiche e le sofferenze, si strinsero intorno al povero corpo sfinito di Marguerite e lo sollevarono come fosse una piuma.
Poi, quando Sir Andrew con discrezione si fece da parte, i due ebbero tante cose da dirsi, o meglio da sussurrarsi, che nemmeno la brezza autunnale pot percepire, perch aveva smesso di soffiare.
Sir Percy dimentic presto la fatica; le sue spalle dovevano essere molto doloranti perch gli sgherri avevano picchiato duro, ma i muscoli del gentiluomo sembravano fatti d'acciaio e la sua energia aveva del soprannaturale. Era una camminata stancante, mezza lega lungo il fianco roccioso delle scogliere, ma neanche per un secondo il suo coraggio venne meno, n i muscoli cedettero alla fatica. Avanzando con passo deciso, circondava con le braccia vigorose il prezioso carico, e... senza dubbio, mentre lei giaceva serena e felice, abbandonandosi ogni tanto al sonno, e ogni tanto guardando, nella luce nascente, l'amato viso dagli indolenti occhi azzurri sempre allegri, sempre illuminati da un sorriso benevolo, Marguerite gli sussurr molte cose che aiutarono ad abbreviare il cammino e servirono da balsamo per i muscoli di lui.
Le numerose sfumature della luce dell'alba irrompevano a est, quando finalmente raggiunsero l'insenatura al di l del Gris Nez. La scialuppa era in attesa: in risposta al segnale di Sir Percy si accost, e due robusti marinai inglesi ebbero l'onore di portare Milady sulla barca.
Mezz'ora dopo, erano a bordo del Day Dream. Gli uomini dell'equipaggio, messi a parte per necessit del segreto del padrone, al quale erano devoti con tutta l'anima, non furono sorpresi di vederlo arrivare con un travestimento tanto straordinario.
Armand St. Just e gli altri fuggiaschi attendevano con impazienza l'arrivo del loro salvatore, ma lui non volle restare ad ascoltare le loro espressioni di gratitudine, e appena pot si ritir nella sua cabina lasciando Marguerite beata tra le braccia del fratello.
Ogni cosa a bordo del Day Dream si accordava allo squisito lusso tanto caro al cuore di Sir Percy Blakeney, il quale, prima di sbarcare con tutti gli altri a Dover, aveva trovato il tempo di indossare i sontuosi abiti che amava e che non si faceva mancare nemmeno sul suo yacht.
Pi difficile fu reperire delle calzature per Marguerite, e grande fu la gioia del piccolo mozzo quando Milady si accorse che avrebbe potuto posare il piede sulla costa inglese col miglior paio di scarpe del ragazzino.
Il resto  silenzio!... Silenzio e gioia per coloro che, dopo aver sopportato tanti patimenti, avevano finalmente trovato un'immensa e duratura felicit.
Tuttavia,  riportato dalle cronache che all'elegante matrimonio di Sir Andrew Ffoulkes, baronetto, e Mademoiselle Suzanne de Tournay de Basserive, al quale parteciparono Sua Altezza Reale il Principe di Galles e tutta l'lite della societ mondana, la donna pi bella fu indiscutibilmente Lady Blakeney, mentre gli abiti di Sir Percy Blakeney furono argomento di conversazione della jeunesse dore londinese per parecchi giorni.
Inoltre,  un dato di fatto che Monsieur Chauvelin, l'agente ufficiale del governo repubblicano francese, non fu presente n a quello n ad altri eventi mondani dopo la memorabile serata al ballo di Lord Grenville.
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FINE.